martedì 2 marzo 2010

LA NEPENTACEA




Sto leggendo con interesse il volume di Adelmo Di Salvatore e suggerisco di acquistarlo a tutti i Servitori Insegnanti e a tutti quelli che si interessano di problemi alcol correlati per “Il superamento della “cultura alcolica””, così come recita il sottotitolo.
Nella prima parte, il manuale definisce in modo chiaro i concetti di «alcolismo» e di «problemi alcol correlati» e affronta la percezione dell’uso di bevande alcoliche nella società, analizzando i rapporti tra «cultura del bere» e mass media, tradizioni, storia, medicina, Chiesa, scuola, famiglia. Ne emerge tutta una serie di nodi critici, legati a conflitti di valori e di interessi. Nella seconda parte del volume l’autore, partendo dalla definizione di «salute», evidenzia la necessità di valorizzare un nuovo paradigma, che porti a modificare la cultura legata al bere. Il volume delinea con un linguaggio chiaro e ricco di esemplificazioni le incongruenze legate alla percezione dell’alcol nella nostra società e propone percorsi di cambiamento efficaci, volti al benessere delle persone, con un occhio di riguardo per i più giovani.

Dal “Manuale di alcologia sociale” di Adelmo Di Salvatore – Erickson - vi ho trascritto il paragrafo su “La nepentacea” a pag. 163 perché mi è piaciuto e credo si possa utilizzare negli incontri.

È suggestiva la similitudine fra l’“alcolismo” e le Nepente.
Le Nepente sono il nome comune con cui vengono chiamate le piante carnivore del genere Nepenthes. È l'unico genere della famiglia monotipica delle Nepenthaceae. Il suo nome deriva dal greco ne=non, e penthos=dolore. Le nepente sono piante rampicanti per lo più epifite, con viticci fogliari. Le foglie adulte sono spesso divise in una base sessile o picciolata assottigliata, un picciòlo (cirro) e una lamina (ascidio) con coperchio. Quando il coperchio è aperto, gli insetti sono attirati dal profumo e cadono all'interno, dove vengono sciolti dal liquido contenente pepsina e assimilati dalla pianta. (www.wikipedia.it)

La similitudine, singolarmente utilizzata per descriver la “discesa” di una mosca nel fondo della nepente, dove sarà inglobata e digerita, offre una spiegazione circa il viaggio che l’”alcolista” compie quando comincia a bere il primo goccio sino al fondo del “tunnel” (Carr,2007). La mosca è attirata verso il fondo e rimane intrappolata dall’insieme del liquido appiccicoso e della peluria; quando si accorge che sta scivolando sempre più in basso e nota i resti delle compagne in fase di digestione, è comunque attirata dall’odore e dal sapore del nettare e continua la sua discesa verso la morte. Il coperchio è il primo bicchiere, il nettare è la bevanda alcolica, la peluria sono i vari ostacoli della vita di un bevitore con problemi. Quando ci si accorge di perdere il controllo è tardi e risalire è sempre più difficile.

La mosca che si posa sulla pianta evoca l’adolescente che prova il suo primo cocktail. La velocità alla si scende dipende da numerose variabili: l’educazione, il fatto che i genitori bevano e incoraggino i figli a imitarli, il tipo di amici e di colleghi, gli hobby e i passatempi, la resistenza fisica ai veleni, la disponibilità finanziaria, la religione, la pressione sociale, la pubblicità, il mancato rispetto delle regole, l’aspettativa nel bere, il piacere del gusto, ecc. (Carr, 2007; Di Salvatore, 2003a). così come la mosca non ha mai avuto il controllo della situazione, anche le persone che consumano bevande alcoliche (non importa la quantità né la tappa o la modalità del “viaggio”) non hanno mai il controllo, per la particolarità dell’alcol etilico di essere una droga pericolosa (il nettare della nepente): in realtà, è l’alcol ad avere il controllo della persona, e non il contrario.

A colorire di significato la similitudine nepente-alcolismo, si aggiunge la notizia che uno dei vini più ricercati della Sardegna si chiama appunto Nepente, già celebrato da Omero nell’Odissea (libro IV) “Il nepente già infuso, e a’ servi imposto / Versar dall’urne nelle tazze il vino” e osannato da Gabriele D’Annunzio “Non conoscete il Nepente di Oliena neppur per fama? Ahi lasso!”.
La “cultura del bere” è legata alle lobby dei produttori che versano tanti soldi alle testate giornalistiche, televisive, filmo grafiche, alla pubblicità, ecc… e ogni motivo è sempre buono per indurre a “bere” usando i testimonial di grido, gli antichi e moderni scrittori e artisti: non interessa certamente la salute delle persone né di elevare la conoscenza attraverso la cultura.
Gli stili di vita di persone famose, che siano artisti o persone troppo pagate per quello che fanno, sono cattivi esempi per la collettività perché fanno credere che attraverso la droga, il vino, la birra, i superalcolici, … traggono ispirazione e bravura. Se i giovani conoscessero più da vicino i loro idoli, cambierebbero idea e capirebbero che, in un mondo in cui tutto è permesso pur di acquistare visibilità, spesso emerge il peggiore.
Buona lettura da Nino

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