lunedì 28 ottobre 2013

al ritorno dal Congresso AICAT di Castel Gandolfo




Dopo il Congresso di Paestum, quest’anno ho potuto partecipare al XXII Congresso Nazionale dei Club Alcologici Territoriali di Castel Gandolfo e sono rimasto contento. Mi è piaciuta l’animazione del gruppo di ragazze e ragazzi che hanno dato un tocco di vitalità a tutte le assemblee con la loro disponibilità e la loro gioiosa presenza e che fanno parte attiva dell’associazione. Abbiamo goduto delle belle giornate assolate nel magnifico paesaggio dei laghi di Castel Gandolfo e nella bella struttura della Mariapoli dei Focolarini; buona la collocazione e il servizio alberghiero, compresa la ristorazione. Mi sono piaciuti i gruppi di studio, in cui tutti i partecipanti discutono di tutto e sono stimolati a portare la loro esperienza. Mi è dispiaciuto che quando si è parlato di educazione ecologica continua, di Forum Nazionale sulla multidimensionalità , sulla comunicazione … si è percepito lo scollamento tra coloro che animano l’associazione e vorrebbero che i temi fossero dibattuti e l’assemblea un pò ammutolita. Lo ha fatto rilevare chiaramente il Presidente Baselice quando ha spronato tutti a chiedersi il perché. Alla fine è passata la linea dei Forum per prepare e coinvolgere i Servitori Insegnanti e anche le famiglie nell’aggiornamento continuo, nell’attenzione alle SAT, ai corsi monotematici, ai corsi di sensibilizzazione, che se ne fanno pochi, ma che credo che siano indispensabili per la crescita dei CLUB. Comunque va preso atto che ogni volta che si organizza qualcosa è sempre più difficile aggregare le famiglie e ci si ritrova tante volte i “soliti noti” : anche qui bisogna chiedersi il perché, dalla cura nelle esposizione, all’attenzione di non proporre troppi eventi concentrati in pochi mesi, all’impegno finanziario e di tempo dei partecipanti. Mi è dispiaciuta l’assenza di una rappresentanza degli Alcolisti in Trattamento,  della W.A.C.A.T. a sancire la definitiva scissione che col metodo alcolgico di Hudolin a poco da vedere, ma  forse molto su equilibri di potere e personalismi. Mi è piaciuto il finale, il ricordo di Luciano Floramo, la segnalazione delle buone iniziative delle ACAT, lo scoppio dei palloncini, la banda, le bandiere di tutti i 22 congressi. Anche le famiglie cha hanno partecipato sono rimaste contente, anche se avrebbero voluto vedere di più le testimonianze che corroborano di più la volontà a continuare sulla strada della sobrietà. Un grazie agli amici del Lazio che si sono spesi perché tutto riuscisse nel migliore dei modi.
Grazie!!!!!
Nino Milazzo
In questi momenti abbiamo constatato l'impegno e la partecipazione di tutti .....

mercoledì 23 ottobre 2013

Alcol e violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia mai più così!



Riporto da FB l'intervento di Emanuele Scafato.
La chiarezza con cui Emanuele Scafato sa leggere la situazione attuale e mettere in evidenza le responsabilità di coloro che manovrano specialmente i giovani attraverso gli investimenti milionari della pubblicità e la totale assenza dello stato nel contrastare questo marketing commerciale con azioni efficaci di prevenzione, ci impone di condividere nel nostro piccolo le sue riflessioni, poiché la stampa, qualsiasi sia la testata "libera", è vincolata da quella pubblicità o solamente impegnata a distrarre la popolazione dall'approfondimento dei problemi reali.
Grazie! Nino

Alcol e violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia mai più così!

Emanuele Scafato, Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia,
Vice Presidente EUFAS, Federazione Europea Società Scientifiche sulle Dipendenze

Ho letto con attenzione e rabbia la riflessione di Concita De Gregorio su Repubblica sull'ennesima tragica vicenda di stupro di gruppo sull'adolescente di Modena. Ci si riferiva, giustamente, ad una violenza agita sotto l'uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società , l'alcol, un termine troppo astratto per definire comunemente qualunque bevanda alcolica di cui sappiamo molti giovani abusare per ... ? É qui il punto. Che valore ha per i giovani l'alcol e perché ? Come adulti abbiamo lasciato costruire intorno ai nostri figli un mondo liquido, accattivante, affascinante, seducente che ti avvolge e ti tradisce, ambiguamente, come le pubblicità, le tante opinioni degli "esperti" che fanno passare per salutare e performante ciò che non potrà mai esserlo per via della sua tossicità e dannosità. Un bene di consumo non ordinario per il quale in Italia si spendono 160 milioni di euro di investimenti in pubblicità di poliedriche bevande alcoliche che ti dicono, aggirando spesso le Direttive comunitarie, che sei trendy, sei cool, hai successo sportivo, sessuale e sociale solo se bevi ma ricordandoti ipocritamente, come solo gli adulti sanno fare, " bevi" ( imperativo categorico) "responsabilmente" ( che non vuol dire proprio nulla) tralasciando un più educativo "bere é una responsabilità " . Come sottrarre i giovani, i minori a ciò che viene loro grottescamente indottrinato da quella parte di marketing commerciale ingannevole, in assenza del necessario marketing sociale che viene spesso ostacolato da approcci prevalenti di tutela del "prodotto" non bilanciati da quelli di tutela e di promozione della salute, di sostegno alla ricerca per la prevenzione per le quali si spende nulla in confronto? Come e cosa fare rispetto alle esigenze urgenti di contrasto a quei modelli di consumo non "mediterranei" contrabbandati e legittimati dal mercato delle "ore felici", le happy hours che ti ubriacano per definizione e che vengono supportate dalle concessioni e licenze delle stesse istituzioni che hanno in carico allo stesso tempo l'onere di tutela della salute e della sicurezza dei cittadini ? Sicurezza che non c'è e a farne le spese dell'interpretazione degenerata del "bere" sono i più deboli e soprattutto le più deboli, vittime dei tanti odiosi e spesso ignoti atti di maltrattamento e violenze personali, spesso anche intra-familiari, subiti sotto l'influenza dell'alcol, una delle tante dimensioni misconosciute e ignorate della sofferenza femminile in Italia. É etico tutto ciò ? É sostenibile ? É immodificabile il malcostume che vede le norme di tutela dei minori (art 689 del codice penale) disapplicate attraverso le "consuetudini" ? Chi e cosa ci si propone di fare per attuare iniziative di ripristino dell'equilibrio insito nel controllo formale e informale da parte della collettività che solo negli ultimi vent’anni ha visto distruggere le modalità tradizionali e savie di una socialità e socievolezza che oggi molti giovani, generazione "chimica", sono invece posti in grado di sperimentare e garantirsi solo attraverso l'uso di sostanze "up" per euforizzarsi e "down" per sedarsi, per alleviare anche la più piccola sofferenza o disagio per i quali non é stato insegnato loro da nessuno come affrontare, sopportare, elaborare e risolvere ? Abilità e tutele che non solo la famiglia e la scuola, ma anche e soprattutto le istituzioni dovrebbero garantire e rendere visibili come segno civile di solidarietà e attenzione alla persona, di supporto intergenerazionale ai minori e ai giovani in particolare, con azioni concrete, investendo risorse, tempo, energie in un recupero di valori che devono derivare dalla vita, dai sentimenti, dalle emozioni, dalle relazioni e non dall'uso dell' alcol o di sostanze. Come adulti lo dobbiamo ai nostri figli.

Nota: Ho inviato ieri questa riflessione alla Redazione di Repubblica e al suo Direttore ma evidentemente non conosco i termini, le affiliazioni e i criteri attraverso cui si possano riporre legittime attese di considerazione... Ognuno si faccia in piena indipendenza la sua opinione.
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martedì 22 ottobre 2013

“E’ giusto promuovere la vendemmia a scuola?” articolo del 15 Ottobre su Andrialive: alcune osservazioni a coloro che hanno scritto dei commenti


 
Per alcune circostanze, devo utilizzare il blog per chiedere scusa ai lettori di Andrialive per non aver risposto ad ognuno in particolare di coloro che hanno fatto delle osservazioni sull’articolo “E’ giusto promuovere la vendemmia a scuola?” del 15 Ottobre, ma ho voluto aspettare per rispondere in modo più articolato e non con battute.
Alcune osservazioni mi dimostrano come nella nostra “cultura alcolica” non si possono formulare quesiti sulla bevanda “vino” senza suscitare risentimenti  che vengono giustificati sotto il nome della “TRADIZIONE” e per il significato che viene attribuito al vino come simbolo di “gioia, festa, amicizia” che aggrega la comunità e anche per il valore “sacramentale” che ha il vino nella celebrazione eucaristica.
Le domande erano queste:
1.     La scuola può promuovere una bevanda alcolica, come il vino, a dei minorenni?
2.  Hanno spiegato ai ragazzini che la legge fa espressamente divieto ai minori di 18 anni di consumare bevande alcoliche per tutelare la loro salute?
3.     Ci possiamo chiedere come mai in Italia abbiamo il triste primato del primo bicchiere a undici anni? Non sono forse i genitori a mescere in famiglia il primo bicchiere di iniziazione?
4.     Dopo questa “bella esperienza”,  partecipata da maestre e genitori, come faranno questi piccoli, che diventeranno adolescenti, a comprendere il rischio insito in questo “vino” così celebrato e osannato da coloro che più di ogni altro vogliono bene loro?  
 
Rilevo che la maggior parte degli intervenuti non ha risposto alle mie domande e perplessità formulando concetti ben argomentati, eccetto Alessandro e Ana. Anche la Prof.ssa referente del progetto, a cui ho telefonato lasciando il mio numero di telefono alla segreteria della scuola per scusarmi di non poter ottemperare all’invito rivoltomi non mi ha ricontattato.
Tutto bene!
Una volta preso atto di quanto abbiamo rilevato, vogliamo dare uno sguardo a quello che succede oggi nel nostro vivere quotidiano, in famiglia, nella società, rispetto alle problematiche alcol-correlate che investono noi adulti, i giovani, gli adolescenti?
Vogliamo ascoltare le sirene di alcuni medici sui pochissimi benefici che da il vino o vogliamo prendere in considerazione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che già da anni ha collocato, come ha fatto rilevare il mio amico Alessandro,  il vino nel Gruppo 1 dei cancerogeni?
Vogliamo prendere in considerazione l’incidenza delle patologie direttamente correlate al consumo degli alcolici sulla salute della popolazione e il costo che deve sopportare il nostro Servizio Sanitario Nazionale?
Vogliamo renderci conto che quel milione e passa di “alcolisti” schedati dai servizi sociali o dal SerT non possono incidere significativamente nel quarantacinque per cento di incidenti stradali, negli incidenti sul lavoro, nelle risse, omicidi, abusi fra le mura domestiche … ma sono attribuibili alle persone comuni, che vivono in mezzo a noi, che anche solo in qualche occasione particolare, anche dopo una festa con gli amici hanno bevuto senza ubbriacarsi e si sono messe alla guida della loro macchina causando un incidente o si sono travate a litigare per futili motivi perché in uno stato psicofisico alterato dall’alcol?
Perché si vuole l’informazione sulla bella festa della vendemmia e sul vino che verrà prodotto e non si vuole l’informazione sui rischi e sui danni dell’alcol?
Mi sarei aspettato da parte degli educatori della scuola e dai genitori una risposta in cui si evidenzia che la scuola realizza non solo la vendemmia e il “buon vino”, ma anche un progetto di sensibilizzazione alle problematiche alcol correlate, ma nessuno lo ha fatto rilevare.
 Nonostante le conoscenze maturate dalla scienza, dalla statistica, dalla osservazione personale, alcuni luoghi comuni sul vino e su altri alcolici ricorrono con frequenza e sono accettati passivamente, senza che siano criticati, diventando in questo modo veritieri e il comportamento che ne deriva acquista il sapore della normalità. La pubblicità più efficace così la realizzano le tradizioni, la storia, la medicina e anche la scuola.
La perpetuazione del comportamento del bere è naturalmente rafforzata anche dal fatto che rappresenta un piacere e ciascuno non pensa che avrà dei problemi a causa del proprio bere. Il gusto piacevole e seducente allenta le tensioni, promuove la convivialità, genera una temporanea sensazione di benessere e così si abitua a bere. Più o meno siamo tutti consapevoli dei problemi, ma siamo convinti che a noi non ci capiterà niente di quello che è capitato agli altri.
L’ACAT Federiciana accoglie le famiglie che hanno problemi alcol correlati per reinserirle nella comunità con uno stile di vita sobrio e vuole essere parte attiva nella sensibilizzazione a tali problematiche per rendere le persone consapevoli dei  rischi insiti nelle abitudini alcoliche normali.
Ognuno di noi deve rendersi consapevole delle proprie scelte e decidere su come, quando e dove bere bevande alcoliche per non minare la propria salute e quella degli altri. La strada indicata dall’OMS è “MENO E’ MEGLIO!”: una diminuzione dei consumi alcolici certamente produce più salute e buoni rapporti con le persone.
A chiusura del mio intervento voglio anche segnalare un’associazione di baristi (di cui non faccio nome per non metterla in rilievo ulteriormente) che ha inondato di manifesti pubblicitari la città di Andria, il cui scopo è messo in rilievo con lo slogan “EDUCHIAMO AL BERE” e che fa dei corsi a pagamento … la trovata pubblicitaria è sicuramente truffaldina, perché conoscendo molti “alunni”, assidui frequentatori di “scuole-bar”, che hanno imparato bene a “bere”, ho rilevato anche che si sono rovinati e hanno distrutto le loro famiglie.
Ma forse è meglio che lo spieghino gli organizzatori come educano i loro alunni al bere  e se educano anche gli alunni sulle problematiche alcol correlate.
Vorrei che ci fosse la libertà di scegliere di non bere bevande alcoliche senza essere guardati con sospetto o irrisi, vorrei che anche in un night venga proposto il bere analcolico per divertirsi senza problemi, vorrei l’abolizione della pubblicità sulle bevande alcoliche perché è ingannevole … forse è troppo? Quale altra strada possiamo indicare per evitare le lacrime e la disperazione di tante mamme, fidanzate, fratelli, sorelle e amici di coloro che hanno imparato a “bere” così “bene” da non poterne fare a meno?
Nino Milazzo




domenica 20 ottobre 2013

VASCO ROSSI Cambia-menti



non mi sembra vero, ma l'età può

 portare anche alla maturità "... si può 

cambiare solo se stessi, sembra poco se

 ci riuscissi, faresti la rivoluzione!!!"

venerdì 18 ottobre 2013

Il bicchiere è mezzo pieno? Meglio vuoto. La situazione alcol in Italia



Cari amici del blog, vi propongo l'intervista al Dott. Gianni Testino, pubblicata su "La Stampa" per la sua chiarezza e semplicità.

http://www.lastampa.it/2013/10/17/scienza/benessere/salute/il-bicchiere-mezzo-pieno-meglio-vuoto-la-situazione-alcol-in-italia-tVz5SRhreS59WA0E6S5DGK/pagina.html?fb_action_ids=10201888224228448&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%2210201888224228448%22%3A321058874702822%7D&action_type_map=%7B%2210201888224228448%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

SALUTE

17/10/2013 - FOCUS SUL PROBLEMA DEL BERE

Il bicchiere è mezzo pieno? Meglio vuoto. La situazione alcol in Italia

Le bevande alcoliche sono la terza causa di morte in Europa e Italia. Per conoscere qual è la situazione, le cause e quanto si sta facendo per arginare il problema alcol, ci siamo rivolti all’esperto in materia, il dottor Gianni Testino, Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria e Vice-Presidente Nazionale Società Italiana di Alcologia

L’alcol, o etanolo, è molto più che un ingrediente che troviamo in alcuni tipi di bevande: è un vero e proprio problema, e come tale va riconosciuto e affrontato.
Spesso, la questione è tenuta sottotono. Pochi ne parlano, e i molti non sanno esattamente cosa accade intorno al mondo degli alcolisti: termine che nell’immaginario collettivo rappresenta il degrado di una persona, ma che in realtà ritrae una situazione molto più diffusa di quanto si creda – in particolare tra i giovani.

Per capire e far conoscere meglio cosa accade davvero nella nostra società e nel mondo che ruota intorno al bicchiere, ci siamo rivolti all’esperto, il dottor Gianni Testino – Epatologo – Docente di Gastroenterologia e Medicina Interna, Facoltà di Medicina, Università di Genova. Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria – Direttore UO Alcologia e Patologie Correlate IRCCS AOU San Martino-Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova – Vice-Presidente Nazionale Società Italiana di Alcologia.

Dottor Testino, come è la situazione in Italia per quanto riguarda il consumo di alcol?
«In Europa e in Italia le bevande alcoliche sono la terza causa di morte e disabilità nella popolazione adulta. La prima causa di morte al di sotto dei 24 anni.
Preciso come una Unità Alcolica (UA) sia caratterizzata da 10-12 grammi di etanolo che troviamo all’interno di un bicchiere di vino da 125 ml (12°), un boccale di birra media (4-5°), in una dose da bar di superalcolico (40 ml) o in un aperitivo».

«Le organizzazioni scientifiche internazionali (comprese l’OMS e l’ISS) suddividono i bevitori a basso, medio e alto rischio.
A basso rischio di sviluppare malattie da alcol (malattie del fegato, pancreas, tumori ecc.) sono le donne che consumano meno di una UA al giorno e gli uomini che bevono meno di due UA al giorno.
Detto ciò, passiamo ai dati forniti dall’ISTAT e dall’ISS in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia quest’anno: in Italia sono stati stimati (ISS, 2013) circa 36 milioni di consumatori di alcol.
Di questi 13 milioni consuma alcol tutti i giorni (nel 70% dei casi vino). Da questi 13 milioni sono esclusi gli alcolisti.
Di questi 13 milioni circa sono a “basso rischio” di contrarre malattie da alcol e circa 3 milioni sono a medio-alto rischio di contrarre malattie internistiche da alcol e di evolvere verso la dipendenza.
Gli alcoldipendenti sono 1 milione. Spendiamo per i danni da alcol 22 miliardi di Euro (1.6% del PIL)!».

Dal bicchiere alla bottiglia, quanto è facile il passaggio?
«Molto facile, soprattutto se il consumo di alcol inizia in giovane età. L’etanolo ha una funzione antidepressiva. Maschera i problemi.
«E’ facile che persone completamente sane dal punto di vista mentale possano scivolare verso l’alcoldipendenza. Un forte incremento, poi, si sta verificando anche in relazione alla profonda crisi economica.
Il passaggio verso l’alcol dipendenza è caratterizzato da un “continuum” che porta dal cosiddetto consumo moderato alla dipendenza. Tutti hanno cominciato a bere moderatamente!
Le lobby degli alcolici hanno capito che facendo assaggiare alcol fra i 12 e i 16 anni, quando il cervello è ancora nella cosiddetta fase di plasticità neuronale (costruzione delle sinapsi) i ragazzi sono particolarmente gratificati dall’etanolo: per cui tenderanno a bere sempre di più. E’ chiaro che i più fragili diventeranno alcoldipendenti.
Abbiamo una enorme crescita di questi casi in Italia: sono definiti “baby dipendenti”».

Come si esce dall’alcoldipendenza ?
«L’alcoldipendenza è una malattia molto difficile da curare. Preciso che è una malattia democratica: colpisce qualsiasi fascia sociale.
Innanzitutto dobbiamo cambiare il nostro modo di lavorare.
L’alcoldipendenza non è una malattia psichiatrica. Molto spesso si attribuiscono al paziente caratteristiche psichiatriche perché viene valutato quando è ancora sotto l’effetto dell’alcol. Ne consegue che avremo pazienti ancora alcoldipendenti e dipendenti anche da psicofarmaci!
Nella mia esperienza una comorbidità psichiatrica seria è presente in circa il 20% dei casi».

«Il percorso assistenziale inizia con un periodo di disintossicazione e parallelamente una equipe multidisciplinare lo segue facendo valutazioni non solo di tipo psicologico, ma anche internistiche.
Per raggiungere la motivazione “a smettere” e soprattutto per rimanere sobri nel tempo è indispensabile la frequenza ai gruppi di auto mutuo aiuto come “Alcolisti Anonimi” e i “Club degli Alcolisti in Trattamento”. E’ un farmaco a costo zero.
I farmaci cosiddetti anticraving (per smettere di bere o mantenere l’astensione dall’alcol) vengono utilizzati con molta cautela e in pazienti selezionati. Sono presenti diverse molecole come per esempio il disulfiram. Preciso però che nella nostra esperienza, avendo numerosi pazienti affetti da malattia del fegato, dobbiamo utilizzare farmaci che non siano epatotossici: ottimo l’acamprosato e promettente il nalmelfene (nuova molecola non ancora in commercio)».

Quali sono, in sostanza, i danni dell’etanolo?
«Mi rendo conto che la mia sia una “informazione scomoda”, ma so di interloquire con un giornale veramente indipendente.
L’etanolo favorisce circa 60 malattie differenti e numerosi tumori (cavità orale, faringe, laringe, esofago, intestino, fegato, pancreas e mammella).
L’OMS ha inserito l’etanolo nel gruppo 1 dei cancerogeni. In questo gruppo sono presenti sostanze come fumo, benzene, arsenico eccetera.

Il rischio di contrarre queste malattie inizia già da dosaggi molto bassi. Nella donna il rischio aumenta già con tre UA alla settimana (mi riferisco soprattutto al cancro della mammella).
E’ un messaggio forte che difficilmente nella nostra società viene accettato, ma è così.
Il fatto che l’etanolo sia un cancerogeno già a bassi dosaggi smonta completamente la tesi che bassi dosaggi fanno bene al cuore!».

Chi sono i più colpiti?
«Tanti! Soprattutto per malattie internistiche.
Per quanto concerne l’alcoldipendenza si sta apprezzando un drammatico aumento fra i giovani. Le classi dei cosiddetti professionisti sono particolarmente colpite (stress, carriera, crisi…).
Il consumo moderato di alcol è causa di circa il 10% dei cancri nel nostro paese».

Quali le cause o… i complici?
«Al di là delle fragilità individuali, la colpa maggiore è da identificare nella pressione mediatica e pubblicitaria a favore del consumo delle bevande alcoliche.
Ogni 8 minuti abbiamo uno spot a favore dell’alcol! Solitamente l’alcol viene abbinato al successo. I problemi da alcol vengono frettolosamente identificati con il “povero ubriacone”.
Dobbiamo combattere la pubblicità ingannevole!
E’ giusto che i produttori facciano il loro mestiere reclamizzando i loro prodotti, ma non è giusto che ci vogliano insegnare a bere bene e moderatamente. L’etanolo è un tossico e un cancerogeno e nessuno può permettersi di dire che fa bene alla salute!».

«A tale proposito preciso che un prestigioso gruppo di Avvocati (Studio Conte e Giacomini di Genova) si è fatto carico di chiedere al Parlamento Europeo se non sia giusto segnalare sulle bottiglie (vino compreso) che l’etanolo è un cancerogeno.
Il Parlamento Europeo ha dato ragione agli Avvocati Giuseppe Giacomini e Sergio Maradei  definendo la richiesta ricevibile. In Commissione Europea le lobby  si sono già agitate…».

Grazie dottor Testino. Per concludere, quale consiglio darebbe ai nostri lettori?
«I medici devono essere rispettosi dell’evidenza scientifica! Questo è il nostro Vangelo.
Il mio comportamento è quello di dare “banalmente” l’informazione e poi un soggetto maggiorenne deciderà cosa fare (conoscere, capire e scegliere!).
Se un soggetto sano mi chiede quanto può bere, io rispondo che “è a basso rischio” di contrarre una malattia, nel caso di una donna che stia al di sotto di un bicchiere al giorno e di un uomo che stia al di sotto di due bicchieri.
Sapete cosa farebbe invece la pubblicità ingannevole o una persona in malafede? Direbbe che questi sono i dosaggi consigliati. No, sono quelli a basso rischio!».

Il dottor Gianni Testino è anche autore di circa 500 pubblicazioni, di cui circa 100 con
Impatto Scientifico Internazionale.

 


mercoledì 16 ottobre 2013

Apriamo un dibattito su progetti scolastici indirizzati alla vendemmia dell'uva e al vino.

 
 Cari amici del blog, il dibattito è già aperto sul giornale on line di Andrialive ed è bene continuare a scrivere la nostra opinione sulla pagina del giornale, per una crescita culturale che ci veda impegnati, non tanto al mantenimento di progetti tradizionali, ma al messaggio che viene veicolato ai bambini sul vino come bevanda naturale e salutare che ha la benedizione degli adulti più significativi della loro età. L'aura aulica della festa della vendemmia e del vino è già da tempo passata nei nostri ricordi di infanzia, parlo per quelli della mia età, per lasciare spazio ad un nuovo modello di consumo non più tradizionale legato ai pasti, ma a quello fuori pasto, alla ricerca di sensazioni euforiche che modificano la nostra personalità e fanno emergere la tristezza della conseguenze di questo consumo con violenze, incidenti domestici - sul lavoro - sulla strada, malattie, tumori ....
Quando e come possiamo fare prevenzione se giriamo la testa a contemplare le tradizioni del passato e non mettiamo in guardia i ragazzi di oggi sui pericoli del vino e delle bevande alcoliche in genere?
Ci possiamo meravigliare dei ragazzini che vanno in coma etilico durante feste private o organizzate da adulti senza scrupoli?
Vi invito a contribuire al dibattito seguendo il link  http://www.andrialive.it/news/Attualit%C3%A0/250647/news.aspx

mercoledì 9 ottobre 2013

ALCOL e TUMORI: il veicolo sono le bevande alcoliche che ingeriamo (vino, birra, amari, ecc...)



Cari amici, vi propongo la risposta di Andrea Ghiselli, Professore Nutrizionista del CNR, proprio perché l’altro giorno un amico si meravigliava che io gli parlassi del rischio “TUMORI” anche con un basso consumo di bevande alcoliche come vino, birra, superalcolici, amari, ecc … La nostra cultura alcolica ci indica il vino come salutare se bevuto con moderazione, anche se la “moderazione” è calcolata dalle persone sulla soglia della tolleranza individuale, quindi molto variabile, e non sulle indicazioni delle tabelle nutrizionali del Ministero della Sanità (ZERO alcol per i minori di 18 anni e ultra 75 anni – 1 bicchiere al giorno per le donne in buona salute – 2 bicchieri al giorno per gli adulti in buona salute – 1 bicchiere al giorno per gli ultra 65 anni),  ma le evidenze scientifiche dicono tutt’altro anche con un bicchiere di vino al giorno.

Mi dispiace, comunque, che messi di fronte alle evidenze documentate si capitoli davanti al  “piacere” di bere, rifugiandosi nei luoghi comuni … “ di tumori ce ne sono tanti, che non sappiamo neanche cosa mangiamo e cosa ci può causare nel tempo … perché rinunciare a qualcosa di piacevole?”.

Penso che ognuno di noi deve scegliere stili di vita sani e che lo stato dovrebbe tassare maggiormente bevande e cibi che comportano rischi per la salute e rientrare sui costi maggiori dell’assistenza sanitaria. Assistiamo invece alle diatribe ministeriali che da un lato promuovono la salute e dall’altro incentivano il commercio del vino come volano della nostra economia specialmente all’estero. I ministeri non si parlano anzi bisogna stare attenti a non toccare le lobby dell’alcol (si riuscirà a fare aumentare le ACCISE sulle bevande alcoliche?), se si parla del vino bisogna sempre parlarne bene e non si possono mettere in luce le statistiche sulle conseguenze del consumo degli alcolici, non bisogna parlare di etichettature che ci informano su come viene trattato il prodotto, quali sono le caratteristiche organolettiche, i livelli di attenzione e di pericolo quando ci si deve mettere alla guida di un veicolo, il divieto per i minori, per le donne in gravidanza, ecc …. Le assicurazioni private ci fanno pagare anche le truffe che loro subiscono e gli aumenti dei costi: e lo stato?

Meditiamo….

Ciao Nino

 

 

CORRIERE.IT – FORUM NUTRIZIONE

Scrive pgc

cancerogenicità alcohol etilico

Caro Andrea,

l'alcohol etilico è un cancerogeno di classe 1, ovvero accertato. Ma quanto è la sua reale cancerogenicità? Ho dato un'occhiata in giro, su siti affidabili (e.g. American Cancer Association) e riviste di medicina, e ho trovato l'incremento di alcuni tipi di tumore (colon, seno, gola) per un consumo di qualche "drink unit" è abbastanza marginale.

Anche una reference ad una review va bene, grazie. Sono rimasto invischiato in una discussione tra colleghi sull'argomento e vorrei basarmi su dati affidabili per fondare le mie opinioni.

paolo

Risposta di Andrea Ghiselli

Marginale significa poco? Certo che è poco: un bicchiere al giorno aumenterà il rischio di poco, due bicchieri del doppio di poco e tre del triplo di poco. Tuttavia chi glielo spiega a quei malati "marginali" di cancro...che quel sano bicchiere non era poi così sano?

Comunque ecco qualche link:

1. Oral Oncol. 2010 Jul;46(7):497-503.

A meta-analysis of alcohol drinking and oral and pharyngeal cancers. Part 1: overall results and dose-risk relation.

2. Ann Oncol. 2011 Sep;22(9):1958-72. Alcohol drinking and colorectal cancer risk: an overall and dose-response meta-analysis of published studies

3. Future Oncol. 2013 Sep;9(9):1315-22 Recent evidence on alcohol and cancer epidemiology

4. Eur J Cancer Prev. 2012 Jul;21(4):350-9.

Alcohol consumption and prostate cancer risk: a meta-analysis of the dose-risk relation

5. Am J Public Health. 2013 Apr;103(4):641-8.

Alcohol-attributable cancer deaths and years of potential life lost in the United States

Quest'ultimo è di libero accesso e praticamente conclude dicendo: Alcohol remains a major contributor to cancer mortality and years of potential life lost. Higher consumption increases risk but there is no safe threshold for alcohol and cancer risk. Reducing alcohol consumption is an important and underemphasized cancer prevention strategy.

E' bene anche ricordare di non chiamarlo alcol, perché noi non beviamo alcol. Noi beviamo vino, birra, grappa, amaretto, gin, rhum ecc ecc. Diamo un nome alle cose. (*)

(*) Nota: aggiungo che il “poco” in rischio assoluto talvolta è “molto” in rischio relativo.

L’Istituto Nazionale sul Cancro (INCA) francese scrive che un bicchiere di vino al giorno (mezzo bicchiere al pasto) comporta un aumento del rischio relativo di cancro della bocca o della gola del 168%, lo JAMA americano ha pubblicato uno studio su oltre centomila donne, seguire per 28 anni, che attesta come un drink al giorno aumenta il rischio relativo di cancro al seno del 15%, due drink al giorno aumentano questo rischio del 51%.

Tradotto in rischio assoluto, e in vita reale, significa che ogni anno, in Italia, MIGLIAIA di donne si ammalano di tumore alla mammella in conseguenza di uno o due bicchieri di vino al giorno, senza i quali sarebbero rimaste sane.

 Dalla Rassegna stampa:  http://www.acatversilia.org/2013/10/08/rassegna-del-08-10-2013/


giovedì 3 ottobre 2013

Amare è una decisione, non è un sentimento.



Nota: ringrazio sempre la redazione della rivista mensile diocesana di Andria "Insieme" perché ha pubblicato l'articolo, che vi riporto in originale, e faccio rilevare che il titolo e il sottotitolo sono della redazione. Mi sta bene "La cultura della sobrietà", ma nell'articolo ho messo in rilievo la "volontà di amare", che supera i sentimenti idilliaci o le aspettative mirabolanti di un matrimonio che alla fine deve fare i conti con la realtà, dove bisogna volere e cogliere tutti gli elementi positivi di una relazione anche problematica, costruendo nuove prospettive di vita con l'aiuto anche del club.
Il "contrastare gli abusi dell'alcol" non fa parte dell'approccio ecologico sociale ai problemi alcol correlati e complessi del metodo Hudolin e delle evidenze scientifiche promulgate dall'O.M.S., in quanto ogni consumo di bevande alcoliche, a prescindere dalla quantità, è sempre un rischio.
Grazie, Nino

Amare è una decisione, non è un sentimento.


Nella vita del club si imparano tante cose che sono al di fuori dell’esperienza quotidiana di molte persone.

Un giorno si è presentata da me una signora sposata per sapere cosa si facesse nel club, come funzionava … perché il marito beveva da più di venti anni e le rendeva la vita impossibile, anche per la presenza di tre figli piccoli da preservare. Si era stancata di andare a raccoglierlo sui marciapiedi, nei bar, si era stancata di dover sempre combattere e litigare con lui per ogni sciocchezza, di subire l’imbroglio di ogni giorno con la promessa che non avrebbe bevuto più …

Era una situazione comune a tante famiglie con problemi alcol correlati, ma la cosa che mi stupì è stata la determinazione della signora: “Ho deciso di volergli bene e gli ho detto che io da sola e lui da solo non saremmo riusciti a uscire fuori dal problema e quindi dobbiamo chiedere aiuto!”

Ho accolto la nuova famiglia nel club e subito si sono mobilitate in una gara di solidarietà tutte le altre famiglie. La signora non era più sola ed era un fiume in piena che ci ha travolti tutti nel comunicare i suoi stati d’animo, la sua voglia di lottare. Il marito, all’inizio, era quello più assente perché diceva di non avere problemi, che poteva smettere quando voleva e che la moglie doveva finirla di parlare dei fatti propri e della famiglia. Settimana dopo settimana le discussioni nel club incominciavano a prendere un’altra piega e diventavano dialogo, confronto, ammissione di aver bevuto … senza esagerare. Infine, dopo più di un anno di frequenza al club, il marito ha deciso di smettere di bere bevande alcoliche, di non aver bisogno di ricovero ospedaliero per la disintossicazione, di non aver bisogno di medicine. La fase di disintossicazione attraverso l’astinenza da qualsiasi bevanda alcolica, compreso l’aceto per condire l’insalata, dopo aver sviluppato per anni una dipendenza è veramente dura e pericolosa, ma il marito, superata la crisi iniziale di astinenza e quelle successive, ha ottenuto dopo un anno l’attestato di sobrietà e quest’anno anche il secondo.

I club dell’ACAT Federiciana Nord Barese, a Giugno e Dicembre, si riuniscono con tutte le famiglie per fare una grande festa e consegnare gli attestati di sobrietà a coloro che dopo una “carriera alcolica” hanno scelto di non bere vino, birra, alcolici in genere … e di cambiare il proprio stile di vita in famiglia e nella società, improntato sull’amore, sulla condivisione e sulla solidarietà.

La nuova famiglia si è messa finalmente in cammino per affrontare la vita di ogni giorno in un ottica completamente diversa e fruttuosa. Adesso restituisce questa sua esperienza alle altre famiglie che entrano nei club ed è pronta a dare la sua testimonianza negli incontri vari al di fuori del club.

Faccio rilevare che gli epiloghi non sono sempre così meravigliosi e i cambiamenti si ottengono con fatica, ma voglio ritornare sulla “decisione di amare” della signora.

Comunemente siamo abituati ad ascoltare dalle persone, dagli amici e anche dai cristiani praticanti che “ … se non c’è più l’amore nella coppia, se le cose si complicano con un coniuge che ha problemi alcol – droga correlati, se …. perché bisogna continuare a soffrire? La soluzione migliore è lasciarsi e magari tentare un’altra esperienza con un altro partner che ci faccia stare bene …” ed io mi chiedo: “Esiste un partner giusto per chi non ha imparato ad amare? Esiste la gioia dell’amore per chi non ha imparato a conoscere se stesso, a dialogare, a perdonare, a lasciarsi aiutare con umiltà?”.

Mi è venuto in soccorso Gary Chapman, consulente familiare che anima incontri matrimoniali del movimento “Retruvaille” (Ritrovarsi): “L’amore è una decisone e un impegno. Se possiamo riconoscere l’infelicità per quello che è possiamo decidere di amare. La persona che prende la decisione di amare si impegna ad amare, che sia presente o meno il sentimento di amore. Se il sentimento c’è, tanto meglio, ma la volontà e l’impegno di amare si esercitano anche quando il sentimento è assente. La tendenza comune a confondere l’amore con il sentimento d’amore porta alla delusione.”

L’ACAT Federiciana (presente ad Andria con tre club presso la Parrocchia San Giuseppe Artigiano, uno a Bisceglie, due a Ruvo e uno a Bitonto), vuole far presente alle famiglie con problemi alcol correlati che insieme alla comunità delle famiglie dei club, si può iniziare un cammino di sobrietà, cambiando il proprio stile di vita e quello familiare per raggiungere risultati positivi. Non aspettiamo solo le famiglie “DISPERATE” ma accogliamo anche quelle che incominciano ad avere problemi e vogliono intervenire prima che si incancreniscano. Basta saper osservare i comportamenti  di coloro che ci circondano durante il vivere quotidiano, quando i rapporti si alterano a causa di “quel bicchiere di troppo” in famiglia, durante le feste, in discussioni accese su motivi futili, che diventano alterchi odiosi, in occasione di un piccolo incidente automobilistico in cui si perdono le staffe e si diventa aggressivi, in occasione del ritiro della patente in cui non si era ubriachi ma solamente euforici…

Quando i problemi di ogni giorno non si riescono ad affrontare con giusto equilibrio, si va in escandescenze per un nulla, quando ci sono atti di violenza domestica o fuori casa … osserviamo se c’è la presenza di bevande alcoliche (vino, birra, …), quanto si è bevuto … ricordando che l’alcol altera il nostro sistema nervoso e produce comportamenti fastidiosi per se e per gli altri, fino ad arrivare alle violenze. Sappiamo che è difficile ammettere di avere problemi alcol correlati e si tende a risolvere tutto in famiglia coprendo e giustificando ogni episodio, ma così si diventa codipendenti delle persone con problemi e si alimenta la loro dipendenza.

L’ACAT Federiciana è sempre a disposizione delle famiglie, delle parrocchie, delle associazioni e di coloro che vogliono promuovere una cultura della sobrietà all’interno della nostra società, con i suoi volontari Servitori Insegnanti e le comunità multifamiliari dei club.

Sito web: http://acatfedericiananordbarese.blogspot.it/

Tel. 333 210 49 83

Nino Milazzo (Presidente ACAT Federiciana)