mercoledì 31 marzo 2010

La cultura del vino insegnata ai giovani: vedere per credere!!!!!



Il video delle "Iene" è dell'anno scorso ma l'opportunità di bere gratis è molto allettante per tutte le comitive.
Come noto negli spazi della Fiera di Verona dal 8 al 11 di Aprile si svolgerà l’edizione 2010 di “Vinitaly” lussuosa fiera di promozione del vino e dei distillati.
E’ meno noto che nel pomeriggio del giorno 10 la stessa Verona ospiterà una manifestazione alternativa, altrettanto significativa, dal titolo “Vinoebufalitaly, gli altri volti del bicchiere”.Questo evento è ispirato al libro di Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada “Vino e bufale, tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche” (Stampa Alternativa, 2009) e si propone di dare visibilità a ciò che lo sfarzo di Vinitaly tende a oscurare.
L’alcol contenuto nel vino, come nella birra e negli altri alcolici, è la prima causa di morte per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni, è la seconda causa evitabile di cancro, è direttamente responsabile di una sessantina di patologie. Le conseguenze del bere comportano un costo socio-sanitario annuo per il nostro Paese stimato intorno ai 45 miliardi di euro, a fronte di un giro d’affari legato alla produzione e al commercio inferiore alla metà di questa cifra. In particolare il vino rappresenta ancora oggi la bevanda alcolica più consumata e quella che contribuisce maggiormente a creare rischi e danni alla salute e al benessere della popolazione.
Nel corso di “Vinoebufalitaly” verranno approfondite e documentate queste informazioni e soprattutto verrà data voce alle storie di chi ha sofferto a livello personale, familiare e sociale le conseguenze del bere.
Verrà evidenziato e dimostrato che il problema investe direttamente e/o indirettamente tutti quanti .
VINOEBUFALITALY – GLI ALTRI VOLTI DEL BICCHIERE
c/o ACAT Verona Est - Piazza Frugose 7/b – VERONA
Sabato 10 aprile 2010 – ore 16.30

sabato 13 marzo 2010

Il concetto di "continuum"



Dal Manuale di alcologia sociale" di Adelmo di Salvatore, vi propongo una nuova prospettiva che considera il consumo di bevande alcoliche e i problemi ad esso legati in un "continuum" con una rielaborazione grafica dello schema proposto.
Buona lettura, Nino.

Il concetto di continuum è stato espresso con chiarezza:
“Non sottoscriviamo l’idea che l’alcolismo sia una malattia. Invece il quadro che proponiamo vede ogni bevitore collocato su un continuum che va dal bere senza danni al bere con danni. Il comportamento legato al bere si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi e svantaggi, fra piacere e danno. Ciascuno, qualunque sia il suo livello di assunzione, ha la possibilità di scegliere e di muoversi avanti e indietro lungo questo continuum. (Roial college general pratictioners)
È consolidata l’idea che le conseguenze negative legate al bere riguardano una stretta minoranza della popolazione (quella che consuma alcol “smoderatamente”). Si tende inoltre a focalizzare l’attenzione sulle malattie croniche causate dall’alcol e si trascurano le sue conseguenze negative acute (i danni e i decessi che derivano da incidenti legati all’assunzione di bevande alcoliche, anche occasionale) (Edwards, 1994)
Se non si consumano affatto bevande alcoliche (α) si possono comunque avere danni, anche molto gravi e mortali, provocati da altri che ne consumano (con modalità X oppure Y oppure Z oppure P).
Il consumo con modalità P è il più indefinibile (in persone con gravi problemi organici può essere molto basso, per inversione della tolleranza, con ritorno nella zona di consumo X; in altre può essere ancora alto, con grave sfacelo che precede di poco la morte, Ω+).
Non è possibile definire una quantità minima di consumo che non provochi danni (OMS).
Non è possibile nella pratica, definire nettamente le aree X – Z – Y – P; solo l’area α (consumo zero) è ovviamente ben definibile.
Anche una sola bevuta, indipendentemente dalla quantità, può provocare danni (ad esempio, incidente stradale).
La nomenclatura classica di bevitori “moderati – problematici – alcolisti” è mantenuta per opportunità e chiarezza, ma non è condivisibile.

martedì 2 marzo 2010

LA NEPENTACEA




Sto leggendo con interesse il volume di Adelmo Di Salvatore e suggerisco di acquistarlo a tutti i Servitori Insegnanti e a tutti quelli che si interessano di problemi alcol correlati per “Il superamento della “cultura alcolica””, così come recita il sottotitolo.
Nella prima parte, il manuale definisce in modo chiaro i concetti di «alcolismo» e di «problemi alcol correlati» e affronta la percezione dell’uso di bevande alcoliche nella società, analizzando i rapporti tra «cultura del bere» e mass media, tradizioni, storia, medicina, Chiesa, scuola, famiglia. Ne emerge tutta una serie di nodi critici, legati a conflitti di valori e di interessi. Nella seconda parte del volume l’autore, partendo dalla definizione di «salute», evidenzia la necessità di valorizzare un nuovo paradigma, che porti a modificare la cultura legata al bere. Il volume delinea con un linguaggio chiaro e ricco di esemplificazioni le incongruenze legate alla percezione dell’alcol nella nostra società e propone percorsi di cambiamento efficaci, volti al benessere delle persone, con un occhio di riguardo per i più giovani.

Dal “Manuale di alcologia sociale” di Adelmo Di Salvatore – Erickson - vi ho trascritto il paragrafo su “La nepentacea” a pag. 163 perché mi è piaciuto e credo si possa utilizzare negli incontri.

È suggestiva la similitudine fra l’“alcolismo” e le Nepente.
Le Nepente sono il nome comune con cui vengono chiamate le piante carnivore del genere Nepenthes. È l'unico genere della famiglia monotipica delle Nepenthaceae. Il suo nome deriva dal greco ne=non, e penthos=dolore. Le nepente sono piante rampicanti per lo più epifite, con viticci fogliari. Le foglie adulte sono spesso divise in una base sessile o picciolata assottigliata, un picciòlo (cirro) e una lamina (ascidio) con coperchio. Quando il coperchio è aperto, gli insetti sono attirati dal profumo e cadono all'interno, dove vengono sciolti dal liquido contenente pepsina e assimilati dalla pianta. (www.wikipedia.it)

La similitudine, singolarmente utilizzata per descriver la “discesa” di una mosca nel fondo della nepente, dove sarà inglobata e digerita, offre una spiegazione circa il viaggio che l’”alcolista” compie quando comincia a bere il primo goccio sino al fondo del “tunnel” (Carr,2007). La mosca è attirata verso il fondo e rimane intrappolata dall’insieme del liquido appiccicoso e della peluria; quando si accorge che sta scivolando sempre più in basso e nota i resti delle compagne in fase di digestione, è comunque attirata dall’odore e dal sapore del nettare e continua la sua discesa verso la morte. Il coperchio è il primo bicchiere, il nettare è la bevanda alcolica, la peluria sono i vari ostacoli della vita di un bevitore con problemi. Quando ci si accorge di perdere il controllo è tardi e risalire è sempre più difficile.

La mosca che si posa sulla pianta evoca l’adolescente che prova il suo primo cocktail. La velocità alla si scende dipende da numerose variabili: l’educazione, il fatto che i genitori bevano e incoraggino i figli a imitarli, il tipo di amici e di colleghi, gli hobby e i passatempi, la resistenza fisica ai veleni, la disponibilità finanziaria, la religione, la pressione sociale, la pubblicità, il mancato rispetto delle regole, l’aspettativa nel bere, il piacere del gusto, ecc. (Carr, 2007; Di Salvatore, 2003a). così come la mosca non ha mai avuto il controllo della situazione, anche le persone che consumano bevande alcoliche (non importa la quantità né la tappa o la modalità del “viaggio”) non hanno mai il controllo, per la particolarità dell’alcol etilico di essere una droga pericolosa (il nettare della nepente): in realtà, è l’alcol ad avere il controllo della persona, e non il contrario.

A colorire di significato la similitudine nepente-alcolismo, si aggiunge la notizia che uno dei vini più ricercati della Sardegna si chiama appunto Nepente, già celebrato da Omero nell’Odissea (libro IV) “Il nepente già infuso, e a’ servi imposto / Versar dall’urne nelle tazze il vino” e osannato da Gabriele D’Annunzio “Non conoscete il Nepente di Oliena neppur per fama? Ahi lasso!”.
La “cultura del bere” è legata alle lobby dei produttori che versano tanti soldi alle testate giornalistiche, televisive, filmo grafiche, alla pubblicità, ecc… e ogni motivo è sempre buono per indurre a “bere” usando i testimonial di grido, gli antichi e moderni scrittori e artisti: non interessa certamente la salute delle persone né di elevare la conoscenza attraverso la cultura.
Gli stili di vita di persone famose, che siano artisti o persone troppo pagate per quello che fanno, sono cattivi esempi per la collettività perché fanno credere che attraverso la droga, il vino, la birra, i superalcolici, … traggono ispirazione e bravura. Se i giovani conoscessero più da vicino i loro idoli, cambierebbero idea e capirebbero che, in un mondo in cui tutto è permesso pur di acquistare visibilità, spesso emerge il peggiore.
Buona lettura da Nino