Per coloro che non navigano in certi mari di internet, propongo il comunicato stampa del presidente dell'AICAT, Dott. Aniello Baselice, nel mese di "Prevenzione Alcologica Internazionale 2010" che ogni si celebra nel mese di Aprile.
Per una prevenzione libera ed eticamente sostenibile
Lo strazio della verità e del valore della vita cui assistiamo impotenti ormai da anni rispetto all’intreccio micidiale tra alcol e assenza di sicurezza ci spinge, per rispetto della giustizia e della stutela della vita, a rinnovare con fermezza e ostinazione un grido di denuncia sullo scempio perpetrato ai danni dell’evidenza scientifica relativa ai rischi e ai danni legati al consumo di alcol in nome e per conto del profitto.
In tutti suoi documenti scientifici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ribadisce costantemente che non esiste alcuna soglia di consumo di alcol che sia associabile all’assenza di rischio per la salute e l’incolumità e che il consumo di alcol non può essere incoraggiato come fattore di promozione dell’accrescimento del benessere psicofisico delle persone.
In Italia si assiste con sincera preoccupazione non più soltanto alla solita mera banalizzazione o minimizzazione di tali affermazioni, in una palude di ambigui distinguo e di pericolose corbellerie pseudoscientifiche, ma ad una strategia sempre più aggressiva di discredito di tali evidenze attraverso campagne mediatiche martellanti, incentrate su dichiarazioni di noti opinion leaders del mondo della politica e della medicina da rotocalco – le cui competenze in campo alcologico sono tutte da dimostrare – che comunque e sempre mirano dritto ad accreditare alcune tesi di indubbio impatto popolare:
a. bere due bicchieri di vino, magari accompagnati da un grappino, non crea problemi alla sicurezza nella guida;
b. bere durante la gravidanza non comporta alcun rischio per la salute del concepito;
c. bere bevande alcoliche accresce sempre e comunque i fattori di protezione della salute, sia del cuore e della circolazione sia per la prevenzione dei tumori;
d. che il vino, bevanda ancora molto usata dagli italiani e quindi coinvolta anche nelle patologie e nelle problematiche che investono ogni anno almeno 6 milioni dei nostri concittadini e causano circa trentamila morti, sia al di sopra di ogni sospetto di nocività rispetto agli altri tipi di bevande alcoliche.
È bene ricordare che tali affermazioni non trovano alcun riscontro nella stragrande maggioranza degli studi scientifici recepiti e validati dalla massima autorità internazionale nel campo della salute che è l’OMS.
A questo punto non è più tollerabile che su temi che implicano la sicurezza, la salute e la libertà di centinaia di migliaia di persone, con costi sempre più insopportabili in tema di mortalità, disabilità e malattie, sia consentito a chiunque rivesta ruoli di responsabilità politica, scientifica e culturale di improvvisarsi disinvolto comunicatore in ambiti in cui non è nota e documentata la sua competenza specifica e su argomenti di cui non si forniscano referenze scientifiche riconosciute come universalmente attendibili in quanto rintracciabili negli studi elaborati dai massimi organismi scientifici internazionali.
Né è parimenti accettabile che un’informazione obiettiva, ancorata ai principi del rigore scientifico, possa essere supportata o sponsorizzata dal mondo della produzione, pena un insanabile conflitto di interessi che investe non pochi opinion leaders scientifici e culturali noti nel mondo della comunicazione sociale e non solo.
Un’efficace e concreta cultura della prevenzione alcologica non può inoltre non fare i conti con la vergognosa agonia in cui giace al Senato il Nuovo Codice della Strada in cui dovrebbero essere recepiti importanti provvedimenti su alcol e sicurezza stradale. Né tacere sul fatto che i luoghi di lavoro siano teatro di morte anche a causa dell’abitudine ancora incontrastata di consumare alcolici, che rappresenta un elevato fattore di rischio per la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori.
In occasione dell’Alcohol Prevention Day, che si celebra ogni anno come evento culminante del Mese della Prevenzione Alcologica, l’AICAT, associazione che coordina la più ampia rete italiana di comunità multifamigliari formate da cittadini sensibili ai temi della protezione e promozione della salute, chiede con forza che le autorità governative e scientifiche competenti tutelino in Italia il prestigio e l’autorevolezza del ruolo e del lavoro svolto dall’OMS, assicurando con chiarezza opportuno sostegno alle agenzie ed alle organizzazioni da essa riconosciute e/o ad essa in vario modo collegate per l’impegno profuso sul piano della qualità e dell’attendibilità della comunicazione scientifica legata alla protezione e promozione della salute in tema di alcol e problemi alcolcorrelati.
Salerno, 27 aprile 2010
Il Presidente AICAT
Aniello Baselice
mercoledì 28 aprile 2010
lunedì 26 aprile 2010
FAS - Sindrome Feto Alcolica


Vi propongo un articolo molto interessante tratto da VINIX - WINE & FOOD SOCIAL NETWORK perchè è la prima volta che su un sito dedicato al vino ho notato un articolo così preciso e completo, senza se e senza ma ...
Un grazie a coloro che anche nel mondo del vino sanno mettere in evidenza la verità scientifica.
LA FAS E IL VINO ROSSO: FRA VERITA’, OMISSIONI E PSEUDOSCIENZA
La Sindrome Fetale Alcolica (Fetal Alcohol Sindrome, Fas) è la più importante causa “non genetica” di ritardo mentale: solo in Italia si stima che colpisca ogni anno circa 4.000 bambini in modo grave e circa 20.000 in modo lieve.
Un problema, questo della Fas, di cui in Italia si parla ancora poco, mentre in altri paesi come la Francia desta così tanta preoccupazione da dedicargli la giornata del 19 ottobre.
I disturbi neurologici e neuropsicologici che compongono il quadro clinico della Fas sono numerosi e vanno dal ritardo dello sviluppo mentale al deficit intellettivo, dai disturbi dell’attenzione e della memoria ai disturbi della motricità fine, fino all’iperattività, impulsività e ai disturbi dell’eloquio e dell’udito.
I sintomi fisici riguardano soprattutto la testa e il volto: fessure oculari strette, strabismo, naso corto e piatto, labbro superiore sottile e vermiglio, solco naso-labiale allungato e piatto, fronte lunga e stretta, ipoplasia mascellare e mandibolare. Le anomalie oculari che si osservano nei bambini affetti da Fas indicano che gli occhi sono particolarmente sensibili all’alcol durante la fase dello sviluppo: ai segni visibili si associano ipoplasia del nervo ottico, aumentata tortuosità dei vasellini retinici e capacità visive ridotte.
Anche il sistema scheletrico subisce le conseguenze dell’esposizione all’alcol. Si va da un ritardo rilevante nell’età ossea media nei bambini affetti da Fas, che continua negli anni dell’adolescenza, alla presenza di un grado variabile di microcefalia, ovvero una ridotta circonferenza del cranio, che rappresenta anche la più sicura evidenza della presenza di un danno cerebrale. Sono presenti anche malformazioni cardiache, in particolar modo rappresentate dai difetti del setto ventricolare.
Sulla quantità di alcol non è possibile prevedere una misura innocua: la sindrome è stata infatti riscontrata sia in neonati di alcoliste o grandi bevitrici, sia in neonati le cui mamme bevevano pochissimo, anche solo mezzo bicchiere (0,50 dl) a pasto.
La reazione dell’organismo all’alcool è risaputo essere soggettiva e la precauzione da prendere è quindi drastica: astenersi dal bere del tutto.
Ed ora la nota più dolente.
Allarmati da simili notizie alcuni fra gli addetti del settore, come newsfood.com ma anche singoli sommelier, pseudoesperti, etc., fino ad alcune riviste e siti web al femminile, come pourfemme.it, sono tutti pronti a mettere la mano sul fuoco (quella dei bambini degli altri, non quella dei propri) che bisogna fare un’eccezione per il vino il vino rosso, forti della tesi di Marco Fiore, ricercatore dell’Istituto di Neurobiologia del Cnr.
Marco Fiore infatti ha diretto una ricerca sui topi ed ha concluso che il vino rosso è “meno nocivo” di altri tipi di alcol. Fiore sostiene che a difendere il feto “probabilmente” entrano in gioco i polifenoli e gli antociani, antiossidanti contenuti nel vino rosso.
Fiore però si guarda bene dal dire che “le femmine di roditore godono di una salute migliore quando sono gravide” (Fano, A. (1997) Lethal Laws. Ed. Zed Books Ltd) e tace sul fatto che i topi pur condividendo con l’uomo il 92% di DNA sono biologicamente, fisiologicamente, geneticamente e anatomicamente molto diversi da noi.
Come dire che le ricerche di Fiore, in fondo, non sono altro che carta straccia.
Pertanto newsfood e compagnia bella dovrebbero fare più attenzione a quello che leggono e soprattutto che scrivono: la frase di Fiore “il vino rosso sembra essere meno nocivo” non vuol dire affatto che non è nocivo, ma che lo è, statisticamente, di meno.
E non come ha scritto pourfemme.it che “il vino rosso è l’unico alcolico ammesso”: questo è dire il falso, è un divulgare menzogne che potrebbe - vista la gravità della sindrome - condurre anche a responsabilità penali.
Lo stesso Fiore infatti in un articolo pubblicato su Neuroscience and Biobehavioral Reviews afferma: “Ciò non toglie che in ogni caso il consumo di alcol in gravidanza o durante l’allattamento debba essere assolutamente evitato.”
Ma quest’ultima frase, la più importante, non la cita quasi nessuno … chissà perché.
Ora, poiché di bere il vino alle nuove mamme non lo prescrive di certo il medico (almeno si spera) forse sarebbe meglio evitarlo del tutto, giusto per non correre il rischio di trovarsi dalla parte sbagliata delle statistiche e con un figlio dal destino già segnato dalla sofferenza.
Quindi, checché ne dicano le ricerche sulle topine/tapine di Marco Fiore e apostolato vario resta il fatto, più che evidente, che l’alcol è da evitare per tutto il periodo di gestazione e di allattamento.
E, se state per diventare mamme, non vi consiglio di provare a scommettere sul contrario.
Pierpaolo Paradisi
venerdì 2 aprile 2010
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