lunedì 20 maggio 2013

accanto al malato


Due appuntamenti da non perdere il 27 e 28 Maggio alle 20,00 presso l'auditorium "Mons. Di Donna" della Parrocchia SS. Sacramento.
Anche per noi dell'ACAT Federiciana è importante partecipare per avere una visione più ampia del mondo della sofferenza, di cui siamo molto esperti, e su come stare vicini a chi soffre.
Stare in rete con le altre organizzazioni significa partecipare anche a questi eventi e dare anche il nostro contributo per costruire insieme una società più sobria.
Hudolin ci ricorda: "Il cambiamento del comportamento nel club non ha grande importanza; la famiglia non viene perchè ha avuto difficoltà nel club, ma per i problemi che ha avuto al suo interno e nella comunità locale. Anche i risultati migliori ottenuti all'interno del club non dimostrano il cambiamento del comportamento nella vita reale".
Nino

 
 
BERE BEVANDE ALCOLICHE È SEMPRE UN RISCHIO PER LA NOSTRA SALUTE
E NON SOLO QUANDO SI FA SPORT


http://www.salute-e-benessere.org/sport/ecco-quanto-fa-male-bere-alcol-prima-di-allenarsi/

Ecco quanto fa male bere alcol prima di allenarsi

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Bere alcol prima di una sessione di allenamento fisico non è una buona abitudine ma quanto fa davvero male?

Cerchiamo di scoprirlo insieme.

HAPPY HOUR

Anche un semplice cocktail leggermente alcolico, assunto durante l’happy hour, può avere risvolti negativi sulla nostra sessione di allenamento.

Secondo Molly Kimball, medico dello sport, persino una piccola dose di alcol è in grado di destabilizzarci e rendere il nostro equilibrio precario.

“L’alcol è un peso per la vostra energia ed equilibrio e vi spinge a bruciare meno calorie”, dice la Kimball, “vi fa sentire fortemente spossati, rischia di farvi cadere e di incidere negativamente sulla vostra resistenza”.

ORGANI STRESSATI

Come se non bastasse, sottolineano gli esperti, bere una grande quantità di alcol rischia di affaticare anche il normale funzionamento degli organi del nostro corpo compromettendone, alla lunga, l’efficienza.

Aaron Michelfelder, professore di medicina presso la Loyola University Health System di Chicago, infatti, sostiene che “l’esercizio fisico aumenta il flusso di sangue al fegato e ai reni, permettendo quindi di scovare l’alcol e gli effetti della sbornia”.

MAI BERE PRIMA DI UNA PERFORMANCE

Se siamo in procinto di effettuare una competizione sportiva, dovremmo stare lontani anni luce dall’alcol (sia che si tratti di vino, di birra, o di un cocktail leggermente alcolico).

Anche un semplice bicchiere di vino può compromettere irrimediabilmente l’esito della competizione.

I momenti ilari ed i brindisi con gli amici, possono essere rimandati ad un secondo momento, a cose fatte.

L’ALCOL INCIDE SUL SONNO

L’alcol è in grado di condizionare anche il nostro equilibrio sonno-veglia dal momento che, se assunto in quantità industriali alla sera, può impedirci di riposare come invece dovremmo.

In particolare, dopo una sbornia, la fase rem del sonno (quella più profonda in cui si dovrebbe riposare di più) viene immancabilmente compromessa.

Il risultato finale sarà che ci sveglieremo molto stanchi, saremo assonnati l’intera giornata, non riusciremo a svolgere le nostre attività abituali nel modo in cui dovremmo e saremo tentati di mangiare di più.

Chi dorme poco, di solito, tende a consumare cibi ipercalorici e grassi per sentirsi maggiormente pieno e gratificato.

CHE COSA BERE PRIMA E DOPO L’ALLENAMENTO

Prima dell’allenamento, è preferibile mangiare poco (magari una barretta energetica, dell’insalata, delle verdure bollite) ed astenersi dal consumo di liquidi che potrebbero appesantirci influenzando la nostra performance.

Durante la sessione di attività fisica, invece, è bene bere dell’acqua o bevande energizzanti in grado di conferirci le sostanze ed i sali minerali persi durante lo sforzo.

Dopo l’allenamento, invece, possiamo bere acqua, succo di frutta, o altre bevande ipocaloriche, come il tè.

Autore | Marirosa Barbieri

DipendenteMente


VENERDI' 24 MAGGIO 2013 alle ore 20,00

presentazione del libro + CD DipendenteMente

partecipiamo ... un bel lavoro svolto dai ragazzi del liceo scientifico sulle dipendenze, con alcune interviste all'ACAT Federiciana e ad alcuni amici che si propongono davanti alle telecamere per testimoniare che si può uscire fuori dal tunnel della dipendenza dalle bevande alcoliche e si può intraprende un altro stile di vita sobrio, con l'aiuto delle famiglie dei club. Grazie a Marcello e Riccardo che hanno messo a disposizione il loro locale Denny's per le interviste e per la scelta di non vendere alcolici al banco del bar.

Ciao Nino

domenica 12 maggio 2013

testimonianze da ACAT Latinese


Non c’è niente, fuori di me, che possa trasformare la mia vita. Ho tutto quello che mi serve a portata di mano: dentro di me.
Quindi la smetto di correre dietro a ciò che non mi serve, a quelle apparenti mete intermedie che sono fuori di me.
Mi rilasso, respiro, mi ricentro su me stesso e comincio l’esplorazione.
Ho dedicato tanta energia e tanti sforzi a modificare le condizioni esterne della mia vita, al fine di migliorarla.
Ma, alla fine, è sempre stato quello che la mia mente ha interpretato a creare la mia esperienza del mondo che sperimento.
E’ la mia mente che mi suggerisce che una particolare esperienza mi provochi dolore o gioia, fastidio o benessere.
Se trasformo il modo attraverso il quale la mia mente percepisce le cose, trasformo la qualità della mia vita.
Basta togliere questo potere alla mente.
Non c’è forse convinzione più potenziante del comprendere che ho sempre il potere di scegliere come voglio sentirmi.
E allo stesso tempo, comprendere che, anche se non passo la giornata a saltellare di gioia su un prato, questo non significa che ci sia qualcosa di sbagliato.
E ripeto:
“Comprendere e sentire che le sconfitte di ieri ed i problemi di domani non esistono. Concentrarmi solo sul qui ed ora e creare la mia vita momento per momento attraverso i miei pensieri ed i miei sogni. Questo è ciò che voglio e tutto ciò è nella mia vita da ora.”
Scelgo la semplicità: Amo, Sperimento, Percepisco, Sorrido.
Tutto il resto sono sovrastrutture.
Sono capace di gioia, di amore, di creatività, di passione e, soprattutto, di sognare e realizzare i miei sogni.
E’ necessario solo che ne sia consapevole e vado a realizzarli.
Uno dei più grandi regali che posso fare a me stesso è quello di comprendere che la mia vita è ciò che io permetto che sia.
(Fabio, AbbracciodiLuce)

venerdì 10 maggio 2013

da Fb una testinianza di Liliana Ferrari


 
NEL CLUB: perché cercarci?

Nel club parliamo, ci raccontiamo, ci ascoltiamo ma anche taciamo, inventiamo, mentiamo. Nulla di più normale che comportarci come nella vita di tutti i giorni ma …….se ci siamo inseriti e abbiamo capito il senso profondo del club, allora:
- Abbiamo fiducia negli altri e in noi stessi; evitiamo inutili bugie, cerchiamo di improntare il nostro comportamento alla sincerità, pura mantenendo, a seconda del percorso fatto, dei silenzi e delle cose non dette perché non siamo ancora pronti.
Così tessiamo le relazioni quando siamo gli uni di fronte agli altri, ma la settimana è lunga da trascorrere e allora ci telefoniamo. Perché? Non siamo fatti solo di cervello ma anche di emotività e allora, senza sapere il perché, obbedendo a un nostro moto interno, avendo più empatia per alcuni per alcuni piuttosto che per altri e volendo essere a loro vicini per una nostra esigenza, li cerchiamo.
Qui occorre citare una frase del romanziere israeliano Amos Oz: “ Nella vita l’arte più grande è quella di avvicinarsi agli altri” che si può facilmente leggere “ Nella vita la cosa più difficile è avvicinarsi agli altri”. Perché?
Al di là del rapporto che sembra disinvolto, percepiamo che non conosciamo l’altro e quindi temiamo di essere indiscreti, invasivi. “ Cosa penserà?”. Nell’incertezza ci tiriamo indietro, non ci avviciniamo, non telefoniamo e comprimiamo dentro di noi il desiderio di condividere. Cosa suggerire? Ognuno si muova secondo il proprio modo di essere ma pensi che se non si fa un tentativo non si può sapere come stanno le cose e finisce per prevalere il comportamento delle “buone maniere”:mo faccio i fatti miei.
Può darsi, invece che abbiamo paura di esporci, temiamo che poi gli altri entrino nella nostra vita. Questa è insicurezza che, per la paura di perdere qualcosa di noi stessi, ci toglie la possibilità di avere qualcosa dagli altri, di arricchirci.
Altre volte ci avviciniamo agli altri con troppa disinvoltura, senza attenzione alle loro esigenze e,in questo caso, otteniamo freddezza o rifiuto che ci inducono ad essere pessimisti e a non fare altri tentativi.
Spesso capita che durante la settimana non telefoniamo perché siamo prigionieri dei nostri comportamenti precedenti all’entrata nel club “ Ci vediamo una sera la settimana. Perché telefonare? Ho detto che se qualcuno è in difficoltà, se ha desiderio di bere mi telefoni, sono disponibile”. Si possono fare due considerazioni. La prima è che la frequenza al Club non è entrata veramente nella nostra vita; che durante la settimana pensiamo poco agli amici del Club; che lo frequentiamo con lo stesso impegno con cui incontriamo l’operatore del Centro Alcologico: una scadenza sanitaria. Quindi il gruppo va bene ma separato dalla mia quotidianità. La seconda considerazione è che pensiamo che le difficoltà siano improvvise, non vi sia un prima e un dopo e il nostro aiuto sia risolutivo e vada cercato solo in quel momento. Le difficoltà non nascono all’improvviso, hanno una fase di latenza in cui ci sono ma non si vedono; quindi si scivola verso di esse senza accorgersene, quando ci si è dentro si vuole stare soli e, se si pensa agli altri si sentono distanti. Quasi mai una persona in difficoltà chiede aiuto. Quindi si allontanano le difficoltà frequentandoci, telefonandoci senza preciso motivo solo per comunicare la nostra vicinanza, la nostra attenzione. Non c’è chi telefona e chi risponde ma un cercarsi senza regole, senza obblighi, senza senso del dovere.
Se siamo in difficoltà non cerchiami gli altri perché vogliamo bastare a noi stessi, come siamo caduti così vogliamo rialzarci. Quante volte si sente dire “ Ho smesso perché ho toccato il fondo”, “ Dopo l’incidente ho deciso di smettere”, “ Ci vuole la volontà di smettere”. Sono tutte frasi al singolare dove l’individuo decide e allora a cosa serve il club? Forse non ci siamo accorti che nel Club esistono fili invisibili che ci legano gli uni agli altri; Che il raccontarci, l’ascoltarci rafforzano la nostra fiducia, arricchiscono i nostri pensieri, il nostro sentire. Forse pensiamo che siamo noi a valutare il nostro cambiamento di stile di vita, noi che valutiamo noi stessi e ci assolviamo. Non sono io che mi valuto, sono gli altri che mi danno segnali che sono cambiato attraverso il loro cambiamento nei miei confronti ( a Carlo ero antipatico, si manteneva distante, ora invece vedo che mi cerca che mi parla) Se non maturiamo l’idea che solo tenendoci per mano, interagendo, si migliora la vita, si superano i disagi, continuiamo a vivere come prima e, magari non beviamo più, ma siamo scontenti, ci lamentiamo degli altri, parliamo di sfortuna. Nel Club siamo tutti indispensabili, gli uni agli altri, chi per un verso e chi per l’altro, camminiamo insieme, siamo specchio gli uni agli altri. Queste sono le nostre relazioni, per questo ci cerchiamo.
 
Grazie Liliana!!!!