mercoledì 18 dicembre 2013
mercoledì 4 dicembre 2013
UNA BELLA TESTIMONIANZA DAI CAT HUDOLIN
UNA BELLA TESTIMONIANZA DAI CAT HUDOLIN
L’arena.it
«HO RISCHIATO DI UCCIDERE MIA FIGLIA»
03.12.2013
Dopo un crescendo di dipendenza e disperazione il difficile percorso di riscatto: «Da tre anni vivo serenamente grazie a chi mi ha dato fiducia»
Sono passate tre settimane dal tragico incidente stradale di Arcole. Quattro giovani vite spazzate via da un'auto senza controllo che si è schiantata contro il veicolo sul quale viaggiavano. Ancora la guida in stato di ebbrezza tra le cause principali.
Lo sa bene Anna (nome di fantasia), che per essersi messa al volante ubriaca ha rischiato di distruggere la propria vita e quella della figlia di due anni che viaggiava con lei sul sedile posteriore. Sono passati sei anni da quell'incidente, ma ancora oggi rimane una ferita dura a rimarginarsi, che si riapre ogni volta leggendo delle tragedie della strada che troppo spesso occupano le pagine di cronaca. Anna oggi frequenta uno dei 15 club Acat (Associazione dei club alcologici territoriali) del Baldo Garda e da tre anni ha smesso di bere attraverso un difficile percorso che l'ha portata a riappropriarsi della sua vita.
«Ho iniziato a bere quando avevo 18 anni per superare la timidezza», racconta. «All'inizio lo facevo ogni tanto, poi ho iniziato sul lavoro finché il titolare, il gestore di un bar, si è accorto che mancavano bottiglie di liquore e a quel punto mi sono dimessa». Un'umiliazione che fa decidere ad Anna di smettere. Tiene duro per quattro anni. Nel frattempo si sposa, diventa mamma. Trova un nuovo lavoro, stagionale, in un bar. «Per tre anni ho lavorato serenamente, servivo alcolici di tutti i tipi senza lasciarmi coinvolgere». Poi una brusca ricaduta, nel 2006. «Bevevo sempre più spesso, andavo a comprare gli alcolici al supermercato, li nascondevo in macchina per non far vedere a mio marito e ai miei genitori che avevo ricominciato».
All'inizio del 2007 Anna entra in uno dei club Acat, supportata dai genitori. Viene ricoverata per due settimane all'ospedale di Negrar. Non serve. A settembre succede il peggio: «Dopo aver bevuto vino, birra e altri alcolici mi sono messa al volante, con me c'era la mia bambina che allora aveva due anni e mezzo». «Ricordo che avevo la vista annebbiata», prosegue, «poi ho tamponato un'auto, sono finita fuori strada e pochi secondi dopo mi sono trovata del parcheggio del supermercato lì vicino».
Un flash, un vuoto, poi il buio negli occhi della giovane donna: «Ne siamo uscite illese ma ho visto la morte in faccia, se la macchina fosse sbandata nel verso opposto avrei rischiato un frontale e solo Dio sa come sarebbe andata». Nel sangue Anna aveva un tasso alcolemico di 3,1, sei volte più del limite fissato dal codice della strada, una quantità di alcol in grado di provocare il coma etilico. La batosta accentua i sensi di colpa in Anna senza però riuscire a staccarla dall'alcol: «Nonostante lo spavento, il ritiro della patente, la perdita di fiducia da parte delle persone care, ho continuato a bere». Una caduta dopo l'altra, mentale e fisica, in un crescendo di disagio e dipendenza, di stati depressivi che vincevano nonostante la frequentazione del club Acat. A questo si aggiungevano le voci di paese: «Dicevano che mi avrebbero portato via la bambina, mi vergognavo a uscire di casa, insomma, sentivo di aver toccato il fondo».
Forza di volontà, paura e coraggio. Arrivata a quel punto, forse tutte e tre le cose insieme l'hanno aiutata a risalire la china e a riprendere le redini della sua vita. Nel 2010 smette di bere, partecipa al club con rinnovata convinzione e lentamente riconquista la fiducia dei familiari. Riallaccia i rapporti con gli amici e con i genitori degli amichetti di sua figlia, si riprende il diritto a una vita normale. «Gli ultimi tre sono stati anni sereni, spero di andare avanti così», conclude. «L'ho scampata molte volte, i sensi di colpa sono tanti e non posso cancellarli ma li sto superando, finalmente ho capito che i problemi non si risolvono bevendo e in questo la fortuna più grande è stato avere vicino persone che non mi hanno abbandonato».
Laura Zanella
venerdì 29 novembre 2013
SOSTITUIAMO IL BRINDISI DI CAPODANNO CON UN ABBRACCIO!!!!
SOSTITUIAMO IL BRINDISI DI CAPODANNO
CON UN ABBRACCIO!!!!
Abbracciarsi è un semplice segno di affetto che dimostra la volontà di entrare in sintonia con l'altro: perché allora lo vogliamo offuscare con una bevuta alcolica che ci offusca il cervello?
Tutti insieme attuiamo nelle nostre famiglie "L'ABBRACCIO DI CAPODANNO" e trasmettiamo questa iniziativa a tutti i nostri conoscenti e comunità in cui viviamo.
Sarà una piccola rivoluzione, come dice Alessandro, che incomincia ad intaccare la cultura alcolica delle nostre comunità.
Ciao Nino
è vero che l'alcol è il volano dell'economia?
http://www.pharmastar.it/index.html?cat=7&id=13082#.UpTS5gjSiBM.facebook
L’alcoldipendenza è una delle problematiche sociali e
sanitarie più rilevanti in Europa e nel mondo. Secondo le stime riportate dal
Ministro della Salute nella Relazione al Parlamento sono 8 milioni i bevitori a rischio e tra questi circa 1 milione gli alcoldipendenti,
con un elevato impatto economico legato a costi diretti ed indiretti che l‘OMS
ha stimato recentemente per l’Italia in 22
miliardi di euro l’anno.
Nonostante questi numeri, l'alcoldipendenza risulta essere il disturbo meno trattato se confrontato con altre patologie mentali quali disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.
Come è emerso in occasione dell’ultimo European Health Forum di Gastein(EHFG), l’alcoldipendenza e la depressione sono tra le principali cause di perdita di produttività a livello europeo e rappresentano oggi una delle maggiori sfide per il sistema sia sanitario che socioeconomico. Si stima che in Europa i costi in termini di perdita di produttività, assenteismo e perdita del lavoro relativi alla depressione siano pari a 92 miliardi di euro e quelli collegabili all’alcoldipendenza pari a 155 miliardi di euro, di cui una parte significativa è a carico dei sistemi sanitari. I dati forniti dall’Internazional Labour Organisation (ILO) confermano quanto le patologie alcol correlate minino i sistemi produttivi. Basti pensare che ben il 25% del personale delle maggiori aziende ha comportamenti ad alto rischio nel consumo di alcol.
"I dati confermano quanto già evidenziato dall'OMS per la UE; le stesse stime identificano in 22 miliardi l'anno i costi sociali e sanitari per l'Italia causati dall'alcol – sostiene Emanuele Scafato, Presidente della SIA, Società Italiana di Alcologia e vice presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies . Costi che paga la società e che potrebbero essere in gran parte risparmiati se si attivassero strategie e policy di valorizzazione dell’identificazione precoce e di intervento breve (IPIB). La recente conferenza mondiale INEBRIA svoltasi a Roma ha dimostrato che l'integrazione dell’IPIB nella pratica quotidiana e il networking tra le competenze di prevenzione di popolazione nei contesti di assistenza sanitaria primaria e quelle specialistiche espletate dai servizi per la cura e la riabilitazione sono un investimento e non un costo e che la prevenzione va sempre privilegiata rispetto alla cura.
Ma, come è stato rilevato dal progetto AMPHORA, la cultura sanitaria italiana si caratterizza purtroppo per i più bassi livelli di investimenti e di formazione medica universitaria e continua che riflettono impietosamente i più bassi livelli di conoscenza degli strumenti di screening e delle metodologie di prevenzione da parte dei medici. La contestuale evidente influenza degli interessi economici e commercial, con logiche di promozione di un prodotto che non è ordinario e che risultano prevalenti rispetto alla promozione della salute hanno contribuito a far affermare un valore d’uso dell’alcol che non è più il bere inteso nel senso tradizionale del termine”.
In Italia, infatti, gli alcoldipendenti sono circa 1 milione, e di questi, secondo i dati del Ministero della Salute, solo 58.000 circa si rivolgono ai Servizi deputati alla cura e riabilitazione dell’alcoldipendenza. "Ampliare l'accessibilità al trattamento colmerebbe il gap identificato per l'Italia dal progetto AMPHORA che conferma l'Italia come il Paese europeo che più di tutti potrebbe giovarsi di una riduzione del 13 % circa di mortalità e di ospedalizzazione alcolcorrelati a fronte di un ampliamento dal 26% al 40 % dei soggetti in carico ai servizi - prosegue Scafato. Le indagini condotte e presentate in Commissione Europea dal Progetto europeo ODHIN hanno evidenziato che intervenire sulla formazione medica specifica in Italia è un urgenza, una priorità oggi inderogabile".
Nonostante i numeri siano allarmanti - 14 milioni di alcoldipendenti in Europa nella fascia più produttiva, 25-59 anni, di cui solo il 10% sono effettivamente trattati - le strategie volte a risolvere tali problemi di salute spesso incontrano significativi ostacoli: la mancanza di consapevolezza del problema tra i dipendenti, dirigenti e società, la banalizzazione della dipendenza, l’occultamento del consumo di alcol per paura delle conseguenze professionali come il licenziamento e/o la perdita di posizione sociale. Ostacoli che minano la prevenzione, ritardano la diagnosi e limitano l’intervento.
“Generalmente i pazienti che hanno un bere pericoloso non vanno a curarsi finché non hanno altre gravi conseguenze sia fisiche che psichiche" afferma Icro Maremmani, Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze. "Per questo è necessario migliorare l'approccio complessivo della società a questi problemi, senza condizionamenti ideologici o luoghi comuni, e spingere gli operatori al confronto e al dialogo con tutti i soggetti in campo, senza però rinunciare alle proprie prerogative e alla propria identità scientifica e culturale".
L'alcolismo non è solo un tema sociale, ma ha un impatto anche sulla bilancia statale. Il Presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), Fausto D’Egidio, aggiunge: "I numeri ci dicono che, nonostante il consumo di alcol sia lievemente in calo in associazione alle altre dipendenze, i malati di patologie alcol-correlate sono invece in aumento. Per migliorare l'accesso alle strutture terapeutiche degli alcol-dipendenti e favorire il difficile svelamento del fenomeno di un problema che non si può risolvere da soli o in famiglia ma tramite strutture specialistiche, oltre al necessario balzo culturale, occorre allargare la consultazione e l'accesso ai servizi di base a più agenzie territoriali. Questo libererebbe risorse per la continuità di cure specialistiche".
L’alcol è una sostanza tossica per la maggior parte degli organi del corpo umano e il livello di consumo è strettamente legato al rischio di morbilità e mortalità a breve e lungo termine. Il consumo di alcol è il secondo fattore di rischio di malattia in Europa dopo il fumo ed è un fattore causale di più di 60 patologie come ipertensione, cirrosi epatica, depressione e cancro. Oltre agli effetti sulla salute, il consumo e la dipendenza da alcol sono associati a molteplici conseguenze negative a livello sociale come incidenti, crimini e violenza, perdita di produttività e distruzione della vita familiare. Il rischio di alcol-dipendenza aumenta con il consumo di alcol, per questo motivo è importante una diagnosi precoce e un trattamento adeguato al singolo paziente.
"L'abuso e la dipendenza da sostanze, come quelle da alcol, sono sempre più spesso associate ad un disturbo mentale - spiega Massimo Clerici, Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.Dip) - e questo fenomeno, definito 'doppia diagnosi', è in aumento. C’è una gamma potenzialmente ampia di persone con una vulnerabilità biopsicosociale non riconosciuta, che rischia, a causa dell’uso, di diventare un paziente portatore di disagio mentale e, prima o poi, di affacciarsi ai Servizi come paziente psichiatrico. Sull'altro versante, nei Dipartimenti di Salute Mentale, i pazienti tradizionalmente in carico incontrano con sempre maggiore frequenza alcool e sostanze (il primo è il più frequente nei DSM) e ne derivano danni importanti in relazione a decorso ed esito della patologia di base".
“I dati di prevalenza per il nostro Paese vedono i disturbi alcol correlati al 4 posto dopo ansia, insonnia e depressione. I disturbi psichici e più in generale la salute mentale – aggiunge Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) – sono la sfida del XXI secolo che tutta la Medicina è tenuta ad affrontare. Il messaggio positivo da dare è che oggi tutti i problemi di salute mentale sono trattabili, anche se non necessariamente sono tutti guaribili”.
La cultura della prevenzione unita ad un’azione programmatica a più livelli - clinico, sanitario e sociale - dei soggetti a rischio è la via da intraprendere sia a livello europeo che a livello nazionale per curare e contrastare nel modo più accurato ed efficace le malattie mentali, fornire al paziente l’adeguato supporto specialistico e la terapia farmacologica più idonea.
Alcoldipendenza, impatto devastante
sull'economia europea
|
26 novembre 2013
|
|
Nonostante questi numeri, l'alcoldipendenza risulta essere il disturbo meno trattato se confrontato con altre patologie mentali quali disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo.
Come è emerso in occasione dell’ultimo European Health Forum di Gastein(EHFG), l’alcoldipendenza e la depressione sono tra le principali cause di perdita di produttività a livello europeo e rappresentano oggi una delle maggiori sfide per il sistema sia sanitario che socioeconomico. Si stima che in Europa i costi in termini di perdita di produttività, assenteismo e perdita del lavoro relativi alla depressione siano pari a 92 miliardi di euro e quelli collegabili all’alcoldipendenza pari a 155 miliardi di euro, di cui una parte significativa è a carico dei sistemi sanitari. I dati forniti dall’Internazional Labour Organisation (ILO) confermano quanto le patologie alcol correlate minino i sistemi produttivi. Basti pensare che ben il 25% del personale delle maggiori aziende ha comportamenti ad alto rischio nel consumo di alcol.
"I dati confermano quanto già evidenziato dall'OMS per la UE; le stesse stime identificano in 22 miliardi l'anno i costi sociali e sanitari per l'Italia causati dall'alcol – sostiene Emanuele Scafato, Presidente della SIA, Società Italiana di Alcologia e vice presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies . Costi che paga la società e che potrebbero essere in gran parte risparmiati se si attivassero strategie e policy di valorizzazione dell’identificazione precoce e di intervento breve (IPIB). La recente conferenza mondiale INEBRIA svoltasi a Roma ha dimostrato che l'integrazione dell’IPIB nella pratica quotidiana e il networking tra le competenze di prevenzione di popolazione nei contesti di assistenza sanitaria primaria e quelle specialistiche espletate dai servizi per la cura e la riabilitazione sono un investimento e non un costo e che la prevenzione va sempre privilegiata rispetto alla cura.
Ma, come è stato rilevato dal progetto AMPHORA, la cultura sanitaria italiana si caratterizza purtroppo per i più bassi livelli di investimenti e di formazione medica universitaria e continua che riflettono impietosamente i più bassi livelli di conoscenza degli strumenti di screening e delle metodologie di prevenzione da parte dei medici. La contestuale evidente influenza degli interessi economici e commercial, con logiche di promozione di un prodotto che non è ordinario e che risultano prevalenti rispetto alla promozione della salute hanno contribuito a far affermare un valore d’uso dell’alcol che non è più il bere inteso nel senso tradizionale del termine”.
In Italia, infatti, gli alcoldipendenti sono circa 1 milione, e di questi, secondo i dati del Ministero della Salute, solo 58.000 circa si rivolgono ai Servizi deputati alla cura e riabilitazione dell’alcoldipendenza. "Ampliare l'accessibilità al trattamento colmerebbe il gap identificato per l'Italia dal progetto AMPHORA che conferma l'Italia come il Paese europeo che più di tutti potrebbe giovarsi di una riduzione del 13 % circa di mortalità e di ospedalizzazione alcolcorrelati a fronte di un ampliamento dal 26% al 40 % dei soggetti in carico ai servizi - prosegue Scafato. Le indagini condotte e presentate in Commissione Europea dal Progetto europeo ODHIN hanno evidenziato che intervenire sulla formazione medica specifica in Italia è un urgenza, una priorità oggi inderogabile".
Nonostante i numeri siano allarmanti - 14 milioni di alcoldipendenti in Europa nella fascia più produttiva, 25-59 anni, di cui solo il 10% sono effettivamente trattati - le strategie volte a risolvere tali problemi di salute spesso incontrano significativi ostacoli: la mancanza di consapevolezza del problema tra i dipendenti, dirigenti e società, la banalizzazione della dipendenza, l’occultamento del consumo di alcol per paura delle conseguenze professionali come il licenziamento e/o la perdita di posizione sociale. Ostacoli che minano la prevenzione, ritardano la diagnosi e limitano l’intervento.
“Generalmente i pazienti che hanno un bere pericoloso non vanno a curarsi finché non hanno altre gravi conseguenze sia fisiche che psichiche" afferma Icro Maremmani, Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze. "Per questo è necessario migliorare l'approccio complessivo della società a questi problemi, senza condizionamenti ideologici o luoghi comuni, e spingere gli operatori al confronto e al dialogo con tutti i soggetti in campo, senza però rinunciare alle proprie prerogative e alla propria identità scientifica e culturale".
L'alcolismo non è solo un tema sociale, ma ha un impatto anche sulla bilancia statale. Il Presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), Fausto D’Egidio, aggiunge: "I numeri ci dicono che, nonostante il consumo di alcol sia lievemente in calo in associazione alle altre dipendenze, i malati di patologie alcol-correlate sono invece in aumento. Per migliorare l'accesso alle strutture terapeutiche degli alcol-dipendenti e favorire il difficile svelamento del fenomeno di un problema che non si può risolvere da soli o in famiglia ma tramite strutture specialistiche, oltre al necessario balzo culturale, occorre allargare la consultazione e l'accesso ai servizi di base a più agenzie territoriali. Questo libererebbe risorse per la continuità di cure specialistiche".
L’alcol è una sostanza tossica per la maggior parte degli organi del corpo umano e il livello di consumo è strettamente legato al rischio di morbilità e mortalità a breve e lungo termine. Il consumo di alcol è il secondo fattore di rischio di malattia in Europa dopo il fumo ed è un fattore causale di più di 60 patologie come ipertensione, cirrosi epatica, depressione e cancro. Oltre agli effetti sulla salute, il consumo e la dipendenza da alcol sono associati a molteplici conseguenze negative a livello sociale come incidenti, crimini e violenza, perdita di produttività e distruzione della vita familiare. Il rischio di alcol-dipendenza aumenta con il consumo di alcol, per questo motivo è importante una diagnosi precoce e un trattamento adeguato al singolo paziente.
"L'abuso e la dipendenza da sostanze, come quelle da alcol, sono sempre più spesso associate ad un disturbo mentale - spiega Massimo Clerici, Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.Dip) - e questo fenomeno, definito 'doppia diagnosi', è in aumento. C’è una gamma potenzialmente ampia di persone con una vulnerabilità biopsicosociale non riconosciuta, che rischia, a causa dell’uso, di diventare un paziente portatore di disagio mentale e, prima o poi, di affacciarsi ai Servizi come paziente psichiatrico. Sull'altro versante, nei Dipartimenti di Salute Mentale, i pazienti tradizionalmente in carico incontrano con sempre maggiore frequenza alcool e sostanze (il primo è il più frequente nei DSM) e ne derivano danni importanti in relazione a decorso ed esito della patologia di base".
“I dati di prevalenza per il nostro Paese vedono i disturbi alcol correlati al 4 posto dopo ansia, insonnia e depressione. I disturbi psichici e più in generale la salute mentale – aggiunge Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) – sono la sfida del XXI secolo che tutta la Medicina è tenuta ad affrontare. Il messaggio positivo da dare è che oggi tutti i problemi di salute mentale sono trattabili, anche se non necessariamente sono tutti guaribili”.
La cultura della prevenzione unita ad un’azione programmatica a più livelli - clinico, sanitario e sociale - dei soggetti a rischio è la via da intraprendere sia a livello europeo che a livello nazionale per curare e contrastare nel modo più accurato ed efficace le malattie mentali, fornire al paziente l’adeguato supporto specialistico e la terapia farmacologica più idonea.
C'è un modo per aprire un dibattito?
per chi non ha potuto seguire il programma dibattito su Teledehon sulla "dipendenza da alcol", rimane l'opportunità di collegarsi direttamente al sito e seguirla con comodo, cliccando sul link riportato sotto. Sarebbe bello e utile per noi tutti fare i nostri complimenti per aumentare la nostra autostima, il che non guasta, ma anche di condividere piccole osservazioni utili a migliorare la comunicazione e a correggere errori, specialmente da parte di coloro che hanno un occhio attento al modo di comunicare. Non siamo professionisti, ma volontari, che in modo spontaneo espongono le proprie idee e condividono le proprie esperienze. Personalmente ho preso i miei appunti sulle mie manchevolezze, ma non ve le suggerisco... ma aspetto che qualcuno me le faccia rilevare. C'è un modo per aprire un dibattito?
Ciao Nino
http://www.teledehon.it/trasmissioni/questioni-chiesa-e-societa/TfDRBshiHgU/questioni-dipendenza-da-alcol
sabato 23 novembre 2013
Martedì 26 Novembre ore 21,15 su TeleDehon
Martedì 26 Novembre alle ore 21,15 su TeleDehon la puntata
di “Questioni: chiesa & società” è dedicata al tema: “Dipendenza da alcol”
Il Prof. Paolo Farina intervista il Dott. Gianfranco Mansi
(Dirigente Medico del Ser.T. di Andria) Nino Milazzo (Presidente dell’A.C.A.T.
Federiciana Nord Barese – Associazione Club Alcologici Territoriali – Metodo
Hudolin), Marcello e Mariolina (membri dell’ACAT).
Un colloquio franco e sincero sulle problematiche alcol-correlate,
affrontate dall’osservatorio istituzionale del Sevizio Tossicodipendenze e
dall’apporto del Volontariato con i Club Multifamiliari dell’ACAT Federiciana.
Abbiamo bisogno di interrogarci con libertà e spirito
critico se le sofferenze alcol-correlate sono da addebitarsi esclusivamente ai
pochi cosiddetti “alcolisti” o piuttosto sono il risultato di una “cultura
alcolica” che incentiva, sotto la spinta di poteri economici e commerciali
forti, il consumo indiscriminato di bevande alcoliche, ignorando evidenze
scientifiche frutto di studi e statistiche epidemiologiche di organismi
internazionali indipendenti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Siamo capaci di accogliere e tutelare la “libertà di non
bere” come scelta primaria di salute e non subordinata a problemi
alcol-correlati o a patologie?
Sappiamo combattere pregiudizi e discriminazioni verso chi,
sedotto dalla “cultura alcolica”, ha subito le conseguenze di una scelta
sbagliata, ma che oggi ha abbracciato uno stile di vita sobrio?
Lanciamo una
iniziativa: perché alla mezzanotte di Capodanno non organizziamo in Piazza
Catuma un grande abbraccio cittadino di fratellanza e di pace per affrontare il
nuovo anno e per sentici più andriesi, senza stappare bottiglie si spumante che
ci annebbiano il cervello?
Chi ha la curiosità di informarsi sulle problematiche
alcol-correlate, che troppo spesso non vengono dibattute, ma che molte famiglie
vivono nel loro interno con disperazione, si possono sintonizzare su TeleDehon
e ascoltare testimonianze travolgenti.
Il nostro territorio ha delle risorse che possono essere
utilizzate dalle persone e famiglie con problematiche alcol-correlate e ci si
può mettere in contatto con una semplice telefonata:
· Ser.T
Galleria Boccaccio, 21 – 76123
Andria
Responsabile:
Gianfranco Mansi – Tel. 0883 299387
·
A.C.A.T.
Federicana Nord Barese
c/o Parr. San Giuseppe Artigiano – Via Dell’Indipendenza 4 – 76123 Andria
Cell. 333 210 49 83
Nino Milazzo
sabato 16 novembre 2013
Quando la cittadinanza attiva paga
Mi congratulo con Alessandro Sbarbada, che ha fatto la prima segnelazione dell'evento e che ha smosso la coscienza critica di parecchie persone. Mi congratulo con l'AICAT, che tramite il Presidente Nello Baselice, ha denunciato alle autorità del Comune di Parma l'evento come istigazione a "sballarsi" e "devastarsi" con l'alcol a buon mercato, un'istigazione a mettere in atto comportamenti altamente pericolosi per la salute e l'incolumità personale e pubblica.
La conclusione positiva che ha determinato la chiusura del locale, ci sprona a vigliare perchè non passino sotto il nostro "silenzio complice" eventi del genere, che proliferano in molteplici occasioni estive e invernali e in tutte le latitudini. Non ci possiamo accontentare della sensibilizzazione della comunità attraverso gli incontri a cui partecipano in maggioranza persone di buona volontà e sensibili all'argomento delle problematiche alcol correlate, ma bisogna intaccare lo strapotere delle lobby dell'alcol e dei locali di divertimento con i mezzi consentiti dalla legge e con la sensibilizzazione dei responsabili della salute pubblica.
Diventeremo rompiscaltole, molti ci diranno di farci gli affari nostri, alcuni ci diranno che facciamo bene quando ci interessiamo di redimere gli "alcolisti" ma non dobbiamo essere "talebani", ... a coloro che vogliono interessarsi solo dell'andamento del club, diciamo che bisogna sporcarsi le mani, metterci la faccia e tentare di cambiare la "cultura alcolica" che ci pervade ... e alla fine saremo anche contenti di aver fatto qualcosa per migliorare la nostra comunità.
Di seguito potete leggere tutti gli interventi che ho citato.
Ciao Nino
REPUBBLICA.IT
Parma
Quel
locale che promuove la “serata devasto”
“Ci sono dei giorni… quei giorni… in cui a causa della
stressantissima settimana… arriva il venerdi e hai voglia di evadere, mandare a
cagare il mondo, non pensare ai problemi, chiamare i tuoi amici e… dopo aver
alzato la cornetta, senza neanche salutare, fare la fatidica domanda: “STASERA
BEVIAMO? STASERA CI SBALLIAMO? STASERA SPACCHIAMO?”. LA SERATA DEVASTO TE LA
REGALIAMO NOI!!!”
Questo messaggio appare sulla pagina Facebook di
un evento chiamato “Caraffa party” organizzato per questo venerdì dal Freee Disco Club di
via Zarotto a Parma. L’invito ha suscitato l’indignazione di uno dei nostri
lettori che ci ha inviato la seguente segnalazione:
“Ho trovato su Facebook la
pagina CARAFFA
PARTY – LA FESTA DELLE CARAFFE DA 2 LITRI che vi invito a visionare. Promuovere
pubblicamente una “serata devasto”, nel nome dello sballo e della devastazione
alcolica, mi pare un insulto all’etica e al buon senso, prima ancora che alla
salute e alla civile convivenza.
Non basta organizzare una navetta (gli incidenti stradali
non solo il solo problema conseguente al bere) e non invitare i minorenni, cui
la legge proibisce di vendere alcolici, per pulirsi la coscienza.
Segnalo pertanto alle autorità parmigiane questa
iniziativa, programmata per venerdì sera, di dichiarata promozione dello sballo
alcolico, affinché valutino se e come intervenire, anche per garantire il
rispetto degli articoli 690 e 691 del Codice Penale.
Cordiali saluti”
Alessandro S.
Alessandro S.
L’Aicat
chiede l’intervento delle Istituzioni sul “Caraffa party” di Parma: “Chi ferma
i promotori dello sballo e del devasto?”
L’Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali, che
conta oltre 2000 Club in tutta Italia, condanna fermamente l’iniziativa
promozionale di un noto discopub di Parma, in programma questa sera e
intitolata “Caraffa party”, che invita allo “sballo” e al “devasto” alcolico
sulla pagina Facebook dell'evento.
“Nel messaggio presente nel materiale promozionale della
serata non c’è nulla di goliardico- afferma Aniello Baselice, presidente
dell’associazione- Promuovere pubblicamente lo sballo e la devastazione
alcolica è un'istigazione a mettere in atto comportamenti altamente pericolosi
per la salute e l'incolumità personale e pubblica“.
Aniello Baselice conclude con un appello alle Istituzioni per vigilare e intervenire su manifestazioni del genere: “Chiediamo l’intervento delle Istituzioni e attendiamo delle risposte concrete dall’amministrazione parmense, che ha già in passato dimostrato di essere sensibile al sociale e all’ecosostenibilità”.
Il Comune di
Parma fa chiudere la discoteca. "Quando la cittadinanza attiva paga",
il commento di Aniello Baselice
Il felice esito della vicenda del CARAFFA PARTY dimostra
che l'azione combinata di denuncia avviata dal mondo della comunicazione legata
ai Club Alcologici Territoriali (Rassegna Stampa, Ufficio Comunicazione AICAT)
riesce a creare un movimento di opinione capace di sensibilizzare le
Istituzioni interpellate.
Facendo seguito a precedenti interventi presso le Istituzioni di Parma, alle ore 12 circa di stamane tramite i social network e alle ore 16, tramite il seguente comunicato stampa, pubblicato sul sito e inviato anche all'Ufficio Stampa del Sindaco Pizzarotti (il cui responsabile è stato contattato personalmente da Giuseppe Alviggi) l'AICAT ha denunciato con forza l'iniziativa degli organizzatori della serata da sballo .
Alle ore 19 il Comune di Parma ha diffuso la notizia della
chiusura del locale in cui si sarebbe dovuto svolgere il Party confermando
quanto in via ufficiosa ci era stato preannunciato.
E' la strada giusta da seguire con determinazione da parte
di un associazionismo che sappia declinare la solidarietà sia nell'accoglienza
della sofferenza sia nel prevenirla denunciando e contrastando scelte e
comportamenti che la generano.
Al Comune di Parma un dovuto ringraziamento per essersi assunto la responsabilità civica di tutelare la salute della sua cittadinanza.
Al Comune di Parma un dovuto ringraziamento per essersi assunto la responsabilità civica di tutelare la salute della sua cittadinanza.
Aniello Baselice
Il Comune di Parma ha disposto la chiusura dell'attività per mancato rispetto delle norme sulla sicurezza.
15/11/2013
h.19.00
h.19.00
In data odierna il Comune di Parma ha disposto la cessazione dell’attività di Pubblico Spettacolo effettuata nel locale denominato Free di Via Zarotto n. 86/A, in quanto esercitata in difetto del’autorizzazione di cui all’art. 68 e dell’agibilità di cui all’art. 80 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
In sostanza, la discoteca in questione già sanzionata dalla Polizia Municipale lo scorso 5 ottobre per , risulta priva di qualsivoglia licenza e pertanto totalmente abusiva, tanto più se si considera che l’esercizio dell’attività di Pubblico Spettacolo riveste profili di ordine e sicurezza pubblica.
La discoteca in questione risulta inoltre pubblicizzare sul web offerte speciali di alcoolici, per altro riprese da alcuni midia cittadini, le quali contrastano con tutte le politiche dirette a porre riparo alle problematiche derivanti dall’abuso di alcoolici e denunziate da privati ed associazioni.
Su tale tema, particolare è l’attenzione dell’Amministrazione Comunale, come dimostrano l’adozione del Regolamento per la convivenza e le recenti iniziative effettuate sotto i portici dell’Ospedale Vecchio per sensibilizzare i frequentatori della c.d. movida sulle problematiche concernenti gli abusi e le dipendenze.
In sostanza, la discoteca in questione già sanzionata dalla Polizia Municipale lo scorso 5 ottobre per , risulta priva di qualsivoglia licenza e pertanto totalmente abusiva, tanto più se si considera che l’esercizio dell’attività di Pubblico Spettacolo riveste profili di ordine e sicurezza pubblica.
La discoteca in questione risulta inoltre pubblicizzare sul web offerte speciali di alcoolici, per altro riprese da alcuni midia cittadini, le quali contrastano con tutte le politiche dirette a porre riparo alle problematiche derivanti dall’abuso di alcoolici e denunziate da privati ed associazioni.
Su tale tema, particolare è l’attenzione dell’Amministrazione Comunale, come dimostrano l’adozione del Regolamento per la convivenza e le recenti iniziative effettuate sotto i portici dell’Ospedale Vecchio per sensibilizzare i frequentatori della c.d. movida sulle problematiche concernenti gli abusi e le dipendenze.
giovedì 14 novembre 2013
QUANTO TEMPO DOBBIAMO ASPETTARE PER L' "OMICIDIO STRADALE"?
Tre giovani muoiono per un “omicidio stradale”, che nel nostro
ordinamento non esiste, causato da un altro giovane italiano in stato di
ebbrezza. Questo giovane non andrà in carcere perché non c’è pericolo di
inquinamento di prove o di fuga e poi con il rito del patteggiamento eviterà
ancora il carcere. Quali considerazioni
possiamo fare? … non ci sono parole che possano colmare il dolore delle
famiglie, ma non esiste neanche una giustizia giusta che manda in carcere chi
ruba in supermercato e non chi uccide altre persone con il suo comportamento
irresponsabile per se e per gli altri.
Vorrei sapere come si era ubriacato, per pubblicare a grandi
lettere la marca di vino, la marca di birra, la marca di superalcolici …. e
poter scrivere al posto di quel loro messaggio “bevi responsabilmente”: – “BERE E’ UNA RESPONSABILITA’” - “O BEVI O GUIDI”.
Vorrei che tutti gli alcolici, compreso il vino, fossero tassati
in modo da recuperare le spese sanitarie e sociali che causano (oltre 50
miliardi di euro), si ridurrebbero così i consumi, tutte le persone guadagnerebbero
in salute e la società conquisterebbe una buona pace sociale.
Ciao Nino
11/11/2013
Ubriaco fa
strage di giovani Tre morti sul colpo, due gravissimi
L'auto sulla quale viaggiavano i ragazzi è stata centrata da
un'Audi condotta da un 31enne rimasto illeso. Aveva il tasso alcolico fuori
legge. Per uno dei feriti è stata dichiarata la morte cerebrale.
La Golf guidata a quale viaggiavano i cinque ragazzi. L'auto è
stata centrata da un'Audi guidata da un 31enne che è va
Uniti nel divertimento,
tragicamente uniti anche nella morte. Un'ennesima terribile tragedia della
strada strappa in un colpo tre giovani vite, fa precipitare nel dramma tante
famiglie e semina lutto nella comunità tra Veronella, Arcole, Cologna, Zimella.
Fino a domenica all'una di notte i ragazzi deceduti in un incidente stradale ad
Arcole avevano passato la loro breve vita insieme. Erano in cinque su una Golf.
Tre di loro sono morti sul colpo, per un altro è stata dichiarata la morte
cerebrale ieri pomeriggio nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di
Borgo Trento. Per una quinta la speranza resta appesa a un filo. I ragazzi sono
stati centrati da un'altra auto condotta da un 31enne uscito pressoché illeso
dallo schianto. Aveva un tasso alcolico oltre i limiti di legge: era in stato
d'ebbrezza.
LA TRAGEDIA. Era circa l'una di ieri quando la Golf condotta da Enrico Boseggia, vent'anni, residente a Veronella in via Stradon, stava percorrendo la strada Provinciale 6, nel comune di Arcole, in località Macia.
Con lui c'erano Nico Bottegal, 18 anni, che abitava a Veronella in via Tosini; Anna Koudiakov, 18 anni, residente a Cologna Veneta, in via Mabil, 20. Tutti e tre morti sul colpo. Ma c'erano anche Michel Casarotto, 17 anni, di Zimella, in via Leopardi, portato in condizioni disperate all'ospedale di Borgo Trento e Sara De Mani Sinigallia, 16 anni, di Veronella, residente in via Marcello, anche lei ricoverata a Borgo Trento.
LA RICOSTRUZIONE. La dinamica dell'incidente stradale è al vaglio dei carabinieri della compagnia di San Bonifacio, ieri notte sul posto è andato anche il tenente Salvatore Vilona, poco più che coetaneo delle vittime (ha 26 anni).
Da una prima ricostruzione e dalla testimonianza di altri ragazzi amici di quelli che hanno avuto l'incidente, la Golf era al suo secondo giro della rotonda. I ragazzi stavano aspettando che gli altri amici su un'altra auto li raggiungessero. Erano all'interno della rotatoria quando un'Audi A3, che proveniva da Cologna Veneta è piombata loro addosso.
L'Audi era condotta da Roberto Tardivello Rizzi, 31 anni, autista di Veronella. La sua Audi prima è salita sull'aiuola in cemento e asfalto che divide la carreggiata, ha divelto un indicatore stradale, quindi ha centrato l'automobile dei giovani nel lato passeggero. L'Audi poi ha superato «volando» la Golf, ha arato parte dell'aiuola rotonda in centro, ha divelto una pianta ed è finita a ruote in aria. Il radiatore dell'Audi è rimasto sull'aiuola. Una ruota è stata trovata a un centinaio di metri dal punto dell'impatto in mezzo alle sterpaglie che costeggiano la strada principale. Pressochè illeso il conducente, i cui controlli alcolemetrici hanno dato esito positivo di gran lunga superiori al consentito dalla legge.
L'INVESTITORE. Rizzi è stato accompagnato in caserma subito dopo l'incidente. Gli è stata ritirata la patente. Il suo fascicolo inviato alla Procura. Verrà denunciato, questo la legge prevede, l'arresto è facoltativo, per guida in stato d'ebrezza e omicidio colposo plurimo. L'arresto è previsto se il conducente dopo un incidente non si è fermato se esiste pericolo di fuga o di reiterazione del reato. Il sostituto procuratore che si occupa della vicenda è Marco Zenatelli e acquisirà gli atti soltanto oggi, intanto le auto sono state sequestrate.
I SOCCORSI. Sono stati gli amici dei ragazzi a dare subito l'allarme. Sul posto c'era una leggera nebbia. Ma non da impedire la visuale di un'auto in transito. Sono state inviate ambulanze dell'ospedale di San Bonifacio, i vigili del fuoco, che hanno estratto i corpi dei ragazzi dalla carrozzeria dell'auto. Per tre dei giovani non c'è stato nulla da fare. Gli altri due sono stati portati in ospedale al Confortini. I traumi presi lateralmente sono peggiori di quelli frontali o posteriori.
I FAMILIARI. Poco dopo l'incidente sono arrivati i familiari dei ragazzi, allertati dai loro stessi amici. E allo strazio di quei corpi s'è aggiunto il dolore dei genitori che hanno voluto vedere quei corpi senza vita. Perchè è così che succede. Devi vederlo il corpo perchè quello che ti viene detto diventi un fatto concreto, per capire che non è l'incubo di una notte. Urla disperate, che si sono sovrapposte alle lacrime, alle grida di chi avrebbe voluto subito giustizia per quelle morti.
Poi è stata la volta delle onoranze funebri che hanno raccolto quelle giovani salme e le hanno portate alle celle mortuarie a disposizione del magistrato. Potrebbe non essere necessaria l'autopsia, dovrebbe essere sufficiente l'esame esterno dei cadaveri. La dinamica, seppur in fase di definizione è drammaticamente chiara. Neanche il tempo di metabolizzare il dolore, ed è già il tempo di organizzare i loro funerali.
Alessandra Vaccari
LA TRAGEDIA. Era circa l'una di ieri quando la Golf condotta da Enrico Boseggia, vent'anni, residente a Veronella in via Stradon, stava percorrendo la strada Provinciale 6, nel comune di Arcole, in località Macia.
Con lui c'erano Nico Bottegal, 18 anni, che abitava a Veronella in via Tosini; Anna Koudiakov, 18 anni, residente a Cologna Veneta, in via Mabil, 20. Tutti e tre morti sul colpo. Ma c'erano anche Michel Casarotto, 17 anni, di Zimella, in via Leopardi, portato in condizioni disperate all'ospedale di Borgo Trento e Sara De Mani Sinigallia, 16 anni, di Veronella, residente in via Marcello, anche lei ricoverata a Borgo Trento.
LA RICOSTRUZIONE. La dinamica dell'incidente stradale è al vaglio dei carabinieri della compagnia di San Bonifacio, ieri notte sul posto è andato anche il tenente Salvatore Vilona, poco più che coetaneo delle vittime (ha 26 anni).
Da una prima ricostruzione e dalla testimonianza di altri ragazzi amici di quelli che hanno avuto l'incidente, la Golf era al suo secondo giro della rotonda. I ragazzi stavano aspettando che gli altri amici su un'altra auto li raggiungessero. Erano all'interno della rotatoria quando un'Audi A3, che proveniva da Cologna Veneta è piombata loro addosso.
L'Audi era condotta da Roberto Tardivello Rizzi, 31 anni, autista di Veronella. La sua Audi prima è salita sull'aiuola in cemento e asfalto che divide la carreggiata, ha divelto un indicatore stradale, quindi ha centrato l'automobile dei giovani nel lato passeggero. L'Audi poi ha superato «volando» la Golf, ha arato parte dell'aiuola rotonda in centro, ha divelto una pianta ed è finita a ruote in aria. Il radiatore dell'Audi è rimasto sull'aiuola. Una ruota è stata trovata a un centinaio di metri dal punto dell'impatto in mezzo alle sterpaglie che costeggiano la strada principale. Pressochè illeso il conducente, i cui controlli alcolemetrici hanno dato esito positivo di gran lunga superiori al consentito dalla legge.
L'INVESTITORE. Rizzi è stato accompagnato in caserma subito dopo l'incidente. Gli è stata ritirata la patente. Il suo fascicolo inviato alla Procura. Verrà denunciato, questo la legge prevede, l'arresto è facoltativo, per guida in stato d'ebrezza e omicidio colposo plurimo. L'arresto è previsto se il conducente dopo un incidente non si è fermato se esiste pericolo di fuga o di reiterazione del reato. Il sostituto procuratore che si occupa della vicenda è Marco Zenatelli e acquisirà gli atti soltanto oggi, intanto le auto sono state sequestrate.
I SOCCORSI. Sono stati gli amici dei ragazzi a dare subito l'allarme. Sul posto c'era una leggera nebbia. Ma non da impedire la visuale di un'auto in transito. Sono state inviate ambulanze dell'ospedale di San Bonifacio, i vigili del fuoco, che hanno estratto i corpi dei ragazzi dalla carrozzeria dell'auto. Per tre dei giovani non c'è stato nulla da fare. Gli altri due sono stati portati in ospedale al Confortini. I traumi presi lateralmente sono peggiori di quelli frontali o posteriori.
I FAMILIARI. Poco dopo l'incidente sono arrivati i familiari dei ragazzi, allertati dai loro stessi amici. E allo strazio di quei corpi s'è aggiunto il dolore dei genitori che hanno voluto vedere quei corpi senza vita. Perchè è così che succede. Devi vederlo il corpo perchè quello che ti viene detto diventi un fatto concreto, per capire che non è l'incubo di una notte. Urla disperate, che si sono sovrapposte alle lacrime, alle grida di chi avrebbe voluto subito giustizia per quelle morti.
Poi è stata la volta delle onoranze funebri che hanno raccolto quelle giovani salme e le hanno portate alle celle mortuarie a disposizione del magistrato. Potrebbe non essere necessaria l'autopsia, dovrebbe essere sufficiente l'esame esterno dei cadaveri. La dinamica, seppur in fase di definizione è drammaticamente chiara. Neanche il tempo di metabolizzare il dolore, ed è già il tempo di organizzare i loro funerali.
Alessandra Vaccari
lunedì 28 ottobre 2013
al ritorno dal Congresso AICAT di Castel Gandolfo
Dopo il Congresso di
Paestum, quest’anno ho potuto partecipare al XXII Congresso Nazionale dei Club
Alcologici Territoriali di Castel Gandolfo e sono rimasto contento. Mi è
piaciuta l’animazione del gruppo di ragazze e ragazzi che hanno dato un tocco
di vitalità a tutte le assemblee con la loro disponibilità e la loro gioiosa
presenza e che fanno parte attiva dell’associazione. Abbiamo goduto delle belle
giornate assolate nel magnifico paesaggio dei laghi di Castel Gandolfo e nella
bella struttura della Mariapoli dei Focolarini; buona la collocazione e il
servizio alberghiero, compresa la ristorazione. Mi sono piaciuti i gruppi di
studio, in cui tutti i partecipanti discutono di tutto e sono stimolati a
portare la loro esperienza. Mi è dispiaciuto che quando si è parlato di educazione ecologica continua, di Forum Nazionale sulla
multidimensionalità , sulla comunicazione … si è percepito lo scollamento tra coloro
che animano l’associazione e vorrebbero che i temi fossero dibattuti e l’assemblea
un pò ammutolita. Lo ha fatto rilevare chiaramente il Presidente Baselice
quando ha spronato tutti a chiedersi il perché. Alla fine è passata la linea
dei Forum per prepare e coinvolgere i Servitori Insegnanti e anche le famiglie
nell’aggiornamento continuo, nell’attenzione alle SAT, ai corsi monotematici,
ai corsi di sensibilizzazione, che se ne fanno pochi, ma che credo che siano
indispensabili per la crescita dei CLUB. Comunque va preso atto che ogni volta
che si organizza qualcosa è sempre più difficile aggregare le famiglie e ci si
ritrova tante volte i “soliti noti” : anche qui bisogna chiedersi il perché, dalla
cura nelle esposizione, all’attenzione di non proporre troppi eventi
concentrati in pochi mesi, all’impegno finanziario e di tempo dei partecipanti.
Mi è dispiaciuta l’assenza di una rappresentanza degli Alcolisti in Trattamento,
della W.A.C.A.T. a
sancire la definitiva scissione che col metodo alcolgico di Hudolin a poco da
vedere, ma forse molto su equilibri di
potere e personalismi. Mi è piaciuto il finale, il ricordo di Luciano Floramo, la
segnalazione delle buone iniziative delle ACAT, lo scoppio dei palloncini, la
banda, le bandiere di tutti i 22 congressi. Anche le famiglie cha hanno
partecipato sono rimaste contente, anche se avrebbero voluto vedere di più le
testimonianze che corroborano di più la volontà a continuare sulla strada della
sobrietà. Un grazie agli amici del Lazio che si sono spesi perché tutto
riuscisse nel migliore dei modi.
Grazie!!!!!
Nino Milazzo
In questi momenti abbiamo constatato l'impegno e la partecipazione di tutti .....
mercoledì 23 ottobre 2013
Alcol e violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia mai più così!
Riporto da FB l'intervento di Emanuele Scafato.
La chiarezza con cui Emanuele Scafato sa leggere la
situazione attuale e mettere in evidenza le responsabilità di coloro che
manovrano specialmente i giovani attraverso gli investimenti milionari della
pubblicità e la totale assenza dello stato nel contrastare questo marketing
commerciale con azioni efficaci di prevenzione, ci impone di condividere nel
nostro piccolo le sue riflessioni, poiché la stampa, qualsiasi sia la testata
"libera", è vincolata da quella pubblicità o solamente impegnata a
distrarre la popolazione dall'approfondimento dei problemi reali.
Grazie! Nino
Alcol e
violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia
mai più così!
Emanuele Scafato, Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia,
Vice Presidente EUFAS, Federazione Europea Società Scientifiche sulle Dipendenze
Ho letto con attenzione e rabbia la riflessione di Concita De Gregorio su Repubblica sull'ennesima tragica vicenda di stupro di gruppo sull'adolescente di Modena. Ci si riferiva, giustamente, ad una violenza agita sotto l'uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società , l'alcol, un termine troppo astratto per definire comunemente qualunque bevanda alcolica di cui sappiamo molti giovani abusare per ... ? É qui il punto. Che valore ha per i giovani l'alcol e perché ? Come adulti abbiamo lasciato costruire intorno ai nostri figli un mondo liquido, accattivante, affascinante, seducente che ti avvolge e ti tradisce, ambiguamente, come le pubblicità, le tante opinioni degli "esperti" che fanno passare per salutare e performante ciò che non potrà mai esserlo per via della sua tossicità e dannosità. Un bene di consumo non ordinario per il quale in Italia si spendono 160 milioni di euro di investimenti in pubblicità di poliedriche bevande alcoliche che ti dicono, aggirando spesso le Direttive comunitarie, che sei trendy, sei cool, hai successo sportivo, sessuale e sociale solo se bevi ma ricordandoti ipocritamente, come solo gli adulti sanno fare, " bevi" ( imperativo categorico) "responsabilmente" ( che non vuol dire proprio nulla) tralasciando un più educativo "bere é una responsabilità " . Come sottrarre i giovani, i minori a ciò che viene loro grottescamente indottrinato da quella parte di marketing commerciale ingannevole, in assenza del necessario marketing sociale che viene spesso ostacolato da approcci prevalenti di tutela del "prodotto" non bilanciati da quelli di tutela e di promozione della salute, di sostegno alla ricerca per la prevenzione per le quali si spende nulla in confronto? Come e cosa fare rispetto alle esigenze urgenti di contrasto a quei modelli di consumo non "mediterranei" contrabbandati e legittimati dal mercato delle "ore felici", le happy hours che ti ubriacano per definizione e che vengono supportate dalle concessioni e licenze delle stesse istituzioni che hanno in carico allo stesso tempo l'onere di tutela della salute e della sicurezza dei cittadini ? Sicurezza che non c'è e a farne le spese dell'interpretazione degenerata del "bere" sono i più deboli e soprattutto le più deboli, vittime dei tanti odiosi e spesso ignoti atti di maltrattamento e violenze personali, spesso anche intra-familiari, subiti sotto l'influenza dell'alcol, una delle tante dimensioni misconosciute e ignorate della sofferenza femminile in Italia. É etico tutto ciò ? É sostenibile ? É immodificabile il malcostume che vede le norme di tutela dei minori (art 689 del codice penale) disapplicate attraverso le "consuetudini" ? Chi e cosa ci si propone di fare per attuare iniziative di ripristino dell'equilibrio insito nel controllo formale e informale da parte della collettività che solo negli ultimi vent’anni ha visto distruggere le modalità tradizionali e savie di una socialità e socievolezza che oggi molti giovani, generazione "chimica", sono invece posti in grado di sperimentare e garantirsi solo attraverso l'uso di sostanze "up" per euforizzarsi e "down" per sedarsi, per alleviare anche la più piccola sofferenza o disagio per i quali non é stato insegnato loro da nessuno come affrontare, sopportare, elaborare e risolvere ? Abilità e tutele che non solo la famiglia e la scuola, ma anche e soprattutto le istituzioni dovrebbero garantire e rendere visibili come segno civile di solidarietà e attenzione alla persona, di supporto intergenerazionale ai minori e ai giovani in particolare, con azioni concrete, investendo risorse, tempo, energie in un recupero di valori che devono derivare dalla vita, dai sentimenti, dalle emozioni, dalle relazioni e non dall'uso dell' alcol o di sostanze. Come adulti lo dobbiamo ai nostri figli.
Nota: Ho inviato ieri questa riflessione alla Redazione di Repubblica e al suo Direttore ma evidentemente non conosco i termini, le affiliazioni e i criteri attraverso cui si possano riporre legittime attese di considerazione... Ognuno si faccia in piena indipendenza la sua opinione.
Emanuele Scafato, Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia,
Vice Presidente EUFAS, Federazione Europea Società Scientifiche sulle Dipendenze
Ho letto con attenzione e rabbia la riflessione di Concita De Gregorio su Repubblica sull'ennesima tragica vicenda di stupro di gruppo sull'adolescente di Modena. Ci si riferiva, giustamente, ad una violenza agita sotto l'uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società , l'alcol, un termine troppo astratto per definire comunemente qualunque bevanda alcolica di cui sappiamo molti giovani abusare per ... ? É qui il punto. Che valore ha per i giovani l'alcol e perché ? Come adulti abbiamo lasciato costruire intorno ai nostri figli un mondo liquido, accattivante, affascinante, seducente che ti avvolge e ti tradisce, ambiguamente, come le pubblicità, le tante opinioni degli "esperti" che fanno passare per salutare e performante ciò che non potrà mai esserlo per via della sua tossicità e dannosità. Un bene di consumo non ordinario per il quale in Italia si spendono 160 milioni di euro di investimenti in pubblicità di poliedriche bevande alcoliche che ti dicono, aggirando spesso le Direttive comunitarie, che sei trendy, sei cool, hai successo sportivo, sessuale e sociale solo se bevi ma ricordandoti ipocritamente, come solo gli adulti sanno fare, " bevi" ( imperativo categorico) "responsabilmente" ( che non vuol dire proprio nulla) tralasciando un più educativo "bere é una responsabilità " . Come sottrarre i giovani, i minori a ciò che viene loro grottescamente indottrinato da quella parte di marketing commerciale ingannevole, in assenza del necessario marketing sociale che viene spesso ostacolato da approcci prevalenti di tutela del "prodotto" non bilanciati da quelli di tutela e di promozione della salute, di sostegno alla ricerca per la prevenzione per le quali si spende nulla in confronto? Come e cosa fare rispetto alle esigenze urgenti di contrasto a quei modelli di consumo non "mediterranei" contrabbandati e legittimati dal mercato delle "ore felici", le happy hours che ti ubriacano per definizione e che vengono supportate dalle concessioni e licenze delle stesse istituzioni che hanno in carico allo stesso tempo l'onere di tutela della salute e della sicurezza dei cittadini ? Sicurezza che non c'è e a farne le spese dell'interpretazione degenerata del "bere" sono i più deboli e soprattutto le più deboli, vittime dei tanti odiosi e spesso ignoti atti di maltrattamento e violenze personali, spesso anche intra-familiari, subiti sotto l'influenza dell'alcol, una delle tante dimensioni misconosciute e ignorate della sofferenza femminile in Italia. É etico tutto ciò ? É sostenibile ? É immodificabile il malcostume che vede le norme di tutela dei minori (art 689 del codice penale) disapplicate attraverso le "consuetudini" ? Chi e cosa ci si propone di fare per attuare iniziative di ripristino dell'equilibrio insito nel controllo formale e informale da parte della collettività che solo negli ultimi vent’anni ha visto distruggere le modalità tradizionali e savie di una socialità e socievolezza che oggi molti giovani, generazione "chimica", sono invece posti in grado di sperimentare e garantirsi solo attraverso l'uso di sostanze "up" per euforizzarsi e "down" per sedarsi, per alleviare anche la più piccola sofferenza o disagio per i quali non é stato insegnato loro da nessuno come affrontare, sopportare, elaborare e risolvere ? Abilità e tutele che non solo la famiglia e la scuola, ma anche e soprattutto le istituzioni dovrebbero garantire e rendere visibili come segno civile di solidarietà e attenzione alla persona, di supporto intergenerazionale ai minori e ai giovani in particolare, con azioni concrete, investendo risorse, tempo, energie in un recupero di valori che devono derivare dalla vita, dai sentimenti, dalle emozioni, dalle relazioni e non dall'uso dell' alcol o di sostanze. Come adulti lo dobbiamo ai nostri figli.
Nota: Ho inviato ieri questa riflessione alla Redazione di Repubblica e al suo Direttore ma evidentemente non conosco i termini, le affiliazioni e i criteri attraverso cui si possano riporre legittime attese di considerazione... Ognuno si faccia in piena indipendenza la sua opinione.
Inizio modulo
Fine modulo
martedì 22 ottobre 2013
“E’ giusto promuovere la vendemmia a scuola?” articolo del 15 Ottobre su Andrialive: alcune osservazioni a coloro che hanno scritto dei commenti
Per alcune circostanze, devo utilizzare il blog per chiedere
scusa ai lettori di Andrialive per
non aver risposto ad ognuno in particolare di coloro che hanno fatto delle
osservazioni sull’articolo “E’ giusto
promuovere la vendemmia a scuola?” del 15 Ottobre, ma ho voluto aspettare
per rispondere in modo più articolato e non con battute.
Alcune osservazioni mi dimostrano come nella nostra “cultura
alcolica” non si possono formulare quesiti sulla bevanda “vino” senza suscitare
risentimenti che vengono giustificati
sotto il nome della “TRADIZIONE” e per il significato che viene attribuito al
vino come simbolo di “gioia, festa, amicizia” che aggrega la comunità e anche
per il valore “sacramentale” che ha il vino nella celebrazione eucaristica.
Le domande erano queste:
1. La scuola può
promuovere una bevanda alcolica, come il vino, a dei minorenni?
2.
Hanno spiegato ai
ragazzini che la legge fa espressamente divieto ai minori di 18 anni di
consumare bevande alcoliche per tutelare la loro salute?
3. Ci possiamo chiedere come mai
in Italia abbiamo il triste primato del primo bicchiere a undici anni? Non sono
forse i genitori a mescere in famiglia il primo bicchiere di iniziazione?
4. Dopo questa “bella
esperienza”, partecipata da maestre e
genitori, come faranno questi piccoli, che diventeranno adolescenti, a
comprendere il rischio insito in questo “vino” così celebrato e osannato da
coloro che più di ogni altro vogliono bene loro?
Rilevo che la maggior parte degli intervenuti non ha
risposto alle mie domande e perplessità formulando concetti ben argomentati,
eccetto Alessandro e Ana. Anche la Prof.ssa referente del progetto, a cui ho
telefonato lasciando il mio numero di telefono alla segreteria della scuola per
scusarmi di non poter ottemperare all’invito rivoltomi non mi ha ricontattato.
Tutto bene!
Una volta preso atto di quanto abbiamo rilevato, vogliamo
dare uno sguardo a quello che succede oggi nel nostro vivere quotidiano, in
famiglia, nella società, rispetto alle problematiche alcol-correlate che investono
noi adulti, i giovani, gli adolescenti?
Vogliamo ascoltare le sirene di alcuni medici sui pochissimi
benefici che da il vino o vogliamo prendere in considerazione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) che già da anni ha collocato, come ha fatto rilevare il
mio amico Alessandro, il vino nel Gruppo
1 dei cancerogeni?
Vogliamo prendere in considerazione l’incidenza delle
patologie direttamente correlate al consumo degli alcolici sulla salute della
popolazione e il costo che deve sopportare il nostro Servizio Sanitario
Nazionale?
Vogliamo renderci conto che quel milione e passa di
“alcolisti” schedati dai servizi sociali o dal SerT non possono incidere
significativamente nel quarantacinque per cento di incidenti stradali, negli incidenti
sul lavoro, nelle risse, omicidi, abusi fra le mura domestiche … ma sono
attribuibili alle persone comuni, che vivono in mezzo a noi, che anche solo in
qualche occasione particolare, anche dopo una festa con gli amici hanno bevuto
senza ubbriacarsi e si sono messe alla guida della loro macchina causando un
incidente o si sono travate a litigare per futili motivi perché in uno stato
psicofisico alterato dall’alcol?
Perché si vuole l’informazione sulla bella festa della
vendemmia e sul vino che verrà prodotto e non si vuole l’informazione sui
rischi e sui danni dell’alcol?
Mi sarei aspettato da parte degli educatori della scuola e
dai genitori una risposta in cui si evidenzia che la scuola realizza non solo
la vendemmia e il “buon vino”, ma anche un progetto di sensibilizzazione alle
problematiche alcol correlate, ma nessuno lo ha fatto rilevare.
Nonostante le
conoscenze maturate dalla scienza, dalla statistica, dalla osservazione
personale, alcuni luoghi comuni sul vino e su altri alcolici ricorrono con
frequenza e sono accettati passivamente, senza che siano criticati, diventando
in questo modo veritieri e il comportamento che ne deriva acquista il sapore
della normalità. La pubblicità più efficace così la realizzano le tradizioni,
la storia, la medicina e anche la scuola.
La perpetuazione del comportamento del bere è naturalmente
rafforzata anche dal fatto che rappresenta un piacere e ciascuno non pensa che
avrà dei problemi a causa del proprio bere. Il gusto piacevole e seducente
allenta le tensioni, promuove la convivialità, genera una temporanea sensazione
di benessere e così si abitua a bere. Più o meno siamo tutti consapevoli dei
problemi, ma siamo convinti che a noi non ci capiterà niente di quello che è
capitato agli altri.
L’ACAT Federiciana accoglie le famiglie che hanno problemi
alcol correlati per reinserirle nella comunità con uno stile di vita sobrio e
vuole essere parte attiva nella sensibilizzazione a tali problematiche per
rendere le persone consapevoli dei
rischi insiti nelle abitudini alcoliche normali.
Ognuno di noi deve rendersi consapevole delle proprie scelte
e decidere su come, quando e dove bere bevande alcoliche per non minare la
propria salute e quella degli altri. La strada indicata dall’OMS è “MENO E’
MEGLIO!”: una diminuzione dei consumi alcolici certamente produce più salute e
buoni rapporti con le persone.
A chiusura del mio intervento voglio anche segnalare un’associazione
di baristi (di cui non faccio nome per non metterla in rilievo ulteriormente)
che ha inondato di manifesti pubblicitari la città di Andria, il cui scopo è
messo in rilievo con lo slogan “EDUCHIAMO AL BERE” e che fa dei corsi a
pagamento … la trovata pubblicitaria è sicuramente truffaldina, perché
conoscendo molti “alunni”, assidui frequentatori di “scuole-bar”, che hanno
imparato bene a “bere”, ho rilevato anche che si sono rovinati e hanno
distrutto le loro famiglie.
Ma forse è meglio che lo spieghino gli organizzatori come educano
i loro alunni al bere e se educano anche
gli alunni sulle problematiche alcol correlate.
Vorrei che ci fosse la libertà di scegliere di non bere
bevande alcoliche senza essere guardati con sospetto o irrisi, vorrei che anche
in un night venga proposto il bere analcolico per divertirsi senza problemi,
vorrei l’abolizione della pubblicità sulle bevande alcoliche perché è
ingannevole … forse è troppo? Quale altra strada possiamo indicare per evitare
le lacrime e la disperazione di tante mamme, fidanzate, fratelli, sorelle e
amici di coloro che hanno imparato a “bere” così “bene” da non poterne fare a
meno?
Nino Milazzo
domenica 20 ottobre 2013
VASCO ROSSI Cambia-menti
non mi sembra vero, ma l'età può
portare anche alla maturità "... si può
cambiare solo se stessi, sembra poco se
ci riuscissi, faresti la rivoluzione!!!"
venerdì 18 ottobre 2013
Il bicchiere è mezzo pieno? Meglio vuoto. La situazione alcol in Italia
Cari amici del blog, vi propongo l'intervista al Dott. Gianni Testino, pubblicata su "La Stampa" per la sua chiarezza e semplicità.
http://www.lastampa.it/2013/10/17/scienza/benessere/salute/il-bicchiere-mezzo-pieno-meglio-vuoto-la-situazione-alcol-in-italia-tVz5SRhreS59WA0E6S5DGK/pagina.html?fb_action_ids=10201888224228448&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%2210201888224228448%22%3A321058874702822%7D&action_type_map=%7B%2210201888224228448%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D
SALUTE
17/10/2013 - FOCUS SUL PROBLEMA DEL BERE
Il bicchiere è mezzo pieno? Meglio
vuoto. La situazione alcol in Italia
Le bevande alcoliche sono la terza causa di morte in
Europa e Italia. Per conoscere qual è la situazione, le cause e quanto si sta
facendo per arginare il problema alcol, ci siamo rivolti all’esperto in
materia, il dottor Gianni Testino, Coordinatore Centro Alcologico Regionale –
Regione Liguria e Vice-Presidente Nazionale Società Italiana di Alcologia
L’alcol, o etanolo, è molto più che un
ingrediente che troviamo in alcuni tipi di bevande: è un vero e proprio
problema, e come tale va riconosciuto e affrontato.
Spesso, la questione è tenuta sottotono. Pochi ne parlano, e i molti non sanno esattamente cosa accade intorno al mondo degli alcolisti: termine che nell’immaginario collettivo rappresenta il degrado di una persona, ma che in realtà ritrae una situazione molto più diffusa di quanto si creda – in particolare tra i giovani.
Per capire e far conoscere meglio cosa accade davvero nella nostra società e nel mondo che ruota intorno al bicchiere, ci siamo rivolti all’esperto, il dottor Gianni Testino – Epatologo – Docente di Gastroenterologia e Medicina Interna, Facoltà di Medicina, Università di Genova. Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria – Direttore UO Alcologia e Patologie Correlate IRCCS AOU San Martino-Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova – Vice-Presidente Nazionale Società Italiana di Alcologia.
Dottor Testino, come è la situazione in Italia per quanto riguarda il consumo di alcol?
«In Europa e in Italia le bevande alcoliche sono la terza causa di morte e disabilità nella popolazione adulta. La prima causa di morte al di sotto dei 24 anni.
Preciso come una Unità Alcolica (UA) sia caratterizzata da 10-12 grammi di etanolo che troviamo all’interno di un bicchiere di vino da 125 ml (12°), un boccale di birra media (4-5°), in una dose da bar di superalcolico (40 ml) o in un aperitivo».
«Le organizzazioni scientifiche internazionali (comprese l’OMS e l’ISS) suddividono i bevitori a basso, medio e alto rischio.
A basso rischio di sviluppare malattie da alcol (malattie del fegato, pancreas, tumori ecc.) sono le donne che consumano meno di una UA al giorno e gli uomini che bevono meno di due UA al giorno.
Detto ciò, passiamo ai dati forniti dall’ISTAT e dall’ISS in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia quest’anno: in Italia sono stati stimati (ISS, 2013) circa 36 milioni di consumatori di alcol.
Di questi 13 milioni consuma alcol tutti i giorni (nel 70% dei casi vino). Da questi 13 milioni sono esclusi gli alcolisti.
Di questi 13 milioni circa sono a “basso rischio” di contrarre malattie da alcol e circa 3 milioni sono a medio-alto rischio di contrarre malattie internistiche da alcol e di evolvere verso la dipendenza.
Gli alcoldipendenti sono 1 milione. Spendiamo per i danni da alcol 22 miliardi di Euro (1.6% del PIL)!».
Dal bicchiere alla bottiglia, quanto è facile il passaggio?
«Molto facile, soprattutto se il consumo di alcol inizia in giovane età. L’etanolo ha una funzione antidepressiva. Maschera i problemi.
«E’ facile che persone completamente sane dal punto di vista mentale possano scivolare verso l’alcoldipendenza. Un forte incremento, poi, si sta verificando anche in relazione alla profonda crisi economica.
Il passaggio verso l’alcol dipendenza è caratterizzato da un “continuum” che porta dal cosiddetto consumo moderato alla dipendenza. Tutti hanno cominciato a bere moderatamente!
Le lobby degli alcolici hanno capito che facendo assaggiare alcol fra i 12 e i 16 anni, quando il cervello è ancora nella cosiddetta fase di plasticità neuronale (costruzione delle sinapsi) i ragazzi sono particolarmente gratificati dall’etanolo: per cui tenderanno a bere sempre di più. E’ chiaro che i più fragili diventeranno alcoldipendenti.
Abbiamo una enorme crescita di questi casi in Italia: sono definiti “baby dipendenti”».
Come si esce dall’alcoldipendenza ?
«L’alcoldipendenza è una malattia molto difficile da curare. Preciso che è una malattia democratica: colpisce qualsiasi fascia sociale.
Innanzitutto dobbiamo cambiare il nostro modo di lavorare.
L’alcoldipendenza non è una malattia psichiatrica. Molto spesso si attribuiscono al paziente caratteristiche psichiatriche perché viene valutato quando è ancora sotto l’effetto dell’alcol. Ne consegue che avremo pazienti ancora alcoldipendenti e dipendenti anche da psicofarmaci!
Nella mia esperienza una comorbidità psichiatrica seria è presente in circa il 20% dei casi».
«Il percorso assistenziale inizia con un periodo di disintossicazione e parallelamente una equipe multidisciplinare lo segue facendo valutazioni non solo di tipo psicologico, ma anche internistiche.
Per raggiungere la motivazione “a smettere” e soprattutto per rimanere sobri nel tempo è indispensabile la frequenza ai gruppi di auto mutuo aiuto come “Alcolisti Anonimi” e i “Club degli Alcolisti in Trattamento”. E’ un farmaco a costo zero.
I farmaci cosiddetti anticraving (per smettere di bere o mantenere l’astensione dall’alcol) vengono utilizzati con molta cautela e in pazienti selezionati. Sono presenti diverse molecole come per esempio il disulfiram. Preciso però che nella nostra esperienza, avendo numerosi pazienti affetti da malattia del fegato, dobbiamo utilizzare farmaci che non siano epatotossici: ottimo l’acamprosato e promettente il nalmelfene (nuova molecola non ancora in commercio)».
Quali sono, in sostanza, i danni dell’etanolo?
«Mi rendo conto che la mia sia una “informazione scomoda”, ma so di interloquire con un giornale veramente indipendente.
L’etanolo favorisce circa 60 malattie differenti e numerosi tumori (cavità orale, faringe, laringe, esofago, intestino, fegato, pancreas e mammella).
L’OMS ha inserito l’etanolo nel gruppo 1 dei cancerogeni. In questo gruppo sono presenti sostanze come fumo, benzene, arsenico eccetera.
Il rischio di contrarre queste malattie inizia già da dosaggi molto bassi. Nella donna il rischio aumenta già con tre UA alla settimana (mi riferisco soprattutto al cancro della mammella).
E’ un messaggio forte che difficilmente nella nostra società viene accettato, ma è così.
Il fatto che l’etanolo sia un cancerogeno già a bassi dosaggi smonta completamente la tesi che bassi dosaggi fanno bene al cuore!».
Chi sono i più colpiti?
«Tanti! Soprattutto per malattie internistiche.
Per quanto concerne l’alcoldipendenza si sta apprezzando un drammatico aumento fra i giovani. Le classi dei cosiddetti professionisti sono particolarmente colpite (stress, carriera, crisi…).
Il consumo moderato di alcol è causa di circa il 10% dei cancri nel nostro paese».
Quali le cause o… i complici?
«Al di là delle fragilità individuali, la colpa maggiore è da identificare nella pressione mediatica e pubblicitaria a favore del consumo delle bevande alcoliche.
Ogni 8 minuti abbiamo uno spot a favore dell’alcol! Solitamente l’alcol viene abbinato al successo. I problemi da alcol vengono frettolosamente identificati con il “povero ubriacone”.
Dobbiamo combattere la pubblicità ingannevole!
E’ giusto che i produttori facciano il loro mestiere reclamizzando i loro prodotti, ma non è giusto che ci vogliano insegnare a bere bene e moderatamente. L’etanolo è un tossico e un cancerogeno e nessuno può permettersi di dire che fa bene alla salute!».
«A tale proposito preciso che un prestigioso gruppo di Avvocati (Studio Conte e Giacomini di Genova) si è fatto carico di chiedere al Parlamento Europeo se non sia giusto segnalare sulle bottiglie (vino compreso) che l’etanolo è un cancerogeno.
Il Parlamento Europeo ha dato ragione agli Avvocati Giuseppe Giacomini e Sergio Maradei definendo la richiesta ricevibile. In Commissione Europea le lobby si sono già agitate…».
Grazie dottor Testino. Per concludere, quale consiglio darebbe ai nostri lettori?
«I medici devono essere rispettosi dell’evidenza scientifica! Questo è il nostro Vangelo.
Il mio comportamento è quello di dare “banalmente” l’informazione e poi un soggetto maggiorenne deciderà cosa fare (conoscere, capire e scegliere!).
Se un soggetto sano mi chiede quanto può bere, io rispondo che “è a basso rischio” di contrarre una malattia, nel caso di una donna che stia al di sotto di un bicchiere al giorno e di un uomo che stia al di sotto di due bicchieri.
Sapete cosa farebbe invece la pubblicità ingannevole o una persona in malafede? Direbbe che questi sono i dosaggi consigliati. No, sono quelli a basso rischio!».
Il dottor Gianni Testino è anche autore di circa 500 pubblicazioni, di cui circa 100 con
Impatto Scientifico Internazionale.
Spesso, la questione è tenuta sottotono. Pochi ne parlano, e i molti non sanno esattamente cosa accade intorno al mondo degli alcolisti: termine che nell’immaginario collettivo rappresenta il degrado di una persona, ma che in realtà ritrae una situazione molto più diffusa di quanto si creda – in particolare tra i giovani.
Per capire e far conoscere meglio cosa accade davvero nella nostra società e nel mondo che ruota intorno al bicchiere, ci siamo rivolti all’esperto, il dottor Gianni Testino – Epatologo – Docente di Gastroenterologia e Medicina Interna, Facoltà di Medicina, Università di Genova. Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria – Direttore UO Alcologia e Patologie Correlate IRCCS AOU San Martino-Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova – Vice-Presidente Nazionale Società Italiana di Alcologia.
Dottor Testino, come è la situazione in Italia per quanto riguarda il consumo di alcol?
«In Europa e in Italia le bevande alcoliche sono la terza causa di morte e disabilità nella popolazione adulta. La prima causa di morte al di sotto dei 24 anni.
Preciso come una Unità Alcolica (UA) sia caratterizzata da 10-12 grammi di etanolo che troviamo all’interno di un bicchiere di vino da 125 ml (12°), un boccale di birra media (4-5°), in una dose da bar di superalcolico (40 ml) o in un aperitivo».
«Le organizzazioni scientifiche internazionali (comprese l’OMS e l’ISS) suddividono i bevitori a basso, medio e alto rischio.
A basso rischio di sviluppare malattie da alcol (malattie del fegato, pancreas, tumori ecc.) sono le donne che consumano meno di una UA al giorno e gli uomini che bevono meno di due UA al giorno.
Detto ciò, passiamo ai dati forniti dall’ISTAT e dall’ISS in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia quest’anno: in Italia sono stati stimati (ISS, 2013) circa 36 milioni di consumatori di alcol.
Di questi 13 milioni consuma alcol tutti i giorni (nel 70% dei casi vino). Da questi 13 milioni sono esclusi gli alcolisti.
Di questi 13 milioni circa sono a “basso rischio” di contrarre malattie da alcol e circa 3 milioni sono a medio-alto rischio di contrarre malattie internistiche da alcol e di evolvere verso la dipendenza.
Gli alcoldipendenti sono 1 milione. Spendiamo per i danni da alcol 22 miliardi di Euro (1.6% del PIL)!».
Dal bicchiere alla bottiglia, quanto è facile il passaggio?
«Molto facile, soprattutto se il consumo di alcol inizia in giovane età. L’etanolo ha una funzione antidepressiva. Maschera i problemi.
«E’ facile che persone completamente sane dal punto di vista mentale possano scivolare verso l’alcoldipendenza. Un forte incremento, poi, si sta verificando anche in relazione alla profonda crisi economica.
Il passaggio verso l’alcol dipendenza è caratterizzato da un “continuum” che porta dal cosiddetto consumo moderato alla dipendenza. Tutti hanno cominciato a bere moderatamente!
Le lobby degli alcolici hanno capito che facendo assaggiare alcol fra i 12 e i 16 anni, quando il cervello è ancora nella cosiddetta fase di plasticità neuronale (costruzione delle sinapsi) i ragazzi sono particolarmente gratificati dall’etanolo: per cui tenderanno a bere sempre di più. E’ chiaro che i più fragili diventeranno alcoldipendenti.
Abbiamo una enorme crescita di questi casi in Italia: sono definiti “baby dipendenti”».
Come si esce dall’alcoldipendenza ?
«L’alcoldipendenza è una malattia molto difficile da curare. Preciso che è una malattia democratica: colpisce qualsiasi fascia sociale.
Innanzitutto dobbiamo cambiare il nostro modo di lavorare.
L’alcoldipendenza non è una malattia psichiatrica. Molto spesso si attribuiscono al paziente caratteristiche psichiatriche perché viene valutato quando è ancora sotto l’effetto dell’alcol. Ne consegue che avremo pazienti ancora alcoldipendenti e dipendenti anche da psicofarmaci!
Nella mia esperienza una comorbidità psichiatrica seria è presente in circa il 20% dei casi».
«Il percorso assistenziale inizia con un periodo di disintossicazione e parallelamente una equipe multidisciplinare lo segue facendo valutazioni non solo di tipo psicologico, ma anche internistiche.
Per raggiungere la motivazione “a smettere” e soprattutto per rimanere sobri nel tempo è indispensabile la frequenza ai gruppi di auto mutuo aiuto come “Alcolisti Anonimi” e i “Club degli Alcolisti in Trattamento”. E’ un farmaco a costo zero.
I farmaci cosiddetti anticraving (per smettere di bere o mantenere l’astensione dall’alcol) vengono utilizzati con molta cautela e in pazienti selezionati. Sono presenti diverse molecole come per esempio il disulfiram. Preciso però che nella nostra esperienza, avendo numerosi pazienti affetti da malattia del fegato, dobbiamo utilizzare farmaci che non siano epatotossici: ottimo l’acamprosato e promettente il nalmelfene (nuova molecola non ancora in commercio)».
Quali sono, in sostanza, i danni dell’etanolo?
«Mi rendo conto che la mia sia una “informazione scomoda”, ma so di interloquire con un giornale veramente indipendente.
L’etanolo favorisce circa 60 malattie differenti e numerosi tumori (cavità orale, faringe, laringe, esofago, intestino, fegato, pancreas e mammella).
L’OMS ha inserito l’etanolo nel gruppo 1 dei cancerogeni. In questo gruppo sono presenti sostanze come fumo, benzene, arsenico eccetera.
Il rischio di contrarre queste malattie inizia già da dosaggi molto bassi. Nella donna il rischio aumenta già con tre UA alla settimana (mi riferisco soprattutto al cancro della mammella).
E’ un messaggio forte che difficilmente nella nostra società viene accettato, ma è così.
Il fatto che l’etanolo sia un cancerogeno già a bassi dosaggi smonta completamente la tesi che bassi dosaggi fanno bene al cuore!».
Chi sono i più colpiti?
«Tanti! Soprattutto per malattie internistiche.
Per quanto concerne l’alcoldipendenza si sta apprezzando un drammatico aumento fra i giovani. Le classi dei cosiddetti professionisti sono particolarmente colpite (stress, carriera, crisi…).
Il consumo moderato di alcol è causa di circa il 10% dei cancri nel nostro paese».
Quali le cause o… i complici?
«Al di là delle fragilità individuali, la colpa maggiore è da identificare nella pressione mediatica e pubblicitaria a favore del consumo delle bevande alcoliche.
Ogni 8 minuti abbiamo uno spot a favore dell’alcol! Solitamente l’alcol viene abbinato al successo. I problemi da alcol vengono frettolosamente identificati con il “povero ubriacone”.
Dobbiamo combattere la pubblicità ingannevole!
E’ giusto che i produttori facciano il loro mestiere reclamizzando i loro prodotti, ma non è giusto che ci vogliano insegnare a bere bene e moderatamente. L’etanolo è un tossico e un cancerogeno e nessuno può permettersi di dire che fa bene alla salute!».
«A tale proposito preciso che un prestigioso gruppo di Avvocati (Studio Conte e Giacomini di Genova) si è fatto carico di chiedere al Parlamento Europeo se non sia giusto segnalare sulle bottiglie (vino compreso) che l’etanolo è un cancerogeno.
Il Parlamento Europeo ha dato ragione agli Avvocati Giuseppe Giacomini e Sergio Maradei definendo la richiesta ricevibile. In Commissione Europea le lobby si sono già agitate…».
Grazie dottor Testino. Per concludere, quale consiglio darebbe ai nostri lettori?
«I medici devono essere rispettosi dell’evidenza scientifica! Questo è il nostro Vangelo.
Il mio comportamento è quello di dare “banalmente” l’informazione e poi un soggetto maggiorenne deciderà cosa fare (conoscere, capire e scegliere!).
Se un soggetto sano mi chiede quanto può bere, io rispondo che “è a basso rischio” di contrarre una malattia, nel caso di una donna che stia al di sotto di un bicchiere al giorno e di un uomo che stia al di sotto di due bicchieri.
Sapete cosa farebbe invece la pubblicità ingannevole o una persona in malafede? Direbbe che questi sono i dosaggi consigliati. No, sono quelli a basso rischio!».
Il dottor Gianni Testino è anche autore di circa 500 pubblicazioni, di cui circa 100 con
Impatto Scientifico Internazionale.
mercoledì 16 ottobre 2013
Apriamo un dibattito su progetti scolastici indirizzati alla vendemmia dell'uva e al vino.
Cari amici del blog, il dibattito è già aperto sul giornale on line di Andrialive ed è bene continuare a scrivere la nostra opinione sulla pagina del giornale, per una crescita culturale che ci veda impegnati, non tanto al mantenimento di progetti tradizionali, ma al messaggio che viene veicolato ai bambini sul vino come bevanda naturale e salutare che ha la benedizione degli adulti più significativi della loro età. L'aura aulica della festa della vendemmia e del vino è già da tempo passata nei nostri ricordi di infanzia, parlo per quelli della mia età, per lasciare spazio ad un nuovo modello di consumo non più tradizionale legato ai pasti, ma a quello fuori pasto, alla ricerca di sensazioni euforiche che modificano la nostra personalità e fanno emergere la tristezza della conseguenze di questo consumo con violenze, incidenti domestici - sul lavoro - sulla strada, malattie, tumori ....
Quando e come possiamo fare prevenzione se giriamo la testa a contemplare le tradizioni del passato e non mettiamo in guardia i ragazzi di oggi sui pericoli del vino e delle bevande alcoliche in genere?
Ci possiamo meravigliare dei ragazzini che vanno in coma etilico durante feste private o organizzate da adulti senza scrupoli?
Vi invito a contribuire al dibattito seguendo il link http://www.andrialive.it/news/Attualit%C3%A0/250647/news.aspx
mercoledì 9 ottobre 2013
ALCOL e TUMORI: il veicolo sono le bevande alcoliche che ingeriamo (vino, birra, amari, ecc...)
Cari amici, vi propongo la risposta di Andrea Ghiselli, Professore Nutrizionista del CNR, proprio perché l’altro giorno un amico si meravigliava che io gli parlassi del rischio “TUMORI” anche con un basso consumo di bevande alcoliche come vino, birra, superalcolici, amari, ecc … La nostra cultura alcolica ci indica il vino come salutare se bevuto con moderazione, anche se la “moderazione” è calcolata dalle persone sulla soglia della tolleranza individuale, quindi molto variabile, e non sulle indicazioni delle tabelle nutrizionali del Ministero della Sanità (ZERO alcol per i minori di 18 anni e ultra 75 anni – 1 bicchiere al giorno per le donne in buona salute – 2 bicchieri al giorno per gli adulti in buona salute – 1 bicchiere al giorno per gli ultra 65 anni), ma le evidenze scientifiche dicono tutt’altro anche con un bicchiere di vino al giorno.
Mi dispiace, comunque, che messi di fronte alle evidenze documentate si capitoli davanti al “piacere” di bere, rifugiandosi nei luoghi comuni … “ di tumori ce ne sono tanti, che non sappiamo neanche cosa mangiamo e cosa ci può causare nel tempo … perché rinunciare a qualcosa di piacevole?”.
Penso che ognuno di noi deve scegliere stili di vita sani e che lo stato dovrebbe tassare maggiormente bevande e cibi che comportano rischi per la salute e rientrare sui costi maggiori dell’assistenza sanitaria. Assistiamo invece alle diatribe ministeriali che da un lato promuovono la salute e dall’altro incentivano il commercio del vino come volano della nostra economia specialmente all’estero. I ministeri non si parlano anzi bisogna stare attenti a non toccare le lobby dell’alcol (si riuscirà a fare aumentare le ACCISE sulle bevande alcoliche?), se si parla del vino bisogna sempre parlarne bene e non si possono mettere in luce le statistiche sulle conseguenze del consumo degli alcolici, non bisogna parlare di etichettature che ci informano su come viene trattato il prodotto, quali sono le caratteristiche organolettiche, i livelli di attenzione e di pericolo quando ci si deve mettere alla guida di un veicolo, il divieto per i minori, per le donne in gravidanza, ecc …. Le assicurazioni private ci fanno pagare anche le truffe che loro subiscono e gli aumenti dei costi: e lo stato?
Meditiamo….
Ciao Nino
CORRIERE.IT – FORUM NUTRIZIONE
Scrive pgc
cancerogenicità alcohol etilico
Caro Andrea,
l'alcohol etilico è un cancerogeno di classe 1, ovvero accertato. Ma quanto è la sua reale cancerogenicità? Ho dato un'occhiata in giro, su siti affidabili (e.g. American Cancer Association) e riviste di medicina, e ho trovato l'incremento di alcuni tipi di tumore (colon, seno, gola) per un consumo di qualche "drink unit" è abbastanza marginale.
Anche una reference ad una review va bene, grazie. Sono rimasto invischiato in una discussione tra colleghi sull'argomento e vorrei basarmi su dati affidabili per fondare le mie opinioni.
paolo
Risposta di Andrea Ghiselli
Marginale significa poco? Certo che è poco: un bicchiere al giorno aumenterà il rischio di poco, due bicchieri del doppio di poco e tre del triplo di poco. Tuttavia chi glielo spiega a quei malati "marginali" di cancro...che quel sano bicchiere non era poi così sano?
Comunque ecco qualche link:
1. Oral Oncol. 2010 Jul;46(7):497-503.
A meta-analysis of alcohol drinking and oral and pharyngeal cancers. Part 1: overall results and dose-risk relation.
2. Ann Oncol. 2011 Sep;22(9):1958-72. Alcohol drinking and colorectal cancer risk: an overall and dose-response meta-analysis of published studies
3. Future Oncol. 2013 Sep;9(9):1315-22 Recent evidence on alcohol and cancer epidemiology
4. Eur J Cancer Prev. 2012 Jul;21(4):350-9.
Alcohol consumption and prostate cancer risk: a meta-analysis of the dose-risk relation
5. Am J Public Health. 2013 Apr;103(4):641-8.
Alcohol-attributable cancer deaths and years of potential life lost in the United States
Quest'ultimo è di libero accesso e praticamente conclude dicendo: Alcohol remains a major contributor to cancer mortality and years of potential life lost. Higher consumption increases risk but there is no safe threshold for alcohol and cancer risk. Reducing alcohol consumption is an important and underemphasized cancer prevention strategy.
E' bene anche ricordare di non chiamarlo alcol, perché noi non beviamo alcol. Noi beviamo vino, birra, grappa, amaretto, gin, rhum ecc ecc. Diamo un nome alle cose. (*)
(*) Nota: aggiungo che il “poco” in rischio assoluto talvolta è “molto” in rischio relativo.
L’Istituto Nazionale sul Cancro (INCA) francese scrive che un bicchiere di vino al giorno (mezzo bicchiere al pasto) comporta un aumento del rischio relativo di cancro della bocca o della gola del 168%, lo JAMA americano ha pubblicato uno studio su oltre centomila donne, seguire per 28 anni, che attesta come un drink al giorno aumenta il rischio relativo di cancro al seno del 15%, due drink al giorno aumentano questo rischio del 51%.
Tradotto in rischio assoluto, e in vita reale, significa che ogni anno, in Italia, MIGLIAIA di donne si ammalano di tumore alla mammella in conseguenza di uno o due bicchieri di vino al giorno, senza i quali sarebbero rimaste sane.
Dalla Rassegna stampa:
http://www.acatversilia.org/2013/10/08/rassegna-del-08-10-2013/
Iscriviti a:
Post (Atom)











