mercoledì 1 gennaio 2014

LA FELICITA'


In questi giorni quanti auguri abbiamo ricevuto e quanti ne abbiamo dato ... buon anno ... auguri di felicità ... ed è proprio su questo augurio mi sono soffermato chiedendomi cosa è la "felicità" per me e come si può esprimere per ognuno di noi ...
Potrei scrivere tante cose, ma mi piace condividere una poesia di Enrico Carlostella.


LA FELICITA'

 Mi è stato detto

 che è la gioia più grande.

 Ne ho letto racconti

 dove così era descritta …

 
La conoscerai

 mentre i tuoi passi andranno

 incontro alla vita.

 E vestendoti di lei

 sentirai i giorni divenir di festa.

 
 Al suo passaggio

 ti lascerà una sensazione

 dove appagato sarà ogni tuo pensare.

 E i bisogni

 per i quali avrai sempre lottato

 s’annulleranno d’un tratto

  tanto da non voler più nulla

 se non rimaner in quel giusto canto

 che in un abbraccio ti consolerà.

 
 Altri affermano

 che regala sorrisi e pace,

 a chi ha l’onore di far

 la sua conoscenza.

 
 Chiunque la vorrebbe

 ospite nel proprio cuore,

 ma non tutti sanno

 che essa può travolgere,

 coinvolgere, e poi

 per i più sciocchi deludere.

 
 Altri non la conosceranno mai

 e allora sogneranno, cercandola

 in ogni dove, nella speranza

 che un giorno sfiori

 anche i loro visi, ma aperta

 deve restare la porta dei loro cuori.

 
 Lamentandosi

 aspetteranno invano,

 serrando la bocca

 perdendo quei privilegi

 che solo lei può trasmettere.

 
 E’ paradossale,

 come a volte si usi

 il suo nome con superficialità

 senza comprenderne il valore.

 
Ci sono libri

 saggi, teoremi.

 dove si narra la sua storia,

 e i grandi di ogni tempo

 ne hanno raccontato

 come dei petali dei fiori

 ogni sfumatura.

 Poeti ne hanno decantato

 ogni nascosta meraviglia,

 ma nessuno l’ha mai

 potuta trattenere.

 
 Nessuno sa dove alberghi

 la sua essenza.

 Il come si generi.

 Il come si propaghi.

 
 Ma chi in verità può ammettere

 di essere felice? Se anche

 quando lo si è non ce ne

 si accorge.

 
 La Felicità è un sorriso inaspettato.

 Un abbraccio sentito.

 Felicità è il vivere l’emozione

 di un attimo sapendone accettare

 la sua partenza per altri lidi.

 
 In un attimo la si perde

 senza che nessuno la possa custodire,

 e anche tu che leggi

 inutilmente proverai a farla tua.

 
 Felicità è il presente.

 Felicità è l’accorgersi di quel che accade.

 Felicità è una luce nel buio.

 Felicità è il cuore in piena.

 
 Cercherai l’equilibrio

 per esser felice,

 incamminandoti

 nella sua ricerca,

 ma in verità è lei che ti cercherà,

 se tu sarai pronto ad aspettarla

 comunque sia il tempo dell’attesa.

 
 La felicità è ora,

 ora che ti scrivo

 ora che mi accorgo che ti amo

 in questo vivere

 che sembra eterno,

 ma che tu …

crederai esser solo un attimo.


mercoledì 4 dicembre 2013

UNA BELLA TESTIMONIANZA DAI CAT HUDOLIN



UNA BELLA TESTIMONIANZA DAI CAT HUDOLIN

L’arena.it

«HO RISCHIATO DI UCCIDERE MIA FIGLIA»

03.12.2013

Dopo un crescendo di dipendenza e disperazione il difficile percorso di riscatto: «Da tre anni vivo serenamente grazie a chi mi ha dato fiducia»

Sono passate tre settimane dal tragico incidente stradale di Arcole. Quattro giovani vite spazzate via da un'auto senza controllo che si è schiantata contro il veicolo sul quale viaggiavano. Ancora la guida in stato di ebbrezza tra le cause principali.

Lo sa bene Anna (nome di fantasia), che per essersi messa al volante ubriaca ha rischiato di distruggere la propria vita e quella della figlia di due anni che viaggiava con lei sul sedile posteriore. Sono passati sei anni da quell'incidente, ma ancora oggi rimane una ferita dura a rimarginarsi, che si riapre ogni volta leggendo delle tragedie della strada che troppo spesso occupano le pagine di cronaca. Anna oggi frequenta uno dei 15 club Acat (Associazione dei club alcologici territoriali) del Baldo Garda e da tre anni ha smesso di bere attraverso un difficile percorso che l'ha portata a riappropriarsi della sua vita.

«Ho iniziato a bere quando avevo 18 anni per superare la timidezza», racconta. «All'inizio lo facevo ogni tanto, poi ho iniziato sul lavoro finché il titolare, il gestore di un bar, si è accorto che mancavano bottiglie di liquore e a quel punto mi sono dimessa». Un'umiliazione che fa decidere ad Anna di smettere. Tiene duro per quattro anni. Nel frattempo si sposa, diventa mamma. Trova un nuovo lavoro, stagionale, in un bar. «Per tre anni ho lavorato serenamente, servivo alcolici di tutti i tipi senza lasciarmi coinvolgere». Poi una brusca ricaduta, nel 2006. «Bevevo sempre più spesso, andavo a comprare gli alcolici al supermercato, li nascondevo in macchina per non far vedere a mio marito e ai miei genitori che avevo ricominciato».

All'inizio del 2007 Anna entra in uno dei club Acat, supportata dai genitori. Viene ricoverata per due settimane all'ospedale di Negrar. Non serve. A settembre succede il peggio: «Dopo aver bevuto vino, birra e altri alcolici mi sono messa al volante, con me c'era la mia bambina che allora aveva due anni e mezzo». «Ricordo che avevo la vista annebbiata», prosegue, «poi ho tamponato un'auto, sono finita fuori strada e pochi secondi dopo mi sono trovata del parcheggio del supermercato lì vicino».

Un flash, un vuoto, poi il buio negli occhi della giovane donna: «Ne siamo uscite illese ma ho visto la morte in faccia, se la macchina fosse sbandata nel verso opposto avrei rischiato un frontale e solo Dio sa come sarebbe andata». Nel sangue Anna aveva un tasso alcolemico di 3,1, sei volte più del limite fissato dal codice della strada, una quantità di alcol in grado di provocare il coma etilico. La batosta accentua i sensi di colpa in Anna senza però riuscire a staccarla dall'alcol: «Nonostante lo spavento, il ritiro della patente, la perdita di fiducia da parte delle persone care, ho continuato a bere». Una caduta dopo l'altra, mentale e fisica, in un crescendo di disagio e dipendenza, di stati depressivi che vincevano nonostante la frequentazione del club Acat. A questo si aggiungevano le voci di paese: «Dicevano che mi avrebbero portato via la bambina, mi vergognavo a uscire di casa, insomma, sentivo di aver toccato il fondo».

Forza di volontà, paura e coraggio. Arrivata a quel punto, forse tutte e tre le cose insieme l'hanno aiutata a risalire la china e a riprendere le redini della sua vita. Nel 2010 smette di bere, partecipa al club con rinnovata convinzione e lentamente riconquista la fiducia dei familiari. Riallaccia i rapporti con gli amici e con i genitori degli amichetti di sua figlia, si riprende il diritto a una vita normale. «Gli ultimi tre sono stati anni sereni, spero di andare avanti così», conclude. «L'ho scampata molte volte, i sensi di colpa sono tanti e non posso cancellarli ma li sto superando, finalmente ho capito che i problemi non si risolvono bevendo e in questo la fortuna più grande è stato avere vicino persone che non mi hanno abbandonato».

Laura Zanella

 

venerdì 29 novembre 2013

SOSTITUIAMO IL BRINDISI DI CAPODANNO CON UN ABBRACCIO!!!!



 
 
 
 
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SOSTITUIAMO IL BRINDISI DI CAPODANNO
CON UN ABBRACCIO!!!!
 


Abbracciarsi è un semplice segno di affetto che dimostra la volontà di entrare in sintonia con l'altro: perché allora lo vogliamo offuscare con una bevuta alcolica che ci offusca il cervello?
 
 
Tutti insieme attuiamo nelle nostre famiglie "L'ABBRACCIO DI CAPODANNO" e trasmettiamo questa iniziativa a tutti i nostri conoscenti e comunità in cui viviamo.
 
Sarà una piccola rivoluzione, come dice Alessandro, che incomincia ad intaccare la cultura alcolica delle nostre comunità.
 
 
Ciao Nino


 

è vero che l'alcol è il volano dell'economia?

http://www.pharmastar.it/index.html?cat=7&id=13082#.UpTS5gjSiBM.facebook


Alcoldipendenza, impatto devastante sull'economia europea 
26 novembre 2013
 
 
 
L’alcoldipendenza è una delle problematiche sociali e sanitarie più rilevanti in Europa e nel mondo. Secondo le stime riportate dal Ministro della Salute nella Relazione al Parlamento sono 8 milioni i bevitori a rischio e tra questi circa 1 milione gli alcoldipendenti, con un elevato impatto economico legato a costi diretti ed indiretti che l‘OMS ha stimato recentemente per l’Italia in 22 miliardi di euro l’anno. 

Nonostante questi numeri, l'alcoldipendenza risulta essere il disturbo meno trattato se confrontato con altre patologie mentali quali disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.

Come è emerso in occasione dell’ultimo European Health Forum di Gastein(EHFG), l’alcoldipendenza e la depressione sono tra le principali cause di perdita di produttività a livello europeo e rappresentano oggi una delle maggiori sfide per il sistema sia sanitario che socioeconomico. Si stima che in Europa i costi in termini di perdita di produttività, assenteismo e perdita del lavoro relativi alla depressione siano pari a 92 miliardi di euro e quelli collegabili all’alcoldipendenza pari a 155 miliardi di euro, di cui una parte significativa è a carico dei sistemi sanitari. I dati forniti dall’Internazional Labour Organisation (ILO) confermano quanto le patologie alcol correlate minino i sistemi produttivi. Basti pensare che ben il 25% del personale delle maggiori aziende ha comportamenti ad alto rischio nel consumo di alcol.

"I dati confermano quanto già evidenziato dall'OMS per la UE; le stesse stime identificano in 22 miliardi l'anno i costi sociali e sanitari per l'Italia causati dall'alcol – sostiene Emanuele Scafato, Presidente della SIA, Società Italiana di Alcologia e vice presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies . Costi che paga la società e che potrebbero essere in gran parte risparmiati se si attivassero strategie e policy di valorizzazione dell’identificazione precoce e di intervento breve (IPIB). La recente conferenza mondiale INEBRIA svoltasi a Roma ha dimostrato che l'integrazione dell’IPIB nella pratica quotidiana e il networking tra le competenze di prevenzione di popolazione nei contesti di assistenza sanitaria primaria e quelle specialistiche espletate dai servizi per la cura e la riabilitazione sono un investimento e non un costo e che la prevenzione va sempre privilegiata rispetto alla cura.

Ma, come è stato rilevato dal progetto AMPHORA, la cultura sanitaria italiana si caratterizza purtroppo per i più bassi livelli di investimenti e di formazione medica universitaria e continua che riflettono impietosamente i più bassi livelli di conoscenza degli strumenti di screening e delle metodologie di prevenzione da parte dei medici. La contestuale evidente influenza degli interessi economici e commercial, con logiche di promozione di un prodotto che non è ordinario e che risultano prevalenti rispetto alla promozione della salute hanno contribuito a far affermare un valore d’uso dell’alcol che non è più il bere inteso nel senso tradizionale del termine”. 

In Italia, infatti, gli alcoldipendenti sono circa 1 milione, e di questi, secondo i dati del Ministero della Salute, solo 58.000 circa si rivolgono ai Servizi deputati alla cura e riabilitazione dell’alcoldipendenza. "Ampliare l'accessibilità al trattamento colmerebbe il gap  identificato per l'Italia dal progetto AMPHORA che conferma l'Italia come il Paese europeo che più di tutti  potrebbe giovarsi di una riduzione del 13 % circa di mortalità e di ospedalizzazione alcolcorrelati a fronte di un ampliamento dal 26%  al 40 % dei soggetti in carico ai servizi - prosegue Scafato.  Le indagini condotte e presentate in Commissione Europea dal Progetto europeo ODHIN hanno evidenziato che intervenire sulla formazione medica specifica in Italia è un urgenza, una priorità oggi inderogabile".

Nonostante i numeri siano allarmanti - 14 milioni di alcoldipendenti in Europa nella fascia più produttiva, 25-59 anni, di cui solo il 10% sono effettivamente trattati - le strategie volte a risolvere tali problemi di salute spesso incontrano significativi ostacoli: la mancanza di consapevolezza del problema tra i dipendenti, dirigenti e società, la banalizzazione della dipendenza, l’occultamento del consumo di alcol per paura delle  conseguenze professionali come  il licenziamento e/o la perdita di posizione sociale. Ostacoli che minano la prevenzione, ritardano la diagnosi e limitano l’intervento.

“Generalmente i pazienti che hanno un bere pericoloso non vanno a curarsi finché non hanno altre gravi conseguenze sia fisiche che psichiche" afferma Icro Maremmani, Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze. "Per questo è necessario migliorare l'approccio complessivo della società a questi problemi, senza condizionamenti ideologici o luoghi comuni, e spingere gli operatori al confronto e al dialogo con tutti i soggetti in campo, senza però rinunciare alle proprie prerogative e alla propria identità scientifica e culturale".

L'alcolismo non è solo un tema sociale, ma ha un impatto anche sulla bilancia statale. Il Presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), Fausto D’Egidio, aggiunge: "I numeri ci dicono che, nonostante il consumo di alcol sia lievemente in calo in associazione alle altre dipendenze, i malati di patologie alcol-correlate sono invece in aumento. Per migliorare l'accesso alle strutture terapeutiche degli alcol-dipendenti e favorire il difficile svelamento del fenomeno di un problema che non si può risolvere da soli o in famiglia ma tramite strutture specialistiche, oltre al necessario balzo culturale, occorre allargare la consultazione e l'accesso ai servizi di base a più agenzie territoriali. Questo libererebbe risorse per la continuità di cure specialistiche".

L’alcol è una sostanza tossica per la maggior parte degli organi del corpo umano e il livello di consumo è strettamente legato al rischio di morbilità e mortalità a breve e lungo termine. Il consumo di alcol è il secondo fattore di rischio di malattia in Europa dopo il fumo ed è un fattore causale di più di 60 patologie come ipertensione, cirrosi epatica, depressione e cancro. Oltre agli effetti sulla salute, il consumo e la dipendenza da alcol sono associati a molteplici conseguenze negative a livello sociale come incidenti, crimini e violenza, perdita di produttività e distruzione della vita familiare. Il rischio di alcol-dipendenza aumenta con il consumo di alcol, per questo motivo è importante una diagnosi precoce e un trattamento adeguato al singolo paziente.

"L'abuso e la dipendenza da sostanze, come quelle da alcol, sono sempre più spesso associate ad un disturbo mentale - spiega Massimo Clerici, Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.Dip) - e questo fenomeno, definito 'doppia diagnosi', è in aumento. C’è una gamma potenzialmente ampia di persone con una vulnerabilità biopsicosociale non riconosciuta, che rischia, a causa dell’uso, di diventare un paziente portatore di disagio mentale e, prima o poi, di affacciarsi ai Servizi come paziente psichiatrico. Sull'altro versante, nei Dipartimenti di Salute Mentale, i pazienti  tradizionalmente in carico incontrano con sempre maggiore frequenza alcool e sostanze (il primo è il più frequente nei DSM) e ne derivano danni importanti in relazione a decorso ed esito della patologia di base".

“I dati di prevalenza per il nostro Paese vedono i disturbi alcol correlati al 4 posto dopo ansia, insonnia e depressione. I disturbi psichici e più in generale la salute mentale – aggiunge Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) – sono la sfida del XXI secolo che tutta la Medicina è tenuta ad affrontare.  Il messaggio positivo da dare è che oggi tutti i problemi di salute mentale sono trattabili, anche se non necessariamente sono tutti guaribili”.

La cultura della prevenzione unita ad un’azione programmatica a più livelli - clinico, sanitario e sociale - dei soggetti a rischio è la via da intraprendere sia a livello europeo che a livello nazionale per curare e contrastare nel modo più accurato ed efficace le malattie mentali, fornire al paziente l’adeguato supporto specialistico e la terapia farmacologica più idonea. 


 

C'è un modo per aprire un dibattito?

 
Cari amici,
per chi non ha potuto seguire il programma dibattito su Teledehon sulla "dipendenza da alcol", rimane l'opportunità di collegarsi direttamente al sito e seguirla con comodo, cliccando sul link riportato sotto. Sarebbe bello e utile per noi tutti fare i nostri complimenti per aumentare la nostra autostima, il che non guasta, ma anche di condividere piccole osservazioni utili a migliorare la comunicazione e a correggere errori, specialmente da parte di coloro che hanno un occhio attento al modo di comunicare. Non siamo professionisti, ma volontari, che in modo spontaneo espongono le proprie idee e condividono le proprie esperienze. Personalmente ho preso i miei appunti sulle mie manchevolezze, ma non ve le suggerisco... ma aspetto che qualcuno me le faccia rilevare. C'è un modo per aprire un dibattito?
Ciao Nino  

http://www.teledehon.it/trasmissioni/questioni-chiesa-e-societa/TfDRBshiHgU/questioni-dipendenza-da-alcol

sabato 23 novembre 2013

Martedì 26 Novembre ore 21,15 su TeleDehon


Martedì 26 Novembre alle ore 21,15 su TeleDehon la puntata di “Questioni: chiesa & società” è dedicata al tema: “Dipendenza da alcol”

Il Prof. Paolo Farina intervista il Dott. Gianfranco Mansi (Dirigente Medico del Ser.T. di Andria) Nino Milazzo (Presidente dell’A.C.A.T. Federiciana Nord Barese – Associazione Club Alcologici Territoriali – Metodo Hudolin), Marcello e Mariolina (membri dell’ACAT).

Un colloquio franco e sincero sulle problematiche alcol-correlate, affrontate dall’osservatorio istituzionale del Sevizio Tossicodipendenze e dall’apporto del Volontariato con i Club Multifamiliari dell’ACAT Federiciana.

Abbiamo bisogno di interrogarci con libertà e spirito critico se le sofferenze alcol-correlate sono da addebitarsi esclusivamente ai pochi cosiddetti “alcolisti” o piuttosto sono il risultato di una “cultura alcolica” che incentiva, sotto la spinta di poteri economici e commerciali forti, il consumo indiscriminato di bevande alcoliche, ignorando evidenze scientifiche frutto di studi e statistiche epidemiologiche di organismi internazionali indipendenti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Siamo capaci di accogliere e tutelare la “libertà di non bere” come scelta primaria di salute e non subordinata a problemi alcol-correlati o a patologie?

Sappiamo combattere pregiudizi e discriminazioni verso chi, sedotto dalla “cultura alcolica”, ha subito le conseguenze di una scelta sbagliata, ma che oggi ha abbracciato uno stile di vita sobrio?

Lanciamo una iniziativa: perché alla mezzanotte di Capodanno non organizziamo in Piazza Catuma un grande abbraccio cittadino di fratellanza e di pace per affrontare il nuovo anno e per sentici più andriesi, senza stappare bottiglie si spumante che ci annebbiano il cervello?

Chi ha la curiosità di informarsi sulle problematiche alcol-correlate, che troppo spesso non vengono dibattute, ma che molte famiglie vivono nel loro interno con disperazione, si possono sintonizzare su TeleDehon e ascoltare testimonianze travolgenti.

Il nostro territorio ha delle risorse che possono essere utilizzate dalle persone e famiglie con problematiche alcol-correlate e ci si può mettere in contatto con una semplice telefonata:

·       Ser.T

Galleria Boccaccio, 21 –  76123 Andria

Responsabile: Gianfranco Mansi – Tel. 0883 299387

·       A.C.A.T. Federicana Nord Barese

c/o Parr. San Giuseppe Artigiano – Via Dell’Indipendenza 4 – 76123 Andria

Cell. 333 210 49 83

 

 

Nino Milazzo