L'Acat Federiciana vuole contribuire a lanciare l’allarme degli autori di "Vino e bufale" (Stampa Alternativa 2009), il dottor Enrico Baraldi, primario di psichiatria di Mantova e Alessandro Sbarbada esperto in problemi alcol correlati, per sfatare i luoghi comuni degli alcolici come dissetanti, specialmente con la calura estiva.
"E’ sempre scorretto associare le bevande alcoliche all’idea di divertimento soprattutto giovanile. Ma lo è ancora di più in questa stagione, quando l’afa determina gravi problemi alla salute. Le bevande alcoliche infatti peggiorano i danni dovuti al caldo, aumentando il bisogno di bere, perché fanno sudare e urinare di più. La vasodilatazione da esse indotta aumenta poi la sensazione di calore peggiorando il malessere.
Se non esiste mai nessun motivo legato alla salute per bere alcolici, l’attenzione in questo frangente climatico dovrebbe essere ancora maggiore. E la birra e il vino sono a tutti gli effetti bevande alcoliche con le conseguenze del caso.
Risulta allora particolarmente stridente la promozione e il patrocinio di alcune pubbliche amministrazioni nei confronti di feste dove la il vino e la birra scorrono a “fiumi”, fiumi che purtroppo non sono per niente rinfrescanti".
Enrico Baraldi
Alessandro Sbarbada
sabato 24 luglio 2010
venerdì 23 luglio 2010
Gli effetti delle droghe sul cervello - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva
Gli effetti delle droghe sul cervello - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva
Gli effetti delle droghe sul cervello
Superquark (RAI 1)
15/07/2010
Servizio Informativo
Tematiche: Droghe, Alcool, Adolescenza, Abuso, Consumo, Malattia, Psichiatra, Comportamento a rischio, Gruppo, Cannabis, Cocaina, Ecstasy, Intervento, Corpo
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio...
Leggi tutto…
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio effettuato nel 2008 tra i giovani in età compresa dai 12 ai 18 anni, circa la metà ha già provato la cannabis e il 10% si ubriaca spesso senza contare che, in Italia, il primo contatto con l'alcol avviene intorno agli 11 anni. Di seguito una scheda elenca, anche con immagini 3D, i danni al cervello prvocati dall'assunzione di droghe e alcol ricordando che, la completa maturazione dell'organo avviene a 21 anni e, usare sostanze prima di questa età, può provocare danni irreparabili. il professor Maira si sofferma sui danni cerebrali diretti e indiretti che il consumo di sostanze provoca e parla dei comportamenti giovanili spesso legati al gruppo e all'omologazione. Il professor Maira è anche Presidente e Fondatore di Atena Onlus (Associazione di Ricerca per le Terapie Neurochirurgiche Avanzate) che, fra le tante attività cerca anche di approfondire, in modo scientifico, i meccanismi attraverso i quali l'assunzione di alcool e droga altera il funzionamento cerebrale causando danni anche irreversibili ed inducendo comportamenti sia anomali che pericolosi. “L'abuso di droga ed alcool – afferma il prof. Maira - è una malattia sociale che noi, medici e ricercatori, abbiamo il dovere di combattere." A questo proposito la sua idea è quella di fare il droga-test obbligatorio nelle scuole.
Gli effetti delle droghe sul cervello
Superquark (RAI 1)
15/07/2010
Servizio Informativo
Tematiche: Droghe, Alcool, Adolescenza, Abuso, Consumo, Malattia, Psichiatra, Comportamento a rischio, Gruppo, Cannabis, Cocaina, Ecstasy, Intervento, Corpo
Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio...
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Ospite in studio di Piero Angela, per la rubrica del “Come si fa” è il Prof. Giulio Maira, neurochirurgo Policlinico Gemelli di Roma. Si parla degli effetti devastanti di droghe e alcool sul cervello, soprattutto negli adolescenti, con dati inediti e inquietanti. Da uno studio effettuato nel 2008 tra i giovani in età compresa dai 12 ai 18 anni, circa la metà ha già provato la cannabis e il 10% si ubriaca spesso senza contare che, in Italia, il primo contatto con l'alcol avviene intorno agli 11 anni. Di seguito una scheda elenca, anche con immagini 3D, i danni al cervello prvocati dall'assunzione di droghe e alcol ricordando che, la completa maturazione dell'organo avviene a 21 anni e, usare sostanze prima di questa età, può provocare danni irreparabili. il professor Maira si sofferma sui danni cerebrali diretti e indiretti che il consumo di sostanze provoca e parla dei comportamenti giovanili spesso legati al gruppo e all'omologazione. Il professor Maira è anche Presidente e Fondatore di Atena Onlus (Associazione di Ricerca per le Terapie Neurochirurgiche Avanzate) che, fra le tante attività cerca anche di approfondire, in modo scientifico, i meccanismi attraverso i quali l'assunzione di alcool e droga altera il funzionamento cerebrale causando danni anche irreversibili ed inducendo comportamenti sia anomali che pericolosi. “L'abuso di droga ed alcool – afferma il prof. Maira - è una malattia sociale che noi, medici e ricercatori, abbiamo il dovere di combattere." A questo proposito la sua idea è quella di fare il droga-test obbligatorio nelle scuole.
martedì 20 luglio 2010
VENDEMMIA VERDE

Durante le ferie in Sicilia, mia terra natale, mi ha incuriosito un amico che aveva già fatto la "vendemmia verde" e suggerisco ad Alessandro Sbarbada ed Enrico Baraldi di annotarla tra le "bufale" del vino che siano costretti a sopportare con il finanziamento dell'Unione Europea: perchè 46.377.552 € per l'anno 2010 non potevano essere destinati alla ricerca e alla prevenzione delle patologie alcolcorrelate?
Per avere un'idea, vi riporto alcuni stralci della legge e dei regolamenti.
Nino
VENDEMMIA VERDE
(Reg. 479/08, 555/08; D.M. 23/12/09, 8/3/10, 26/3/10; Circ. AGEA 24/3/10; D.G.R.M. 9/2/10, 22/3/10) (vino73)
Soggetti interessati:
Imprenditori agricoli singoli od associati, cooperative agricole conduzione terreni, società di persone e capitali esercitanti attività agricola che intendono effettuare la “vendemmia verde”, cioè “distruzione o eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a 0 la resa della intera unità vitata” (cioè superficie continua coltivata a vite ricadente su una sola particella catastale, omogenea per tipo di possesso, sesto di impianto, irrigazione, destinazione produttiva, tipo di coltura, vitigno pur se ammessa presenza di vitigni complementari in misura inferiore a 15%, anno di impianto, forma di allevamento), purché superficie vitata:
a) coltivata con varietà di uva da vino autorizzata da Regione;
b) iscritta in schedario viticolo regionale;
c) iscritta in Elenchi vigne IGT o in Albi vigneti DOC o DOCG o nel caso di vino da tavola in schedario viticolo nella campagna precedente;
d) si presenta in buone condizioni vegetative;
Iter procedurale:
Stati membri definiscono:
a) metodo da adottare per valutare “se situazione del mercato giustifica applicazione di “vendemmia verde” per riequilibrare mercato e prevenire crisi”;
b) modalità di applicazione della misura, comprendente:
- notifica preventiva di “vendemmia verde” a Commissione entro 10 Maggio, tenuto conto proposte di Regioni e situazione di mercato;
Entità aiuto:
MI.P.A.F. per “vendemmia verde” stanziato 46.377.552 € per anno 2010, di cui 1.613.638,88 € per Regione Marche. Per anni successivi (fino a campagna 2012/13) MI.P.A.F. fissa risorse annuali destinate a tale misura che vengono ripartite entro 15 Ottobre tra le Regioni
martedì 13 luglio 2010
Un po’ di alcol protegge dal diabete ?
Per sapere la verità bisogna leggere tutto l'articolo, anche se scritto da medici,perchè il titolo è solamente affermativo ed il punto interrogativo l'ho messo io. Solo nell'ultima parte si conclude che l'uso dell'alcol, anche moderarato, non può essere raccomandato.
Un po’ di alcol protegge dal diabete | News - Dica 33
Un po’ di alcol protegge dal diabete | News - Dica 33
martedì 6 luglio 2010
No alcolisti, alcolismi, siamo persone
Cari amici, vi segnalo il gruppo “No alcolisti, alcolismi, siamo persone” su Facebook, condotto da Franco Marcomini per partecipare al dibattito e informarsi sulla rivoluzione culturale che è in atto nei club per il cambiamento non tanto del nome ma nel modo di approcciarsi alle problematiche alcol correlate di tantissime persone che assumono uno stile di vita alcolico.
Franco Marcomini vive e lavora a Padova, figura di spicco nell’ambito dei Club, si occupa professionalmente dei problemi correlati all'uso di alcol e droghe illegali, fa parte di associazioni e società scientifiche che si interessano di questi temi.

Franco Marcomini 29 giugno alle ore 22.33 Rispondi
Mentre gli stessi ambiti scientifici riconoscono che le parole alcolismo, alcolisti, tossicodipendenti sono parole vuote e le categorizzazioni sono forme mascherate di ipocrisia, noi che abbiamo aderito all'approccio ecologico sociale che fin dal 1979, grazie al grande lavoro svolto dal prof Vladimir Hudolin, abbiamo anticipato e superato il concetto di alcolismo come malattia, minando nella sostanza lo stesso concetto di alcolismo, demedicalizzando e depsichiatrizzando un campo, quello dei problemi alcol correlati, nel quale cittadini e professionisti si sono trovati ad affrontare una nuovo modo di essere ed una nuova responsabilità entrambi fondati sull'etica e non su rendite di posizione di potere per presunte competenze superiori o per altrettanto presuntuoso ed orgoglioso vittimismo, in cerca di risarcimento. Ebbene oggi ci troviamo a doverci difendere per conservare non si sa bene quali posizioni. Un manipolo di persone che dicono di rappresentare le famiglie, professionisti ed altri membri di club, cercano di bloccare la crescita e la maturazione dei programmi alcologici territoriali, perchè temono di perdere il loro potere fondato sulla storia e sul passato, in aperta contraddizione con le caratteristiche dell'approccio ecologico sociale, fondato sul presente e proiettato in un futuro inafferrabile, sempre attento a percorrere un cammino di innovazione. Non cerchiamo soluzioni pasticciate e compromissorie, in nome di un'unitarietà che già ora non esiste e che forse non è mai esistita, perchè questo sistema si fonda sulla molteplicità e non sulla rigidità delle posizioni. Abbandoniamo dunque la vecchia terminologia e costruiamo i programmi alcologici territoriali dei club che si occupano dell'alcologia territoriale. Qualcuno dei conservatori mi spieghi che cosa ci trova di strano nell'allargare l'orizzonte dei problemi alcol correlati, mi spieghi anche che cosa ci trovi di attraente nella parola alcolismo tanto cara ai produttori di bevande alcoliche per distinguere i bevitori dagli alcolisti, mi spieghi perchè è così conforme alla cultura medicalizzata che insiste sull'alcolismo, facilmente identificato con una malattia. Chiedo a tutti di fare sentire la propria voce, il mio breve manuale sarà pronto tra poco e spero possa rappresentare uno strumento per riflettere
ciao a tutti
Franco
Nino Milazzo 30 giugno alle ore 19.17
Gent.mo Dott. Franco, personalmente non sento la necessità del cambiamento del nome, forse perchè sono pochi anni che sto nei club, e non penso che la denominazione diversa ci aiuti di più ad aprire le porte a tante famiglie con problemi alcol correlati. Nella pratica giornaliera trovo che arrivano ai nostri club persone che sono ormai al culmine del loro alcolismo ma non coloro che riconoscono di avere problemi generici con il consumo di alcolici. E' veramente difficile che il protagonista di tanti guai a tutti i livelli riconosca di aver bisogno di aiuto, ma sono piuttosto i familiari che pressano per farlo partecipare. Non abbiamo avuto mai problemi nell'opera di sensibilizzazione (scuole di terzo modulo) della popolazione, comunità parrocchiali, associazioni, ... anzi abbiamo presentato in modo interlocutorio il consumo di vino, birra, alcolici in genere ... riscuotendo interesse. Non abbiamo mai trovato resistenze sulla denominazione "alcolisti in trattamento", anzi abbiamo messo in luce ciò di cui parliamo, anche in modo provocatorio. Personalmente condivido tutte le motivazioni da lei addotte sul cambiamento, ma non credo che siano quelle a darci nuovo slancio operativo per i club. Se riuscissimo ad essere presenti nella comunità attraverso le scuole alcologiche, credo che già avremmo dei buoni risultati.
Con la stima che ho per lei e per quanti animano questo dibattito culturale, invio tanti saluti.
Nino Milazzo - ACAT Federiciana Nord Barese
Franco Marcomini 30 giugno alle ore 19.31
La ringrazio molto per le sue osservazioni puntuali e realistiche. Ritengo che il cambiamento del nome non sia il primo problema, ma che rappresenti una necessità in subordine alla radicale ridefinizione dei problemi alcol correlati che ormai la stessa comunità scientifica non riconosce più nelle vecchie forme di "alcolismo" che comunque continuano a persistere. Il passaggio fondamentale è fare riconoscere che non è l'"alcolismo" il problema, ma il consumo delle bevande alcoliche, non solo per i possibili danni che producono, ma per la loro associazione a modelli, stili di vita che distorcono il senso della realtà, che favoriscono una cultura che privilegia la disforia dell'intossicazione, anche senza alcol in qualche caso, ma l'alcol rimane la droga preferita per farlo. Dobbiamo lavorare per la sobrietà che rappresenta una scelta verso un obiettivo che è insieme etico e spirituale e che riguarda tutta la popolazione non solo le famiglie che qualcuno ha voluto definire con problemi di alcolismo.
Un caro saluto e grazie ancora per il suo contributo
Franco
Franco Marcomini vive e lavora a Padova, figura di spicco nell’ambito dei Club, si occupa professionalmente dei problemi correlati all'uso di alcol e droghe illegali, fa parte di associazioni e società scientifiche che si interessano di questi temi.

Franco Marcomini 29 giugno alle ore 22.33 Rispondi
Mentre gli stessi ambiti scientifici riconoscono che le parole alcolismo, alcolisti, tossicodipendenti sono parole vuote e le categorizzazioni sono forme mascherate di ipocrisia, noi che abbiamo aderito all'approccio ecologico sociale che fin dal 1979, grazie al grande lavoro svolto dal prof Vladimir Hudolin, abbiamo anticipato e superato il concetto di alcolismo come malattia, minando nella sostanza lo stesso concetto di alcolismo, demedicalizzando e depsichiatrizzando un campo, quello dei problemi alcol correlati, nel quale cittadini e professionisti si sono trovati ad affrontare una nuovo modo di essere ed una nuova responsabilità entrambi fondati sull'etica e non su rendite di posizione di potere per presunte competenze superiori o per altrettanto presuntuoso ed orgoglioso vittimismo, in cerca di risarcimento. Ebbene oggi ci troviamo a doverci difendere per conservare non si sa bene quali posizioni. Un manipolo di persone che dicono di rappresentare le famiglie, professionisti ed altri membri di club, cercano di bloccare la crescita e la maturazione dei programmi alcologici territoriali, perchè temono di perdere il loro potere fondato sulla storia e sul passato, in aperta contraddizione con le caratteristiche dell'approccio ecologico sociale, fondato sul presente e proiettato in un futuro inafferrabile, sempre attento a percorrere un cammino di innovazione. Non cerchiamo soluzioni pasticciate e compromissorie, in nome di un'unitarietà che già ora non esiste e che forse non è mai esistita, perchè questo sistema si fonda sulla molteplicità e non sulla rigidità delle posizioni. Abbandoniamo dunque la vecchia terminologia e costruiamo i programmi alcologici territoriali dei club che si occupano dell'alcologia territoriale. Qualcuno dei conservatori mi spieghi che cosa ci trova di strano nell'allargare l'orizzonte dei problemi alcol correlati, mi spieghi anche che cosa ci trovi di attraente nella parola alcolismo tanto cara ai produttori di bevande alcoliche per distinguere i bevitori dagli alcolisti, mi spieghi perchè è così conforme alla cultura medicalizzata che insiste sull'alcolismo, facilmente identificato con una malattia. Chiedo a tutti di fare sentire la propria voce, il mio breve manuale sarà pronto tra poco e spero possa rappresentare uno strumento per riflettere
ciao a tutti
Franco
Nino Milazzo 30 giugno alle ore 19.17
Gent.mo Dott. Franco, personalmente non sento la necessità del cambiamento del nome, forse perchè sono pochi anni che sto nei club, e non penso che la denominazione diversa ci aiuti di più ad aprire le porte a tante famiglie con problemi alcol correlati. Nella pratica giornaliera trovo che arrivano ai nostri club persone che sono ormai al culmine del loro alcolismo ma non coloro che riconoscono di avere problemi generici con il consumo di alcolici. E' veramente difficile che il protagonista di tanti guai a tutti i livelli riconosca di aver bisogno di aiuto, ma sono piuttosto i familiari che pressano per farlo partecipare. Non abbiamo avuto mai problemi nell'opera di sensibilizzazione (scuole di terzo modulo) della popolazione, comunità parrocchiali, associazioni, ... anzi abbiamo presentato in modo interlocutorio il consumo di vino, birra, alcolici in genere ... riscuotendo interesse. Non abbiamo mai trovato resistenze sulla denominazione "alcolisti in trattamento", anzi abbiamo messo in luce ciò di cui parliamo, anche in modo provocatorio. Personalmente condivido tutte le motivazioni da lei addotte sul cambiamento, ma non credo che siano quelle a darci nuovo slancio operativo per i club. Se riuscissimo ad essere presenti nella comunità attraverso le scuole alcologiche, credo che già avremmo dei buoni risultati.
Con la stima che ho per lei e per quanti animano questo dibattito culturale, invio tanti saluti.
Nino Milazzo - ACAT Federiciana Nord Barese
Franco Marcomini 30 giugno alle ore 19.31
La ringrazio molto per le sue osservazioni puntuali e realistiche. Ritengo che il cambiamento del nome non sia il primo problema, ma che rappresenti una necessità in subordine alla radicale ridefinizione dei problemi alcol correlati che ormai la stessa comunità scientifica non riconosce più nelle vecchie forme di "alcolismo" che comunque continuano a persistere. Il passaggio fondamentale è fare riconoscere che non è l'"alcolismo" il problema, ma il consumo delle bevande alcoliche, non solo per i possibili danni che producono, ma per la loro associazione a modelli, stili di vita che distorcono il senso della realtà, che favoriscono una cultura che privilegia la disforia dell'intossicazione, anche senza alcol in qualche caso, ma l'alcol rimane la droga preferita per farlo. Dobbiamo lavorare per la sobrietà che rappresenta una scelta verso un obiettivo che è insieme etico e spirituale e che riguarda tutta la popolazione non solo le famiglie che qualcuno ha voluto definire con problemi di alcolismo.
Un caro saluto e grazie ancora per il suo contributo
Franco
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