martedì 25 giugno 2013

23 Giugno 2013 Festa delle famiglie dei Club a Corato









Grazie Suor Luisa per la vita 
che hai dedicato alle famiglie dei club!!!!


Grazie a tutte le famiglie e agli amici dei club 
che hanno partecipato numerose alla festa!!!!


Grazie a Vito Campanile che ci ha parlato dei club, del processo di cambiamento, del capitale sociale!!


Grazie a Enzo per aver regalato a ciascun club dell'ACAT Federiciana il libro della sua personale esperienza contro l'alcol!!!

Grazie a Don Sergio, Parroco del Centro Parrocchiale di Santa Maria Greca che ci ha accolto con molto entusiasmo!!!!

Grazie ai Servitori Insegnanti, alle famiglie ... che si sono impegnate alla realizzazione della festa!!!

mercoledì 19 giugno 2013

Festa delle famiglie dei club - Corato 23 Giugno

Cari amici,
domenica 23 Giugno alle ore 17,00 presso il Centro Parrocchiale Santa Maria Greca di Corato, abbiamo il nostro appuntamento per la "Festa delle famiglie dei club" che condividamo con tutta la cittadinanza.
Vito Campanile ci aiuterà a riflettere sulla realtà dei club.
Saranno consegnati gli attestati di "SOBRIETA'" alle famiglie che hanno completato l'anno di cambiamento del loro stile di vita e ci saranno molte testimonianze gioiose del lavoro paziente che hanno svolto.
Una occasione da non perdere per invitare amici e parenti a partecipare!!!!

sabato 15 giugno 2013

“Prima l'uomo beve un bicchiere, poi il bicchiere beve un bicchiere, infine il bicchiere beve l'uomo" (proverbio giapponese)


Un rigore –frutto di una cultura e di un consenso sociale ampiamente condiviso, nessuno, ma proprio nessuno in Giappone beve se sa che deve guidare ... certamente non è questa la nuova frontiera delle lobby dei produttori di bevande alcoliche italiane quando predicano il loro "bevi responsabilmente" ...

http://www.acatversilia.org/2013/06/14/rassegna-del-13-06-2013/


IL FATTO QUOTIDIANO

Giappone, guidare dopo un bicchiere di vino può costare 15 anni di carcere

Nonostante i pochi incidenti, il Parlamento inasprisce il già durissimo codice della strada. La guida in stato di ebbrezza scatta al primo bicchiere, la pena è massima per chi provoca morti. E la legge punisce anche passeggeri e baristi "complici". Galera anche per chi si mette al volante senza patente o nasconde patologie a rischio. E pensare che il codice penale riconosce l'ubriachezza come attenuante

di Pio d'Emilia

12 giugno 2013 - Nonostante il numero di incidenti e di vittime della strada sia tra i più bassi del mondo industrializzato (3.8 ogni 100mila abitanti, in Italia sono più del doppio, 8.6) il Giappone ha approvato alcuni giorni fa una serie di pesanti inasprimenti al Codice della Strada, già particolarmente duro nei confronti di chi lo viola. Basti pensare alla controversa disposizione, in vigore oramai da molti anni (anche se di fatto poco applicata) in base alla quale sono perseguibili penalmente, oltre a chi guida in stato di ebbrezza (tolleranza zero: neanche un bicchiere di vino è consentito) anche i passeggeri e gli esercenti di locali pubblici che, essendo a conoscenza che il cliente si sarebbe posto alla guida, gli hanno venduto bevande alcoliche. Un rigore – frutto di una cultura e di un consenso sociale ampiamente condiviso, nessuno, ma proprio nessuno in Giappone beve se sa che deve guidare – che contrasta con il principio generale, sancito all’art.39 del codice penale: che lo stato di ubriachezza, a meno che non sia di provata origine dolosa, sia un’attenuante. E non, come avviene per la maggior parte dei casi (compresa l’Italia) un’aggravante.

Nel “pacchetto” approvato pressoché all’unanimità dal Parlamento (su proposta del Ministro della Giustizia) e provocato da alcuni recenti e tragici casi (sei bambini a bordo di un pulmino uccisi da un camion alla cui guida c’era un epilettico, altre 8 persone uccise da un veicolo al volante del quale c’era un conducente senza patente), chiunque venga trovato al volante senza patente rischia, anche se non ha commesso alcuna infrazione o provocato incidenti, 5 anni di carcere e 5 mila euro di multa (prima la pena era di un anno massimo e 3mila euro di multa). Non basta: ora anche chi si fa trasportare da una persona senza patente rischia non solo una multa, ma il carcere: fino a due anni.

Duramente inasprite anche le pene per chi nasconde, in sede di visita medica, malattie croniche che possano ostacolare la guida sicura, come l’epilessia: un anno di prigione e ritiro immediato della patente conseguita omettendo le circostanze ostative. I pazienti epilettici, o comunque affetti da malattie croniche che possano provocare inabilità anche temporanee, debbono inoltre essere immediatamente segnalati dai medici alle competenti autorità, pena pesanti multe e anche il carcere, per chi omette dolosamente la segnalazione.

Ma l’inasprimento maggiore è quello nei confronti di chi guida in stato di ebbrezza (inshu unten), condizione che in Giappone lo ripetiamo si estende anche a chi beve una birra o un bicchiere di vino, o di chi si sottrae, fuggendo, ai controlli. In caso di incidente mortale, anche di natura colposa, il conducente al quale siano riscontrate tracce di alcool (curioso che la legge non parli di altre sostanze, come le droghe, probabilmente perché già vietatissime e poco diffuse) rischia fino a 15 anni di carcere, mentre abbandonare la scena di in incidente, anche non mortale, per evitare il test può portare ad una condanna di 12 anni. Pene severissime, dunque, che sembrano tuttavia trovare assoluto consenso nella società, nonostante, lo dicevamo all’inizio, in Giappone gli incidenti siano in calo costante e le vittime della strada, che nel 1970, con appena 4 milioni di autoveicoli in circolazione, erano 16.000, siano andate continuamente diminuendo, fino al minimo storico registrato l’anno scorso, con 4.411, su oltre dieci milioni di veicoli in circolazione. (*)

Un consenso che non è solo frutto di una rigida e continua “educazione” (nelle scuole fanno vedere video francamente un po’ “forti” con incidenti, macchine accartocciate, famiglie che piangono e cittadini che finiscono in prigione rovinandosi la vita), ma anche di un’organizzazione sociale e logistica molto efficace. Mezzi pubblici abbondanti e puntuali, parcheggi carissimi e una miriade di taxi tutto sommato a prezzi decenti. Insomma, se la sera (a pranzo non si beve, mai) si vuole andare tranquilli a cena, lasciandosi andare (cioè bevendo, anche parecchio) come impone la liturgia aziendale e sociale, meglio lasciare a casa la macchina. Che in Giappone – o quanto meno nella grandi città come Tokyo – si usa solo durante il weekend o per qualche emergenza.

Ma codice della strada a parte, bere in Giappone non è un fatto disdicevole. Anzi. Come il fumo – di tabacco, per quanto riguarda marijuana e droghe leggere c’è la prigione assicurata – la cultura del “lasciarsi andare” è molto diffusa e trova un curioso riconoscimento addirittura nel codice penale ed in quello di procedura. Vale la pena ricordare – e ci vorrebbe molto più spazio per spiegarne l’impatto sociale, politico e giuridico – che in Giappone l’azione penale è discrezionale. Il suo esercizio è regolato dall’art.248 del codice di procedura penale (kiso-bengishugi) che dopo aver indicato tutta una serie di circostanze “attenuanti” compresa l’incapacità anche temporanea, di intendere e di volere (shinshin kyojaku, concetto nel quale rientra anche lo stato di ubriachezza non dolosa), riconosce al giudice inquirente ampia discrezionalità (qualcuno parla di “arbitrarietà”) prima di decidere se avviare o meno l’azione penale. Al quale segue, pressoché in automatico, il rinvio a giudizio e l’altrettanto pressoché automatica condanna. E la prigione. Che in Giappone è dura. Molto dura. Per tutti: il lavoro è obbligatorio, la disciplina ferrea e non vi è traccia di privilegi. Vietato fumare e, ovviamente, bere.

(*) Nota di Roberto Argenta: nella cultura Giapponese gli alcolici hanno un ruolo marginale. Il rischio della associazione alcol/guida viene visto senza il filtro di stereotipi e tradizioni. Probabilmente nel loro parlamento non esiste un gruppo come l’”Associazione Veronelli” del parlamento italiano.


martedì 11 giugno 2013

una testimonianza ...

https://www.facebook.com/luigi.minesso.9/posts/646136875414553


Alcol - Testimonianza 
Possiamo chiamarlo divertimento, possiamo usarlo una volta ogni tanto, possiamo farlo perché lo fanno in tanti, è legale e c’è dappertutto.
Sicuramente se non vuoi vedere il problema non lo vedi, ma quello che ti tradisce è che il problema lo capisci quando ci sei dentro fino al collo.
Nella mia esperienza ho conosciuto ragazzi che sono finiti in strada a fare i barboni bevendo, ragazzi che guidando hanno visto morire amici e ucciso persone per incidenti casuali. Ho conosciuto padri di famiglia che tornati dal lavoro picchiavano la moglie abbagliati dai fumi dell’alcol. 
La mia storia non è molto lontana da tutto ciò. Ho iniziato a bere a 14 anni per gioco, suonavo in un gruppetto e per affrontare le timidezze dell’età, per sembrare più importante e trasgressivo bevevo qualche birra. Pian piano l’alcol ha accompagnato la mia vita in maniera subdola, camminando a pari passo con le paure e i problemi che affrontavo. Non l’ho mai pensato un problema, qualche bicchiere per rallegrare la serata. Poi con il tempo ho dovuto scontrarmi con la realtà, un “escalation” di fatti.
Potrei raccontarvi delle varie macchine che ho distrutto facendo finire tre miei amici in ospedale, le varie risse per motivi futili che per altro mi sono costate qualche mese di carcere.
Penso non ci sia nulla di peggio che risvegliarsi in carcere e ricordarsi a mala pena cosa si sia fatto! Depresso dall’effetto dell’alcol che svanisce piano piano e ti lascia dentro un tunnel di sensi di colpa e ansia.
Ero entrato nel turbine, vivevo in una specie di trans, all’età di 25 anni ho iniziato a svegliarmi con i tremori alle mani e la prima cosa che facevo era espellere succhi gastrici per poi ricominciare a bere…vivevo nell’apatia più completa, che a volte sfociava nella rabbia più assoluta contro tutto e tutti.
Sono arrivato a elemosinare per comprarmi la bottiglia alla mattina. Ho vissuto per strada mangiando qua e là, ho fatto del male emotivamente e fisicamente in preda all’alcol anche a persone care… 
Sono stato un “barbone” ho vissuto la solitudine nei cartoni di vino che bevevo la notte sui marciapiedi, ho pianto come un bambino e sono arrivato a pensare alla morte.
Ho provato a ricoverarmi in ospedale per disintossicarmi, sono andato dagli alcolisti anonimi e ho visto tante persone afflitte da questo problema…giovani, vecchi, donne, lavoratori, commercianti...persone che si chiedevano come me com’era possibile essere arrivati a tanto…
Io spesso me lo chiedo e la risposta ora la trovo nelle mie mancanze, visto che da bambino odiavo gli ubriaconi nei bar.
Eppure se guardiamo a fondo i motivi per cui si inizia a bere sono molti: insicurezza, insoddisfazione, scarsa autostima, non accettazione, problemi a relazionarsi, paura, ecc… ma il vero problema è che pensi di affrontarli!
Girovagando con le persone con cui bevevo tra la discoteca per qualche cocktail e la piscina per qualche birra per non pensare alle catastrofi che avevo dentro, sono arrivato a perdere tutto, finendo solo io e le mie bottiglie. 
Spero solo che i ragazzi che leggeranno la mia storia siano più intelligenti di me che ho sempre pensato che a me tutte queste cose non sarebbero mai successe, perché io bevo solo ogni tanto…come tutti!!!

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UNO COME TANTI

sabato 8 giugno 2013

domenica 9 giugno incontro con le famiglie

Spero che vengano molte famiglie per condividere le esperienze vissute nei vari club dell'ACAT Federiciana e insieme progettare il nostro futuro.
Ciao Nino
ninomilazzo@fastwebnet.it

martedì 4 giugno 2013

309 MILIONI DI EURO SPESI PER PUBBLICITÀ ALCOLICHE IN ITALIA



Una nota di colore ...
I commercianti ci dicono sempre che devono fare per forza la pubblicità dei loro prodotti, ma che in verità poi non incide tanto sui possibili acquirenti, perchè se una cosa piace viene acquistata a prescindere dagli inserti pubblicitari o spot ... ma intanto aumentano il budget di investimento sulla pubblicità ... a chi la vogliono dare a bere?
Leggete l'articolo e ve ne renderete conto. Ciao Nino

ALCOLNEWS
Il mercato dell'alcol
Fonte: Diregiovani.it 30 maggio 2013

Esiste un mercato dell'alcol ed è anche molto redditizio. Parliamo di 309 milioni di euro spesi per pubblicità alcoliche in Italia, di cui 65 milioni di euro solo in internet.

Da molti anni la Declaration on Young People and Alcohol di Stoccolma e la Conclusione del Consiglio sul bere dei giovani e adolescenti sollecitano la massima attenzione agli effetti del marketing delle bevande alcoliche sui minori. Anche la Risoluzione del Parlamento europeo relativa alla strategia comunitaria sull'alcol attiva dal 2007 al 2012 e il nuovo European Alcohol Action Plan pongono le attività di controllo e contrasto alle modalità di marketing, pubblicità e commercializzazione (che regolarmente infrangono i codici di autoregolamentazione in gran parte degli Stati membri) come attività saliente e prioritaria per la tutela reale della salute dei minori in tutta Europa.

Per fornire una visione d'insieme dell'impatto del marketing rispetto a quanto richiesto dalle direttive europee riguardanti la regolamentazione della comunicazione commerciale e le modalità di promozione delle bevande alcoliche che possono attrarre in modo particolare i minori, o comunque le giovani generazioni, la Commissione europea ha affidato all'Executive Agency for Health and Consumers (Each) una ricerca specifica. I risultati di questa indagine sono pubblicati sul sito della Dg Sanco in un report dal titolo "An overview of the market for alcoholic beverages of potentially particular appeal to minors".

"È evidenza condivisa che il tema "alcol e giovani" è ormai urgente e prioritario non solo poiché i minori sono più a rischio degli adulti riguardo agli effetti nocivi dell'alcol ma anche perché abusarne in tenera età può portare a conseguenze di lunga durata" - spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol, Cnesps-Iss. "Il report europeo si proponeva di formalizzare le conoscenze e rilevare la realtà dei fatti per delineare le caratteristiche del rischio indotto dalla pubblicità e dal marketing delle bevande alcoliche che risultano appealing, affascinanti per i giovani, proposte in maniera spesso ingannevole come prodotti di tendenza, garanti di successo sociale, sessuale o di elevate performance fisiche e psichiche". Oltre all'analisi dell'esistente dalla Commissione europea sono state richieste indicazioni utili per poter informare al meglio coloro che hanno la responsabilità di indirizzare le politiche a livello europeo o nazionale.

Lo studio ha utilizzato diverse fonti informative:

• i dati Euromonitor, per descrivere le vendite generali degli alcolici nei Paesi europei;

• i dati del progetto European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (Espad), relativi al bere dei ragazzi di 15 e 16 anni nell'Unione europea;

• una revisione sistematica della letteratura (appositamente condotta per questo studio), volta a identificare i determinati delle bevande alcoliche che hanno un appeal particolare sui minori e i programmi e le strategie politiche per contrastarne la diffusione;

• i dati di tre case study, studi specifici condotti in tre Paesi europei: la Germania (per la sua esperienza di tassazione degli alcolpop), i Paesi bassi (per gli studi condotti sull'accesso agli alcolici nei supermercati) e l'Italia (come esempio per descrivere la situazione nell'Europa meridionale e in particolare nei Paesi in cui si consuma prevalentemente vino).

Il case study italiano è stato condotto dall'Osservatorio nazionale alcol presso il reparto Salute della popolazione e suoi determinanti del Cnesps-Iss sulla base delle evidenze raccolte nel corso degli ultimi venti anni circa.

Fonte: http://www.epicentro.iss.it/temi/alcol/AlcolGiovani.asp
(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

domenica 2 giugno 2013

e se tutti cominciassimo a denunciare? ...


N.B.: non è questa la locandina a cui si riferisce l'articolo ... ma l'istigazione a bere è sempre la stessa e non si può certo parlare di marketing corretto ed eticamente accettabile da parte dei promotori!

LA NAZIONE
L’appello di un padre preoccupato “non rendete alcolizzati i nostri figli”
Lo sdegno: "Sull'auto dei miei figli ho trovato un volantino che invita a un party nel quale, con una somma in denaro per l’ingresso, si pubblicizza con grande enfasi la possibilità di bere alcolici all’infinito"
Prato, 31 maggio 2013 - "Buongiorno, sono un genitore, fortunatamente di due ragazzi oramai grandi abbastanza per essere consapevoli, e voglio denunciare con questa lettera quello che ho potuto constatare e del quale allego la prova.
Giorni fa ho rinvenuto sotto il tergi vetro dell’auto di uno dei miei figli, quello che appariva un normale volantino; dopo averlo tolto e letto quello che riportava scritto, ne sono rimasto turbato. Nello stesso è riportato un invito a partecipare, in un locale che nemmeno nomino ma che si evince dal volantino, ad un party alcolico nel quale, con una somma in denaro per l’ingresso, si pubblicizza con grande enfasi la possibilità di bere alcolici all’infinito.
Io desidero denunciare con forza questa cosa e mi domando se il nostro Ministero della Salute è a conoscenza di tutto ciò, in quanto si fa un gran parlare delle stragi di giovani dei sabato sera, in questo caso sarebbe un venerdì, si fanno spot e cartelloni pubblicitari per educare i nostri ragazzi a non fare uso di alcolici e poi ci ritroviamo a queste contraddizioni. Fiducioso nell’aiuto da parte vostra a dare risalto a questa mia
Giancarlo da Prato

Quanto tempo bisognerà aspettare per la legge sull'omicidio stradale?


Una lettera al Presidente del Consiglio per dare una scossa alla politica sulla sicurezza stradale
Forte iniziativa di Stefano e Stefania Guarnieri che scrivono firmandosi con il nome del figlio morto per incidente stradale: la richiesta di giustizia e il riconoscimento dell’omicidio stradale riproposti alla distratta politica

(ASAPS) Lodevole e forte iniziativa di Stefania e Stefano Guarnieri, mamma e papà di Lorenzo, ucciso da un uomo che guidava sotto effetto di alcol e droga nel giugno del 2010.
Scrivono una lettera come fosse Lorenzo stesso a farlo, da un mondo diverso dal nostro, da un mondo che, a malincuore, ha dovuto conoscere alla giovane età di 17 anni.
Trattano gli argomenti che stanno loro maggiormente a cuore e, cioè, giustizia e possibilità di offrire ai ragazzi un mondo migliore dove si possa avere la certezza che le regole siano rispettate, che chi sbaglia paga senza dover fare i conti con la burocrazia, la lentezza e la negligenza della giustizia e, soprattutto, la “distrazione” della politica.

Con una pagina a pagamento che è uscita sui quotidiani “Corriere Fiorentino”, “Repubblica Firenze” e “Nazione”, Stefania e Stefano puntano deciso il dito e invitano il Presidente del Consiglio ad uno sguardo attento verso i problemi legati alla giustizia riproponendo l’introduzione del reato di omicidio stradale: “Sono diventato amico anche di un ragazzo inglese, ucciso come me da un ubriaco e drogato alla guida: il suo omicida è in carcere e lì rimarrà per 8 anni” e ricordando le tante persone che gli sono vicine anche attraverso l’Associazione che porta il suo nome: “Questi ragazzi hanno raccolto 70mila firme in tutta Italia per introdurre il reato di omicidio stradale nel nostro codice penale perché in futuro possa esserci giustizia per le vittime e per prevenire le morti sulla strada”.
“E’ possibile che la vita valga così poco quando si muore uccisi per la strada? Sembra quasi che i morti sulla strada siano un tributo da pagare per la nostra società!”
dicono a una voce Stefania, Stefano e Lorenzo e speriamo (anche noi come ASAPS che abbiamo condiviso la ricerca di questa giustizia attraverso la raccolta firme per l’introduzione del reato di omicidio stradale) che questa volta ci sia una risposta o, quantomeno, un cenno di approvazione e attenzione verso un problema troppo grande per essere relegato tra le “varie ed eventuali” di una qualsiasi riunione del Consiglio di un Paese civile. (ASAPS)

Venerdì, 31 Maggio 2013