
domenica 19 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
Almeno qualcuno risponde .....
Si comunica che il Presidente ha disposto la trasmissione della Sua e-mail
alla
Commissione parlamentare competente, affinche' i deputati che ne fanno
parte
possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano
opportune.
Con i migliori saluti.
La Segreteria del Presidente della Camera dei deputati
Messaggio originale:
Indirizzo mail mittente: ninomilazzo@fastwebnet.it
Data della mail: 24/11/2010 - 18:16:23
Oggetto mail mittente: Trasmesso via Sito - Contro la soppressione della
“Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”
Illustrissimo presidente Con la presente Le chiedo di intervenire per
impedire la soppressione della “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi
alcol correlati”, attualmente non inserita tra gli organismi collegiali
prorogati ai sensi della direttiva del presidente del consiglio dei
Ministri (4/8/2010).La consulta, prevista dalla legge 125/2001 (Legge
quadro in materia di alcol e di problemi alcol correlati) è stato uno
strumento fondamentale in quanto è l’organismo in cui la società civile, la
comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori, i
decisori politico amministrativi (regioni e governo), hanno potuto
confrontarsi, lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno
ispirato alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e
promozione della salute in campo alcologico.La sua soppressione non è
assolutamente motivata da risparmi o eliminazione di sprechi visto che non
vi sono gettoni ma il solo rimborso del viaggio per i pochi membri che
vengono da fuori Roma (che in molti casi provvedono anche autonomamente a
pagarsi il viaggio).L’alcol è per il mondo occidentale la droga più
pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione
generale (con una spesa socio-sanitaria in Italia pari a oltre 45 miliardi
di Euro).Chiediamo pertanto il Suo intervento, certi della Sua sensibilità,
visto che i problemi e le patologie alcol correlate rappresentano una reale
piaga per le famiglie e un costo per la collettività. Sarebbe un segnale di
arretramento culturale verificare che, oltre alla mancata sensibilità dei
ministri competenti che avrebbero potuto e dovuto evitare questa
incresciosa situazione, si giungesse a penalizzare la società privandola di
un rilevante strumento di concertazione utile alla costruzione di buone
pratiche di governo, di riflessione e di impegno di tutti i cittadini
mirati a ridurre l’impatto negativo dell’alcol sulla persona e sulla
collettività. La soppressione della consulta nazionale alcol non può
passare sotto silenzio né è accettabile che per presunti e immotivate
ragioni di tagli della spesa pubblica si contribuisca ad infliggere un
forte colpo ad una storia di valori e di azioni che hanno creato un modello
esportato nel mondo come esempio da seguire. Distinti saluti
alla
Commissione parlamentare competente, affinche' i deputati che ne fanno
parte
possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano
opportune.
Con i migliori saluti.
La Segreteria del Presidente della Camera dei deputati
Messaggio originale:
Indirizzo mail mittente: ninomilazzo@fastwebnet.it
Data della mail: 24/11/2010 - 18:16:23
Oggetto mail mittente: Trasmesso via Sito - Contro la soppressione della
“Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”
Illustrissimo presidente Con la presente Le chiedo di intervenire per
impedire la soppressione della “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi
alcol correlati”, attualmente non inserita tra gli organismi collegiali
prorogati ai sensi della direttiva del presidente del consiglio dei
Ministri (4/8/2010).La consulta, prevista dalla legge 125/2001 (Legge
quadro in materia di alcol e di problemi alcol correlati) è stato uno
strumento fondamentale in quanto è l’organismo in cui la società civile, la
comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori, i
decisori politico amministrativi (regioni e governo), hanno potuto
confrontarsi, lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno
ispirato alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e
promozione della salute in campo alcologico.La sua soppressione non è
assolutamente motivata da risparmi o eliminazione di sprechi visto che non
vi sono gettoni ma il solo rimborso del viaggio per i pochi membri che
vengono da fuori Roma (che in molti casi provvedono anche autonomamente a
pagarsi il viaggio).L’alcol è per il mondo occidentale la droga più
pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione
generale (con una spesa socio-sanitaria in Italia pari a oltre 45 miliardi
di Euro).Chiediamo pertanto il Suo intervento, certi della Sua sensibilità,
visto che i problemi e le patologie alcol correlate rappresentano una reale
piaga per le famiglie e un costo per la collettività. Sarebbe un segnale di
arretramento culturale verificare che, oltre alla mancata sensibilità dei
ministri competenti che avrebbero potuto e dovuto evitare questa
incresciosa situazione, si giungesse a penalizzare la società privandola di
un rilevante strumento di concertazione utile alla costruzione di buone
pratiche di governo, di riflessione e di impegno di tutti i cittadini
mirati a ridurre l’impatto negativo dell’alcol sulla persona e sulla
collettività. La soppressione della consulta nazionale alcol non può
passare sotto silenzio né è accettabile che per presunti e immotivate
ragioni di tagli della spesa pubblica si contribuisca ad infliggere un
forte colpo ad una storia di valori e di azioni che hanno creato un modello
esportato nel mondo come esempio da seguire. Distinti saluti
domenica 5 dicembre 2010
E' difficile abbinare una foto ad un articolo?

Devo ringraziare la rivista "INSIEME" della Diocesi di Andria che pubblicato l'articolo sulla abolizione della pubblicità degli alcolici e del tabacco dai media, per citare l'iniziativa dei pediatri americani, ma pur sviluppando specialmente l'aspetto degli alcolici, la foto che l'accompagna riguarda la prevenzione dal fumo.
Non so chi ha scelto la foto, ma certamente gli sarà stato difficile selezionare una foto da internet per accostarla all'articolo o si sarà chiesto: "Come si può fare a vietare la pubblicità degli alcolici?", daltronde è già vietata la pubblicità delle sigarette da anni ... si poteva fare una vignetta con scritto: "Non incominciare a bere vino,birra, bevande alcoliche: l'alcol uccide!", ma sarebbe stato troppo esplicito il messaggio e poco gradito ai lettori?
Mi rendo conto che la cultura alcolica delle nostre comunità permea tutti gli strati sociali e che dobbiamo lavorare molto per scalfire gli stili di vita che ruotano attorno all'alcol!
Nino
mercoledì 24 novembre 2010
Non vogliamo la chiusura della “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”
Cari amici mobilitiamoci per inviare al Presidente della Repubblica ed ai Presidenti di Camera e Senato una protesta perche non venga cancellata la “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”, copiando la e-mail sotto.
Mobilitiamoci per far sentire la nostra voce insieme con l'AICAT,la SIA e tutti gli organismi che si interessano di problemi alcolcorrelati.
Ciao Nino
Presidente Repubblica:
https://servizi.quirinale.it/webmail
Presidente della Camera:
http://presidente.camera.it/760
Presidente del Senato:
renato.schifani@senato.it
Illustrissimo presidente
Con la presente Le chiedo di intervenire per impedire la soppressione della “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”, attualmente... non inserita tra gli organismi collegiali prorogati ai sensi della direttiva del presidente del consiglio dei Ministri (4/8/2010).La consulta, prevista dalla legge 125/2001 (Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol correlati) è stato uno strumento fondamentale in quanto è l’organismo in cui la società civile, la comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori, i decisori politico amministrativi (regioni e governo), hanno potuto confrontarsi, lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno ispirato alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e promozione della salute in campo alcologico.La sua soppressione non è assolutamente motivata da risparmi o eliminazione di sprechi visto che non vi sono gettoni ma il solo rimborso del viaggio per i pochi membri che vengono da fuori Roma (che in molti casi provvedono anche autonomamente a pagarsi il viaggio).L’alcol è per il mondo occidentale la droga più pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione generale (con una spesa socio-sanitaria in Italia pari a oltre 45 miliardi di Euro).Chiediamo pertanto il Suo intervento, certi della Sua sensibilità, visto che i problemi e le patologie alcol correlate rappresentano una reale piaga per le famiglie e un costo per la collettività. Sarebbe un segnale di arretramento culturale verificare che, oltre alla mancata sensibilità dei ministri competenti che avrebbero potuto e dovuto evitare questa incresciosa situazione, si giungesse a penalizzare la società privandola di un rilevante strumento di concertazione utile alla costruzione di buone pratiche di governo, di riflessione e di impegno di tutti i cittadini mirati a ridurre l’impatto negativo dell’alcol sulla persona e sulla collettività. La soppressione della consulta nazionale alcol non può passare sotto silenzio né è accettabile che per presunti e immotivate ragioni di tagli della spesa pubblica si contribuisca ad infliggere un forte colpo ad una storia di valori e di azioni che hanno creato un modello esportato nel mondo come esempio da seguire.
Distinti saluti
Mobilitiamoci per far sentire la nostra voce insieme con l'AICAT,la SIA e tutti gli organismi che si interessano di problemi alcolcorrelati.
Ciao Nino
Presidente Repubblica:
https://servizi.quirinale.it/webmail
Presidente della Camera:
http://presidente.camera.it/760
Presidente del Senato:
renato.schifani@senato.it
Illustrissimo presidente
Con la presente Le chiedo di intervenire per impedire la soppressione della “Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati”, attualmente... non inserita tra gli organismi collegiali prorogati ai sensi della direttiva del presidente del consiglio dei Ministri (4/8/2010).La consulta, prevista dalla legge 125/2001 (Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol correlati) è stato uno strumento fondamentale in quanto è l’organismo in cui la società civile, la comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori, i decisori politico amministrativi (regioni e governo), hanno potuto confrontarsi, lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno ispirato alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e promozione della salute in campo alcologico.La sua soppressione non è assolutamente motivata da risparmi o eliminazione di sprechi visto che non vi sono gettoni ma il solo rimborso del viaggio per i pochi membri che vengono da fuori Roma (che in molti casi provvedono anche autonomamente a pagarsi il viaggio).L’alcol è per il mondo occidentale la droga più pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione generale (con una spesa socio-sanitaria in Italia pari a oltre 45 miliardi di Euro).Chiediamo pertanto il Suo intervento, certi della Sua sensibilità, visto che i problemi e le patologie alcol correlate rappresentano una reale piaga per le famiglie e un costo per la collettività. Sarebbe un segnale di arretramento culturale verificare che, oltre alla mancata sensibilità dei ministri competenti che avrebbero potuto e dovuto evitare questa incresciosa situazione, si giungesse a penalizzare la società privandola di un rilevante strumento di concertazione utile alla costruzione di buone pratiche di governo, di riflessione e di impegno di tutti i cittadini mirati a ridurre l’impatto negativo dell’alcol sulla persona e sulla collettività. La soppressione della consulta nazionale alcol non può passare sotto silenzio né è accettabile che per presunti e immotivate ragioni di tagli della spesa pubblica si contribuisca ad infliggere un forte colpo ad una storia di valori e di azioni che hanno creato un modello esportato nel mondo come esempio da seguire.
Distinti saluti
martedì 16 novembre 2010
La politica di Penolope
Cari amici,
vi riporto la lettera del Presidente Aniello Baselice con cui si rende noto dell’abolizione della Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Mi pare ancora una volta che “i nostri legislatori tessono di giorno, alla luce del sole, secondo i dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, provvedimenti di educazione e di contenimento del consumo alcolico con relativi scarsi finanziamenti. Ma li disfano di notte – nei corridoi del palazzo e nella penombra delle commissioni e sottocommissioni parlamentari – con censure e messaggi fuorvianti e cospicui finanziamenti economici a favore dei produttori di vino”, come scrivono Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada nel loro libro “Vino e bufale”.
Forse pensano che con tutte le leggi restrittive che hanno varato sulla sicurezza, hanno già risolto i problemi alcol correlati, come quando hanno introdotto la patente a punti ed hanno tagliato gli investimenti sulla sicurezza stradale. Sarà proprio un vizio dei nostri legislatori che pensano di risolvere i problemi con le punizioni, mentre l’educazione sociale ha i tempi lunghi della maturazione alla legalità ed ha bisogno di essere ogni giorno sostenuta e finanziata.
Intanto hanno trovato l’emendamento “grappino” per sostenere gli sfigati che sono incappati nelle maglie dei controlli, il contentino ai gestori delle località balneari … e allora moltissimi studiano come ridurre i propri danni optando per la pena alternativa con affidamento ai servizi sociali invece della pena detentiva e della onerosa pena pecuniaria se beccati con un’alcolemia da 0,81 a 1,5 g/l e i magistrati non hanno la possibilità di affidarli ad enti preposti come CRI o Misericordie perché sono troppe le domande e pochi gli enti a cui affidarli. Un’altra cosa che mi ha fatto ridere è la valutazione di 250 euro per un giorno di lavoro di pubblica utilità …: su quale media alta si sono basati per fare questa valutazione in una Italia di precari che a stento arriva a 400/500 euro al mese?
Non c’è tanto da fidarsi delle Pubbliche Istituzioni ed allora penso che ha ragione Franco Marcomini quando afferma: “Forse la sospensione della consulta è un segnale utile che ci aiuta a percorrere con coraggio la via della deistituzionalizzazione”.
Buon lavoro a tutti nelle nostre comunità e rivolgiamoci ai cittadini che certamente rispondono meglio.
Ciao Nino
************************************************************************************
Cari amici ,
ieri come presidenza AICAT ho ricevuto comunicazione dalla Direzione generale per il Volontariato l'Associazionismo e le Formazioni sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che informa che il processo di ricostituzione della Consulta nazionale sull'Alcol e sui problemi alcolcorrelati , organo previsto dalla L.125/01 e in via di rinnovo dopo la scadenza del suo regolare mandato, è stata sospeso in quanto " la Consulta nazionale sull'alcol e i problemi alcolcorrelati non risulta ricompresa nell'elenco degli organismi collegaili prorogati ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2010 "Indirizzi interpretativi in materia di riordino degli organismi collegiali e di riduzione dei costi degli apparati amministrativi " .
Insomma, l'unico organismo previsto da una Legge dello Stato in cui la società civile ,la comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori e i decisori politico amministrativi di Regioni e Governo hanno potuto confrontarsi ,lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno ispirato in questi anni di attività alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e promozione della salute in campo alcologico ; la cabina di regia della prima e finora unica Conferenza nazionale dedicata esclusivamente ai problemi sociali e sanitari causati dall'alcol, che oggi il mondo occidentale indica come la droga più pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione generale( con una spesa socio-sanitaria pari a circa 45 miliardi di Euro) viene soppresso per i suoi costi .
Ma di quali costi parliamo ? Del rimborso spese dei partecipanti per un numero massimo di quattro incontri annuali della Consulta ( con molti membri peraltro residenti a Roma!)o delle spese di fax per la convocazione degli incontri e del materiale di cancelleria consumato ?
Un governo che non si preoccupa di contrastare l'impatto significativo sul PIL (3% circa) dei costi sociosanitari prodotti dall'alcol e che sembra anzi al contrario preoccupato delle ripercussione negative sui consumi di vino, ritenuto prodotto strategico dell'economia nazionale da tutelare, scopre che uno dei principali fattori di sofferenza per la nostra economia non è la proliferazione ormai fuori controllo per esempio delle auto blu, la non soppressione di enti inutili come Comunità Montane o Province; o il continuo adeguamento al costo della vita di vitalizi e stipendi per deputati senatori e consiglieri regionali ; o la vergognosa distribuzione di ricompense clientelari sancite addirittura in sede di legge finanziaria ( cfr. le inchieste di Milena Gabanelli su Report) ma qualche spicciolo speso per le attività della Consulta sull'Alcol!!!!!.
Come AICAT chiederemo in tutte le sedi e con un'azione concertata con tutte le istituzioni, le realtà della cittadinanza attiva e della società civile impegnate in campo alcologcio nonchè con la comunità scientifica più responsabile ed attenta alle politiche di protezione della salute che tale provvedimento venga ritirato .
Perchè questo avvenga invitiamo tutti alla mobilitazione generale perchè l'unico spazio di confronto e dialogo in tema di interventi sui problemi alcolcorrelati sancita da una legge dello Stato non venga soppresso.
Aniello Baselice
Presidente AICAT
(Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento)
Tel.3474143999
vi riporto la lettera del Presidente Aniello Baselice con cui si rende noto dell’abolizione della Consulta Nazionale sull’alcol e i problemi alcol correlati da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Mi pare ancora una volta che “i nostri legislatori tessono di giorno, alla luce del sole, secondo i dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, provvedimenti di educazione e di contenimento del consumo alcolico con relativi scarsi finanziamenti. Ma li disfano di notte – nei corridoi del palazzo e nella penombra delle commissioni e sottocommissioni parlamentari – con censure e messaggi fuorvianti e cospicui finanziamenti economici a favore dei produttori di vino”, come scrivono Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada nel loro libro “Vino e bufale”.
Forse pensano che con tutte le leggi restrittive che hanno varato sulla sicurezza, hanno già risolto i problemi alcol correlati, come quando hanno introdotto la patente a punti ed hanno tagliato gli investimenti sulla sicurezza stradale. Sarà proprio un vizio dei nostri legislatori che pensano di risolvere i problemi con le punizioni, mentre l’educazione sociale ha i tempi lunghi della maturazione alla legalità ed ha bisogno di essere ogni giorno sostenuta e finanziata.
Intanto hanno trovato l’emendamento “grappino” per sostenere gli sfigati che sono incappati nelle maglie dei controlli, il contentino ai gestori delle località balneari … e allora moltissimi studiano come ridurre i propri danni optando per la pena alternativa con affidamento ai servizi sociali invece della pena detentiva e della onerosa pena pecuniaria se beccati con un’alcolemia da 0,81 a 1,5 g/l e i magistrati non hanno la possibilità di affidarli ad enti preposti come CRI o Misericordie perché sono troppe le domande e pochi gli enti a cui affidarli. Un’altra cosa che mi ha fatto ridere è la valutazione di 250 euro per un giorno di lavoro di pubblica utilità …: su quale media alta si sono basati per fare questa valutazione in una Italia di precari che a stento arriva a 400/500 euro al mese?
Non c’è tanto da fidarsi delle Pubbliche Istituzioni ed allora penso che ha ragione Franco Marcomini quando afferma: “Forse la sospensione della consulta è un segnale utile che ci aiuta a percorrere con coraggio la via della deistituzionalizzazione”.
Buon lavoro a tutti nelle nostre comunità e rivolgiamoci ai cittadini che certamente rispondono meglio.
Ciao Nino
************************************************************************************
Cari amici ,
ieri come presidenza AICAT ho ricevuto comunicazione dalla Direzione generale per il Volontariato l'Associazionismo e le Formazioni sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che informa che il processo di ricostituzione della Consulta nazionale sull'Alcol e sui problemi alcolcorrelati , organo previsto dalla L.125/01 e in via di rinnovo dopo la scadenza del suo regolare mandato, è stata sospeso in quanto " la Consulta nazionale sull'alcol e i problemi alcolcorrelati non risulta ricompresa nell'elenco degli organismi collegaili prorogati ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2010 "Indirizzi interpretativi in materia di riordino degli organismi collegiali e di riduzione dei costi degli apparati amministrativi " .
Insomma, l'unico organismo previsto da una Legge dello Stato in cui la società civile ,la comunità scientifica, i rappresentanti dell'industria e dei produttori e i decisori politico amministrativi di Regioni e Governo hanno potuto confrontarsi ,lavorare insieme e produrre linee guida importanti che hanno ispirato in questi anni di attività alcuni provvedimenti governativi in tema di protezione e promozione della salute in campo alcologico ; la cabina di regia della prima e finora unica Conferenza nazionale dedicata esclusivamente ai problemi sociali e sanitari causati dall'alcol, che oggi il mondo occidentale indica come la droga più pericolosa e il terzo fattore di rischio per la salute della popolazione generale( con una spesa socio-sanitaria pari a circa 45 miliardi di Euro) viene soppresso per i suoi costi .
Ma di quali costi parliamo ? Del rimborso spese dei partecipanti per un numero massimo di quattro incontri annuali della Consulta ( con molti membri peraltro residenti a Roma!)o delle spese di fax per la convocazione degli incontri e del materiale di cancelleria consumato ?
Un governo che non si preoccupa di contrastare l'impatto significativo sul PIL (3% circa) dei costi sociosanitari prodotti dall'alcol e che sembra anzi al contrario preoccupato delle ripercussione negative sui consumi di vino, ritenuto prodotto strategico dell'economia nazionale da tutelare, scopre che uno dei principali fattori di sofferenza per la nostra economia non è la proliferazione ormai fuori controllo per esempio delle auto blu, la non soppressione di enti inutili come Comunità Montane o Province; o il continuo adeguamento al costo della vita di vitalizi e stipendi per deputati senatori e consiglieri regionali ; o la vergognosa distribuzione di ricompense clientelari sancite addirittura in sede di legge finanziaria ( cfr. le inchieste di Milena Gabanelli su Report) ma qualche spicciolo speso per le attività della Consulta sull'Alcol!!!!!.
Come AICAT chiederemo in tutte le sedi e con un'azione concertata con tutte le istituzioni, le realtà della cittadinanza attiva e della società civile impegnate in campo alcologcio nonchè con la comunità scientifica più responsabile ed attenta alle politiche di protezione della salute che tale provvedimento venga ritirato .
Perchè questo avvenga invitiamo tutti alla mobilitazione generale perchè l'unico spazio di confronto e dialogo in tema di interventi sui problemi alcolcorrelati sancita da una legge dello Stato non venga soppresso.
Aniello Baselice
Presidente AICAT
(Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento)
Tel.3474143999
martedì 9 novembre 2010
Cose Nostre: non far finta di niente! (powered by DUDE for Cosenostre.tv )
Un video bellissimo: un pugno nello stomaco!
Continueremo a far finta di niente?
Continueremo a far finta di niente?
Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin)
L'ACAT Federiciana ha partecipato al Congresso di Paestum nel quale si è deciso a maggioranza il cambiamento del nome e lasciando inalterato l'acronimo.
La nostra ACAT non si era espressa favorevolmente al cambiamento del nome durante le consultazione, ma credo che non abbiamo nessuna difficoltà ad accettare questo cambiamento che si basa sia sul nome, ma molto di più su una nuova strategia di approccio ai problemi alcocorrelati che non ghettizzi alcune persone e alcune famiglie come "alcolisti" e togliendo anche il termine "trattamento" che non ci è proprio in quanto non somministriamo nessun tipo di farmaco. Daltronde come possiamo appioppare lo stigma "alcolista" ad un ragazzo di appena 18 - 20 anni che si avvicina e partecipa ai nostri club e prospettargli un cambiamento di stile di vita che lo farà rinascere come persona? L'età dei partecipanti ai nostri club si abbassa sempre di più e non arrivano a noi dopo una lunghissima "carriera" da consumatore cronico, ma si presentano dopo un ritiro di patente, dopo che qualcuno gli ha fatto notare i guai che combina quando beve,una denuncia per rissa, incidenti stradali,la ragazza/ragazzo o moglie/marito che li abbandona, l'isolamento che si crea per il loro stile di vita, ecc...
Promuovere una informazione seria e scientifica secondo le line guida approvate dall'OMS è il nostro compito, per riuscire ad intaccare quel "bere moderato" che condanna coloro che non sanno quali sono i loro "limiti" e che invece provoca miliardi di danni sia fisici,sia famigliari, sia sociali.
Riporto le conclusioni del Congresso riportate nella "rassegna stampa" per coloro che non si collegano e che invito a consultare per mantenersi informati.
Nino
08/11/2010 - supplemento a rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 8 novembre 2010 ( di redazione )
Il supplemento di questo lunedì è un documento estremamente importante, di valenza storica. Si tratta delle conclusioni del XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, che si è svolto a Paestum da 5 al 7 novembre 2010, Congresso che ha sancito il cambiamento del nome dei Club degli alcolisti in trattamento in "Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin)". L'eliminazione dalla terminologia dell'approccio ecologico-sociale di parole come "alcolisti", "alcolismo" e "trattamento" a mio parere è una grande conquista culturale. Finalmente una famiglia che vive una sofferenza legata al bere può avvicinarsi al Club sentendosi nel posto giusto anche se non si vive e riconosce come "alcolista". Alessandro Sbarbada
Vivere il cambiamento nella famiglia, nel club e nella comunità” XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento
Paestum (SA) 5-7 novembre 2010
Dal 5 al 7 novembre si è svolto a Paestum (SA) presso l’Hotel Savoy Beach il XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, promosso dall’AICAT e organizzato dall’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento della Campania, sotto il patrocinio dei seguenti enti: Ministero della Salute; Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le Politiche Antidroga; Regione Campania (Presidenza e Assessorato Assistenza Sociale Demanio e Patrimonio); Provincia di Salerno; Comuni di Salerno, Napoli, Capaccio, Roccadaspide, Oliveto Citra; Comunità Montana “Bussento, Lambro e Mingardo”; Università degli Studi di Salerno; Istituto Superiore di Sanità; Arcidiocesi Salerno-Campagna-Acerno; Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana; CSV Sodalis Salerno; CONI provinciale Salerno; BCC Aquara; COOP Unicoop Tirreno.
Il Congresso è stato organizzato grazie al lavoro ed alla collaborazione delle famiglie e dei servitori- insegnanti dei Club della Campania e di altre regioni.
Esso rappresenta il punto di arrivo di un lungo lavoro di riflessione, confronto ed elaborazione collettiva, grazie al quale è stato ribadito che la linea fondamentale di sviluppo del sistema ecologico sociale è il cambiamento. Ai lavori hanno partecipato oltre mille membri dei Club provenienti da tutta l’Italia oltre che da numerosi paesi esteri. All’apertura dei lavori, dopo la lettura dell’indirizzo di saluto del Presidente della Repubblica e di Alcolisti Anonimi, sono intervenuti nell’ordine Anna Ferrazzano, vicepresidente della Provincia di Salerno, Ermanno Guerra, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Gennaro Pastore, responsabile del Servizio Dipendenze della Regione Campania, Emanuele Scafato, responsabile del Centro Nazionale Alcol e del Centro di Riferimento dell’OMS presso l’Istituto Superiore di Sanità nonché Presidente della SIA, Gianfranco Valiante, presidente della commissione anticamorra della regione Campania. Sono poi seguite le relazioni introduttive del Presidente dell’ARCAT Campania e del Presidente AICAT.
Tutti i vari momenti del Congresso, sia le sessione plenarie, sia i lavori di gruppo sia l’Assemblea si sono svolti in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema.
L’Assemblea delle famiglie e dei servitori insegnanti ha fatto proprie le conclusioni della Consultazione Nazionale “Chiamiamo il cambiamento col proprio nome”, che è avvenuta negli ultimi undici mesi e che ha messo in evidenza la necessità di:
1) stimolare il processo di cambiamento continuo;
2) accogliere il cambiamento del nome del Club passando da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (Metodo HUDOLIN).
A conferma di ciò l’Assemblea recepisce e decide di accettare conseguentemente la proposta di cambiamento.
Le famiglie e i servitori insegnanti, riuniti in Assemblea straordinaria, hanno inoltre approvato il nuovo statuto associativo, che recepisce contestualmente la nuova denominazione.
I verbali di entrambe le assemblee saranno trasmesse alle ARCAT e saranno pubblicate sul sito AICAT.
Il Congresso ha recepito le indicazioni espresse dal confronto dei gruppi di lavoro tematici, i quali hanno dibattuto i seguenti temi:
1. i Club e la multiculturalità
2. le Associazioni e il cambiamento
3. la formazione e il cambiamento
4. le parole del cambiamento.
Il Congresso nel suo complesso, l’assemblea e i gruppi hanno lavorato in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema. In particolare i gruppi hanno presentato le seguenti proposte
I CLUB E LA MULTICULTURALITÀ
Il gruppo di lavoro ha discusso in un clima “familiare”, di positivo confronto. I principali contributi che sono emersi dalla partecipata discussione possono essere così riassunti:
1. Il club con i suoi principi ispiratori – tra i quali la sobrietà, la solidarietà, la pace – è uno strumento di avvicinamento e confronto tra diverse culture. Nel club ci si può vicendevolmente ascoltare e comprendere la profonda umanità che ci unisce al di là delle differenze religiose, linguistiche e culturali. Questo atteggiamento di accettazione e valorizzazione delle diversità dovrebbe valere prima di tutto di fronte alle diversità presenti nei nostri programmi.
2. L’esempio di S. Francesco, portato dall’amico Padre Salezze, ci ricorda come la ricerca di modificare positivamente la cultura sociale è un’azione spesso molto problematica, soprattutto nei momenti di disagio sociale come quello che stiamo vivendo. Alcuni dei problemi spirituali presenti nelle nostre società possono contaminare la vita dei club e delle loro associazioni. La non accettazione delle diversità culturali e la lotta per l’omologazione è uno specchio di tali difficoltà spirituali.
Proponiamo di introdurre nei nostri programmi il concetto di “Transculturalità” come caratteristica normale della spiritualità antropologica, superando i termini di “Multiculturalità” e “Interculturalità”.
- La multiculturalità disegna un insieme di culture che coesistono una a fianco dell’altra, anche se tendenzialmente separate.
- L’interculturalità ci fa positivamente intravedere che i gruppi umani non sono separati ma che, in realtà, essi condividono alcuni contenuti culturali.
- La transculturalità è, invece, una condizione di accettazione del fatto che gran parte dei bisogni, delle aspirazioni, dei desideri, sono comuni a tutti i gruppi umani, al di là delle loro specifiche differenze culturali. Inoltre, questo concetto ci dice che ognuno di noi è inserito all’interno di una dinamica culturale che, in condizioni favorevoli, può portarci a migliori livelli di spiritualità antropologica.
- Il cambiamento della spiritualità antropologica, - ossia la dinamica transculturale – come sappiamo avviene spesso non in modo lineare e con rilevanti sofferenze. Come abbiamo osservato nei club, è necessario che impariamo a lasciare il tempo per conoscerci, per dialogare, per ascoltare e imparare l’uno/a dall’altro/a. Naturalmente, ancora una volta, ciò vale anche riguardo alle differenze che inevitabilmente emergono all’interno dei nostri programmi.
- In molte regioni italiane sono presenti famiglie di origine straniera. Se i nostri programmi sono inseriti nelle comunità locali dovremmo aspettarci nei prossimi anni di avere almeno il 10% di famiglie straniere con problemi alcolcorrelati nei club. In alcune realtà (ad es. il Veneto) ciò ha stimolato la produzione di materiali informativi e di iniziative orientate a facilitare l’inserimento di queste famiglie nei nostri programmi. Si propone di costituire un gruppo che si occupi della raccolta di questo materiale e che favorisca uno scambio sulle esperienze fin qui fatte
- L’intervento nel gruppo di lavoro di alcuni amici componenti di club attivi in altri Paesi, ci ha fatto comprendere la grande forza del lavoro che stiamo continuando a fare, così come ci è stato richiesto da Hudolin nelle ultime fasi della sua vita. Queste esperienze non solo sono una speranza per coloro che soffrono, ma sono una preziosa occasione per rivedere anche il nostro lavoro. Ad esempio, il confronto sui diversi modi di intendere il concetto di “famiglia”, ci potrebbe aiutare a vedere le nostre famiglie secondo diverse angolature, ampliando la nostra capacità di analisi e intervento.
LE ASSOCIAZIONI E IL CAMBIAMENTO
“Il Club non si chiude in se stesso come un’oasi felice, ma si apre alla comunità e si associa ad altri club del territorio. La funzione dell’Associazione dei CAT è di consentire un coordinamento e una collaborazione ottimale a vari livelli: dalla città al comune, alla regione, allo stato. L’associazione rende possibile un armonico svolgimento del lavoro secondo metodi e principi uguali per tutti i Club“ (Visnja Hudolin, 1998). Oggi questa collaborazione si estende a 28 paesi e si auspica all’intero pianeta. Il servizio associativo si fonda su due concetti fondamentali:
• “I Club fanno l’Associazione”
• “L’Associazione deve essere al servizio dei Club”
Criticità
1. L’Associazione può diventare strumento di potere
2. L’Associazione può essere manipolata
Proposte
1. Favorire la formazione attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro
2. Centralità del Club espressa anche dal concetto di “esecutivo” piuttosto che di “direttivo”
3. Sviluppo di formazione specifica per l’impegno associativo
4. Partecipazione e coinvolgimento come garanzia del sistema associativo
5. Indispensabilità dell’associazionismo
►per un migliore sviluppo dei programmi
►per costruire il “mosaico” (vedi relazione Baselice)
6. Esigenza di una struttura formale per un riconoscimento istituzionale (vedi statuto)
LA FORMAZIONE E IL CAMBIAMENTO
FORUM
• Il contesto per riflettere e pianificare i cambiamenti nella formazione è il forum della formazione
• Il gruppo di “ Formazione e cambiamento” invita il forum a dibattere sul problema della resistenza dei servitori-insegnanti all’educazione continua
FORMAZIONE GENERALE
• Nel club siamo capaci di condividere le conoscenze
• Il sistema dei club è innovativo perché contamina creando reti importanti di relazione sociale
• Formazione e cambiamento sono interdipendenti perché la formazione influenza il cambiamento e viceversa, per questo la formazione è un processo infinito, il cambiamento nella formazione deve comunque basarsi sui concetti fondamentali espressi da Hudolin
• Caratteristica della nostra formazione è educare ad una relazione paritaria, circolare, emozionale
• Centro della formazione è il Club, dove vi è una armoniosa sintesi tra formazione cognitiva e formazione esperienziale, il cambiamento può essere indotto dalla riflessione emersa sull’esperienza che si vive nel club
• E’ opportuno riflettere sui contenuti della formazione in rapporto ai cambiamenti sociali della comunità di appartenenza
• Sia la formazione generale che i professionisti formati all’approccio ecologico-sociale devono formare anche all’esterno secondo i principi dell’approccio ecologico-sociale (etica della formazione )
• La formazione promuove la cultura generale della comunità, contaminandola
• Sarebbe opportuno che il mondo dei club e l’Aicat che li rappresenta entrassero nei progetti nazionali e internazionali per la promozione della salute e promuovessero i propri progetti in ambito nazionale e internazionale
• La formazione nel nostro sistema fonde il sapere esperienziale con il sapere professionale ed è opportuno tradurre il nostro sapere esperienziale in scienza
CORSI DI SENSIBILIZZAZIONE
• E’ importante la valutazione dei corsi di sensibilizzazione sperimentali già svolti
• E’ importante valutare i corsi di sensibilizzazione in rapporto alla crescita o decrescita dei club.
• I contenuti dei corsi di sensibilizzazione devono diffondere dati emersi dalle ricerche scientifiche ed epidemiologiche aggiornate
• I corsi di sensibilizzazione vanno programmati con tempi e modalità opportune per avere corsisti in “modo adeguato”
• E’ auspicabile che le Associazioni territoriali stimolino gli enti socio-sanitari ad utilizzare i corsi di sensibilizzazione per il personale
EDUCAZIONE CONTINUA
• Modalità importante per continuare a vivere e far vivere l’approccio ecologico-sociale
• L’educazione continua stimola il nostro spirito civico che potremmo tradurre in promozione della salute
• L’educazione continua deve essere territorializzata e adeguata ai bisogni formativi del territorio
• L’educazione continua è necessaria per essere in rete con altri sistemi ed essere pronta ad accogliere le esperienze delle altre reti
• Si propone di valutare la partecipazione dei servitori-Insegnanti al processo di educazione continua valutando la loro attività
LE PAROLE DEL CAMBIAMENTO
Il gruppo ha raggiunto le seguenti conclusioni:
• La vita evolve dalla nascita alla morte. In tutto questo percorso noi non siamo mai gli stessi
• Forse una fonte di sofferenza ESISTENZIALE è combattere per rimanere a tutti i costi quello che si era in passato, senza accettare il naturale cambiamento delle cose
Il gruppo ha colto anche i seguenti cambiamenti della terminologia:
• da alcolista a persona con problemi alcol correlati
• da Trattamento a Condivisione – comprensione (percorso di cambiamento)
• da potere a democrazia (corresponsabilità – scelta condivisa a servizio di…)
• da interclub a festa delle famiglie della comunità
• da obbligo a scelta
• per l’acronimo CAT da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (metodo Hudolin)
• da “regole” a Etica
• da astinenza a Sobrietà
• da verbale a diario
• da gruppo a comunità multifamiliare
• da ricaduta a difficoltà
Recependo le conclusioni della sessione internazionale di domenica mattina, si propone la costituzione di un gruppo di lavoro specifico.
Il Congresso assume l’impegno di portare in ogni club i risultati dei nostri lavori, proseguendo l’approfondimento dei temi sia nel Forum che in altri momenti formativi, facendosi fermento di un cambiamento ecologico e sociale che coinvolga tutte le comunità e i territori in cui i club sono presenti.
Tutto questo grande lavoro è stato possibile perché è avvenuto in un clima di accoglienza per il quale si ringraziano gli organizzatori del Congresso, la direzione e il personale tutto del Savoy Beach Hotel di Paestum.
Si coglie l’occasione per ringraziare i partecipanti alla terza edizione della marcia “sulle strade della sobrietà” da Prato a Paestum.
Paestum, 7 novembre 2010
La nostra ACAT non si era espressa favorevolmente al cambiamento del nome durante le consultazione, ma credo che non abbiamo nessuna difficoltà ad accettare questo cambiamento che si basa sia sul nome, ma molto di più su una nuova strategia di approccio ai problemi alcocorrelati che non ghettizzi alcune persone e alcune famiglie come "alcolisti" e togliendo anche il termine "trattamento" che non ci è proprio in quanto non somministriamo nessun tipo di farmaco. Daltronde come possiamo appioppare lo stigma "alcolista" ad un ragazzo di appena 18 - 20 anni che si avvicina e partecipa ai nostri club e prospettargli un cambiamento di stile di vita che lo farà rinascere come persona? L'età dei partecipanti ai nostri club si abbassa sempre di più e non arrivano a noi dopo una lunghissima "carriera" da consumatore cronico, ma si presentano dopo un ritiro di patente, dopo che qualcuno gli ha fatto notare i guai che combina quando beve,una denuncia per rissa, incidenti stradali,la ragazza/ragazzo o moglie/marito che li abbandona, l'isolamento che si crea per il loro stile di vita, ecc...
Promuovere una informazione seria e scientifica secondo le line guida approvate dall'OMS è il nostro compito, per riuscire ad intaccare quel "bere moderato" che condanna coloro che non sanno quali sono i loro "limiti" e che invece provoca miliardi di danni sia fisici,sia famigliari, sia sociali.
Riporto le conclusioni del Congresso riportate nella "rassegna stampa" per coloro che non si collegano e che invito a consultare per mantenersi informati.
Nino
08/11/2010 - supplemento a rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 8 novembre 2010 ( di redazione )
Il supplemento di questo lunedì è un documento estremamente importante, di valenza storica. Si tratta delle conclusioni del XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, che si è svolto a Paestum da 5 al 7 novembre 2010, Congresso che ha sancito il cambiamento del nome dei Club degli alcolisti in trattamento in "Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin)". L'eliminazione dalla terminologia dell'approccio ecologico-sociale di parole come "alcolisti", "alcolismo" e "trattamento" a mio parere è una grande conquista culturale. Finalmente una famiglia che vive una sofferenza legata al bere può avvicinarsi al Club sentendosi nel posto giusto anche se non si vive e riconosce come "alcolista". Alessandro Sbarbada
Vivere il cambiamento nella famiglia, nel club e nella comunità” XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento
Paestum (SA) 5-7 novembre 2010
Dal 5 al 7 novembre si è svolto a Paestum (SA) presso l’Hotel Savoy Beach il XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, promosso dall’AICAT e organizzato dall’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento della Campania, sotto il patrocinio dei seguenti enti: Ministero della Salute; Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le Politiche Antidroga; Regione Campania (Presidenza e Assessorato Assistenza Sociale Demanio e Patrimonio); Provincia di Salerno; Comuni di Salerno, Napoli, Capaccio, Roccadaspide, Oliveto Citra; Comunità Montana “Bussento, Lambro e Mingardo”; Università degli Studi di Salerno; Istituto Superiore di Sanità; Arcidiocesi Salerno-Campagna-Acerno; Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana; CSV Sodalis Salerno; CONI provinciale Salerno; BCC Aquara; COOP Unicoop Tirreno.
Il Congresso è stato organizzato grazie al lavoro ed alla collaborazione delle famiglie e dei servitori- insegnanti dei Club della Campania e di altre regioni.
Esso rappresenta il punto di arrivo di un lungo lavoro di riflessione, confronto ed elaborazione collettiva, grazie al quale è stato ribadito che la linea fondamentale di sviluppo del sistema ecologico sociale è il cambiamento. Ai lavori hanno partecipato oltre mille membri dei Club provenienti da tutta l’Italia oltre che da numerosi paesi esteri. All’apertura dei lavori, dopo la lettura dell’indirizzo di saluto del Presidente della Repubblica e di Alcolisti Anonimi, sono intervenuti nell’ordine Anna Ferrazzano, vicepresidente della Provincia di Salerno, Ermanno Guerra, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Gennaro Pastore, responsabile del Servizio Dipendenze della Regione Campania, Emanuele Scafato, responsabile del Centro Nazionale Alcol e del Centro di Riferimento dell’OMS presso l’Istituto Superiore di Sanità nonché Presidente della SIA, Gianfranco Valiante, presidente della commissione anticamorra della regione Campania. Sono poi seguite le relazioni introduttive del Presidente dell’ARCAT Campania e del Presidente AICAT.
Tutti i vari momenti del Congresso, sia le sessione plenarie, sia i lavori di gruppo sia l’Assemblea si sono svolti in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema.
L’Assemblea delle famiglie e dei servitori insegnanti ha fatto proprie le conclusioni della Consultazione Nazionale “Chiamiamo il cambiamento col proprio nome”, che è avvenuta negli ultimi undici mesi e che ha messo in evidenza la necessità di:
1) stimolare il processo di cambiamento continuo;
2) accogliere il cambiamento del nome del Club passando da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (Metodo HUDOLIN).
A conferma di ciò l’Assemblea recepisce e decide di accettare conseguentemente la proposta di cambiamento.
Le famiglie e i servitori insegnanti, riuniti in Assemblea straordinaria, hanno inoltre approvato il nuovo statuto associativo, che recepisce contestualmente la nuova denominazione.
I verbali di entrambe le assemblee saranno trasmesse alle ARCAT e saranno pubblicate sul sito AICAT.
Il Congresso ha recepito le indicazioni espresse dal confronto dei gruppi di lavoro tematici, i quali hanno dibattuto i seguenti temi:
1. i Club e la multiculturalità
2. le Associazioni e il cambiamento
3. la formazione e il cambiamento
4. le parole del cambiamento.
Il Congresso nel suo complesso, l’assemblea e i gruppi hanno lavorato in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema. In particolare i gruppi hanno presentato le seguenti proposte
I CLUB E LA MULTICULTURALITÀ
Il gruppo di lavoro ha discusso in un clima “familiare”, di positivo confronto. I principali contributi che sono emersi dalla partecipata discussione possono essere così riassunti:
1. Il club con i suoi principi ispiratori – tra i quali la sobrietà, la solidarietà, la pace – è uno strumento di avvicinamento e confronto tra diverse culture. Nel club ci si può vicendevolmente ascoltare e comprendere la profonda umanità che ci unisce al di là delle differenze religiose, linguistiche e culturali. Questo atteggiamento di accettazione e valorizzazione delle diversità dovrebbe valere prima di tutto di fronte alle diversità presenti nei nostri programmi.
2. L’esempio di S. Francesco, portato dall’amico Padre Salezze, ci ricorda come la ricerca di modificare positivamente la cultura sociale è un’azione spesso molto problematica, soprattutto nei momenti di disagio sociale come quello che stiamo vivendo. Alcuni dei problemi spirituali presenti nelle nostre società possono contaminare la vita dei club e delle loro associazioni. La non accettazione delle diversità culturali e la lotta per l’omologazione è uno specchio di tali difficoltà spirituali.
Proponiamo di introdurre nei nostri programmi il concetto di “Transculturalità” come caratteristica normale della spiritualità antropologica, superando i termini di “Multiculturalità” e “Interculturalità”.
- La multiculturalità disegna un insieme di culture che coesistono una a fianco dell’altra, anche se tendenzialmente separate.
- L’interculturalità ci fa positivamente intravedere che i gruppi umani non sono separati ma che, in realtà, essi condividono alcuni contenuti culturali.
- La transculturalità è, invece, una condizione di accettazione del fatto che gran parte dei bisogni, delle aspirazioni, dei desideri, sono comuni a tutti i gruppi umani, al di là delle loro specifiche differenze culturali. Inoltre, questo concetto ci dice che ognuno di noi è inserito all’interno di una dinamica culturale che, in condizioni favorevoli, può portarci a migliori livelli di spiritualità antropologica.
- Il cambiamento della spiritualità antropologica, - ossia la dinamica transculturale – come sappiamo avviene spesso non in modo lineare e con rilevanti sofferenze. Come abbiamo osservato nei club, è necessario che impariamo a lasciare il tempo per conoscerci, per dialogare, per ascoltare e imparare l’uno/a dall’altro/a. Naturalmente, ancora una volta, ciò vale anche riguardo alle differenze che inevitabilmente emergono all’interno dei nostri programmi.
- In molte regioni italiane sono presenti famiglie di origine straniera. Se i nostri programmi sono inseriti nelle comunità locali dovremmo aspettarci nei prossimi anni di avere almeno il 10% di famiglie straniere con problemi alcolcorrelati nei club. In alcune realtà (ad es. il Veneto) ciò ha stimolato la produzione di materiali informativi e di iniziative orientate a facilitare l’inserimento di queste famiglie nei nostri programmi. Si propone di costituire un gruppo che si occupi della raccolta di questo materiale e che favorisca uno scambio sulle esperienze fin qui fatte
- L’intervento nel gruppo di lavoro di alcuni amici componenti di club attivi in altri Paesi, ci ha fatto comprendere la grande forza del lavoro che stiamo continuando a fare, così come ci è stato richiesto da Hudolin nelle ultime fasi della sua vita. Queste esperienze non solo sono una speranza per coloro che soffrono, ma sono una preziosa occasione per rivedere anche il nostro lavoro. Ad esempio, il confronto sui diversi modi di intendere il concetto di “famiglia”, ci potrebbe aiutare a vedere le nostre famiglie secondo diverse angolature, ampliando la nostra capacità di analisi e intervento.
LE ASSOCIAZIONI E IL CAMBIAMENTO
“Il Club non si chiude in se stesso come un’oasi felice, ma si apre alla comunità e si associa ad altri club del territorio. La funzione dell’Associazione dei CAT è di consentire un coordinamento e una collaborazione ottimale a vari livelli: dalla città al comune, alla regione, allo stato. L’associazione rende possibile un armonico svolgimento del lavoro secondo metodi e principi uguali per tutti i Club“ (Visnja Hudolin, 1998). Oggi questa collaborazione si estende a 28 paesi e si auspica all’intero pianeta. Il servizio associativo si fonda su due concetti fondamentali:
• “I Club fanno l’Associazione”
• “L’Associazione deve essere al servizio dei Club”
Criticità
1. L’Associazione può diventare strumento di potere
2. L’Associazione può essere manipolata
Proposte
1. Favorire la formazione attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro
2. Centralità del Club espressa anche dal concetto di “esecutivo” piuttosto che di “direttivo”
3. Sviluppo di formazione specifica per l’impegno associativo
4. Partecipazione e coinvolgimento come garanzia del sistema associativo
5. Indispensabilità dell’associazionismo
►per un migliore sviluppo dei programmi
►per costruire il “mosaico” (vedi relazione Baselice)
6. Esigenza di una struttura formale per un riconoscimento istituzionale (vedi statuto)
LA FORMAZIONE E IL CAMBIAMENTO
FORUM
• Il contesto per riflettere e pianificare i cambiamenti nella formazione è il forum della formazione
• Il gruppo di “ Formazione e cambiamento” invita il forum a dibattere sul problema della resistenza dei servitori-insegnanti all’educazione continua
FORMAZIONE GENERALE
• Nel club siamo capaci di condividere le conoscenze
• Il sistema dei club è innovativo perché contamina creando reti importanti di relazione sociale
• Formazione e cambiamento sono interdipendenti perché la formazione influenza il cambiamento e viceversa, per questo la formazione è un processo infinito, il cambiamento nella formazione deve comunque basarsi sui concetti fondamentali espressi da Hudolin
• Caratteristica della nostra formazione è educare ad una relazione paritaria, circolare, emozionale
• Centro della formazione è il Club, dove vi è una armoniosa sintesi tra formazione cognitiva e formazione esperienziale, il cambiamento può essere indotto dalla riflessione emersa sull’esperienza che si vive nel club
• E’ opportuno riflettere sui contenuti della formazione in rapporto ai cambiamenti sociali della comunità di appartenenza
• Sia la formazione generale che i professionisti formati all’approccio ecologico-sociale devono formare anche all’esterno secondo i principi dell’approccio ecologico-sociale (etica della formazione )
• La formazione promuove la cultura generale della comunità, contaminandola
• Sarebbe opportuno che il mondo dei club e l’Aicat che li rappresenta entrassero nei progetti nazionali e internazionali per la promozione della salute e promuovessero i propri progetti in ambito nazionale e internazionale
• La formazione nel nostro sistema fonde il sapere esperienziale con il sapere professionale ed è opportuno tradurre il nostro sapere esperienziale in scienza
CORSI DI SENSIBILIZZAZIONE
• E’ importante la valutazione dei corsi di sensibilizzazione sperimentali già svolti
• E’ importante valutare i corsi di sensibilizzazione in rapporto alla crescita o decrescita dei club.
• I contenuti dei corsi di sensibilizzazione devono diffondere dati emersi dalle ricerche scientifiche ed epidemiologiche aggiornate
• I corsi di sensibilizzazione vanno programmati con tempi e modalità opportune per avere corsisti in “modo adeguato”
• E’ auspicabile che le Associazioni territoriali stimolino gli enti socio-sanitari ad utilizzare i corsi di sensibilizzazione per il personale
EDUCAZIONE CONTINUA
• Modalità importante per continuare a vivere e far vivere l’approccio ecologico-sociale
• L’educazione continua stimola il nostro spirito civico che potremmo tradurre in promozione della salute
• L’educazione continua deve essere territorializzata e adeguata ai bisogni formativi del territorio
• L’educazione continua è necessaria per essere in rete con altri sistemi ed essere pronta ad accogliere le esperienze delle altre reti
• Si propone di valutare la partecipazione dei servitori-Insegnanti al processo di educazione continua valutando la loro attività
LE PAROLE DEL CAMBIAMENTO
Il gruppo ha raggiunto le seguenti conclusioni:
• La vita evolve dalla nascita alla morte. In tutto questo percorso noi non siamo mai gli stessi
• Forse una fonte di sofferenza ESISTENZIALE è combattere per rimanere a tutti i costi quello che si era in passato, senza accettare il naturale cambiamento delle cose
Il gruppo ha colto anche i seguenti cambiamenti della terminologia:
• da alcolista a persona con problemi alcol correlati
• da Trattamento a Condivisione – comprensione (percorso di cambiamento)
• da potere a democrazia (corresponsabilità – scelta condivisa a servizio di…)
• da interclub a festa delle famiglie della comunità
• da obbligo a scelta
• per l’acronimo CAT da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (metodo Hudolin)
• da “regole” a Etica
• da astinenza a Sobrietà
• da verbale a diario
• da gruppo a comunità multifamiliare
• da ricaduta a difficoltà
Recependo le conclusioni della sessione internazionale di domenica mattina, si propone la costituzione di un gruppo di lavoro specifico.
Il Congresso assume l’impegno di portare in ogni club i risultati dei nostri lavori, proseguendo l’approfondimento dei temi sia nel Forum che in altri momenti formativi, facendosi fermento di un cambiamento ecologico e sociale che coinvolga tutte le comunità e i territori in cui i club sono presenti.
Tutto questo grande lavoro è stato possibile perché è avvenuto in un clima di accoglienza per il quale si ringraziano gli organizzatori del Congresso, la direzione e il personale tutto del Savoy Beach Hotel di Paestum.
Si coglie l’occasione per ringraziare i partecipanti alla terza edizione della marcia “sulle strade della sobrietà” da Prato a Paestum.
Paestum, 7 novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
Ubriaco in bicicletta!
Una musica allegra accompagna la tragedia di un giovane che è così ubriaco da non poter spingere neanche a piedi la sua bicicletta, rischiando di essere messo sotto da una macchina ... se fosse stato su una strada italiana con traffico intenso certamente avrebbe causato un incidente, coinvolgendo non solo se stesso ma anche qualcuno che avrebbe tentato di evitarlo o di aiutarlo.
Dopo la prima risatata che può suscitare, riflettiamo sugli effetti devastanti dell'alcol!!!!
giovedì 7 ottobre 2010
Mettiamo al bando la pubblicità degli alcolici nella TV, su INTERNET, nei media: preserviamo i minori!

Mentre negli Stati Uniti d’America 65.000 pediatri si mobilitano e chiedono di bandire la pubblicità di alcol e tabacco dai media e dei corsi di educazione ai media; mentre in Francia il governo si mobilità per estendere le limitazioni della pubblicità dell’alcol anche su internet … in Italia si è troppo occupati in altre faccende importanti e nel marzo del corrente anno è stato varato solamente un “Codice di autoregolamentazione” con le indicazioni per lo svolgimento dei programmi radiotelevisivi che trattano il tema dell’uso di droghe e dell’abuso di alcol, con particolare riferimento alla tutela delle persone minori.
Possiamo ritenerci soddisfatti, perché tanto il codice è condivisibile, ma è stato anche contestato da comunità terapeutiche, da associazioni che si interessano di dipendenze per alcune impostazioni e non ho percepito alcun interesse da parte dei destinatari del codice stesso, cioè dalle reti televisive.
Intanto il governo ha pensato bene che per arginare le “stragi del sabato sera” bisognasse varare una legge sulla sicurezza che alzato le pene per coloro che guidano in stato di ebbrezza: per i giovani è passata la tolleranza zero, ma per gli adulti ultra sessantacinquenni che hanno fisiologicamente i riflessi appannati per l’età possono ber come prima. Intanto quando aumentano i controlli ci si rende conto che la maggior parte degli italiani di tutte le età bevono e si mettono alla guida, perché “tanto lo reggono”!
Allora bisogna cambiare la legge?
Bisogna educare i cittadini?
Bisogna aumentare i controlli?
Forse bisognerà aspettare qualche evento eclatante, un’emergenza planetaria …. Perché si costruisca una politica unitaria che coinvolga tutti i settori della nostra società nella lotta contro tutte le droghe, compreso l’alcol.
Dimenticavo … forse non bastano 30.000 morti all’anno attribuite direttamente e indirettamente all’alcol … forse non basta il 2-3% del PIL per sprecare i nostri soldi in cure, assistenza sanitaria e sociale per i danni causati dall’alcol … forse non bastano miliardi di lacrime versate da padri, madri, mogli, mariti, fratelli, sorelle, amici, amiche … di coloro che piangono le conseguenze dell’alcol!!!
Certamente non c’è più sordo che non vuol sentire e non c’è più cieco di chi non vuol vedere!
Il mondo dei club apre una speranza a coloro che hanno problemi alcol correlati ed i risultati ci incoraggiano ogni giorno ad andare avanti.
Nino Milazzo
05-10-2010
USA: 65.000 pediatri chiedono di bandire tabacco e alcol dai media
Redattore: Staff Dronet
Incoraggiare i genitori a guardare la tv insieme ai figli, prevedere corsi di educazione ai media tra le materie scolastiche ma, prima di tutto, bandire l’alcol e il tabacco dalla pubblicità. È questo l’accorato appello lanciato dall’Accademia Americana dei Pediatri agli organi politici, commerciali e culturali statunitensi per frenare i devastanti effetti del consumo di sostanze indotto dagli schermi televisivi.
Il documento redatto dagli oltre 65mila specialisti aderenti si pone come un vera e propria dichiarazione di strategia per contrastare l’influenza esercitata dai media sui più giovani in fatto di consumo di sostanze quali tabacco, alcol e stupefacenti.
Ogni anno, si apprende dal documento, i pubblicitari investono oltre 25mld $ in campagne pubblicitarie che promuovono marchi di sigarette, di bevande alcoliche e medicinali per i quali è richiesta la prescrizione medica. E ogni anno 400mila americani muoiono per cause direttamente collegate al fumo di sigaretta e altre 100mila muoiono per un consumo eccessivo di alcol, tra cui oltre 5000 vittime con meno di 21 anni. Secondo uno studio del NIDA, un preadolescente che prova a fumare il tabacco o a bere, è 65 volte più soggetto a provare la marijuana di chi si astiene e più si è giovani all’età del primo tiro, più alte sono le probabilità che quell’individuo faccia poi uso di marijuana con conseguenti danni per la salute.
I pediatri dell’American Academy si dicono preoccupati anche a fronte di uno studio, “Monitoring the Future 2009”, realizzato dal NIDA su un campione di circa 45mila studenti statunitensi, dal quale è emerso che circa la metà dei teenagers intervistati aveva provato a fumare. Inoltre, uno studio sulla tv americana mostra che tutti i 15 programmi più noti per la loro fascia d’età contenevano pubblicità di alcolici, re indiscussi dello schermo televisivo con investimenti annuali pari a 6 miliardi di dollari. La bottiglia infatti passa sullo schermo tv una volta ogni 22 minuti, il doppio delle sigarette(che compare una volta ogni 57 minuti) e cinque volte in più rispetto agli stupefacenti (ogni 112 minuti).
L’appello quindi sembra essere il primo passo verso il riconoscimento della responsabilità dei media sul consumo di sostanze da parte degli adolescenti.
Redazione RETECEDRO.NET Lunedì, 23 Marzo 2009 - 15:02
Francia: vietata vendita di tabacco e alcol ai minori di 18 anni. Limiti agli spot.
Anche in Italia pronto un ddl che vieta il fumo per i minori.
L'età a partire dalla quale si potrà comprare tabacco e alcool in Francia salirà da 16 a 18 anni, grazie a un emendamento votato dai deputati nell'ambito dell'esame di un progetto di legge sulla salute pubblica.
Il testo, passato al filtro dell'Assemblea Nazionale, proibisce anche la distribuzione gratuita di alcol ai minori in qualsiasi locale pubblico; e colma inoltre una lacuna della legislazione francese, regolando la pubblicità del tabacco e dell'alcol su internet, pubblicità che sarà oggetto di rigide limitazioni, come già accade per la stampa e la televisione: la pubblicità sarà infatti vietata sui siti web «principalmente destinati ai giovani», così come nelle «associazioni, società e federazioni sportive o leghe professionali».
Non si potrà pubblicizzare il tabacco e l'alcol nemmeno in forma «intrusiva», per esempio con messaggi non richiesti (gli spam) o con le pagine che interferiscono nella navigazione (come i pop up). Per entrare in vigore, il testo dovrà essere votato anche al Senato.
Pronto anche in Italia un DDL, un provvedimento simile a quello francese. Un disegno di legge che verrà discusso a breve.
Fumo vietato agli «under 18», divieto di vendita delle sigarette a chi non ha ancora raggiunto la maggiore età, con l'obbligo per i tabaccai di chiedere un documento d'identità, e no «tassativo» al fumo nelle scuole di ogni ordine e grado sono i punti cardine del provvedimento.
L'articolo 2 del ddl è perentorio: «È vietato ai minori di anni 18 acquistare o consumare in luogo pubblico o aperto al pubblico i prodotti del tabacco». Pena una sanzione amministrativa da 50 a 150 euro.
Tabaccai e rivenditori di sigarette che ignorano il divieto, saranno puniti con una multa da 250 a 1.000 euro e con la sospensione, per sei mesi, della licenza all'esercizio dell'attività.
Per essere certi che il giovane cliente non abbia meno di 18 anni, i tabaccai hanno l'obbligo di chiedere un documento di identità. Stesso destino per i distributori automatici, che devono essere dotati di un sistema per rilevare l'età degli acquirenti attraverso la lettura di carte a banda magnetica. Altrimenti, vengono disabilitati o, dopo 6 mesi, confiscati.
E infine il ddl prevede «il divieto tassativo di fumare nelle scuole di ogni ordine e grado».
Prevenzione delle tossicodipendenze: Giovanardi, proposto codice di autoregolamentazione per trasmissioni TV sulla droga
DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE ANTIDROGA
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Un Codice di autoregolamentazione sulle trasmissioni televisive che trattano il tema dell'uso di droghe, con particolare riferimento alle persone minori. E' il documento sul quale si sono confrontati, nella giornata di oggi, i membri della Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze, insieme al Sottosegretario alle Politiche Antidroga, Sen. Carlo Giovanardi e al Capo del Dipartimento Politiche Antidroga, Dott. Giovanni Serpelloni.
"Abbiamo ritenuto necessario cominciare a tracciare un codice di autoregolamentazione per la realizzazione di programmi televisivi e spot sul problema delle droghe e delle tossicodipendenze, molti di questi rivolti ai giovani e ai minori, in quanto riteniamo che: troppe volte l'informazione non è esaustiva sui pericoli e sulle conseguenze derivanti dal consumo di sostanze, troppo spesso fuorviante e strutturata in modo superficiale se non addirittura incentivante l'uso di droghe". E' quanto afferma il Senatore Giovanardi, al termine della seduta della Consulta.
Questi alcuni dei punti salienti oggetto della seduta odierna: la comunicazione televisiva deve essere sempre supportata dall'evidenza scientifica con lo scopo di descrivere oggettivamente il fenomeno. Il messaggio deve tenere in alta considerazione il ruolo educativo e di sostegno ricoperto dagli adulti; sottolineare l'estraneità della maggior parte dei nostri giovani all'uso di stupefacenti, per far comprendere che la "normalità" appartiene a coloro che sono fuori dal mondo della droga, che la tossicodipendenza è una malattia ma trattabile e guaribile. Infine nella comunicazione dedicata al problema bisogna evitare la commercializzazione dell'outing da parte di personaggi famosi o addirittura l'esaltazione dell'uso di droghe. Il documento definitivo che scaturirà anche dal contributo degli esperti facenti parte la Consulta e che verrà terminato entro dieci giorni da oggi, sarà proposto tra gli altri, a: Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l'Informazione e l'Editoria, Capo del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria PCM,
Presidente della RAI, Dott. Presidente della Commissione Parlamentare per l'indirizzo generale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Presidente dell'AGCOM - Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Presidente di Mediaset,; Presidente del Gruppo Telecom Italia Media (La7- MTV), Presidente, e Amministratore Delegato di SKY Italia, Presidente dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), Agenzie e Reti delle TV private locali.
venerdì 1 ottobre 2010
VIOLENZA CONTRO I BAMBINI ... ANCHE SE SONO I PROPRI FIGLI

USA, LEGANO BIMBO AL MURO CON LO SCOTCH -FOTO CHOC
di Domenico Zurlo
Immagini strazianti, che hanno scandalizzato persino i poliziotti che le hanno scoperte, stanno facendo discutere l'opinione pubblica statunitense, per via di due genitori a dir poco crudeli. Jayla Hamm e Corde Honea, 18 e 19 anni, lei madre, lui patrigno, di un bambino di appena 22 mesi, per motivi ancora sconosciuti hanno letteralmente attaccato al muro il bimbo, usando del nastro adesivo. E' successo a Lincoln, nel Nebraska (Stati Uniti). Non contenti, sempre col nastro adesivo gli hanno legato le mani, hanno attaccato al muro il suo bicchiere preferito, ed hanno anche ripreso il tutto con la loro fotocamera digitale.
Jayla avrebbe poi mostrato ad una sua amica le foto, per lei "divertenti": l'amica, spaventata, avrebbe subito chiamato la polizia, che è intervenuta arrestando entrambi. Nelle immagini non si vede il volto del bimbo, oscurato, ma la polizia assicura che l'espressione del suo viso è scioccata e spaventata in tutti gli scatti. Jayla è stata condannata a 10 giorni di carcere e a due anni di libertà vigilata, mentre il suo ragazzo si è beccato dai 36 ai 60 mesi di prigione.
"Ciò che colpisce in particolare - ha detto il giudice Paul Korslund, che ha deciso le condanne - è che un genitore dovrebbe proteggere suo figlio dalle umiliazioni e dagli abusi. In questo caso non è successo nulla di tutto questo, il bambino era terrorizzato. E' evidente dalla sua espressione in quelle foto". I due, secondo la polizia, al momento degli abusi sul bambino sarebbero stati ubriachi dopo una notte passata a fare festa, e avrebbero quindi maltrattato il bimbo solo per divertirsi, e non per punirlo per qualcosa. Il bambino resterà, per ora, con la madre, nell'attesa che le autorità prendano una decisione al riguardo.
QUESTA NOTIZIA MI HA COMPLETAMENTE STRAVOLTO: TANTI EX ALCOLISTI MI HANNO DETTO CHE MAI HANNO OSATO ALZARE LE MANI CONTRO I BAMBINI ... MA L'ALCOL PUO' CANCELLARE OGNI TRACCIA DI UMANITA'!
mercoledì 25 agosto 2010
bere responsabile e famiglia
Vi riporto un'articolo di "quotidianosanità.it" dal titolo: Il bere responsabile si impara in famiglia.
Uno studio conferma che il consumo di vino ai pasti fin da giovani mette al riparo da un consumo eccessivo di alcol
23 AGO - È una buona o una cattiva cosa che i giovani italiani comincino a bere alcolici molto più presto rispetto ai loro coetanei della maggior parte dei Paesi occidentali? Può questa abitudine appresa fin da piccoli produrre, nel tempo, comportamenti problematici nei confronti dell’alcol?La risposta arriva da uno studio condotto dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e dalla School of Public Health della Boston University.
Se l’assunzione di alcol in giovane età avviene nell'ambito familiare e durante i pasti non solo non vi sarà alcuna conseguenza nefasta sul rapporto con le bevande alcoliche, ma addirittura l’abitudine può avere un effetto protettivo. Questi giovani, infatti, una volta diventati adulti tendono a bere moderatamente.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Addiction, Research and Theory, è stato condotto su 80 adolescenti e 80 giovani adulti residenti in Abruzzo e Umbria. “Siamo stati fortunati a disporre di un campione così ampio da intervistare”, ha commentato il primo firmatario della ricerca Lee Strunin che ha precisato come i risultati dello studio valgano non solo per l’Italia, ma per tutti quei paesi con abitudini alimentari affini.
“I giovani in queste culture imparano a bere più responsabilmente dei coetanei americani, dal momento che il bere è regolato dalla cultura, l’esposizione avviene in giovane età e l’alcol è parte delle usanze del tessuto familiare”, hanno spiegato gli autori.
Inoltre, è importante notare - sottolinea il team - che lo studio si concentra sui giovani e i giovani adulti che bevono vino in famiglia. “Quando diciamo «bere in famiglia», noi stiamo parlando di bere ai pasti, non seduti davanti a una partita con una confezione di birra”, ha concluso Strunin. “Bere vino è a tutti gli effetti parte del pasto”.
A.M.
23 agosto 2010
Secondo la nostra esperienza in tantissime famiglie non si conoscono lontanamente le conseguenze del consumo di alcol, parliamo di vino, birra e alcolici in genere, figuriamoci se si possa parlare di educazione al "bere responsabile". Un consiglio caratteristico dei genitori è quello di saper riconoscere i propri limiti, cioè fin quando si regge l'alcol, che quindi diventa un trampolino per l'acquisto di quella tolleranza che non fa evidenziare alle persone di essere in un stato alterato dall'alcol. Se aumentassero i controlli con l'alcoltest non solo ai giovani nei pressi delle discoteche ma anche alle persone "mature" che vanno al ristorante e in pizzeria, ne vedremmo delle belle e cosa potrebbero dire ai loro figli se beccati oltre il livello di alcomia consentito per la guida?
La riforma del Codice della Strada che è stata varata in questa estate non prevede stanziamenti per le forze dell'ordine per aumentare i controlli, affida alla scuola la senzibilizzazione alla sicurezza stradale, comprendendo la guida in stato di ebbrezza, e non mette nessun euro, non si prevedono ammodernamenti della rete viaria se non con il contributo derivante dalle multe incassate...
A noi del volontariato quale compito rimane? La sensibilizzazione "gratis et amore dei"?
Uno studio conferma che il consumo di vino ai pasti fin da giovani mette al riparo da un consumo eccessivo di alcol
23 AGO - È una buona o una cattiva cosa che i giovani italiani comincino a bere alcolici molto più presto rispetto ai loro coetanei della maggior parte dei Paesi occidentali? Può questa abitudine appresa fin da piccoli produrre, nel tempo, comportamenti problematici nei confronti dell’alcol?La risposta arriva da uno studio condotto dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e dalla School of Public Health della Boston University.
Se l’assunzione di alcol in giovane età avviene nell'ambito familiare e durante i pasti non solo non vi sarà alcuna conseguenza nefasta sul rapporto con le bevande alcoliche, ma addirittura l’abitudine può avere un effetto protettivo. Questi giovani, infatti, una volta diventati adulti tendono a bere moderatamente.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Addiction, Research and Theory, è stato condotto su 80 adolescenti e 80 giovani adulti residenti in Abruzzo e Umbria. “Siamo stati fortunati a disporre di un campione così ampio da intervistare”, ha commentato il primo firmatario della ricerca Lee Strunin che ha precisato come i risultati dello studio valgano non solo per l’Italia, ma per tutti quei paesi con abitudini alimentari affini.
“I giovani in queste culture imparano a bere più responsabilmente dei coetanei americani, dal momento che il bere è regolato dalla cultura, l’esposizione avviene in giovane età e l’alcol è parte delle usanze del tessuto familiare”, hanno spiegato gli autori.
Inoltre, è importante notare - sottolinea il team - che lo studio si concentra sui giovani e i giovani adulti che bevono vino in famiglia. “Quando diciamo «bere in famiglia», noi stiamo parlando di bere ai pasti, non seduti davanti a una partita con una confezione di birra”, ha concluso Strunin. “Bere vino è a tutti gli effetti parte del pasto”.
A.M.
23 agosto 2010
Secondo la nostra esperienza in tantissime famiglie non si conoscono lontanamente le conseguenze del consumo di alcol, parliamo di vino, birra e alcolici in genere, figuriamoci se si possa parlare di educazione al "bere responsabile". Un consiglio caratteristico dei genitori è quello di saper riconoscere i propri limiti, cioè fin quando si regge l'alcol, che quindi diventa un trampolino per l'acquisto di quella tolleranza che non fa evidenziare alle persone di essere in un stato alterato dall'alcol. Se aumentassero i controlli con l'alcoltest non solo ai giovani nei pressi delle discoteche ma anche alle persone "mature" che vanno al ristorante e in pizzeria, ne vedremmo delle belle e cosa potrebbero dire ai loro figli se beccati oltre il livello di alcomia consentito per la guida?
La riforma del Codice della Strada che è stata varata in questa estate non prevede stanziamenti per le forze dell'ordine per aumentare i controlli, affida alla scuola la senzibilizzazione alla sicurezza stradale, comprendendo la guida in stato di ebbrezza, e non mette nessun euro, non si prevedono ammodernamenti della rete viaria se non con il contributo derivante dalle multe incassate...
A noi del volontariato quale compito rimane? La sensibilizzazione "gratis et amore dei"?
sabato 24 luglio 2010
Le feste della birra e del vino fanno male al caldo
L'Acat Federiciana vuole contribuire a lanciare l’allarme degli autori di "Vino e bufale" (Stampa Alternativa 2009), il dottor Enrico Baraldi, primario di psichiatria di Mantova e Alessandro Sbarbada esperto in problemi alcol correlati, per sfatare i luoghi comuni degli alcolici come dissetanti, specialmente con la calura estiva.
"E’ sempre scorretto associare le bevande alcoliche all’idea di divertimento soprattutto giovanile. Ma lo è ancora di più in questa stagione, quando l’afa determina gravi problemi alla salute. Le bevande alcoliche infatti peggiorano i danni dovuti al caldo, aumentando il bisogno di bere, perché fanno sudare e urinare di più. La vasodilatazione da esse indotta aumenta poi la sensazione di calore peggiorando il malessere.
Se non esiste mai nessun motivo legato alla salute per bere alcolici, l’attenzione in questo frangente climatico dovrebbe essere ancora maggiore. E la birra e il vino sono a tutti gli effetti bevande alcoliche con le conseguenze del caso.
Risulta allora particolarmente stridente la promozione e il patrocinio di alcune pubbliche amministrazioni nei confronti di feste dove la il vino e la birra scorrono a “fiumi”, fiumi che purtroppo non sono per niente rinfrescanti".
Enrico Baraldi
Alessandro Sbarbada
"E’ sempre scorretto associare le bevande alcoliche all’idea di divertimento soprattutto giovanile. Ma lo è ancora di più in questa stagione, quando l’afa determina gravi problemi alla salute. Le bevande alcoliche infatti peggiorano i danni dovuti al caldo, aumentando il bisogno di bere, perché fanno sudare e urinare di più. La vasodilatazione da esse indotta aumenta poi la sensazione di calore peggiorando il malessere.
Se non esiste mai nessun motivo legato alla salute per bere alcolici, l’attenzione in questo frangente climatico dovrebbe essere ancora maggiore. E la birra e il vino sono a tutti gli effetti bevande alcoliche con le conseguenze del caso.
Risulta allora particolarmente stridente la promozione e il patrocinio di alcune pubbliche amministrazioni nei confronti di feste dove la il vino e la birra scorrono a “fiumi”, fiumi che purtroppo non sono per niente rinfrescanti".
Enrico Baraldi
Alessandro Sbarbada
venerdì 23 luglio 2010
Gli effetti delle droghe sul cervello - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva
Gli effetti delle droghe sul cervello - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva
Gli effetti delle droghe sul cervello
Superquark (RAI 1)
15/07/2010
Servizio Informativo
Tematiche: Droghe, Alcool, Adolescenza, Abuso, Consumo, Malattia, Psichiatra, Comportamento a rischio, Gruppo, Cannabis, Cocaina, Ecstasy, Intervento, Corpo
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio...
Leggi tutto…
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio effettuato nel 2008 tra i giovani in età compresa dai 12 ai 18 anni, circa la metà ha già provato la cannabis e il 10% si ubriaca spesso senza contare che, in Italia, il primo contatto con l'alcol avviene intorno agli 11 anni. Di seguito una scheda elenca, anche con immagini 3D, i danni al cervello prvocati dall'assunzione di droghe e alcol ricordando che, la completa maturazione dell'organo avviene a 21 anni e, usare sostanze prima di questa età, può provocare danni irreparabili. il professor Maira si sofferma sui danni cerebrali diretti e indiretti che il consumo di sostanze provoca e parla dei comportamenti giovanili spesso legati al gruppo e all'omologazione. Il professor Maira è anche Presidente e Fondatore di Atena Onlus (Associazione di Ricerca per le Terapie Neurochirurgiche Avanzate) che, fra le tante attività cerca anche di approfondire, in modo scientifico, i meccanismi attraverso i quali l'assunzione di alcool e droga altera il funzionamento cerebrale causando danni anche irreversibili ed inducendo comportamenti sia anomali che pericolosi. “L'abuso di droga ed alcool – afferma il prof. Maira - è una malattia sociale che noi, medici e ricercatori, abbiamo il dovere di combattere." A questo proposito la sua idea è quella di fare il droga-test obbligatorio nelle scuole.
Gli effetti delle droghe sul cervello
Superquark (RAI 1)
15/07/2010
Servizio Informativo
Tematiche: Droghe, Alcool, Adolescenza, Abuso, Consumo, Malattia, Psichiatra, Comportamento a rischio, Gruppo, Cannabis, Cocaina, Ecstasy, Intervento, Corpo
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio...
Leggi tutto…
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio effettuato nel 2008 tra i giovani in età compresa dai 12 ai 18 anni, circa la metà ha già provato la cannabis e il 10% si ubriaca spesso senza contare che, in Italia, il primo contatto con l'alcol avviene intorno agli 11 anni. Di seguito una scheda elenca, anche con immagini 3D, i danni al cervello prvocati dall'assunzione di droghe e alcol ricordando che, la completa maturazione dell'organo avviene a 21 anni e, usare sostanze prima di questa età, può provocare danni irreparabili. il professor Maira si sofferma sui danni cerebrali diretti e indiretti che il consumo di sostanze provoca e parla dei comportamenti giovanili spesso legati al gruppo e all'omologazione. Il professor Maira è anche Presidente e Fondatore di Atena Onlus (Associazione di Ricerca per le Terapie Neurochirurgiche Avanzate) che, fra le tante attività cerca anche di approfondire, in modo scientifico, i meccanismi attraverso i quali l'assunzione di alcool e droga altera il funzionamento cerebrale causando danni anche irreversibili ed inducendo comportamenti sia anomali che pericolosi. “L'abuso di droga ed alcool – afferma il prof. Maira - è una malattia sociale che noi, medici e ricercatori, abbiamo il dovere di combattere." A questo proposito la sua idea è quella di fare il droga-test obbligatorio nelle scuole.
martedì 20 luglio 2010
VENDEMMIA VERDE

Durante le ferie in Sicilia, mia terra natale, mi ha incuriosito un amico che aveva già fatto la "vendemmia verde" e suggerisco ad Alessandro Sbarbada ed Enrico Baraldi di annotarla tra le "bufale" del vino che siano costretti a sopportare con il finanziamento dell'Unione Europea: perchè 46.377.552 € per l'anno 2010 non potevano essere destinati alla ricerca e alla prevenzione delle patologie alcolcorrelate?
Per avere un'idea, vi riporto alcuni stralci della legge e dei regolamenti.
Nino
VENDEMMIA VERDE
(Reg. 479/08, 555/08; D.M. 23/12/09, 8/3/10, 26/3/10; Circ. AGEA 24/3/10; D.G.R.M. 9/2/10, 22/3/10) (vino73)
Soggetti interessati:
Imprenditori agricoli singoli od associati, cooperative agricole conduzione terreni, società di persone e capitali esercitanti attività agricola che intendono effettuare la “vendemmia verde”, cioè “distruzione o eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a 0 la resa della intera unità vitata” (cioè superficie continua coltivata a vite ricadente su una sola particella catastale, omogenea per tipo di possesso, sesto di impianto, irrigazione, destinazione produttiva, tipo di coltura, vitigno pur se ammessa presenza di vitigni complementari in misura inferiore a 15%, anno di impianto, forma di allevamento), purché superficie vitata:
a) coltivata con varietà di uva da vino autorizzata da Regione;
b) iscritta in schedario viticolo regionale;
c) iscritta in Elenchi vigne IGT o in Albi vigneti DOC o DOCG o nel caso di vino da tavola in schedario viticolo nella campagna precedente;
d) si presenta in buone condizioni vegetative;
Iter procedurale:
Stati membri definiscono:
a) metodo da adottare per valutare “se situazione del mercato giustifica applicazione di “vendemmia verde” per riequilibrare mercato e prevenire crisi”;
b) modalità di applicazione della misura, comprendente:
- notifica preventiva di “vendemmia verde” a Commissione entro 10 Maggio, tenuto conto proposte di Regioni e situazione di mercato;
Entità aiuto:
MI.P.A.F. per “vendemmia verde” stanziato 46.377.552 € per anno 2010, di cui 1.613.638,88 € per Regione Marche. Per anni successivi (fino a campagna 2012/13) MI.P.A.F. fissa risorse annuali destinate a tale misura che vengono ripartite entro 15 Ottobre tra le Regioni
martedì 13 luglio 2010
Un po’ di alcol protegge dal diabete ?
Per sapere la verità bisogna leggere tutto l'articolo, anche se scritto da medici,perchè il titolo è solamente affermativo ed il punto interrogativo l'ho messo io. Solo nell'ultima parte si conclude che l'uso dell'alcol, anche moderarato, non può essere raccomandato.
Un po’ di alcol protegge dal diabete | News - Dica 33
Un po’ di alcol protegge dal diabete | News - Dica 33
martedì 6 luglio 2010
No alcolisti, alcolismi, siamo persone
Cari amici, vi segnalo il gruppo “No alcolisti, alcolismi, siamo persone” su Facebook, condotto da Franco Marcomini per partecipare al dibattito e informarsi sulla rivoluzione culturale che è in atto nei club per il cambiamento non tanto del nome ma nel modo di approcciarsi alle problematiche alcol correlate di tantissime persone che assumono uno stile di vita alcolico.
Franco Marcomini vive e lavora a Padova, figura di spicco nell’ambito dei Club, si occupa professionalmente dei problemi correlati all'uso di alcol e droghe illegali, fa parte di associazioni e società scientifiche che si interessano di questi temi.

Franco Marcomini 29 giugno alle ore 22.33 Rispondi
Mentre gli stessi ambiti scientifici riconoscono che le parole alcolismo, alcolisti, tossicodipendenti sono parole vuote e le categorizzazioni sono forme mascherate di ipocrisia, noi che abbiamo aderito all'approccio ecologico sociale che fin dal 1979, grazie al grande lavoro svolto dal prof Vladimir Hudolin, abbiamo anticipato e superato il concetto di alcolismo come malattia, minando nella sostanza lo stesso concetto di alcolismo, demedicalizzando e depsichiatrizzando un campo, quello dei problemi alcol correlati, nel quale cittadini e professionisti si sono trovati ad affrontare una nuovo modo di essere ed una nuova responsabilità entrambi fondati sull'etica e non su rendite di posizione di potere per presunte competenze superiori o per altrettanto presuntuoso ed orgoglioso vittimismo, in cerca di risarcimento. Ebbene oggi ci troviamo a doverci difendere per conservare non si sa bene quali posizioni. Un manipolo di persone che dicono di rappresentare le famiglie, professionisti ed altri membri di club, cercano di bloccare la crescita e la maturazione dei programmi alcologici territoriali, perchè temono di perdere il loro potere fondato sulla storia e sul passato, in aperta contraddizione con le caratteristiche dell'approccio ecologico sociale, fondato sul presente e proiettato in un futuro inafferrabile, sempre attento a percorrere un cammino di innovazione. Non cerchiamo soluzioni pasticciate e compromissorie, in nome di un'unitarietà che già ora non esiste e che forse non è mai esistita, perchè questo sistema si fonda sulla molteplicità e non sulla rigidità delle posizioni. Abbandoniamo dunque la vecchia terminologia e costruiamo i programmi alcologici territoriali dei club che si occupano dell'alcologia territoriale. Qualcuno dei conservatori mi spieghi che cosa ci trova di strano nell'allargare l'orizzonte dei problemi alcol correlati, mi spieghi anche che cosa ci trovi di attraente nella parola alcolismo tanto cara ai produttori di bevande alcoliche per distinguere i bevitori dagli alcolisti, mi spieghi perchè è così conforme alla cultura medicalizzata che insiste sull'alcolismo, facilmente identificato con una malattia. Chiedo a tutti di fare sentire la propria voce, il mio breve manuale sarà pronto tra poco e spero possa rappresentare uno strumento per riflettere
ciao a tutti
Franco
Nino Milazzo 30 giugno alle ore 19.17
Gent.mo Dott. Franco, personalmente non sento la necessità del cambiamento del nome, forse perchè sono pochi anni che sto nei club, e non penso che la denominazione diversa ci aiuti di più ad aprire le porte a tante famiglie con problemi alcol correlati. Nella pratica giornaliera trovo che arrivano ai nostri club persone che sono ormai al culmine del loro alcolismo ma non coloro che riconoscono di avere problemi generici con il consumo di alcolici. E' veramente difficile che il protagonista di tanti guai a tutti i livelli riconosca di aver bisogno di aiuto, ma sono piuttosto i familiari che pressano per farlo partecipare. Non abbiamo avuto mai problemi nell'opera di sensibilizzazione (scuole di terzo modulo) della popolazione, comunità parrocchiali, associazioni, ... anzi abbiamo presentato in modo interlocutorio il consumo di vino, birra, alcolici in genere ... riscuotendo interesse. Non abbiamo mai trovato resistenze sulla denominazione "alcolisti in trattamento", anzi abbiamo messo in luce ciò di cui parliamo, anche in modo provocatorio. Personalmente condivido tutte le motivazioni da lei addotte sul cambiamento, ma non credo che siano quelle a darci nuovo slancio operativo per i club. Se riuscissimo ad essere presenti nella comunità attraverso le scuole alcologiche, credo che già avremmo dei buoni risultati.
Con la stima che ho per lei e per quanti animano questo dibattito culturale, invio tanti saluti.
Nino Milazzo - ACAT Federiciana Nord Barese
Franco Marcomini 30 giugno alle ore 19.31
La ringrazio molto per le sue osservazioni puntuali e realistiche. Ritengo che il cambiamento del nome non sia il primo problema, ma che rappresenti una necessità in subordine alla radicale ridefinizione dei problemi alcol correlati che ormai la stessa comunità scientifica non riconosce più nelle vecchie forme di "alcolismo" che comunque continuano a persistere. Il passaggio fondamentale è fare riconoscere che non è l'"alcolismo" il problema, ma il consumo delle bevande alcoliche, non solo per i possibili danni che producono, ma per la loro associazione a modelli, stili di vita che distorcono il senso della realtà, che favoriscono una cultura che privilegia la disforia dell'intossicazione, anche senza alcol in qualche caso, ma l'alcol rimane la droga preferita per farlo. Dobbiamo lavorare per la sobrietà che rappresenta una scelta verso un obiettivo che è insieme etico e spirituale e che riguarda tutta la popolazione non solo le famiglie che qualcuno ha voluto definire con problemi di alcolismo.
Un caro saluto e grazie ancora per il suo contributo
Franco
Franco Marcomini vive e lavora a Padova, figura di spicco nell’ambito dei Club, si occupa professionalmente dei problemi correlati all'uso di alcol e droghe illegali, fa parte di associazioni e società scientifiche che si interessano di questi temi.

Franco Marcomini 29 giugno alle ore 22.33 Rispondi
Mentre gli stessi ambiti scientifici riconoscono che le parole alcolismo, alcolisti, tossicodipendenti sono parole vuote e le categorizzazioni sono forme mascherate di ipocrisia, noi che abbiamo aderito all'approccio ecologico sociale che fin dal 1979, grazie al grande lavoro svolto dal prof Vladimir Hudolin, abbiamo anticipato e superato il concetto di alcolismo come malattia, minando nella sostanza lo stesso concetto di alcolismo, demedicalizzando e depsichiatrizzando un campo, quello dei problemi alcol correlati, nel quale cittadini e professionisti si sono trovati ad affrontare una nuovo modo di essere ed una nuova responsabilità entrambi fondati sull'etica e non su rendite di posizione di potere per presunte competenze superiori o per altrettanto presuntuoso ed orgoglioso vittimismo, in cerca di risarcimento. Ebbene oggi ci troviamo a doverci difendere per conservare non si sa bene quali posizioni. Un manipolo di persone che dicono di rappresentare le famiglie, professionisti ed altri membri di club, cercano di bloccare la crescita e la maturazione dei programmi alcologici territoriali, perchè temono di perdere il loro potere fondato sulla storia e sul passato, in aperta contraddizione con le caratteristiche dell'approccio ecologico sociale, fondato sul presente e proiettato in un futuro inafferrabile, sempre attento a percorrere un cammino di innovazione. Non cerchiamo soluzioni pasticciate e compromissorie, in nome di un'unitarietà che già ora non esiste e che forse non è mai esistita, perchè questo sistema si fonda sulla molteplicità e non sulla rigidità delle posizioni. Abbandoniamo dunque la vecchia terminologia e costruiamo i programmi alcologici territoriali dei club che si occupano dell'alcologia territoriale. Qualcuno dei conservatori mi spieghi che cosa ci trova di strano nell'allargare l'orizzonte dei problemi alcol correlati, mi spieghi anche che cosa ci trovi di attraente nella parola alcolismo tanto cara ai produttori di bevande alcoliche per distinguere i bevitori dagli alcolisti, mi spieghi perchè è così conforme alla cultura medicalizzata che insiste sull'alcolismo, facilmente identificato con una malattia. Chiedo a tutti di fare sentire la propria voce, il mio breve manuale sarà pronto tra poco e spero possa rappresentare uno strumento per riflettere
ciao a tutti
Franco
Nino Milazzo 30 giugno alle ore 19.17
Gent.mo Dott. Franco, personalmente non sento la necessità del cambiamento del nome, forse perchè sono pochi anni che sto nei club, e non penso che la denominazione diversa ci aiuti di più ad aprire le porte a tante famiglie con problemi alcol correlati. Nella pratica giornaliera trovo che arrivano ai nostri club persone che sono ormai al culmine del loro alcolismo ma non coloro che riconoscono di avere problemi generici con il consumo di alcolici. E' veramente difficile che il protagonista di tanti guai a tutti i livelli riconosca di aver bisogno di aiuto, ma sono piuttosto i familiari che pressano per farlo partecipare. Non abbiamo avuto mai problemi nell'opera di sensibilizzazione (scuole di terzo modulo) della popolazione, comunità parrocchiali, associazioni, ... anzi abbiamo presentato in modo interlocutorio il consumo di vino, birra, alcolici in genere ... riscuotendo interesse. Non abbiamo mai trovato resistenze sulla denominazione "alcolisti in trattamento", anzi abbiamo messo in luce ciò di cui parliamo, anche in modo provocatorio. Personalmente condivido tutte le motivazioni da lei addotte sul cambiamento, ma non credo che siano quelle a darci nuovo slancio operativo per i club. Se riuscissimo ad essere presenti nella comunità attraverso le scuole alcologiche, credo che già avremmo dei buoni risultati.
Con la stima che ho per lei e per quanti animano questo dibattito culturale, invio tanti saluti.
Nino Milazzo - ACAT Federiciana Nord Barese
Franco Marcomini 30 giugno alle ore 19.31
La ringrazio molto per le sue osservazioni puntuali e realistiche. Ritengo che il cambiamento del nome non sia il primo problema, ma che rappresenti una necessità in subordine alla radicale ridefinizione dei problemi alcol correlati che ormai la stessa comunità scientifica non riconosce più nelle vecchie forme di "alcolismo" che comunque continuano a persistere. Il passaggio fondamentale è fare riconoscere che non è l'"alcolismo" il problema, ma il consumo delle bevande alcoliche, non solo per i possibili danni che producono, ma per la loro associazione a modelli, stili di vita che distorcono il senso della realtà, che favoriscono una cultura che privilegia la disforia dell'intossicazione, anche senza alcol in qualche caso, ma l'alcol rimane la droga preferita per farlo. Dobbiamo lavorare per la sobrietà che rappresenta una scelta verso un obiettivo che è insieme etico e spirituale e che riguarda tutta la popolazione non solo le famiglie che qualcuno ha voluto definire con problemi di alcolismo.
Un caro saluto e grazie ancora per il suo contributo
Franco
Etichette:
alcolismi,
facebook,
no alcolisti,
persone
domenica 13 giugno 2010
curriculum vitae
Cari amici del blog, vi regalo un fiore reciso dal giardino dell’interclub che abbiamo svolto a Bisceglie sabato scorso con l’ACAT Federiciana, Nicolaiana e Bari Nuova, in un ambiente caldo, affollato … che ci ha fatto sudare.
Ogni qual volta si danno gli attestati di sobrietà è sempre una gioia condivisa con le persone e con le famiglie di tutti i club per darci la spinta ad andare sempre avanti e sempre meglio.
Armando ci ha voluto regalare una testimonianza scritta, un “curriculum vitae” dopo sette anni di tentennamenti, che vi riporto integralmente perché esprime dei concetti che sono l’incarnazione dello spirito dei club, come ci ha insegnato Hudolin: empatia, accoglienza, amore gratuito.
Cosa dire della dedica ispirata alla canzone di Franco Battiato “La cura” che esprime quella “spiritualità antropologica” a cui tutti dobbiamo mirare: la trascendenza.
Mi piace ancora mettere in risalto il concetto bene espresso della “soglia” che ognuno di noi decide per cambiare a 360° e su cui nessuno può interferire.
Nino
CURRICULUM VITAE
Sono passati sette lunghi anni, da quando venivo letteralmente “ trascinato” da mio padre e mio fratello per approcciarmi al problema dell’alcol.
Sono passato dapprima da un netto rifiuto a voler riconoscere che io avevo un problema e che io avevo bisogno di aiuto, per poi riconoscere che … in definitiva … trovare, pensare che, senza nulla chiedere alle persone, incominciavo a condividere la mia sofferenza, il mio vissuto, mi faceva sentire accolto, che è ben altra cosa dal sentirsi accettato. Ebbene è solo quando mi sono sentito accolto che ho iniziato a mettermi in discussione, guardando anche con occhi diversi tutti i componenti del mio club “Raggio di Sole”. Quando ho capito che il primo impatto di “simpatia” si è trasformato in vera “empatia” (dare agli altri) ho capito che ero sulla strada giusta! Sono entrato in me e io sono entrato nell’altro, sorretto dalla stessa convinzione che la sterzata andava fatta a 360°, per un cambiamento radicale, per porre al centro della scena me stesso, in continuo rapporto empatico con chi mi sta di fronte , orientato soprattutto alla mia autostima.
Ed è per questo che faccio mia una canzone di Battiato, perché un essere umano è in grado di dedicare ad un altro, pena il farsi ingannatore. È una canzone in cui si fanno promesse ardite, impossibile da mantenere, a meno che uno non le rivolga a se stesso.
“Ti proteggerò dalle paure, dalle ipocondrie, dai tentennamenti che da oggi incontrerai per la tua vita, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, di fallimenti. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi di umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.”
Allora ho capito che la mia sobrietà di tre anni e cinque mesi devo gridarla al mondo ad alta voce, nella convinzione e consapevolezza che esiste una soglia rispetto a cui ogni scienziato ed ogni medico, formatore, educatore non può che fermarsi, la soglia laddove solo il soggetto se la sceglie e capisce e decide di prendersi cura di sé stesso, ovviamente con un radicale cambiamento del proprio stile di vita.
Un ringraziamento al club “RAGGIO di SOLE” e alla servitrice Grazia P. che ha agito da vero e proprio propulsore per capire una cosa che era allo stesso tempo banale ed essenziale: aver cura di se stessi, stare bene con se stessi, per stare bene con gli altri. Sono entrati in me ed io sono entrato nell’altro, sorretto dalla stessa convinzione.
Armando
Ogni qual volta si danno gli attestati di sobrietà è sempre una gioia condivisa con le persone e con le famiglie di tutti i club per darci la spinta ad andare sempre avanti e sempre meglio.
Armando ci ha voluto regalare una testimonianza scritta, un “curriculum vitae” dopo sette anni di tentennamenti, che vi riporto integralmente perché esprime dei concetti che sono l’incarnazione dello spirito dei club, come ci ha insegnato Hudolin: empatia, accoglienza, amore gratuito.
Cosa dire della dedica ispirata alla canzone di Franco Battiato “La cura” che esprime quella “spiritualità antropologica” a cui tutti dobbiamo mirare: la trascendenza.
Mi piace ancora mettere in risalto il concetto bene espresso della “soglia” che ognuno di noi decide per cambiare a 360° e su cui nessuno può interferire.
Nino
CURRICULUM VITAE
Sono passati sette lunghi anni, da quando venivo letteralmente “ trascinato” da mio padre e mio fratello per approcciarmi al problema dell’alcol.
Sono passato dapprima da un netto rifiuto a voler riconoscere che io avevo un problema e che io avevo bisogno di aiuto, per poi riconoscere che … in definitiva … trovare, pensare che, senza nulla chiedere alle persone, incominciavo a condividere la mia sofferenza, il mio vissuto, mi faceva sentire accolto, che è ben altra cosa dal sentirsi accettato. Ebbene è solo quando mi sono sentito accolto che ho iniziato a mettermi in discussione, guardando anche con occhi diversi tutti i componenti del mio club “Raggio di Sole”. Quando ho capito che il primo impatto di “simpatia” si è trasformato in vera “empatia” (dare agli altri) ho capito che ero sulla strada giusta! Sono entrato in me e io sono entrato nell’altro, sorretto dalla stessa convinzione che la sterzata andava fatta a 360°, per un cambiamento radicale, per porre al centro della scena me stesso, in continuo rapporto empatico con chi mi sta di fronte , orientato soprattutto alla mia autostima.
Ed è per questo che faccio mia una canzone di Battiato, perché un essere umano è in grado di dedicare ad un altro, pena il farsi ingannatore. È una canzone in cui si fanno promesse ardite, impossibile da mantenere, a meno che uno non le rivolga a se stesso.
“Ti proteggerò dalle paure, dalle ipocondrie, dai tentennamenti che da oggi incontrerai per la tua vita, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, di fallimenti. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi di umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.”
Allora ho capito che la mia sobrietà di tre anni e cinque mesi devo gridarla al mondo ad alta voce, nella convinzione e consapevolezza che esiste una soglia rispetto a cui ogni scienziato ed ogni medico, formatore, educatore non può che fermarsi, la soglia laddove solo il soggetto se la sceglie e capisce e decide di prendersi cura di sé stesso, ovviamente con un radicale cambiamento del proprio stile di vita.
Un ringraziamento al club “RAGGIO di SOLE” e alla servitrice Grazia P. che ha agito da vero e proprio propulsore per capire una cosa che era allo stesso tempo banale ed essenziale: aver cura di se stessi, stare bene con se stessi, per stare bene con gli altri. Sono entrati in me ed io sono entrato nell’altro, sorretto dalla stessa convinzione.
Armando
giovedì 10 giugno 2010
Insoutenable - sécurité routière
(ASAPS), 9 giugno 2010 – Ancora una volta andiamo a lezione di sicurezza stradale dai francesi. “Insostenibile”, è il nuovo video choc lanciato dalle autorità francesi per sensibilizzare i giovani sul tema della sicurezza stradale. ll filmato di cinque minuti, destinato ai giovanissimi e disponibile sul web, narra la storia di un festino a base di alcool che si trasforma in tragedia, con la morte di un ragazzo in un tremendo incidente stradale, raccontato attraverso immagini sconvolgenti. Già celebre per le sue campagne di informazione molto dure contro le stragi del sabato sera, l'ente francese per la sicurezza stradale ha prodotto questa volta un clip relativamente lungo, che sarà diffuso unicamente su internet.
”E' un media che consente di rivolgersi ai giovani e abbiamo voluto colpirli da vicino con l'avvicinarsi delle vacanze estive, dove aumenta la voglia di festa”, ha spiegato Michelel Merli, responsabile interministeriale per la sicurezza stradale, intervistata dal sito internet del quotidiano Le Figaro.
Noi dell’Asaps diciamo solo “giù il cappello, i francesi ancora una volta fanno sul serio, mentre noi stiamo pettinando le bambole della sicurezza stradale”.
Dedichiamo questo filmato a tutti quelli che: "ma l’alcol in fin dei conti, non è la causa principale degli incidenti, solo il 2,14% è addebitabile all’alcol. Si sta esagerando… ecc." Quando vedremo campagne simili in Italia? (ASAPS)
domenica 30 maggio 2010
Happy hours e open bar nemici dei giovani

Dal sito www.diregiovani.it una riflessione sul rapporto alcol-giovani-pubblicità.
30 aprile 2010
ROMA - Anche l'Europa si interroga. Ricerche di settore promosse dalla Commissione europea cercano di capire le ragioni di un fenomeno in passato sconosciuto e oggi sempre più consolidato. Il report del Rand Institute dimostra in maniera inequivocabile che in Italia, nel corso degli ultimi dieci anni, è aumentata solo per i giovani la "affordability", la disponibilità delle bevande alcoliche, attraverso una strategia di promozione delle bevande alcoliche che rende economico l'acquisto e il consumo di quantità rischiose o dannose di alcol per mezzo di proposte commerciali ben note ai giovani (happy hours, pubs' crawl , drink as much as you can, open bar) e l'acquisto a basso costo.
Ulteriori evidenze vengono dallo Science Group europeo attivato dalla Strategia Comunitaria sull'alcol che ha evidenziato come la pubblicità delle bevande alcoliche, in gran parte ammiccante ai giovani e giovanissimi, incrementi i consumi alcolici e favorisca l'avvio al consumo alcolico di chi, per scelta, non sarebbe orientato a bere. La comunicazione televisiva italiana continua a proporre approcci di informazione equivoci attraverso la normalizzazione del bere (ogni 12 minuti c'è un personaggio che nelle fiction italiane porta un bicchiere alla bocca secondo una storica analisi dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'ISS), attraverso testimonial, cantanti, modelle, campioni sportivi che propongono, non senza interessi, in trasmissioni di vasta diffusione, tesi contrarie all'evidenza scientifica e proponenti il bere come elemento di successo sociale, sessuale, di protagonismo a cui i giovani non sono insensibili.
A questo proposito, riferisce il professor Scafato, la Consulta nazionale sulle tossicodipendenze e il Dipartimento delle politiche antidroga ha prodotto e trasmesso alle autorità competenti, e alle reti televisive, una richiesta di autoregolamentazione sulla modalità di comunicazione televisiva in merito a droghe e abuso di alcol, con particolare riferimento alla necessità di tutela dei minori che sono i più esposti ad adottare comportamenti basati su modalità contrarie ai canoni di sicurezza e salute. Un numero su tutti: ogni giorno 209.000 bicchieri di bevande alcoliche vengono consumati in eccedenza dagli 11-18enni italiani. Mentre ammontano a 169 milioni di euro l'anno gli investimenti per gli alcolici nel nostro Paese
mercoledì 19 maggio 2010
Una candid camera fortissima...
(ASAPS) RIO DE JANEIRO (BRASILE), 19 maggio 2010 – È solo una candid camera, degna delle performance di Nanny Loy, nei mitici anni ’60, e degno addirittura, secondo noi, del celebre format statunitense, andato in onda a partire dal 1948. Ma lo specchio segreto, stavolta, non serve a far ridere. Nemmeno a sorridere. Lo scopo è una riflessione sul dramma degli incidenti stradali, proveniente non dal Regno Unito né dalla Francia, non dagli Stati Uniti né dall’Australia, paesi che hanno marcato da tempo eccezionali risultati sul fronte della comunicazione sociale. L’iniziativa, che rilanciamo come Asaps (il sito della sicurezza stradale) e che potete vedere su Youtube cliccando qui, è stata presa dai gestori del discobar “Aurora”, a Rio de Janeiro, in Brasile. Dietro la cassa del bar della balera un inflessibile (e corpulento) barman batte lo scontrino agli avventori e quando questi hanno consumato bevande alcoliche ecco che il conto diventa un po’ più salato, riportando una voce aggiuntiva che lascia senza parole gli ignari bevitori. Il listino prezzi delle prestazioni sanitarie va dal costo di un’ambulanza, 3.050 dollari, a quello di un giorno in rianimazione (ICU, Intensive-Care Unit), 980 verdoni, arrivando fino al costo di un’équipe sanitaria, 14.675 dollari, a quello di un’amputazione, 34.160 bigliettoni. La faccia dei clienti la dice tutta, tanto che definire la reazione dei vari soggetti è praticamente impossibile. Ci sono parcelle da 73mila dollari, con l’avvertenza che “stasera, guidare per tornare a casa può costare molto caro…”
Vale la pena di guardare, con alcune avvertenze: in Brasile, nel 2009, sono morte sulla strada più di 35mila persone (la popolazione complessiva è di circa 199 milioni di abitanti), mentre il numero di feriti non è calcolabile. Da tempo l’etilismo acuto e cronico è considerato nella Repubblica Federativa il nemico pubblico numero uno, tanto che dal 2008 è in atto una politica della Tolleranza Zero, con l’introduzione – avvenuta due anni fa – del divieto assoluto di assumere alcolici prima di mettersi alla guida. Precedentemente, la soglia legale alcolemica era di 0,8 g/l. Un modo originale, quello del bar “Aurora” di contribuire alla sensibilizzazione degli utenti stradali ai rischi connessi con l’alcol. E poi dicono che noi dell’Asaps a volte siamo troppo severi. Ora lo possiamo dire: storie! Da copiare! (ASAPS)
domenica 16 maggio 2010
TUTTO BENE
Mi è capitato di ascoltare la canzone di Nina Zilli "TUTTO BENE" e ve la propongo con il testo perchè mi sembra che molte volte la nostra tranquillità è proporzionale alla nostra indifferenza con cui lasciamo scorrere qualsiasi notizia sul nostro televisore senza fare una piega ... fino a quando i problemi non ci colpiscono direttamente.
Tutto bene di Nina Zilli
Cadono come le foglie i soldati
mentre guardiamo sul divano la tv
Passano le ore felice
e la coscienza si dimentica di se
Ho bisogno di te
ti prego resta con me
Ho bisogno di te per mandar via la mia solitudine
Va tutto bene
va tutto bene
finché ci conviene rimaniamo immobili
Va tutto bene
tutto va bene cosi
perché ci conviene
spettatori inutili
Africa piangi pure il tuo sangue
che nessuno grida al miracolo
vogliono lasciarci con niente
cliccando sulle icone dell' iphon
Ho bisogno di te
ti prego resta con me
Ho bisogno di te per mandar via la mia solitudine
Va tutto bene
va tutto bene
finché ci conviene rimaniamo immobili
Va tutto bene
tutto va bene cosi
perché ci conviene
spettatori inutili
Non facciamo niente per niente
siamo figli unici
di una madre debole e assente
che ci ha reso deboli e sterili
separiamo il corpo e la mente solo per convincerci che va, va tutto bene
Va tutto bene
va tutto bene
finché ci conviene rimaniamo immobili
Va tutto bene
tutto va bene cosi
perché ci conviene
martedì 4 maggio 2010
I ragazzi e l'alcol: funzione dell'informazione e riscontro.

Gli adulti parlano spesso e volentieri di ragazzi distratti e strafottenti, rinchiusi nel loro mondo che non si lascia permeare dall'insegnamento delle persone mature e con tanta esperienza ... e poi si scopre che adulti "significativi" riescono a penetrare attraverso questa corazza apparente e far emergere in loro sentimenti ed mozioni inaspettate.
Abbiamo accolto con piacere l'invito dei ragazzi dell'Istituto "Vitale Giordano" di Bitonto di parlare dei problemi alcolcorrelati in due assemblee con trecento alunni ogni volta, anche se preferiamo fare formazione con piccoli gruppi con cui si possa interagire al meglio. L'esperienza è stata ottima perchè tutti hanno partecipato alla compilazione del questionario e son stati abbastanza sinceri, sono stati attenti nella proiezione del film e molto di più alle testimonianze.
Abbiamo suggerito di mettere per iscritto questa esperienza e con entusiasmo ve la proponiamo, perchè la nostra attività è fondata sul volontariato e siamo orgogliosi di questi riscontri, che non sono assolutamente scontati.
Grazie ai ragazzi ed ai docenti!!!
Martedì 16 e 23 Marzo 2010, l’assemblea d’istituto organizzata dall’ITC Vitale Giordano ha visto come oggetto l’Alcolismo, in tutte le sue forme: dalle più lievi alle più patologiche.
Di fondamentale importanza è stato l’intervento dell’associazione ACAT Federiciana Nord Barese (Associazione Club Alcolisti in Trattamento), che ha portato testimonianze vere che sono riuscite a sensibilizzare nel profondo le anime di noi alunni.
L’argomento è stato introdotto con la visione del film “Giorni Perduti” che con uno straordinario Sergio Muniz, affiancato da un cast prestigioso, ha incollato gli alunni allo schermo per tutta la sua durata. Incredibile l’unione delle sensazioni contrastanti. Il dolore lancinante di un fegato che continua a distruggersi, l’impotenza devastante dei familiari, la sconvolgente mancanza di coraggio per una reazione che continua a fuggire. Un film chiaro, che con la sua crudeltà ha impresso nella nostra mente le conseguenze traumatizzanti di questo “flagello” umano.
Un problema spesso sottovalutato quello dell’alcolismo, che viene affrontato con superficialità e leggerezza da parte dei giovani. Incoscienza. Questo è l’aggettivo giusto. Si beve per gioco, per sentirsi fuori dagli schemi, in un mondo parallelo dove le regole non esistono, per sentirsi parte integrante di un gruppo di irresponsabili. Impassibili di fronte agli effetti lapidatori che ormai vengono denunciati apertamente.
Non si tratta solo degli effetti postumi, degli incidenti stradali che ne derivano. No! Si tratta di altro, di qualcosa che è ancora più straziante: il dolore dell’anima, quello non va più via! Sentirsi estranei dal mondo circostante, trovare rifugio soltanto in quella “sostanza” apparentemente miracolosa, che ti fa smettere di pensare. Come è risultato dalle dichiarazioni dei due testimoni, che con amorevole dolcezza hanno raccontato la loro esperienza. Toccante, ancora fresca la loro sofferenza. Occhi lucidi e voci tremanti, sono bastati a sbarrarci la coscienza. Una coscienza, la nostra, che spesso viene sobbarcata dalla voglia irrefrenabile di divertimento.
Ringraziamo ancora l’ACAT per averci dato questa importante dimostrazione di quanto l’uso sproporzionato dell’alcool possa essere letale soprattutto alla nostra età.
I rappresentanti
mercoledì 28 aprile 2010
ALCOL PREVENTION DAY 2010
Per coloro che non navigano in certi mari di internet, propongo il comunicato stampa del presidente dell'AICAT, Dott. Aniello Baselice, nel mese di "Prevenzione Alcologica Internazionale 2010" che ogni si celebra nel mese di Aprile.
Per una prevenzione libera ed eticamente sostenibile
Lo strazio della verità e del valore della vita cui assistiamo impotenti ormai da anni rispetto all’intreccio micidiale tra alcol e assenza di sicurezza ci spinge, per rispetto della giustizia e della stutela della vita, a rinnovare con fermezza e ostinazione un grido di denuncia sullo scempio perpetrato ai danni dell’evidenza scientifica relativa ai rischi e ai danni legati al consumo di alcol in nome e per conto del profitto.
In tutti suoi documenti scientifici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ribadisce costantemente che non esiste alcuna soglia di consumo di alcol che sia associabile all’assenza di rischio per la salute e l’incolumità e che il consumo di alcol non può essere incoraggiato come fattore di promozione dell’accrescimento del benessere psicofisico delle persone.
In Italia si assiste con sincera preoccupazione non più soltanto alla solita mera banalizzazione o minimizzazione di tali affermazioni, in una palude di ambigui distinguo e di pericolose corbellerie pseudoscientifiche, ma ad una strategia sempre più aggressiva di discredito di tali evidenze attraverso campagne mediatiche martellanti, incentrate su dichiarazioni di noti opinion leaders del mondo della politica e della medicina da rotocalco – le cui competenze in campo alcologico sono tutte da dimostrare – che comunque e sempre mirano dritto ad accreditare alcune tesi di indubbio impatto popolare:
a. bere due bicchieri di vino, magari accompagnati da un grappino, non crea problemi alla sicurezza nella guida;
b. bere durante la gravidanza non comporta alcun rischio per la salute del concepito;
c. bere bevande alcoliche accresce sempre e comunque i fattori di protezione della salute, sia del cuore e della circolazione sia per la prevenzione dei tumori;
d. che il vino, bevanda ancora molto usata dagli italiani e quindi coinvolta anche nelle patologie e nelle problematiche che investono ogni anno almeno 6 milioni dei nostri concittadini e causano circa trentamila morti, sia al di sopra di ogni sospetto di nocività rispetto agli altri tipi di bevande alcoliche.
È bene ricordare che tali affermazioni non trovano alcun riscontro nella stragrande maggioranza degli studi scientifici recepiti e validati dalla massima autorità internazionale nel campo della salute che è l’OMS.
A questo punto non è più tollerabile che su temi che implicano la sicurezza, la salute e la libertà di centinaia di migliaia di persone, con costi sempre più insopportabili in tema di mortalità, disabilità e malattie, sia consentito a chiunque rivesta ruoli di responsabilità politica, scientifica e culturale di improvvisarsi disinvolto comunicatore in ambiti in cui non è nota e documentata la sua competenza specifica e su argomenti di cui non si forniscano referenze scientifiche riconosciute come universalmente attendibili in quanto rintracciabili negli studi elaborati dai massimi organismi scientifici internazionali.
Né è parimenti accettabile che un’informazione obiettiva, ancorata ai principi del rigore scientifico, possa essere supportata o sponsorizzata dal mondo della produzione, pena un insanabile conflitto di interessi che investe non pochi opinion leaders scientifici e culturali noti nel mondo della comunicazione sociale e non solo.
Un’efficace e concreta cultura della prevenzione alcologica non può inoltre non fare i conti con la vergognosa agonia in cui giace al Senato il Nuovo Codice della Strada in cui dovrebbero essere recepiti importanti provvedimenti su alcol e sicurezza stradale. Né tacere sul fatto che i luoghi di lavoro siano teatro di morte anche a causa dell’abitudine ancora incontrastata di consumare alcolici, che rappresenta un elevato fattore di rischio per la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori.
In occasione dell’Alcohol Prevention Day, che si celebra ogni anno come evento culminante del Mese della Prevenzione Alcologica, l’AICAT, associazione che coordina la più ampia rete italiana di comunità multifamigliari formate da cittadini sensibili ai temi della protezione e promozione della salute, chiede con forza che le autorità governative e scientifiche competenti tutelino in Italia il prestigio e l’autorevolezza del ruolo e del lavoro svolto dall’OMS, assicurando con chiarezza opportuno sostegno alle agenzie ed alle organizzazioni da essa riconosciute e/o ad essa in vario modo collegate per l’impegno profuso sul piano della qualità e dell’attendibilità della comunicazione scientifica legata alla protezione e promozione della salute in tema di alcol e problemi alcolcorrelati.
Salerno, 27 aprile 2010
Il Presidente AICAT
Aniello Baselice
Per una prevenzione libera ed eticamente sostenibile
Lo strazio della verità e del valore della vita cui assistiamo impotenti ormai da anni rispetto all’intreccio micidiale tra alcol e assenza di sicurezza ci spinge, per rispetto della giustizia e della stutela della vita, a rinnovare con fermezza e ostinazione un grido di denuncia sullo scempio perpetrato ai danni dell’evidenza scientifica relativa ai rischi e ai danni legati al consumo di alcol in nome e per conto del profitto.
In tutti suoi documenti scientifici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ribadisce costantemente che non esiste alcuna soglia di consumo di alcol che sia associabile all’assenza di rischio per la salute e l’incolumità e che il consumo di alcol non può essere incoraggiato come fattore di promozione dell’accrescimento del benessere psicofisico delle persone.
In Italia si assiste con sincera preoccupazione non più soltanto alla solita mera banalizzazione o minimizzazione di tali affermazioni, in una palude di ambigui distinguo e di pericolose corbellerie pseudoscientifiche, ma ad una strategia sempre più aggressiva di discredito di tali evidenze attraverso campagne mediatiche martellanti, incentrate su dichiarazioni di noti opinion leaders del mondo della politica e della medicina da rotocalco – le cui competenze in campo alcologico sono tutte da dimostrare – che comunque e sempre mirano dritto ad accreditare alcune tesi di indubbio impatto popolare:
a. bere due bicchieri di vino, magari accompagnati da un grappino, non crea problemi alla sicurezza nella guida;
b. bere durante la gravidanza non comporta alcun rischio per la salute del concepito;
c. bere bevande alcoliche accresce sempre e comunque i fattori di protezione della salute, sia del cuore e della circolazione sia per la prevenzione dei tumori;
d. che il vino, bevanda ancora molto usata dagli italiani e quindi coinvolta anche nelle patologie e nelle problematiche che investono ogni anno almeno 6 milioni dei nostri concittadini e causano circa trentamila morti, sia al di sopra di ogni sospetto di nocività rispetto agli altri tipi di bevande alcoliche.
È bene ricordare che tali affermazioni non trovano alcun riscontro nella stragrande maggioranza degli studi scientifici recepiti e validati dalla massima autorità internazionale nel campo della salute che è l’OMS.
A questo punto non è più tollerabile che su temi che implicano la sicurezza, la salute e la libertà di centinaia di migliaia di persone, con costi sempre più insopportabili in tema di mortalità, disabilità e malattie, sia consentito a chiunque rivesta ruoli di responsabilità politica, scientifica e culturale di improvvisarsi disinvolto comunicatore in ambiti in cui non è nota e documentata la sua competenza specifica e su argomenti di cui non si forniscano referenze scientifiche riconosciute come universalmente attendibili in quanto rintracciabili negli studi elaborati dai massimi organismi scientifici internazionali.
Né è parimenti accettabile che un’informazione obiettiva, ancorata ai principi del rigore scientifico, possa essere supportata o sponsorizzata dal mondo della produzione, pena un insanabile conflitto di interessi che investe non pochi opinion leaders scientifici e culturali noti nel mondo della comunicazione sociale e non solo.
Un’efficace e concreta cultura della prevenzione alcologica non può inoltre non fare i conti con la vergognosa agonia in cui giace al Senato il Nuovo Codice della Strada in cui dovrebbero essere recepiti importanti provvedimenti su alcol e sicurezza stradale. Né tacere sul fatto che i luoghi di lavoro siano teatro di morte anche a causa dell’abitudine ancora incontrastata di consumare alcolici, che rappresenta un elevato fattore di rischio per la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori.
In occasione dell’Alcohol Prevention Day, che si celebra ogni anno come evento culminante del Mese della Prevenzione Alcologica, l’AICAT, associazione che coordina la più ampia rete italiana di comunità multifamigliari formate da cittadini sensibili ai temi della protezione e promozione della salute, chiede con forza che le autorità governative e scientifiche competenti tutelino in Italia il prestigio e l’autorevolezza del ruolo e del lavoro svolto dall’OMS, assicurando con chiarezza opportuno sostegno alle agenzie ed alle organizzazioni da essa riconosciute e/o ad essa in vario modo collegate per l’impegno profuso sul piano della qualità e dell’attendibilità della comunicazione scientifica legata alla protezione e promozione della salute in tema di alcol e problemi alcolcorrelati.
Salerno, 27 aprile 2010
Il Presidente AICAT
Aniello Baselice
lunedì 26 aprile 2010
FAS - Sindrome Feto Alcolica


Vi propongo un articolo molto interessante tratto da VINIX - WINE & FOOD SOCIAL NETWORK perchè è la prima volta che su un sito dedicato al vino ho notato un articolo così preciso e completo, senza se e senza ma ...
Un grazie a coloro che anche nel mondo del vino sanno mettere in evidenza la verità scientifica.
LA FAS E IL VINO ROSSO: FRA VERITA’, OMISSIONI E PSEUDOSCIENZA
La Sindrome Fetale Alcolica (Fetal Alcohol Sindrome, Fas) è la più importante causa “non genetica” di ritardo mentale: solo in Italia si stima che colpisca ogni anno circa 4.000 bambini in modo grave e circa 20.000 in modo lieve.
Un problema, questo della Fas, di cui in Italia si parla ancora poco, mentre in altri paesi come la Francia desta così tanta preoccupazione da dedicargli la giornata del 19 ottobre.
I disturbi neurologici e neuropsicologici che compongono il quadro clinico della Fas sono numerosi e vanno dal ritardo dello sviluppo mentale al deficit intellettivo, dai disturbi dell’attenzione e della memoria ai disturbi della motricità fine, fino all’iperattività, impulsività e ai disturbi dell’eloquio e dell’udito.
I sintomi fisici riguardano soprattutto la testa e il volto: fessure oculari strette, strabismo, naso corto e piatto, labbro superiore sottile e vermiglio, solco naso-labiale allungato e piatto, fronte lunga e stretta, ipoplasia mascellare e mandibolare. Le anomalie oculari che si osservano nei bambini affetti da Fas indicano che gli occhi sono particolarmente sensibili all’alcol durante la fase dello sviluppo: ai segni visibili si associano ipoplasia del nervo ottico, aumentata tortuosità dei vasellini retinici e capacità visive ridotte.
Anche il sistema scheletrico subisce le conseguenze dell’esposizione all’alcol. Si va da un ritardo rilevante nell’età ossea media nei bambini affetti da Fas, che continua negli anni dell’adolescenza, alla presenza di un grado variabile di microcefalia, ovvero una ridotta circonferenza del cranio, che rappresenta anche la più sicura evidenza della presenza di un danno cerebrale. Sono presenti anche malformazioni cardiache, in particolar modo rappresentate dai difetti del setto ventricolare.
Sulla quantità di alcol non è possibile prevedere una misura innocua: la sindrome è stata infatti riscontrata sia in neonati di alcoliste o grandi bevitrici, sia in neonati le cui mamme bevevano pochissimo, anche solo mezzo bicchiere (0,50 dl) a pasto.
La reazione dell’organismo all’alcool è risaputo essere soggettiva e la precauzione da prendere è quindi drastica: astenersi dal bere del tutto.
Ed ora la nota più dolente.
Allarmati da simili notizie alcuni fra gli addetti del settore, come newsfood.com ma anche singoli sommelier, pseudoesperti, etc., fino ad alcune riviste e siti web al femminile, come pourfemme.it, sono tutti pronti a mettere la mano sul fuoco (quella dei bambini degli altri, non quella dei propri) che bisogna fare un’eccezione per il vino il vino rosso, forti della tesi di Marco Fiore, ricercatore dell’Istituto di Neurobiologia del Cnr.
Marco Fiore infatti ha diretto una ricerca sui topi ed ha concluso che il vino rosso è “meno nocivo” di altri tipi di alcol. Fiore sostiene che a difendere il feto “probabilmente” entrano in gioco i polifenoli e gli antociani, antiossidanti contenuti nel vino rosso.
Fiore però si guarda bene dal dire che “le femmine di roditore godono di una salute migliore quando sono gravide” (Fano, A. (1997) Lethal Laws. Ed. Zed Books Ltd) e tace sul fatto che i topi pur condividendo con l’uomo il 92% di DNA sono biologicamente, fisiologicamente, geneticamente e anatomicamente molto diversi da noi.
Come dire che le ricerche di Fiore, in fondo, non sono altro che carta straccia.
Pertanto newsfood e compagnia bella dovrebbero fare più attenzione a quello che leggono e soprattutto che scrivono: la frase di Fiore “il vino rosso sembra essere meno nocivo” non vuol dire affatto che non è nocivo, ma che lo è, statisticamente, di meno.
E non come ha scritto pourfemme.it che “il vino rosso è l’unico alcolico ammesso”: questo è dire il falso, è un divulgare menzogne che potrebbe - vista la gravità della sindrome - condurre anche a responsabilità penali.
Lo stesso Fiore infatti in un articolo pubblicato su Neuroscience and Biobehavioral Reviews afferma: “Ciò non toglie che in ogni caso il consumo di alcol in gravidanza o durante l’allattamento debba essere assolutamente evitato.”
Ma quest’ultima frase, la più importante, non la cita quasi nessuno … chissà perché.
Ora, poiché di bere il vino alle nuove mamme non lo prescrive di certo il medico (almeno si spera) forse sarebbe meglio evitarlo del tutto, giusto per non correre il rischio di trovarsi dalla parte sbagliata delle statistiche e con un figlio dal destino già segnato dalla sofferenza.
Quindi, checché ne dicano le ricerche sulle topine/tapine di Marco Fiore e apostolato vario resta il fatto, più che evidente, che l’alcol è da evitare per tutto il periodo di gestazione e di allattamento.
E, se state per diventare mamme, non vi consiglio di provare a scommettere sul contrario.
Pierpaolo Paradisi
venerdì 2 aprile 2010
mercoledì 31 marzo 2010
La cultura del vino insegnata ai giovani: vedere per credere!!!!!
Il video delle "Iene" è dell'anno scorso ma l'opportunità di bere gratis è molto allettante per tutte le comitive.
Come noto negli spazi della Fiera di Verona dal 8 al 11 di Aprile si svolgerà l’edizione 2010 di “Vinitaly” lussuosa fiera di promozione del vino e dei distillati.
E’ meno noto che nel pomeriggio del giorno 10 la stessa Verona ospiterà una manifestazione alternativa, altrettanto significativa, dal titolo “Vinoebufalitaly, gli altri volti del bicchiere”.Questo evento è ispirato al libro di Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada “Vino e bufale, tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche” (Stampa Alternativa, 2009) e si propone di dare visibilità a ciò che lo sfarzo di Vinitaly tende a oscurare.
L’alcol contenuto nel vino, come nella birra e negli altri alcolici, è la prima causa di morte per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni, è la seconda causa evitabile di cancro, è direttamente responsabile di una sessantina di patologie. Le conseguenze del bere comportano un costo socio-sanitario annuo per il nostro Paese stimato intorno ai 45 miliardi di euro, a fronte di un giro d’affari legato alla produzione e al commercio inferiore alla metà di questa cifra. In particolare il vino rappresenta ancora oggi la bevanda alcolica più consumata e quella che contribuisce maggiormente a creare rischi e danni alla salute e al benessere della popolazione.
Nel corso di “Vinoebufalitaly” verranno approfondite e documentate queste informazioni e soprattutto verrà data voce alle storie di chi ha sofferto a livello personale, familiare e sociale le conseguenze del bere.
Verrà evidenziato e dimostrato che il problema investe direttamente e/o indirettamente tutti quanti .
VINOEBUFALITALY – GLI ALTRI VOLTI DEL BICCHIERE
c/o ACAT Verona Est - Piazza Frugose 7/b – VERONA
Sabato 10 aprile 2010 – ore 16.30
sabato 13 marzo 2010
Il concetto di "continuum"

Dal Manuale di alcologia sociale" di Adelmo di Salvatore, vi propongo una nuova prospettiva che considera il consumo di bevande alcoliche e i problemi ad esso legati in un "continuum" con una rielaborazione grafica dello schema proposto.
Buona lettura, Nino.
Il concetto di continuum è stato espresso con chiarezza:
“Non sottoscriviamo l’idea che l’alcolismo sia una malattia. Invece il quadro che proponiamo vede ogni bevitore collocato su un continuum che va dal bere senza danni al bere con danni. Il comportamento legato al bere si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi e svantaggi, fra piacere e danno. Ciascuno, qualunque sia il suo livello di assunzione, ha la possibilità di scegliere e di muoversi avanti e indietro lungo questo continuum. (Roial college general pratictioners)
È consolidata l’idea che le conseguenze negative legate al bere riguardano una stretta minoranza della popolazione (quella che consuma alcol “smoderatamente”). Si tende inoltre a focalizzare l’attenzione sulle malattie croniche causate dall’alcol e si trascurano le sue conseguenze negative acute (i danni e i decessi che derivano da incidenti legati all’assunzione di bevande alcoliche, anche occasionale) (Edwards, 1994)
Se non si consumano affatto bevande alcoliche (α) si possono comunque avere danni, anche molto gravi e mortali, provocati da altri che ne consumano (con modalità X oppure Y oppure Z oppure P).
Il consumo con modalità P è il più indefinibile (in persone con gravi problemi organici può essere molto basso, per inversione della tolleranza, con ritorno nella zona di consumo X; in altre può essere ancora alto, con grave sfacelo che precede di poco la morte, Ω+).
Non è possibile definire una quantità minima di consumo che non provochi danni (OMS).
Non è possibile nella pratica, definire nettamente le aree X – Z – Y – P; solo l’area α (consumo zero) è ovviamente ben definibile.
Anche una sola bevuta, indipendentemente dalla quantità, può provocare danni (ad esempio, incidente stradale).
La nomenclatura classica di bevitori “moderati – problematici – alcolisti” è mantenuta per opportunità e chiarezza, ma non è condivisibile.
martedì 2 marzo 2010
LA NEPENTACEA


Sto leggendo con interesse il volume di Adelmo Di Salvatore e suggerisco di acquistarlo a tutti i Servitori Insegnanti e a tutti quelli che si interessano di problemi alcol correlati per “Il superamento della “cultura alcolica””, così come recita il sottotitolo.
Nella prima parte, il manuale definisce in modo chiaro i concetti di «alcolismo» e di «problemi alcol correlati» e affronta la percezione dell’uso di bevande alcoliche nella società, analizzando i rapporti tra «cultura del bere» e mass media, tradizioni, storia, medicina, Chiesa, scuola, famiglia. Ne emerge tutta una serie di nodi critici, legati a conflitti di valori e di interessi. Nella seconda parte del volume l’autore, partendo dalla definizione di «salute», evidenzia la necessità di valorizzare un nuovo paradigma, che porti a modificare la cultura legata al bere. Il volume delinea con un linguaggio chiaro e ricco di esemplificazioni le incongruenze legate alla percezione dell’alcol nella nostra società e propone percorsi di cambiamento efficaci, volti al benessere delle persone, con un occhio di riguardo per i più giovani.
Dal “Manuale di alcologia sociale” di Adelmo Di Salvatore – Erickson - vi ho trascritto il paragrafo su “La nepentacea” a pag. 163 perché mi è piaciuto e credo si possa utilizzare negli incontri.
È suggestiva la similitudine fra l’“alcolismo” e le Nepente.
Le Nepente sono il nome comune con cui vengono chiamate le piante carnivore del genere Nepenthes. È l'unico genere della famiglia monotipica delle Nepenthaceae. Il suo nome deriva dal greco ne=non, e penthos=dolore. Le nepente sono piante rampicanti per lo più epifite, con viticci fogliari. Le foglie adulte sono spesso divise in una base sessile o picciolata assottigliata, un picciòlo (cirro) e una lamina (ascidio) con coperchio. Quando il coperchio è aperto, gli insetti sono attirati dal profumo e cadono all'interno, dove vengono sciolti dal liquido contenente pepsina e assimilati dalla pianta. (www.wikipedia.it)
La similitudine, singolarmente utilizzata per descriver la “discesa” di una mosca nel fondo della nepente, dove sarà inglobata e digerita, offre una spiegazione circa il viaggio che l’”alcolista” compie quando comincia a bere il primo goccio sino al fondo del “tunnel” (Carr,2007). La mosca è attirata verso il fondo e rimane intrappolata dall’insieme del liquido appiccicoso e della peluria; quando si accorge che sta scivolando sempre più in basso e nota i resti delle compagne in fase di digestione, è comunque attirata dall’odore e dal sapore del nettare e continua la sua discesa verso la morte. Il coperchio è il primo bicchiere, il nettare è la bevanda alcolica, la peluria sono i vari ostacoli della vita di un bevitore con problemi. Quando ci si accorge di perdere il controllo è tardi e risalire è sempre più difficile.
La mosca che si posa sulla pianta evoca l’adolescente che prova il suo primo cocktail. La velocità alla si scende dipende da numerose variabili: l’educazione, il fatto che i genitori bevano e incoraggino i figli a imitarli, il tipo di amici e di colleghi, gli hobby e i passatempi, la resistenza fisica ai veleni, la disponibilità finanziaria, la religione, la pressione sociale, la pubblicità, il mancato rispetto delle regole, l’aspettativa nel bere, il piacere del gusto, ecc. (Carr, 2007; Di Salvatore, 2003a). così come la mosca non ha mai avuto il controllo della situazione, anche le persone che consumano bevande alcoliche (non importa la quantità né la tappa o la modalità del “viaggio”) non hanno mai il controllo, per la particolarità dell’alcol etilico di essere una droga pericolosa (il nettare della nepente): in realtà, è l’alcol ad avere il controllo della persona, e non il contrario.
A colorire di significato la similitudine nepente-alcolismo, si aggiunge la notizia che uno dei vini più ricercati della Sardegna si chiama appunto Nepente, già celebrato da Omero nell’Odissea (libro IV) “Il nepente già infuso, e a’ servi imposto / Versar dall’urne nelle tazze il vino” e osannato da Gabriele D’Annunzio “Non conoscete il Nepente di Oliena neppur per fama? Ahi lasso!”.
La “cultura del bere” è legata alle lobby dei produttori che versano tanti soldi alle testate giornalistiche, televisive, filmo grafiche, alla pubblicità, ecc… e ogni motivo è sempre buono per indurre a “bere” usando i testimonial di grido, gli antichi e moderni scrittori e artisti: non interessa certamente la salute delle persone né di elevare la conoscenza attraverso la cultura.
Gli stili di vita di persone famose, che siano artisti o persone troppo pagate per quello che fanno, sono cattivi esempi per la collettività perché fanno credere che attraverso la droga, il vino, la birra, i superalcolici, … traggono ispirazione e bravura. Se i giovani conoscessero più da vicino i loro idoli, cambierebbero idea e capirebbero che, in un mondo in cui tutto è permesso pur di acquistare visibilità, spesso emerge il peggiore.
Buona lettura da Nino
Iscriviti a:
Post (Atom)
