martedì 6 luglio 2010

No alcolisti, alcolismi, siamo persone

Cari amici, vi segnalo il gruppo “No alcolisti, alcolismi, siamo persone” su Facebook, condotto da Franco Marcomini per partecipare al dibattito e informarsi sulla rivoluzione culturale che è in atto nei club per il cambiamento non tanto del nome ma nel modo di approcciarsi alle problematiche alcol correlate di tantissime persone che assumono uno stile di vita alcolico.

Franco Marcomini vive e lavora a Padova, figura di spicco nell’ambito dei Club, si occupa professionalmente dei problemi correlati all'uso di alcol e droghe illegali, fa parte di associazioni e società scientifiche che si interessano di questi temi.




Franco Marcomini 29 giugno alle ore 22.33 Rispondi

Mentre gli stessi ambiti scientifici riconoscono che le parole alcolismo, alcolisti, tossicodipendenti sono parole vuote e le categorizzazioni sono forme mascherate di ipocrisia, noi che abbiamo aderito all'approccio ecologico sociale che fin dal 1979, grazie al grande lavoro svolto dal prof Vladimir Hudolin, abbiamo anticipato e superato il concetto di alcolismo come malattia, minando nella sostanza lo stesso concetto di alcolismo, demedicalizzando e depsichiatrizzando un campo, quello dei problemi alcol correlati, nel quale cittadini e professionisti si sono trovati ad affrontare una nuovo modo di essere ed una nuova responsabilità entrambi fondati sull'etica e non su rendite di posizione di potere per presunte competenze superiori o per altrettanto presuntuoso ed orgoglioso vittimismo, in cerca di risarcimento. Ebbene oggi ci troviamo a doverci difendere per conservare non si sa bene quali posizioni. Un manipolo di persone che dicono di rappresentare le famiglie, professionisti ed altri membri di club, cercano di bloccare la crescita e la maturazione dei programmi alcologici territoriali, perchè temono di perdere il loro potere fondato sulla storia e sul passato, in aperta contraddizione con le caratteristiche dell'approccio ecologico sociale, fondato sul presente e proiettato in un futuro inafferrabile, sempre attento a percorrere un cammino di innovazione. Non cerchiamo soluzioni pasticciate e compromissorie, in nome di un'unitarietà che già ora non esiste e che forse non è mai esistita, perchè questo sistema si fonda sulla molteplicità e non sulla rigidità delle posizioni. Abbandoniamo dunque la vecchia terminologia e costruiamo i programmi alcologici territoriali dei club che si occupano dell'alcologia territoriale. Qualcuno dei conservatori mi spieghi che cosa ci trova di strano nell'allargare l'orizzonte dei problemi alcol correlati, mi spieghi anche che cosa ci trovi di attraente nella parola alcolismo tanto cara ai produttori di bevande alcoliche per distinguere i bevitori dagli alcolisti, mi spieghi perchè è così conforme alla cultura medicalizzata che insiste sull'alcolismo, facilmente identificato con una malattia. Chiedo a tutti di fare sentire la propria voce, il mio breve manuale sarà pronto tra poco e spero possa rappresentare uno strumento per riflettere
ciao a tutti
Franco


Nino Milazzo 30 giugno alle ore 19.17

Gent.mo Dott. Franco, personalmente non sento la necessità del cambiamento del nome, forse perchè sono pochi anni che sto nei club, e non penso che la denominazione diversa ci aiuti di più ad aprire le porte a tante famiglie con problemi alcol correlati. Nella pratica giornaliera trovo che arrivano ai nostri club persone che sono ormai al culmine del loro alcolismo ma non coloro che riconoscono di avere problemi generici con il consumo di alcolici. E' veramente difficile che il protagonista di tanti guai a tutti i livelli riconosca di aver bisogno di aiuto, ma sono piuttosto i familiari che pressano per farlo partecipare. Non abbiamo avuto mai problemi nell'opera di sensibilizzazione (scuole di terzo modulo) della popolazione, comunità parrocchiali, associazioni, ... anzi abbiamo presentato in modo interlocutorio il consumo di vino, birra, alcolici in genere ... riscuotendo interesse. Non abbiamo mai trovato resistenze sulla denominazione "alcolisti in trattamento", anzi abbiamo messo in luce ciò di cui parliamo, anche in modo provocatorio. Personalmente condivido tutte le motivazioni da lei addotte sul cambiamento, ma non credo che siano quelle a darci nuovo slancio operativo per i club. Se riuscissimo ad essere presenti nella comunità attraverso le scuole alcologiche, credo che già avremmo dei buoni risultati.
Con la stima che ho per lei e per quanti animano questo dibattito culturale, invio tanti saluti.
Nino Milazzo - ACAT Federiciana Nord Barese

Franco Marcomini 30 giugno alle ore 19.31

La ringrazio molto per le sue osservazioni puntuali e realistiche. Ritengo che il cambiamento del nome non sia il primo problema, ma che rappresenti una necessità in subordine alla radicale ridefinizione dei problemi alcol correlati che ormai la stessa comunità scientifica non riconosce più nelle vecchie forme di "alcolismo" che comunque continuano a persistere. Il passaggio fondamentale è fare riconoscere che non è l'"alcolismo" il problema, ma il consumo delle bevande alcoliche, non solo per i possibili danni che producono, ma per la loro associazione a modelli, stili di vita che distorcono il senso della realtà, che favoriscono una cultura che privilegia la disforia dell'intossicazione, anche senza alcol in qualche caso, ma l'alcol rimane la droga preferita per farlo. Dobbiamo lavorare per la sobrietà che rappresenta una scelta verso un obiettivo che è insieme etico e spirituale e che riguarda tutta la popolazione non solo le famiglie che qualcuno ha voluto definire con problemi di alcolismo.
Un caro saluto e grazie ancora per il suo contributo
Franco

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