domenica 29 marzo 2009

Il "PANIERE della SOLIDARIETA'"


La Città Solidale, Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Andria, è nata nel luglio del 1993, in risposta ad un'esigenza che alcuni gruppi di Volontariato incominciavano ad avvertire in maniera sempre più forte: coordinarsi, confrontarsi, rafforzarsi, per essere più credibili e più rappresentativi nei confronti delle istituzioni, più presenti e più visibili nei confronti della società e della cittadinanza.

I gruppi che vi appartengono sono:
A.C.A.T. Federiciana Nord Barese – AIDO – AMNESTY INTERNATIONAL BAT – Camminare Insieme - Centro Sociale Anziani – C.O.N. (CONDIVIDERE OGNI NECESSITA’) – Coordinamento per la Pace – Croce Rossa Italiana - EMERGENCY BAT - La Rete – Una Famiglia in Più –

Da due anni alcuni gruppi del Coordinamento, in convenzione con il MO.V.I. (Movimento Volontariato Italiano), hanno avviato il Servizio di Volontariato Civile che vede impegnati, 10 giovani andriesi, in progetti e iniziative a servizio di disabili e di minori andriesi.

I problemi e i bisogni che motivano il presente progetto e quindi le finalità generali sono:

1. promuovere il Servizio di Volontariato Civile tra i più giovani
2. scarso rinnovamento all’interno delle organizzazioni di volontariato anche a causa del mancato ricambio generazionale: sono pochissimi i giovani che si avvicinano ai gruppi se non quelli spinti da interessi professionali e/o lavorativi
3. difficoltà ad incidere e a condizionare con i valori e i principi tipici del volontariato, la società e i giovani in particolare, dominati al contrario dal mercato, dall’effimero e da tutt’altri valori
4. in una società complessa e articolata accogliere la sfida del cambiamento ci spinge a promuovere un pensiero educativo nuovo: unire le differenze, far dialogare i saperi, far incontrare le risorse, il tutto attraverso una logica della complessità che sappia mettere in circolo ogni differenza
5. scuola, volontariato, famiglie, agenzie educative e sociali, istituzioni: tutti sono chiamati ad integrare, a mettere insieme, saperi, esperienze, risorse, culture per un percorso comune di EDUCAZIONE ALLA COMPLESSITA’.

Si spiega così il titolo del progetto:
il “paniere” un intreccio di vimini, tanti rami, diversi nei colori, nello spessore, nella lunghezza, ma tutti ordinati in modo complesso e altrettanto capaci di sostenere pesi, funzioni e compiti diversi.
Un paniere che della complessità e della diversità ne’ è simbolo ma non solo: è un punto di arrivo capace di raccogliere quanto di meglio le differenze riescono a produrre.
Il “paniere” un prodotto artigianale tipico del nostro territorio, che partendo dalle radici profonde nelle nostre tradizioni deve essere un “segno” di trasformazione e rinnovamento per le nuove generazioni.


Nasce quindi la necessità di un progetto dedicato ai giovani, ai contesti da loro frequentati e quindi alla scuola.

Le finalità perseguite dal progetto IL PANIERE DELLA SOLIDARIETA’ comprendono i seguenti elementi:

1. Far conoscere ai giovani in particolare, e ai cittadini in generale, le esperienze e le risorse che il volontariato promuove in città;
2. Costruire e diffondere una cultura della partecipazione e della cittadinanza attiva;
3. Proporre le iniziative e i progetti che le organizzazioni di volontariato hanno in programma;
4. Ascoltare le esigenze, le difficoltà e le attese dei giovani nei confronti del volontariato organizzato e della società;
5. Stimolare la riflessione sui fenomeni di emarginazione, di fragilità sociale, di disagio ed esclusione, e sulla necessità di costruire una società ispirata ai valori dell’intercultura, dell’integrazione e della solidarietà;
6. Favorire la nascita di un Patto Educativo Territoriale che veda coinvolti Enti Locali, Istituzioni Scolastiche , Associazioni, Agenzie educative che operano nel territorio e le famiglie;
7. Contribuire ad innovare e qualificare la concertazione sociale territoriale;
8. Superare la frammentarietà del mondo del volontariato, la debolezza delle azioni isolate, la inutilità di iniziative scollegate con i contesti
9. Promuovere la cultura della solidarietà, della legalità, dell’educazione al tempo libero come tempo solidale;
10. Dar vita ad una strategia di alleanze con:
- la scuola, perché la solidarietà non diventi materia, ma stile globale di educazione e di rapporti;
- i movimenti giovanili, per fare sinergia con i loro programmi;

Metodologia
Il progetto parte dall’ipotesi che i giovani volontari, già attivi presso le Associazioni, possono individuare linguaggi più vicini al mondo giovanile ed essere i migliori interlocutori per gli studenti ed i propri coetanei. Il volontariato, infatti, può sembrare lontano dall’esperienza dei giovani che non ne sono all’interno. Comunicare esperienze ed emozioni di giovani può contribuire a sfatare molti stereotipi, che portano a idealizzare o svalutare chi opera come volontario.
Ci si propone di sostenere un’idea di volontariato in cui i giovani non siano semplicemente i destinatari di un’azione promozionale o di sensibilizzazione ai temi della solidarietà e dell’impegno civile, bensì i protagonisti di un progetto in cui essi si muovono ed esprimono secondo le proprie attitudini e con i propri linguaggi.Tutti gli interventi privilegiano il metodo della peer-education, rispettano il giovane quale persona singola ed originale sfatando i luoghi comuni sui “giovani” ed i “volontari” quali mondi lontanissimi.
DESCRIZIONE ATTIVITA’

1 - FORMAZIONE TEAM
& Incontrare i responsabili delle associazioni aderenti a “La Città Solidale” ed eventualmente anche di altri gruppi che volessero coinvolgersi nel progetto.
& Definire modalità attuative e tempi di realizzazione.
2 - INCONTRO CON INSEGNANTI E DIRIGENTI DELLE SCUOLE ANDRIESI
Organizzazione a Novembre di un incontro di sensibilizzazione con gli insegnanti delle scuole superiori in cui verranno affrontati argomenti inerenti il Volontariato in generale, Il Servizio Civile e il Servizio Volontario Europeo e verrà sottolineata l’importanza di un’esperienza di volontariato per i giovani da un punto di vista anche formativo. Verranno in seguito invitati gli insegnanti a promuovere nelle proprie classi incontri con i Volontari del Servizio Civile con lo scopo di far “toccare con mano” la realtà delle associazioni.
3 - DOCUMENTARIO SUL VOLONTARIATO AD ANDRIA
Realizzazione di un DVD con le esperienze di volontariato svolte durante le principali attività nelle diverse associazioni con spunti di riflessione e di dibattito.
4 - INCONTRI NELLE SCUOLE, o con singole classi o più classi insieme (minimo 12 incontri nelle scuole medie inferiori e superiori)
- Proiezione sussidio audiovisivo sulle esperienze di volontariato
- Proiezione video clip sul Servizio Civile ad Andria
- Lavoro sugli stereotipi (positivi e negativi) degli studenti sul mondo del volontariato sull’esperienze dei volontari, sugli interessi e le passioni dei ragazzi, individuando i possibili punti di contatto con le Associazioni di volontariato, produzione di materiali “promozionali” sul mondo del volontariato;
5 - QUESTIONARIO
Somministrazione di un questionario per il rilevamento di difficoltà, attese e proposte da parte dei giovani nei confronti del volontariato, della società, della città.

6 - AREA INTERATTIVA E VIRTUALE
Attivazione area web dedicata al progetto sul portale del coordinamento http://www.lacittasolidale.org/ con un forum aperto ai giovani.

7 - STAGE OPERATIVI con tempi e modalità da definire, degli studenti nelle Associazioni di volontariato locali.

8 - SEMINARIO CONCLUSIVO a fine progetto per la presentazione dei risultati del questionario e per un dibattito sul rapporto: giovani, volontariato, cittadinanza attiva e solidarietà.



IL PANIERE DEI RAGAZZI: il volontariato che appassiona..!

Ora ci piacerebbe offrirti un’opportunità che potrebbe rappresentare una speranza per noi e un grande investimento per entrambi.
Se le storie che ti abbiamo portato hanno suscitato non solo il tuo interesse, ma soprattutto la tua voglia di agire, di fare un passo in più rispetto alle “solite” riflessioni e dare il tuo contributo al cambiamento, ti prego, non aspettare la prossima volta!
Ti proponiamo un "paniere" di attività che le nostre associazioni organizzeranno proprio per entrare in contatto con gli studenti e quindi senza togliere tempo al tuo studio, valutando anche le tue propensioni, ti invitiamo ad aderire, sciegliendo tra le seguenti 4 iniziative: Quel che devi fare è solo scegliere l’ambito che più ti interessa:

1) Area della dipendenza => l’ACAT (Associazione Club Alcolisti in Trattamento) di Andria intende realizzare un mini-corso relativo ai problemi legati al fenomeno della dipendenza e, in particolare, a quelli alcol-correlati. Tale “corso”, tenuto dai Servitori Insegnanti dell’associazione, si concluderà con la realizzazione di una “Party Analcolico” che rappresenterà l’evento di chiusura dell’intero progetto. A voi ragazzi sarà affidata la responsabilità di individuare una sede, organizzare e curare la realizzazione dell’evento e soprattutto di coinvolgere quanti più amici possibile!!!
Si svolgerà da Mercoledì 1° Aprile dalle 17.30 alle 19.30 nella sede ACAT presso la Parrocchia San Giuseppe Artigiano in Via dell'Indipendenza.

2) Area della legalità => dopo esservi confrontati, con l’aiuto di un coordinatore volontario, sulla relazione tra i fenomeni dell’illegalità e del disagio individuerete un soggetto che voi stessi renderete protagonista di un mini-filmato o di una fotografia. Sarà prevista, inoltre, una lezione sulle principali tecniche fotografiche utile a fornirvi idee e/o suggerimenti affinché possiate realizzare al meglio i vostri lavori. Gli elaborati saranno esposti in una mostra finale allestita in occasione del “Party Analcolico” che contribuirete, così, ad arricchire ulteriormente!
Si svolgerà da Giovedì 2 Aprile dalle 18.00 alle 20.00 nella sede di "Camminare Insieme" in via Bruno Buozzi, n. 4.

3) Area della disabilità => quanti tra voi hanno da sempre (o anche da poco, s’intende!) coltivato il desiderio di “fare del teatro”, potranno impegnarsi, con l’aiuto di un volontario esperto, nella preparazione e interpretazione di una scena teatrale da recitare a fianco dei ragazzi disabili. E il vostro palcoscenico per un giorno sarà, naturalmente, il “Party Analcolico”!
Si svolgerà da Venerdì 3 Aprile dalle 18.30 alle 20.30 presso il "Gruppo C.O.N." in Viale Viergilio, n. 4.

4) Area del disagio => se il Cinema si può annoverare tra le vostre passioni, allora sarete felici di organizzare il nostro “Piccolo cineforum itinerante”! Dopo aver individuato con l’aiuto di un coordinatore volontario i titoli da visionare, provvederete a proiettare i film ogni settimana nella sede di una diversa associazione. In questo modo, potrete sia conoscere le diverse realtà operanti sul nostro territorio sia rappresentare una concreta occasione di incontro tra il mondo di utenti e volontari delle organizzazioni e quello di voi giovani…provando così a capirne e magari integrare le differenze!
Si volgerà il Sabato 4 Aprile dalle 17.00 alle 19.00 presso la sede di "Una Famiglia in Più" in Via Jannuzzi.
Ogni laboratorio si svolgerà un giorno alla settimana per un totale di quattro appuntamenti.

Per accedere ai corsi vi basterà compilare la scheda di iscrizione che troverete sul retro e consegnarla agli operatori. Saranno accettati fino ad un massimo di 20 iscritti per laboratorio.

Concorso Libero => Per quanti tra voi non volessero, oppure non potessero, frequentare i laboratori, ma fossero comunque interessati a conoscere più da vicino le nostre associazioni, abbiamo previsto un concorso “parallelo”.
Se, infatti, fate parte di un gruppo musicale o se vi dilettate col disegno o con le creazioni grafiche su pc, potrete partecipare realizzando una canzone, una pagina web, un nuovo logo per le associazioni, o comunque un’opera artistica che ben rappresenti il gruppo a cui avete deciso di avvicinarvi. Durante il Party Analcolico premieremo non tanto l’elaborato più bello quanto quello più significativo, ovvero quello che più degli altri mostrerà e comunicherà la vostra esperienza di condivisione con gli utenti e i volontari che avrete avuto modo di incontrare… A voi, dunque, il modo migliore per raccontare questa nuova esperienza di vita!
Per la partecipazione al concorso è necessario ritirare il regolamento che è disponibile anche sul nostro sito http://www.lacittasolidale.org/

La Città Solidale
Per informazioni e delucidazioni:
Mario Ardito – 329.6102827
trimarci@hotmail.com
Nino Milazzo – 333.2104983
ninomilazzo@fastwebnet.it

domenica 22 marzo 2009

VERGOGNA TOSSICA

Sentirsi cittadini del mondo per riguadagnarsi la gioia di vivere….

Ognuno di noi arriva nel mondo portando, nascosta dentro di sé, una dote di incomparabile valore: un bambino.
Le caratteristiche di questo “bambino interiore” sono la purezza, l’innocenza, la fiducia, la meraviglia. Ma anche tanta fragilità e sete d’amore.
È lui che ci fa entrare in contatto con noi stessi, con gli altri e con la dimensione del divino, in qualunque modo noi la concepiamo.
Ma sia ben chiaro che il bambino interiore non è una parte di noi che si dissolve col tempo, che diventa inutile man mano che diventiamo grandi. Al contrario! È l’unica fonte della nostra autenticità e gioia di vivere.
Il bambino interiore è come una stella che ci guida nel nostro ritorno a casa… la chiave preziosa che apre le porte del Paradiso.
“Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” leggiamo nel Vangelo, ma anche le altre tradizioni spirituali del mondo lo affermano da sempre.
Che cosa assicura salute e vigore a questo bambino?
L’essere riconosciuto nella sua innocenza, nella sua fragilità, nei suoi affetti e bisogni: insomma nel suo valore, e questo riconoscimento è importante che avvenga da subito, già nell’utero materno.
Ora il problema è che spesso, sin dal concepimento e per tutta l’infanzia, tante pesanti richieste gravano su di noi e quindi anche sul nostro bambino interiore. Si tratta di aspettative alimentate dai bisogni, spesso inconsapevoli, dei nostri famigliari, aspettative estranee a noi, ma che comunque ci troviamo a subire perché siamo piccoli non possiamo ribellarci, siamo senza difese, senza protezione.
Quali e quante bizzarre richieste ci fanno!
Qualche esempio:
· I nostri genitori sono in crisi coniugale?… e allora noi abbiamo il compito di tenerli uniti.
· Nostro padre passa troppo tempo al bar?… e allora nostra madre progetta di farci nascere perché noi lo facciamo diventare più responsabile e più presente in casa.
· Abbiamo appena incominciato ad andare a scuola?… già ci viene affidato l’incarico di essere i primi della classe, con la settimana piena di impegni, come dei bambini in carriera.
Insomma, non ci reggiamo ben saldi sulle nostre gambe e già i grandi pattuiscono con noi di amarci solo se siamo quello che ci chiedono di essere. Per soddisfare i loro bisogni, per rassicurarli nelle loro paure, per confermarli nelle loro, a volte assurde, pretese.
È così che quel bambino magico, nato per la gioia, inizia a provarla sempre meno, perché viene disconosciuto nella natura più autentica. Non rispettato, ferito, inizia ad allontanarsi da se stesso, a non percepirsi più ed a comportarsi secondo un io falso, quello richiesto dall’esterno, dai genitori, innanzi tutto, ma anche dalla collettività, dalla cultura imperante.
Questo bambino così ferito, continuerà a vivere nel corpo dell’adulto e sarà il filtro con il quale l’adulto vivrà le esperienze successive, una lente che deforma la realtà, una forza che spinge a ripetere sempre gli stessi comportamenti, a trovarsi spesso nello stesso tipo di problemi.
Per provare a descrivere quello che vive dentro di sé il bambino ferito, alcuni autori hanno usato il termine “vergogna tossica”.

Che cos’è questa “vergogna tossica”?
È la sensazione di essere nati sbagliati, mancanti, la sensazione di non avere abbastanza, la sensazione sottile di non avere, in fondo, pieno diritto di cittadinanza nella vita. La “vergogna tossica” è molto peggio del sentirsi in colpa. Con la colpa abbiamo sbagliato in qualcosa, ma possiamo riparare. Con la “vergogna tossica”, invece, c’è qualcosa di sbagliato in noi e non c’è niente che possiamo fare. Siamo inadeguati, difettosi per natura, inferiori agli altri.
Se alla “vergogna tossica” potessimo chiedere: “ Chi sei?”
Lei sicuramente ci risponderebbe così:
“Ero presente al tuo concepimento, mi sentivi nel fluido negativo di tua madre.
Venni a te prima che tu potessi capire, sapere, parlare.
Venni a te prima che tu imparassi a camminare, quando eri vulnerabile ed esposto.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Venni a te quando eri magico.
Prima che tu potessi conoscere la mia esistenza.
Ho danneggiato la tua anima.
Sono penetrata nel suo cuore.
Ho evocato in te la sensazione di essere pieno di difetti.
Ho fatto sorgere in te sensazioni di sfiducia, bruttezza, stupidità, indegnità, inferiorità, inutilità.
Ti ho fatto sentire diverso.
Ti ho detto che in te c’era qualcosa di sbagliato.
Ho sporcato la tua somiglianza a Dio.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Vivo nella segretezza dell’oscurità, della depressione e della disperazione.
Riesco sempre a strisciare furtivamente su di te, a coglierti di sorpresa, a entrare dalla porta di servizio.
Non invitata, non desiderata.
La prima ad arrivare.
Ero presente all’inizio del tempo.
Con padre Adamo, madre Eva.
Con fratello Caino.
Ero presente alla Torre di Babele, alla “Strage degli Innocenti”.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Vengo da educatori “senza vergogna”, dall’abbandono, dalle beffe, dall’abuso, dalle negligenze, dai sistemi educativi perfezionisti.
Sono rafforzata dalla scioccante ira di un genitore.
Dalle osservazioni crudeli dei fratelli.
Dall’umiliazione da parte degli altri bambini.
Dal brutto riflesso negli specchi.
Dalle carezze sgradevoli e spaventose.
Dallo schiaffo, dal pizzicotto e dallo strattone che distruggono la fiducia.
Dalla condanna dei bigotti religiosi.
Da una educazione che reprime e fa paura.
Da generazioni malate e corrotte.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Posso trasformare una donna in una “puttana”,
un nero in un “negro,
un omosessuale in un”finocchio”,
un bambino prezioso in un “piccolo bastardo egoista”.
Posso provocare dolore cronico
Un dolore che non passa.
Sono il cacciatore che ti segue giorno e notte: ovunque.
Non ho limiti.
Cerchi di nasconderti da me, ma non puoi perché vivo dentro di te.
Ti faccio sentire senza speranza.
Come se non avessi via d’uscita.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Il mio dolore è così insopportabile che devi passarmi ad altri, attraverso il controllo, il perfezionismo, il disprezzo, la critica, le beffe, l’invidia, il giudizio, il potere, l’ira.
Il mio dolore è così intenso che devi coprirmi con dipendenze, regole rigide, ripetizioni di esperienze vissute e difese inconsce.
Il mio dolore è così intenso che devi lasciarti stordire, per non sentirmi più.
Il mio nome è “vergogna tossica”.

Sono l’anima della co-dipendenza.
La logica dell’assurdo.
La coazione a ripetere.
Sono la bancarotta spirituale.
Sono il crimine, la violenza, l’incesto, lo stupro.
Sono il vuoto vorace che alimenta tutte le dipendenze.
Sono l’insaziabilità e la lussuria.
Trasformo l’essere nel fare e nell’avere.
Uccido la tua anima e tu mi trasmetti per generazioni”.

Anche l’alcol ha molto a che fare con la “vergogna tossica”.
Nella famiglia con problemi alcolcorrelati, i figli, bambini o adolescenti che siano, si trovano a sperimentare intensamente molte emozioni negative: ansia, paura, senso di solitudine, rabbia, vergogna, disprezzo, sfiducia.
Il risultato a lungo termine può essere un disagio personale ed esistenziale così intenso da sfociare nuovamente proprio nell’uso dell’alcol.
Non sappiamo bene come, ma è sotto i nostri occhi che talvolta il disagio legato all’uso della sostanza può trasmettersi da una generazione all’altra proprio come se fosse una tossina spirituale.

Qualcuno ha detto: “Quando pensiamo al benessere dei nostri figli, progettiamo di dargli tutto ciò che non abbiamo ricevuto noi… Poi con l’arrivo del primo figlio dobbiamo affrontare la realtà riconoscendo che essere genitori è molto più che un sogno d’amore… Certi giorni ci troviamo a fare esattamente quelle cose che avevamo promesso di non fare mai… Dobbiamo acquisire delle capacità, spesso molte capacità, di essere di fare, che non abbiamo acquisito nelle nostre famiglie d’origine”.

Si tratta allora di fare un cammino onesto, di consapevolezza di noi stessi e della famiglia da cui proveniamo, con le sue luci e le sue ombre, per riconciliarci con il nostro bambino interiore, talvolta ferito.
Sediamoci a parlare con lui.
Ascoltiamolo.
Scopriamo che cosa lo preoccupa.
Abbracciamolo, confortiamolo, giochiamo con lui.
La vita ci offre spesso queste opportunità.
Da questo punto di vista il Club rappresenta proprio una bella occasione.
E sapete perché?
Perché il Club, così come è stato pensato, è un luogo di riscoperta di relazioni famigliari e interpersonali più autentiche, più umane e certamente più sane. Sono quelle in cui il bambino interiore di ciascuno di noi può finalmente riprendere diritto di parola e di cittadinanza.
È questa, secondo me, la strada per rinascere alla gioia.

Latina 7 Ottobre 2006

Cristina Polimero

domenica 15 marzo 2009

Il DNA della solidarietà



Spesso nei nostri incontri abbiamo sentito parlare della solidarietà citando la “Sollecitudo Rei Socialis” di Giovanni Paolo II:

“Quando l’interdipendenza viene riconosciuta, la correlativa risposta è …la solidarietà … che è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia del bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti”

Voglio abbinare questo pensiero, che ci deve ci deve indirizzare nel nostro agire nei club, a questa illustrazione che indica la struttura del DNA fatta di persone che si collegano fra di loro con le mani.
Possiamo constatare ogni giorno, in molte persone che incontriamo, una specie di malattia dell’anima simile all’AIDS, che toglie le difese agli organismi e non si sanno più opporre ai messaggi negativi che continuamente ci vengono propinati. Allora sentiamo dire: “Che male c’è a sbronzarsi in compagnia? Lo fanno tutti!...”.
Questa AIDS spirituale divora a poco a poco l’anima delle persone fino a farle diventare orribilmente mediocri come tutti, egoiste, insensibili… perdendo la consapevolezza di saper distinguere il bene dal male.
Il messaggio positivo che voglio dare è che la solidarietà è insita in noi stessi, fa parte del nostro DNA perché non possiamo fare a meno degli altri e con tutti dobbiamo collaborare, riconoscendo ad ognuno le sue doti e senza lasciare indietro nessuno. Molti alcolisti si sentono esclusi dalla società, si sentono giudicati dai perbenisti… ma quando si vogliono rimettere in carreggiata hanno bisogno di essere apprezzati per il lavoro che fanno e non per quello che hanno combinato in precedenza.
Buon lavoro a tutti coloro che si impegnano nel variegato mondo dei club degli Alcolisti in Trattamento.
Nino

lunedì 9 marzo 2009

effetti alcol


Vi offro una panoramica sugli "effetti dell'alcol" che non ha bisogno di commenti.
nino

domenica 1 marzo 2009

La Catuma

Invito alla lettura del mensile "La Catuma" e ad approfondire l'intervento dell'ACAT con il testo originale e completo.

ERRATA CORRIGE: l'ACAT Federiciana Nord Barese è denominata "ASSOCIAZIONE CLUB ALCOLISTI IN TRATTAMENTO" e si ispira alla metodologia di Vladimir Hudolin. Ci scusiamo per il disquido causato da un errore della redazione che ci ha assimilati agli "Alcolisti Anonimi".

Concerto di Massimo Ranieri ad Andria: un pensiero e una riflessione.

Giovedì 8 Gennaio si è svolto il concerto di Massimo Ranieri ad Andria, organizzato dall’ACAT Federiciana Nord Barese, Associazione Club Alcolisti in Trattamento.
Lo spettacolo certamente è piaciuto perché Massimo Ranieri è un grande artista, ma non è andato bene per la “raccolta fondi” e siamo contenti di non averci rimesso.
La perplessità che permane nell’organizzare questi eventi, a parte il rischio finanziario, è che sebbene si coinvolgano molti volontari, si incappa sempre in un gruppo numeroso e consistente di persone (?) che a vario titolo chiedono con cortesia o pretendono con arroganza biglietti gratuiti, vanificando di fatto gli sforzi di coloro che generosamente sacrificano il loro tempo.
Dobbiamo comunque ringraziare questi eventi se l’anno scorso abbiamo potuto raccogliere circa trentamila euro per le necessità dell’associazione.
Ma ad Andria cosa è cambiato sul tema “ALCOL” dopo le ordinanze sindacali, dopo il parziale ridimensionamento con la sottoscrizione del “Protocollo Etico”?
Forse poco… un poco di pace sociale apparente…. Ma c’è un impegno sottoscritto dalle associazioni interessate a “… mettere in atto progetti di sensibilizzazione per prevenire l’alcolismo e l’abuso alcolico dei maggiorenni” e che attende di essere onorato.
L’ACAT continua la sua opera nei club e con le famiglie con problemi alcolcorrelati, organizza conferenze, dibattiti ed iniziative… ma ad Andria non ci sono richieste da parte di gruppi, parrocchie, ecc…
Nel mese di Dicembre abbiamo organizzato il nostro Interclub a Bari, siamo stati a Lecce e in provincia di Foggia.
Quello che ci meraviglia è che quando le famiglie si rivolgono ai nostri club per essere aiutate vorrebbero che tutto tornasse alla normalità, ma non sappiamo cosa sia, nel giro di poco tempo, quasi avessimo una bacchetta magica per cancellare stili di vita pericolosi per se e per la società che perdurano da anni.
Non abbiamo visto in bella mostra dei cartelli che indicano il divieto assoluto di vendita e somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni nei supermercati, bar, pizzerie, ristoranti… per confermare il proprio appoggio all’ordinanza sindacale 624.
L’iniziativa delle COOP, a livello nazionale, di non vendere alcolici ai minori di 18 anni dal 1° Gennaio non ha suggerito agli altri esercizi commerciali a manifestare con cartelli e con comunicati stampa la propria adesione…
Abbiamo ancora nelle orecchie il suono di alcune invettive contro le ordinanze… “… serio rischio di fare di questa città un deserto… sono inapplicabili… saremo costretti ad abbassare definitivamente la saracinesca…” e contro i promotori. “.. pessimi sacerdoti del tempio… gruppi di interesse, di lobby, di potere locale… ognuno faccia il suo mestiere…”.
Chissà perché quando si parla di alcolismo giovanile e degli adulti si afferma che i problemi sono altrove e bisogna affrontare prima il problema della disoccupazione, della sicurezza, dello spaccio indisturbato della droga, della microcriminalità, ecc… e ci si dimentica che in Italia su 33.000.000 di bevitori: 4.000.000 presentano problemi connessi all’alcol e 1.600.000 sono alcolisti.
Che è di 30.000 la stima dei morti collegati direttamente con l’alcol (incidenti stradali, tumori apparato digerente, cirrosi epatica, malattie cardiocircolatorie, tubercolosi, ipertensione, …)
Che i danni da alcol comportano: 47% degli incidenti stradali, 50% degli omicidi, 20% degli infortuni sul lavoro, 10% dei ricoveri ospedalieri, 20 – 30% costi sanitari, 5% delle pensioni di invalidità, 25 milioni di giornate perse e oltre 4 miliardi di lacrime versate dai familiari degli alcolisti ogni anno.
Ma abbiamo bisogno di leggere questi numeri per sapere che tra i giovani si diffonde il “binge drinking” cioè di bere fino ad ubriacarsi e poi di assistere senza reagire agli spot pubblicitari che a valanga vengono trasmessi dalla TV, dal cinema, dalle fiction… dove i protagonisti “BUONI” e quindi da imitare, contribuiscono con certe abitudini a normalizzare la “cultura del bere”.
Dobbiamo veramente capire perchè troppi adolescenti e giovani hanno questo senso di vuoto che colmano con le droghe, con l’alcol, con la ricerca del rischio…
Fernando Montuschi, docente di pedagogia speciale dell’Università di Roma Tre, ci invita a riflettere: “Senza l’alcol il ragazzo non trova il coraggio di abbordare la coetanea; senza l’alcol la ragazza si sente inibita, si critica, si sente rifiutata, si isola in una solitudine insopportabile; senza l’alcol le persone non osano, non si esprimono pienamente, non si presentano in modo ottimale, non sanno divertirsi, non riescono a ballare tutta la notte, si sentono annoiate, depresse… Ecco l’inganno: ritenere che quanto si ottiene con l’alcol sia impossibile ottenerlo con le proprie risorse personali, creative, affettive, espressive, razionali, sociali.”.
Lo sapete che in Italia l’età del primo contatto con l’alcol è la più bassa d’Europa, con una media di 12,2 contro i 14,6 anni della media europea? E quale è il ruolo fondamentale dei genitori e della famiglia nell’avvicinamento all’alcol e nel suo consumo?
Lo sapete che fra i giovanissimi tra i 14 e i 17 anni la percentuale dei bevitori fuori pasto risulta praticamente raddoppiata tra il 1994 e il 2006 passando dal 13,4% al 24,2% tra i maschi e dall’8% al 16,8% tra le femmine? Che cresce il numero dei giovani nei nostri club e nei sevizi sanitari pubblici? Che la prima causa di morte dei giovani dai 21 ai 29 anni sono gli incidenti stradali?
I ragazzi mostrano di avere le idee piuttosto chiare sul da farsi perché non sono tutti irresponsabili e marci, come mostra una indagine DOXA in collaborazione con l’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’alcol pubblicata a dicembre 2008: 46% propone di aumentare i controlli della polizia sulle strade e vicino ai locali; il 45% vorrebbe punire severamente di chi guida dopo aver assunto alcol o droga; per il 32% bisognerebbe inasprire le pene, mentre per il19% vorrebbe aumentare i divieti di vendita nelle situazioni a rischio.
Abbiamo capito cosa volevano dire alcuni andriesi con “ognuno deve fare il suo mestiere” e cioè non bisogna interferire su chi lavora duro per portare il pane a casa e non importa il come… perché puntare sui divieti? …l’importante è che ognuno faccia la sua parte nella famiglia, nella società, nella scuola… certamente, affermano molti addetti all’organizzazione del divertimento notturno, non possono essere loro a fare da balia a questi giovani…
Ma come: non si può far niente? Nessun altro è responsabile, oltre ai giovani, se davanti a un esercizio pubblico si formano assembramenti chiassosi che disturbano la quiete della notte, se non si arriva alle risse… eppure entrano ed escono dai locali dopo aver pagato consumazioni che sono quasi esclusivamente alcoliche.
Forse non è vero che tutti ci dobbiamo sentire responsabili degli eccessi dei figli, perché i ragazzi portano a compimento gli errori dei genitori, tirano freddamente e in modo determinato le conclusioni delle idee che circolano nell’ambiente familiare?
Noi adulti abbiamo contribuito ad inculcare nei giovani che il “lavoro” ci rende membri seri e rispettati dalla società, ma che troppo spesso è una noiosa routine da cui fuggire quando si presenta l’occasione. Sono pochi coloro che riescono a trovare in sé e attorno a sé le condizioni per lavorare creativamente, con piacere ed interesse ed allora dovremmo modificare la situazione attuale di coloro che sono perennemente oberati di lavoro e i fannulloni (i primi sono causa dei secondi e viceversa?), tra chi non sa cosa fare prima e chi non sa come ammazzare il tempo.
La crisi attuale ci porta a considerare gli stili di vita che noi adulti abbiamo adottato e le conseguenze sui giovani. Rispondere a questi quesiti è la strada per capire i disagi dei giovani, il rifugio cercato nell’alcol, nella droga… nel divertimento a tutti i costi.
Nino Milazzo
Vice Presidente
ACAT Federiciana Nord Barese