L'ACAT Federiciana ha partecipato al Congresso di Paestum nel quale si è deciso a maggioranza il cambiamento del nome e lasciando inalterato l'acronimo.
La nostra ACAT non si era espressa favorevolmente al cambiamento del nome durante le consultazione, ma credo che non abbiamo nessuna difficoltà ad accettare questo cambiamento che si basa sia sul nome, ma molto di più su una nuova strategia di approccio ai problemi alcocorrelati che non ghettizzi alcune persone e alcune famiglie come "alcolisti" e togliendo anche il termine "trattamento" che non ci è proprio in quanto non somministriamo nessun tipo di farmaco. Daltronde come possiamo appioppare lo stigma "alcolista" ad un ragazzo di appena 18 - 20 anni che si avvicina e partecipa ai nostri club e prospettargli un cambiamento di stile di vita che lo farà rinascere come persona? L'età dei partecipanti ai nostri club si abbassa sempre di più e non arrivano a noi dopo una lunghissima "carriera" da consumatore cronico, ma si presentano dopo un ritiro di patente, dopo che qualcuno gli ha fatto notare i guai che combina quando beve,una denuncia per rissa, incidenti stradali,la ragazza/ragazzo o moglie/marito che li abbandona, l'isolamento che si crea per il loro stile di vita, ecc...
Promuovere una informazione seria e scientifica secondo le line guida approvate dall'OMS è il nostro compito, per riuscire ad intaccare quel "bere moderato" che condanna coloro che non sanno quali sono i loro "limiti" e che invece provoca miliardi di danni sia fisici,sia famigliari, sia sociali.
Riporto le conclusioni del Congresso riportate nella "rassegna stampa" per coloro che non si collegano e che invito a consultare per mantenersi informati.
Nino
08/11/2010 - supplemento a rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 8 novembre 2010 ( di redazione )
Il supplemento di questo lunedì è un documento estremamente importante, di valenza storica. Si tratta delle conclusioni del XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, che si è svolto a Paestum da 5 al 7 novembre 2010, Congresso che ha sancito il cambiamento del nome dei Club degli alcolisti in trattamento in "Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin)". L'eliminazione dalla terminologia dell'approccio ecologico-sociale di parole come "alcolisti", "alcolismo" e "trattamento" a mio parere è una grande conquista culturale. Finalmente una famiglia che vive una sofferenza legata al bere può avvicinarsi al Club sentendosi nel posto giusto anche se non si vive e riconosce come "alcolista". Alessandro Sbarbada
Vivere il cambiamento nella famiglia, nel club e nella comunità” XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento
Paestum (SA) 5-7 novembre 2010
Dal 5 al 7 novembre si è svolto a Paestum (SA) presso l’Hotel Savoy Beach il XIX Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, promosso dall’AICAT e organizzato dall’Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento della Campania, sotto il patrocinio dei seguenti enti: Ministero della Salute; Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le Politiche Antidroga; Regione Campania (Presidenza e Assessorato Assistenza Sociale Demanio e Patrimonio); Provincia di Salerno; Comuni di Salerno, Napoli, Capaccio, Roccadaspide, Oliveto Citra; Comunità Montana “Bussento, Lambro e Mingardo”; Università degli Studi di Salerno; Istituto Superiore di Sanità; Arcidiocesi Salerno-Campagna-Acerno; Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana; CSV Sodalis Salerno; CONI provinciale Salerno; BCC Aquara; COOP Unicoop Tirreno.
Il Congresso è stato organizzato grazie al lavoro ed alla collaborazione delle famiglie e dei servitori- insegnanti dei Club della Campania e di altre regioni.
Esso rappresenta il punto di arrivo di un lungo lavoro di riflessione, confronto ed elaborazione collettiva, grazie al quale è stato ribadito che la linea fondamentale di sviluppo del sistema ecologico sociale è il cambiamento. Ai lavori hanno partecipato oltre mille membri dei Club provenienti da tutta l’Italia oltre che da numerosi paesi esteri. All’apertura dei lavori, dopo la lettura dell’indirizzo di saluto del Presidente della Repubblica e di Alcolisti Anonimi, sono intervenuti nell’ordine Anna Ferrazzano, vicepresidente della Provincia di Salerno, Ermanno Guerra, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno, Gennaro Pastore, responsabile del Servizio Dipendenze della Regione Campania, Emanuele Scafato, responsabile del Centro Nazionale Alcol e del Centro di Riferimento dell’OMS presso l’Istituto Superiore di Sanità nonché Presidente della SIA, Gianfranco Valiante, presidente della commissione anticamorra della regione Campania. Sono poi seguite le relazioni introduttive del Presidente dell’ARCAT Campania e del Presidente AICAT.
Tutti i vari momenti del Congresso, sia le sessione plenarie, sia i lavori di gruppo sia l’Assemblea si sono svolti in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema.
L’Assemblea delle famiglie e dei servitori insegnanti ha fatto proprie le conclusioni della Consultazione Nazionale “Chiamiamo il cambiamento col proprio nome”, che è avvenuta negli ultimi undici mesi e che ha messo in evidenza la necessità di:
1) stimolare il processo di cambiamento continuo;
2) accogliere il cambiamento del nome del Club passando da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (Metodo HUDOLIN).
A conferma di ciò l’Assemblea recepisce e decide di accettare conseguentemente la proposta di cambiamento.
Le famiglie e i servitori insegnanti, riuniti in Assemblea straordinaria, hanno inoltre approvato il nuovo statuto associativo, che recepisce contestualmente la nuova denominazione.
I verbali di entrambe le assemblee saranno trasmesse alle ARCAT e saranno pubblicate sul sito AICAT.
Il Congresso ha recepito le indicazioni espresse dal confronto dei gruppi di lavoro tematici, i quali hanno dibattuto i seguenti temi:
1. i Club e la multiculturalità
2. le Associazioni e il cambiamento
3. la formazione e il cambiamento
4. le parole del cambiamento.
Il Congresso nel suo complesso, l’assemblea e i gruppi hanno lavorato in un clima caldo e costruttivo, teso all’integrità e al processo di sviluppo del sistema. In particolare i gruppi hanno presentato le seguenti proposte
I CLUB E LA MULTICULTURALITÀ
Il gruppo di lavoro ha discusso in un clima “familiare”, di positivo confronto. I principali contributi che sono emersi dalla partecipata discussione possono essere così riassunti:
1. Il club con i suoi principi ispiratori – tra i quali la sobrietà, la solidarietà, la pace – è uno strumento di avvicinamento e confronto tra diverse culture. Nel club ci si può vicendevolmente ascoltare e comprendere la profonda umanità che ci unisce al di là delle differenze religiose, linguistiche e culturali. Questo atteggiamento di accettazione e valorizzazione delle diversità dovrebbe valere prima di tutto di fronte alle diversità presenti nei nostri programmi.
2. L’esempio di S. Francesco, portato dall’amico Padre Salezze, ci ricorda come la ricerca di modificare positivamente la cultura sociale è un’azione spesso molto problematica, soprattutto nei momenti di disagio sociale come quello che stiamo vivendo. Alcuni dei problemi spirituali presenti nelle nostre società possono contaminare la vita dei club e delle loro associazioni. La non accettazione delle diversità culturali e la lotta per l’omologazione è uno specchio di tali difficoltà spirituali.
Proponiamo di introdurre nei nostri programmi il concetto di “Transculturalità” come caratteristica normale della spiritualità antropologica, superando i termini di “Multiculturalità” e “Interculturalità”.
- La multiculturalità disegna un insieme di culture che coesistono una a fianco dell’altra, anche se tendenzialmente separate.
- L’interculturalità ci fa positivamente intravedere che i gruppi umani non sono separati ma che, in realtà, essi condividono alcuni contenuti culturali.
- La transculturalità è, invece, una condizione di accettazione del fatto che gran parte dei bisogni, delle aspirazioni, dei desideri, sono comuni a tutti i gruppi umani, al di là delle loro specifiche differenze culturali. Inoltre, questo concetto ci dice che ognuno di noi è inserito all’interno di una dinamica culturale che, in condizioni favorevoli, può portarci a migliori livelli di spiritualità antropologica.
- Il cambiamento della spiritualità antropologica, - ossia la dinamica transculturale – come sappiamo avviene spesso non in modo lineare e con rilevanti sofferenze. Come abbiamo osservato nei club, è necessario che impariamo a lasciare il tempo per conoscerci, per dialogare, per ascoltare e imparare l’uno/a dall’altro/a. Naturalmente, ancora una volta, ciò vale anche riguardo alle differenze che inevitabilmente emergono all’interno dei nostri programmi.
- In molte regioni italiane sono presenti famiglie di origine straniera. Se i nostri programmi sono inseriti nelle comunità locali dovremmo aspettarci nei prossimi anni di avere almeno il 10% di famiglie straniere con problemi alcolcorrelati nei club. In alcune realtà (ad es. il Veneto) ciò ha stimolato la produzione di materiali informativi e di iniziative orientate a facilitare l’inserimento di queste famiglie nei nostri programmi. Si propone di costituire un gruppo che si occupi della raccolta di questo materiale e che favorisca uno scambio sulle esperienze fin qui fatte
- L’intervento nel gruppo di lavoro di alcuni amici componenti di club attivi in altri Paesi, ci ha fatto comprendere la grande forza del lavoro che stiamo continuando a fare, così come ci è stato richiesto da Hudolin nelle ultime fasi della sua vita. Queste esperienze non solo sono una speranza per coloro che soffrono, ma sono una preziosa occasione per rivedere anche il nostro lavoro. Ad esempio, il confronto sui diversi modi di intendere il concetto di “famiglia”, ci potrebbe aiutare a vedere le nostre famiglie secondo diverse angolature, ampliando la nostra capacità di analisi e intervento.
LE ASSOCIAZIONI E IL CAMBIAMENTO
“Il Club non si chiude in se stesso come un’oasi felice, ma si apre alla comunità e si associa ad altri club del territorio. La funzione dell’Associazione dei CAT è di consentire un coordinamento e una collaborazione ottimale a vari livelli: dalla città al comune, alla regione, allo stato. L’associazione rende possibile un armonico svolgimento del lavoro secondo metodi e principi uguali per tutti i Club“ (Visnja Hudolin, 1998). Oggi questa collaborazione si estende a 28 paesi e si auspica all’intero pianeta. Il servizio associativo si fonda su due concetti fondamentali:
• “I Club fanno l’Associazione”
• “L’Associazione deve essere al servizio dei Club”
Criticità
1. L’Associazione può diventare strumento di potere
2. L’Associazione può essere manipolata
Proposte
1. Favorire la formazione attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro
2. Centralità del Club espressa anche dal concetto di “esecutivo” piuttosto che di “direttivo”
3. Sviluppo di formazione specifica per l’impegno associativo
4. Partecipazione e coinvolgimento come garanzia del sistema associativo
5. Indispensabilità dell’associazionismo
►per un migliore sviluppo dei programmi
►per costruire il “mosaico” (vedi relazione Baselice)
6. Esigenza di una struttura formale per un riconoscimento istituzionale (vedi statuto)
LA FORMAZIONE E IL CAMBIAMENTO
FORUM
• Il contesto per riflettere e pianificare i cambiamenti nella formazione è il forum della formazione
• Il gruppo di “ Formazione e cambiamento” invita il forum a dibattere sul problema della resistenza dei servitori-insegnanti all’educazione continua
FORMAZIONE GENERALE
• Nel club siamo capaci di condividere le conoscenze
• Il sistema dei club è innovativo perché contamina creando reti importanti di relazione sociale
• Formazione e cambiamento sono interdipendenti perché la formazione influenza il cambiamento e viceversa, per questo la formazione è un processo infinito, il cambiamento nella formazione deve comunque basarsi sui concetti fondamentali espressi da Hudolin
• Caratteristica della nostra formazione è educare ad una relazione paritaria, circolare, emozionale
• Centro della formazione è il Club, dove vi è una armoniosa sintesi tra formazione cognitiva e formazione esperienziale, il cambiamento può essere indotto dalla riflessione emersa sull’esperienza che si vive nel club
• E’ opportuno riflettere sui contenuti della formazione in rapporto ai cambiamenti sociali della comunità di appartenenza
• Sia la formazione generale che i professionisti formati all’approccio ecologico-sociale devono formare anche all’esterno secondo i principi dell’approccio ecologico-sociale (etica della formazione )
• La formazione promuove la cultura generale della comunità, contaminandola
• Sarebbe opportuno che il mondo dei club e l’Aicat che li rappresenta entrassero nei progetti nazionali e internazionali per la promozione della salute e promuovessero i propri progetti in ambito nazionale e internazionale
• La formazione nel nostro sistema fonde il sapere esperienziale con il sapere professionale ed è opportuno tradurre il nostro sapere esperienziale in scienza
CORSI DI SENSIBILIZZAZIONE
• E’ importante la valutazione dei corsi di sensibilizzazione sperimentali già svolti
• E’ importante valutare i corsi di sensibilizzazione in rapporto alla crescita o decrescita dei club.
• I contenuti dei corsi di sensibilizzazione devono diffondere dati emersi dalle ricerche scientifiche ed epidemiologiche aggiornate
• I corsi di sensibilizzazione vanno programmati con tempi e modalità opportune per avere corsisti in “modo adeguato”
• E’ auspicabile che le Associazioni territoriali stimolino gli enti socio-sanitari ad utilizzare i corsi di sensibilizzazione per il personale
EDUCAZIONE CONTINUA
• Modalità importante per continuare a vivere e far vivere l’approccio ecologico-sociale
• L’educazione continua stimola il nostro spirito civico che potremmo tradurre in promozione della salute
• L’educazione continua deve essere territorializzata e adeguata ai bisogni formativi del territorio
• L’educazione continua è necessaria per essere in rete con altri sistemi ed essere pronta ad accogliere le esperienze delle altre reti
• Si propone di valutare la partecipazione dei servitori-Insegnanti al processo di educazione continua valutando la loro attività
LE PAROLE DEL CAMBIAMENTO
Il gruppo ha raggiunto le seguenti conclusioni:
• La vita evolve dalla nascita alla morte. In tutto questo percorso noi non siamo mai gli stessi
• Forse una fonte di sofferenza ESISTENZIALE è combattere per rimanere a tutti i costi quello che si era in passato, senza accettare il naturale cambiamento delle cose
Il gruppo ha colto anche i seguenti cambiamenti della terminologia:
• da alcolista a persona con problemi alcol correlati
• da Trattamento a Condivisione – comprensione (percorso di cambiamento)
• da potere a democrazia (corresponsabilità – scelta condivisa a servizio di…)
• da interclub a festa delle famiglie della comunità
• da obbligo a scelta
• per l’acronimo CAT da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologico Territoriale (metodo Hudolin)
• da “regole” a Etica
• da astinenza a Sobrietà
• da verbale a diario
• da gruppo a comunità multifamiliare
• da ricaduta a difficoltà
Recependo le conclusioni della sessione internazionale di domenica mattina, si propone la costituzione di un gruppo di lavoro specifico.
Il Congresso assume l’impegno di portare in ogni club i risultati dei nostri lavori, proseguendo l’approfondimento dei temi sia nel Forum che in altri momenti formativi, facendosi fermento di un cambiamento ecologico e sociale che coinvolga tutte le comunità e i territori in cui i club sono presenti.
Tutto questo grande lavoro è stato possibile perché è avvenuto in un clima di accoglienza per il quale si ringraziano gli organizzatori del Congresso, la direzione e il personale tutto del Savoy Beach Hotel di Paestum.
Si coglie l’occasione per ringraziare i partecipanti alla terza edizione della marcia “sulle strade della sobrietà” da Prato a Paestum.
Paestum, 7 novembre 2010
martedì 9 novembre 2010
Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin)
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