martedì 27 dicembre 2011
A lezione da Vladimir Hudolin - Un estratto dal DVD
Il video è tratto dalla presentazione dell'opera (DVD + Libro) "A lezione da Vladimir Hudolin - Maestro di cambiamento umano" a cura di Giovanni Aquilino, Maria Antoia Papapietro e Maria Teresa Salerno - 2008 Edizioni EricKson.
Per tanti come me che non hanno conosciuto il fondatore dei nostri Club e dell' "Approccio Ecologico Sociale alle Problematiche Alcolcorrelate e complesse" ricordiamo Vladimir Hudolin che è nato a Ogulin in Croazia il 2 maggio 1922 ed è deceduto il 26 dicembre 1996.
Psichiatra di fama mondiale, per circa trenta anni Direttore della Clinica di Psichiatria, Neurologia, Alcologia ed altre Dipendenze presso l’Università di Zagabria, per lungo tempo consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che dedicò gran parte della sua attività allo studio dei problemi legati all’uso d’alcol e d’altre droghe fin dall’inizio degli anni ‘50.
L'aspetto rivoluzionario dell'approccio del Prof.Vladimir Hudolin derivò dal fatto che non si occupava
solo dell'alcolismo di poche persone ma del bere di tutti. Attraverso le settimane di formazione infatti il Prof.Hudolin non solo forniva la metodologia di trattamento degli alcolisti e delle loro famiglie ma soprattutto metteva in discussione la nostra "cultura del bere" proponendo il suo modello.
L’estrema semplicità e praticità di quest’approccio ha fatto si che dall’Italia i Club si diffondessero in molti altri paesi sia europei che extraeuropei perciò oggi i CAT sono presenti in Albania, Bolivia, Brasile, Cile, Danimarca, Equador, Grecia, Norvegia, Nuova Zelanda, Russia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Dopo la guerra civile una rinascita si è anche osservata nei paesi dell’ex-Jugoslavia ed oggi sono attivi alcune centinaia di CAT in Croazia ed un numero molto minore in Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia.
GRAZIE PROFESSORE!!!!
Nino Milazzo
venerdì 23 dicembre 2011
ALCOL: RINALDI, OK PARLAMENTO UE A PETIZIONE SU DANNI A SALUTE - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica
Una bellissima notizia di fine anno!!!!
ALCOL: RINALDI, OK PARLAMENTO UE A PETIZIONE SU DANNI A SALUTE - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica
ALCOL: RINALDI, OK PARLAMENTO UE A PETIZIONE SU DANNI A SALUTE - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica
domenica 18 dicembre 2011
mercoledì 7 dicembre 2011
dal mensile della Diocesi di Andria: "La casta del vino"
www.diocesidiandria.org
Se
vi mancava nell’elenco delle “CASTE” quella del VINO: eccovi serviti!
“La
casta del vino” – Stampa Alternativa 2011, pp. 200, euro 13,00 - è stato
scritto da Enrico Baraldi, medico psichiatra che fa servizio all’ Azienda
Ospedaliera “Carlo Poma” di Mantova ed Alessandro Sbarbada, Servitore
Insegnante volontario in un Club Alcologico Territoriale (Metodo Hudolin) per
oltre venti anni, esperto di problemi alcol correlati. Nel 2009 hanno esordito
con “Vino e bufale: tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito
delle bevande alcoliche” che è stato un successo editoriale ed ha permesso ai
due autori di organizzare numerosi convegni e dibattiti.
Oggi
sono pochi coloro che sono critici nei confronti della “cultura alcolica” foraggiata
dalle lobby dei produttori di bevande alcoliche attraverso la pubblicità che ci
presenta l’alcol in situazioni di piacere – successo – festa ed alimentata da informazione pseudo
scientifica o meglio ancora disinformazione, in cui non compaiono gli organismi
internazionali e indipendenti come l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della
Sanità) o l’I.S.S. (Istituto Superiore della Sanità) che misurano con le loro
ricerche i rischi legati all’assunzione di alcol bevuto con il vino , la birra
e gli altri alcolici e suggeriscono le strategie per affrontarli.
Si
possono trovare su internet le “Risoluzioni” dell’O.M.S., i “Documenti di
indirizzo”dell’U.E., la “Relazione annuale in materia di alcol e problemi
alcolcorrelati” al parlamento italiano del Ministro della Salute secondo la
legge 125/2001, numerosi studi ed iniziative del “Osservatorio Alcol” dell’
I.S.S. diretto dal Prof. Emanuele
Scafato, sul sito della S.I.A. (Società Italiana di Alcologia), sul sito
dell’A.I.C.A.T. (Associazione Club Alcologici Territoriali – Metodo Hudolin),
sul blog dell’ACAT Federiciana Nord Barese., ecc…, Ma i nostri politici, a
tutti i livelli, preferiscono attuare la politica di “Penelope” che tessono di
giorno alla luce del sole secondo i dettami dell’OMS provvedimenti di
educazione e contenimento del consumo alcolico, ma li disfano di notte nei
corridoi dei palazzi e nella penombra delle commissioni parlamentari con
messaggi fuorvianti e cospicui stanziamenti a favore dei produttori di vino.
Gli
esempi si sprecano. Cosa pensare dell’abolizione della “Consulta Nazionale Alcol”
istituita per legge e abolita con la finanziaria dell’anno scorso sotto la
motivazione di contenere la spesa pubblica ma che in effetti non aveva costi
esorbitanti? E del famoso “emendamento
grappino” per coloro che vengono sorpresi alla guida in stato di ebbrezza? Che
dire delle iniziative concordate tra gestori di locali pubblici e comune per
mettere a disposizione dei giovani pullman di andata e ritorno dalle discoteche per evitare le
“stragi del sabato sera” e dare la possibilità ai giovani di “bere a volontà”
tanto non devono guidare? Cosa pensare dell’I.S.T.A.T. che nella relazione del
2010 non riporta i dati relativi ad alcol e guida poiché non sono in linea con
quelli mondiali che danno una percentuale pari al 40% mentre le nostre sono al
2%? Gli obiettivi dell’industria sono quelli di promuovere un immagine
positiva, fino al salutismo, delle bevande alcoliche e che si eviti di
associare il prodotto alcol ai danni prodotti dallo stesso. Per questo
promuovono il bere “consapevole – moderato” che scientificamente non è
definibile, mentre l’OMS raccomanda la riduzione dei consumi per rendere
efficaci i programmi di prevenzione.
Gli
autori attaccano direttamente il Prof. Veronesi che sostiene il consumo
moderato del vino citando uno studio del’Oxford University pubblicato sulla
rivista “Brithish Journal of cancer” alla fine del 2010 in cui si dice
espressamente che non è così evidente che il consumo di frutta e verdura
difenda dallo sviluppo dei tumori, mentre il rischio cancro sono obesità e alcol.
Avrei voluto presentare queste osservazioni al Prof. Veronesi quando è venuto
ad Andria, ma nessuno è potuto intervenire perché gli organizzatori dovevano
solamente rendere omaggio all’ospite o forse perché al “depositario della
scienza”, in fatto di tumori, non si possono fare osservazioni … non importa
che le sue posizioni, in quanto oncologo, sono state avversate in campo
internazionale sul nucleare e sull’alcol bevuto col vino.
Da
sempre attorno al vino si è costruita l’immagine di un prodotto vincente.
Tuttavia nonostante tutto il sostegno dello stato e delle istituzioni, degli
spazi pubblicitari (spesso gratuiti), delle frequenti manipolazioni
scientifiche, le vendite registrano un calo. Cosa ne pensiamo delle sovvenzioni
(leggasi soldi pubblici) per l’estirpazione dei vigneti, della vendemmia verde,
della distillazione del prodotto non venduto?
Di
contro ai miliardi di euro che eroga l’U.E. e lo stato italiano, l’Italia paga
45 miliardi di euro in costi sanitari e sociali, corrispondenti al 3,5% del P.I.L..
In
questo periodo aumentare le tasse sugli alcolici sicuramente farebbe bene alle
casse dello stato e principalmente alla salute dei cittadini.
Avete
ben 111 motivi per leggere “La casta del vino” e scoprire le strategie di inganno utilizzate in azioni tanto
disperate quanto prive di scrupoli, pur di tornare a vendere come un tempo
coinvolgendo mamme in gestazione,
neonati, bambini all’asilo e anziani, utilizzando personaggi dello spettacolo,
anchormen, esperti, governatori, ministri o ex-ministri, ultraottantenni
presidenti della Repubblica e persino il Buon Gesù!!!
Nino Milazzo
A.C.A.T.
Federiciana Nord Barese
(Associazione
Club Alcologici Territoriali – METODO HUDOLIN)
Sede Operativa
c/o Parr. San Giuseppe Artigiano – Andria (BT)
domenica 4 dicembre 2011
Verso casa mia
Continua la campagna di sensibilizzazione sociale dell'AICAT (Associazione Italiana dei Club Alcologici Italiani) sui problemi correlati all'alcol.
L'organizzazione, fondata nel 1989, opera sul territorio attraverso la rete CAT (Club Alcologici Territoriali) in tema di protezione e promozione della salute pubblica.
Quest'anno dall'incontro tra AICAT, l'inviato di Striscia Luca Abete (già testimonial dell'associazione in altre campagne) e il cantautore emergente Giancarlo Di Muoio nasce il progetto "Verso casa mia", con l'incisione di una canzone e la registrazione di un video che denunciano gli effetti diretti e indiretti legati all'abuso di alcol. (regia e montaggio video curati da Francesco Guida, al progetto hanno collaborato: Michele De Conciliis (operatore video), Mario Roberto Mazza (fotografo di scena), Raffaele Fierro (operatore video)
venerdì 25 novembre 2011
La violenza sulle donne.
Se si approvasse una legge che determina come reato il rapporto sessuale con una donna in stato confusionale perchè sotto l'azione dell'alcol o droga quanti maschi andrebbero in galera?
La vicenda delle due ragazze di Vicenza ci indica come le tentazioni dello sballo siano sempre in agguato quando una pubblicità martellante invita alla festa attraverso la disinibizione data dall'alcol ... ma cosa può succedere dopo?
Le studentesse vittime della violenza a Padova: «Volevamo morire di vergogna»
L'INCHIESTA. Parlano le studentesse dopo l'arresto a Padova del tunisino Tahar Tabarit che ha violentato una delle due. «Bevuto alcol e sniffata cocaina, la situazione ci è sfuggita di mano. Abbiamo inviato un sms a un amico e siamo state salvate»
25/11/2011
Vicenza. «Volevamo morire per la vergogna, non sopportavamo di avere fatto una cosa così assurda, conclusa in maniera tanto drammatica». Sono angosciate mentre parlano le due studentesse liceali di terza e quarta, dal buon profitto scolastico, con solide famiglie alle spalle e nessun precedente per droga o comportamenti devianti, che decidono di complicarsi maledettamente l'esistenza. Il loro profilo è quello di adolescenti di 16 e 17 anni che una mattina di novembre decidono di dare una svolta negativa alla loro crescita. In sequenza stabiliscono di marinare la scuola che frequentano in città; di fermarsi in due bar del centro a bere alcolici per allentare le proprie inibizioni; di recarsi a Padova ai "giardini dell'Arena" per acquistare due dosi di cocaina per provare lo sballo. Lo fanno senza mettere in conto che lo spacciatore di turno, nordafricano, avrebbe capito subito che di fronte aveva due ragazzine sprovvedute. E perciò non ha esitato - tesi della procura patavina in base alla testimonianza delle presunte vittime - dapprima ad insidiarle, poi a violentarne una, dopo che la cocaina aveva fatto effetto.
L'arrestato Tahar Tabari, tunisino di 29 anni, dal carcere si difende dicendo che le studentesse erano consenzienti. Una tesi che le presunte vittime smentiscono. «Non appena lo abbiamo incontrato ai giardini e ci ha offerto la droga - raccontano - ha cercato di baciarci e ci ha palpeggiate, toccandoci sopra i vestiti in maniera morbosa». In questo frangente, con protervia, avrebbe costretto una delle due a un rapporto dopo averle accompagnate in una zona appartata del parco. «Lo straniero aveva capito che poteva spingersi oltre - spiega quella che non è stata stuprata - ed ha abusato in maniera tragica. Il tunisino anche con me ha tentato di avere un rapporto, ma ho alzato la voce e l'ho scacciato».
Quando le due ragazze si sono rese conto che la ricerca di emozioni aveva avuto un prezzo drammatico, in lacrime ed esauste, provando vergogna, come naufraghe hanno deciso di trascorrere la serata a Padova e di volersi suicidare, tagliandosi le vene. Intanto, i genitori le cercavano sui telefonini e non avendo risposta si preoccupavano, col trascorrere delle ore. «Volevamo farla finita», aggiungono. Una delle due, però, colta da resipiscenza ha inviato un "sms" a un amico, il quale leggendo la disperazione ha subito informato la famiglia, che ha allertato i carabinieri.
I militari non hanno perso tempo e tramite le cellule attivate dai telefonini delle studentesse le hanno rintracciate, quando si erano già tagliate le vene ed erano in condizioni psicologiche pietose, ma non era ancora per fortuna successo l'irreparabile. I tagli per fortuna non erano profondi, anche se qualora non fossero intervenuti i carabinieri le due adolescenti avrebbero corso seri rischi.
Adesso il sostituto procuratore Renza Cescon, titolare dell'inchiesta, ha ordinato una serie di esami tecnici prima di chiedere il rinvio a giudizio dell'immigrato, che è assistito dall'avvocato Laura Salmaso. Ha incaricato la prof. Luciana Caenazzo di eseguire gli esami sui reperti biologici per accertare che corrispondano all'indagato. Intanto, le due ragazze assistite dagli avvocati Andrea Biasia, Enrico Pucci e Daniele Accebbi si costituiranno parte civile perché vogliono la punizione di colui che indicano come il responsabile della violenza sessuale. «Quando siamo entrate nel parco - spiegano le studentesse, una residente nel Thienese e l'altra nella Riviera Berica - lo straniero si è avvicinato e ci ha chiesto che cosa volessimo. Ci faceva segno di sederci su una panchina. Gli abbiamo risposto che volevamo della droga pesante. Ormai avevamo deciso di andare fino in fondo con la trasgressione».Le due vicentine, però, non avevano messo in conto che la situazione avrebbe potuto degenerare. Com'è successo. «Il nostro molestatore rendendosi conto del terrore che si era impadronito di noi - concludono -, ha portato alle estreme conseguenze la violenza, perché non eravamo più capaci di reagire. Era pieno di immigrati in quel parco e temevamo di fare una brutta fine».
Ivano Tolettini
mercoledì 16 novembre 2011
Dati ISTAT Incidenti stradali 2010
Vi riporto l'articololo del Presidente Asaps, Giordano Biserni, chiedendomi come ogni anno sia possibile dover aspettare al 10 di Novembre per avere i dati dell'incidentalità dell'anno precedente, quando nell'era informatica dovrebbero essere pronti già nel primo trimestre dell'anno: cosa c'è che non funziona? cosa è possibile migliorare? perchè mancano i dati rilevanti degli incidenti causati da alcol e droga per il secondo anno consecutivo? è solo una questione di modulistica non adeguata o sotto c'è qualcosa di altro?
Come si fa a pensar bene ? ...
Dati ISTAT Incidenti stradali 2010
-1,9% i sinistri, -3,5% i morti, -1,5% i feriti
Si contano ancora 579 incidenti con 11 morti e 829 feriti ogni giorno.
Numeri positivi, ma meno esaltanti rispetto al 2009.
-1,9% i sinistri, -3,5% i morti, -1,5% i feriti
Si contano ancora 579 incidenti con 11 morti e 829 feriti ogni giorno.
Numeri positivi, ma meno esaltanti rispetto al 2009.
Sorprende la non
rilevazione anche nel 2010 del ruolo di alcol e droga
Foto Blaco - archivio AsapsOnestamente dai dati definitivi degli incidenti stradali del 2010, resi
noti dall’ISTAT, ci aspettavamo risultati migliori, sulla scia di quelli
esaltanti del 2009 quando il calo dei morti sulle strade segnò la doppia cifra
-10,1%.
Il totale di 211.404 incidenti fa segnare un modesto -1,9%, i morti sono stati 4.090, con una diminuzione del 3,5%, rispetto alle 4.237 vittime del 2009, i feriti, 302.735 in totale, sono calati appena dell’1,5%. Si contano ancora 579 incidenti con 11 morti e 829 feriti ogni giorno.
Nel quadro d’insieme rimangono preoccupanti i dati dei pedoni con 614 vittime, in calo del 7,9%, ma aumentano i feriti del 5,1%, per un totale di 21.367 ingressi al pronto soccorso.
Continua ad essere sempre una spina nel fianco la sinistrosità delle due ruote con 1.146 lenzuoli bianchi stesi sulle strade (943 motociclisti e 203 ciclomotoristi), a cui si aggiungono 73.966 feriti (52.026 motociclisti e 21.940 ciclomotoristi).
Il calo degli incidenti nel decennio 2001-2010 si ferma al 42,4% e non raggiunge l’auspicato obiettivo -50%, indicato dall’UE, collocandoci al 14° gradino, lontano dal podio raggiunto invece da Francia, Spagna e Lussemburgo, più le new entry delle tre repubbliche baltiche.
Rimane sempre al primo posto il numero di incidenti nelle strade urbane, anche se i sinistri calano del 2,2%, i morti del 7% e feriti del 2,1%.
Sulle statali, provinciali e comunali extraurbane il calo della sinistrosità si ferma a un modesto 0,5%, i morti -2% e i feriti crescono dello 0,2%.
Sorprende l’incremento del 7,4% della mortalità in autostrada, con 376 impatti fatali rispetto ai 350 del 2009 e dei feriti dello 0,6%, anche se gli incidenti calano dell’1%. Si dovrebbe capire se l’incremento riguarda in modo particolare i tratti non coperti da tutor.
L’analisi dei puntuali dati ISTAT-ACI soffre anche nel 2010 della mancanza di un elemento base: i dati della sinistrosità connessa all’abuso di alcol e droga alla guida.
Una situazione che si ripete per il secondo anno e che lascia molto perplessi in quanto proprio negli ultimo anni si sono attivate serie politiche di contrasto con nuove norme e l’incremento dei controlli con etilometri e narcotest. E’ quindi paradossale che non si possano verificare i risultati concreti e diretti.
Il fatto che la metodologia di raccolta dei dati non garantisce una valutazione reale del fenomeno, deve indurre ad una pronta correzione del sistema. L’ombra lunga dell’alcol e della droga esiste eccome. Lo certificano le percentuali di incidenti alcol-narco correlati rilevati negli osservatori dell’Asaps sulla pirateria stradale e sul contromano che danno positività nel 22 - 25% degli episodi.
Siamo convinti che per raggiungere con maggior profitto il secondo obiettivo UE, - 50% incidenti e vittime dal 2010 al 2020, sarà indispensabile un incremento di controlli degli agenti sulle strade, recuperando la presenza fisica delle divise.
Il potenziale dell’elettronica: autovelox, telelaser, T-red ecc., strumenti già largamente utilizzati ci sembra abbia raggiunto il limite di resa ai fini della sicurezza (per la cassa il discorso è però diverso). Ora serve anche una maggior utilizzazione del fattore umano, più puntuale nel contrasto alle violazioni che l’elettronica non sa e non può vedere: cinture, telefonini alla guida, alcol, tempi di guida, sovraccarichi.
L’altro intervento inderogabile è quello della messa in sicurezza delle strade, dai guard rail all’asfalto e del miglioramento della segnaletica orizzontale verticale.
Per raggiungere l’obiettivo è però indispensabile anche l’applicazione di sanzioni certe per chi uccide mentre guida ubriaco o drogato. Per questo dobbiamo insistere per l’approvazione della nuova figura di Omicidio stradale.
E ora buttiamoci al lavoro per salire sul podio dei migliori entro il 2020.
Il totale di 211.404 incidenti fa segnare un modesto -1,9%, i morti sono stati 4.090, con una diminuzione del 3,5%, rispetto alle 4.237 vittime del 2009, i feriti, 302.735 in totale, sono calati appena dell’1,5%. Si contano ancora 579 incidenti con 11 morti e 829 feriti ogni giorno.
Nel quadro d’insieme rimangono preoccupanti i dati dei pedoni con 614 vittime, in calo del 7,9%, ma aumentano i feriti del 5,1%, per un totale di 21.367 ingressi al pronto soccorso.
Continua ad essere sempre una spina nel fianco la sinistrosità delle due ruote con 1.146 lenzuoli bianchi stesi sulle strade (943 motociclisti e 203 ciclomotoristi), a cui si aggiungono 73.966 feriti (52.026 motociclisti e 21.940 ciclomotoristi).
Il calo degli incidenti nel decennio 2001-2010 si ferma al 42,4% e non raggiunge l’auspicato obiettivo -50%, indicato dall’UE, collocandoci al 14° gradino, lontano dal podio raggiunto invece da Francia, Spagna e Lussemburgo, più le new entry delle tre repubbliche baltiche.
Rimane sempre al primo posto il numero di incidenti nelle strade urbane, anche se i sinistri calano del 2,2%, i morti del 7% e feriti del 2,1%.
Sulle statali, provinciali e comunali extraurbane il calo della sinistrosità si ferma a un modesto 0,5%, i morti -2% e i feriti crescono dello 0,2%.
Sorprende l’incremento del 7,4% della mortalità in autostrada, con 376 impatti fatali rispetto ai 350 del 2009 e dei feriti dello 0,6%, anche se gli incidenti calano dell’1%. Si dovrebbe capire se l’incremento riguarda in modo particolare i tratti non coperti da tutor.
L’analisi dei puntuali dati ISTAT-ACI soffre anche nel 2010 della mancanza di un elemento base: i dati della sinistrosità connessa all’abuso di alcol e droga alla guida.
Una situazione che si ripete per il secondo anno e che lascia molto perplessi in quanto proprio negli ultimo anni si sono attivate serie politiche di contrasto con nuove norme e l’incremento dei controlli con etilometri e narcotest. E’ quindi paradossale che non si possano verificare i risultati concreti e diretti.
Il fatto che la metodologia di raccolta dei dati non garantisce una valutazione reale del fenomeno, deve indurre ad una pronta correzione del sistema. L’ombra lunga dell’alcol e della droga esiste eccome. Lo certificano le percentuali di incidenti alcol-narco correlati rilevati negli osservatori dell’Asaps sulla pirateria stradale e sul contromano che danno positività nel 22 - 25% degli episodi.
Siamo convinti che per raggiungere con maggior profitto il secondo obiettivo UE, - 50% incidenti e vittime dal 2010 al 2020, sarà indispensabile un incremento di controlli degli agenti sulle strade, recuperando la presenza fisica delle divise.
Il potenziale dell’elettronica: autovelox, telelaser, T-red ecc., strumenti già largamente utilizzati ci sembra abbia raggiunto il limite di resa ai fini della sicurezza (per la cassa il discorso è però diverso). Ora serve anche una maggior utilizzazione del fattore umano, più puntuale nel contrasto alle violazioni che l’elettronica non sa e non può vedere: cinture, telefonini alla guida, alcol, tempi di guida, sovraccarichi.
L’altro intervento inderogabile è quello della messa in sicurezza delle strade, dai guard rail all’asfalto e del miglioramento della segnaletica orizzontale verticale.
Per raggiungere l’obiettivo è però indispensabile anche l’applicazione di sanzioni certe per chi uccide mentre guida ubriaco o drogato. Per questo dobbiamo insistere per l’approvazione della nuova figura di Omicidio stradale.
E ora buttiamoci al lavoro per salire sul podio dei migliori entro il 2020.
Giordano Biserni
Presidente Asaps
Presidente Asaps
Giovedì, 10 Novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
"Io, gli altri, la città": un progetto nato dalla necessità di ascoltare i giovani
"Io, gli altri, la città": un progetto nato dalla necessità di ascoltare i giovani.
Coinvolti 11 plessi di Scuole Medie Superiori di Andria, piazze e centri di aggregazione giovanili.
1160 i questionari e 70 le interviste realizzate sul tema. L’iniziativa organizzata dal Coordinamento Associazioni di Volontariato “La Città Solidale” di Andria in collaborazione con il Mo.V.I. (Movimento Volontariato Italiano) è dedicata ai giovani e nasce dalla necessità di ascoltare la loro voce e raccogliere le loro idee e proposte in merito ai luoghi in cui sono prevalentemente presenti e ai contesti da loro frequentati.
Sono stati coinvolti 11 plessi di Scuole Medie Superiori di Andria, piazze e centri di aggregazione giovanili.
1160 i questionari e 70 le interviste realizzate sul tema: Io, gli Altri, la Città. Alcuni dati che emergono dalle risposte raccolte evidenziano uno stato di malessere e di grandi contraddizioni che affliggono i giovani andriesi.
Alla domanda “credi che Andria sia una città per i giovani?”, solo il 16% ritiene di “sì” mentre l’82% dice di “no o non saprei”. A chi ha risposto ”no” si è chiesto il perché: il 53% ritiene che manchino spazi per la “movida giovanile” e che ci sono poche iniziative destinate ai più giovani (40%).
Come vedi i giovani andriesi? Per il 63%, pensano solo a bere, a fumare, ad essere al passo con la moda”.
Ti senti un giovane andriese? Il 51% dice di “no”.
Si è chiesto anche se i giovani sono sufficientemente rappresentati a livello politico e istituzionale: l’85% ha risposto di “no”.
Altro dato interessante emerge dalla domanda ”dove immagini e desideri il tuo futuro”: il 20% sceglie Andria, il 37% fuori Andria e il 17% fuori dall’Italia.
Questi e altri dati saranno presentati sabato 12 novembre alle ore 18 presso l’Oratorio Salesiano in Corso Cavour - Andria.
Durante la serata interverranno alcuni giovani impegnati socialmente e i rappresentanti di tre “focus group” che con la collaborazione dei prof.ri Fortunato, Palumbo e Quacquarelli, hanno lavorato sui risultati dei questionari elaborando anche alcune proposte concrete per promuovere e migliorare la cittadinanza attiva e solidale dei giovani andriesi.
Seguirà la premiazione del Concorso di Fotografia e l’intervento dei rappresentanti istituzionali presenti.
Le conclusioni saranno affidate al dr. Natale Pepe, sociologo e formatore.
Ospiti speciali: I “Drem’s Project”, una band di giovani andriesi che aprirà e chiuderà la serata con esibizioni live.
Le associazioni aderenti al progetto: A.C.A.T. Federiciana Nord Barese (Ass. Club Alcologici Territoriali - Metodo Hudolin) A.I.D.O. – Donatori di Organi Camminare Insieme Caritas Diocesana Familia Gruppo C.O.N. Gruppo Famiglie Autismo La Rete Neverland Una Famiglia in Più Unitalsi
Coinvolti 11 plessi di Scuole Medie Superiori di Andria, piazze e centri di aggregazione giovanili.
1160 i questionari e 70 le interviste realizzate sul tema. L’iniziativa organizzata dal Coordinamento Associazioni di Volontariato “La Città Solidale” di Andria in collaborazione con il Mo.V.I. (Movimento Volontariato Italiano) è dedicata ai giovani e nasce dalla necessità di ascoltare la loro voce e raccogliere le loro idee e proposte in merito ai luoghi in cui sono prevalentemente presenti e ai contesti da loro frequentati.
Sono stati coinvolti 11 plessi di Scuole Medie Superiori di Andria, piazze e centri di aggregazione giovanili.
1160 i questionari e 70 le interviste realizzate sul tema: Io, gli Altri, la Città. Alcuni dati che emergono dalle risposte raccolte evidenziano uno stato di malessere e di grandi contraddizioni che affliggono i giovani andriesi.
Alla domanda “credi che Andria sia una città per i giovani?”, solo il 16% ritiene di “sì” mentre l’82% dice di “no o non saprei”. A chi ha risposto ”no” si è chiesto il perché: il 53% ritiene che manchino spazi per la “movida giovanile” e che ci sono poche iniziative destinate ai più giovani (40%).
Come vedi i giovani andriesi? Per il 63%, pensano solo a bere, a fumare, ad essere al passo con la moda”.
Ti senti un giovane andriese? Il 51% dice di “no”.
Si è chiesto anche se i giovani sono sufficientemente rappresentati a livello politico e istituzionale: l’85% ha risposto di “no”.
Altro dato interessante emerge dalla domanda ”dove immagini e desideri il tuo futuro”: il 20% sceglie Andria, il 37% fuori Andria e il 17% fuori dall’Italia.
Questi e altri dati saranno presentati sabato 12 novembre alle ore 18 presso l’Oratorio Salesiano in Corso Cavour - Andria.
Durante la serata interverranno alcuni giovani impegnati socialmente e i rappresentanti di tre “focus group” che con la collaborazione dei prof.ri Fortunato, Palumbo e Quacquarelli, hanno lavorato sui risultati dei questionari elaborando anche alcune proposte concrete per promuovere e migliorare la cittadinanza attiva e solidale dei giovani andriesi.
Seguirà la premiazione del Concorso di Fotografia e l’intervento dei rappresentanti istituzionali presenti.
Le conclusioni saranno affidate al dr. Natale Pepe, sociologo e formatore.
Ospiti speciali: I “Drem’s Project”, una band di giovani andriesi che aprirà e chiuderà la serata con esibizioni live.
Le associazioni aderenti al progetto: A.C.A.T. Federiciana Nord Barese (Ass. Club Alcologici Territoriali - Metodo Hudolin) A.I.D.O. – Donatori di Organi Camminare Insieme Caritas Diocesana Familia Gruppo C.O.N. Gruppo Famiglie Autismo La Rete Neverland Una Famiglia in Più Unitalsi
martedì 8 novembre 2011
CANCRO TABÙ FRA I GIOVANI: 7 SU 10 NON SONO INFORMATI
Centri specializzati in oncologia: l'AIOM afferma che sono ignorati i principali fattori di rischio come fumo e alcool
08.11.2011. Il cancro si previene da giovani ma nessuno spiega ai ragazzi come fare: il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17% ne ha parlato in famiglia, appena il 12% a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui fattori di rischio, da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarietà (il 43% la sottovaluta). Per sopperire a questa ignoranza i medici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) hanno lanciato nel 2011 il progetto “Non fare autogol”: un tour per l’Italia, in compagnia dei calciatori della serie A, per insegnare agli studenti come proteggersi. In 7 tappe hanno incontrato circa 2.000 alunni e decine di migliaia di giovani hanno seguito la campagna su internet (www.nonfareautogol.it). I risultati, presentati oggi al Congresso nazionale dell’Associazione in corso a Bologna, danno ragione agli oncologi: “Il 94% dei ragazzi ha apprezzato il nostro intervento, di questi la metà si augura possa diventare un appuntamento fisso in classe – commenta il presidente AIOM, prof. Carmelo Iacono -. Siamo convinti che queste iniziative non possano rimanere isolate e che l’educazione alla salute debba entrare a far parte dei programmi di studi. Per questo la nostra campagna proseguirà, sul web e in altre città e scuole, dove è stata accolta con grande entusiasmo da insegnanti e presidi. L’obiettivo è creare la “squadra” dell’AIOM rendendo gli stessi adolescenti protagonisti ed ambasciatori dei valori della prevenzione”. Il segreto del successo del progetto è il coinvolgimento degli idoli sportivi come testimonial: Pato, Gilardino, Miccoli, De Sanctis, Legrottaglie, Palombo, Chiellini e Perrotta. Campioni che si sono messi in gioco per spiegare come difendersi dai 7 “autogol” che più incidono sul cancro: fumo, alcol, dieta scorretta, sedentarietà, sesso non protetto, droga e doping. “Esistono dati che dimostrano come lo stile di vita nei primi 20 anni sia più importante dei fattori genetici rispetto al rischio di ammalarsi di cancro in futuro – spiega il prof. Marco Venturini, presidente entrante AIOM -. Il comportamento in assoluto più dannoso è il fumo”. Per sensibilizzare i giovani AIOM ha inoltre realizzato un opuscolo a vignette con le caricature dei calciatori (“Non fare autogol – gioca d’attacco contro il cancro”) e le “regole d’oro” dell’allenatore: il CT della nazionale Cesare Prandelli ha infatti aderito al progetto. Reso possibile da Boehringer-Ingelheim, ha inoltre ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI, della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Oltre 2.500 amici seguono “Non fare autogol” su Facebook, dove è stato attivato un concorso che ha messo in palio, settimana dopo settimana, le t-shirt autografate dei campioni.
Il cancro provoca ogni anno oltre 250.000 nuovi malati nel nostro Paese e sta scendendo l’età media di neoplasie molto diffuse come il cancro alla mammella o il melanoma. Per questo l’AIOM, che riunisce oltre 2.000 specialisti ha identificato nell’adolescenza un target prioritario per la formazione e la sensibilizzazione con una campagna ad hoc che mira a contrastare i principali fattori di rischio parlando la stessa lingua dei ragazzi. “Quella universale dello sport, con cui diffondere alcuni importanti valori di salute – ha dichiarato Enrique Manzoni, Presidente di Boehringer-Ingelheim –. La nostra azienda è lieta di essere stata al fianco degli oncologi con questo messaggio veicolato da testimonial prestigiosi come i calciatori di serie A”. Particolare successo ha riscosso l’opuscolo con i calciatori, protagonisti loro malgrado di situazioni a rischio, sottovalutate per leggerezza o ignoranza: esporsi troppo al sole, praticare sesso non protetto, fumare sigarette light, ecc. Distribuita in oltre 50.000 copie in decine di Istituti secondari, la guida rappresenta uno strumento concreto di approfondimento che i ragazzi hanno utilizzato anche per continuare la discussione in classe. Per gli insegnanti, AIOM ha invece predisposto un’area dedicata del sito, con studi, ricerche e suggerimenti concreti su come promuovere l’educazione alla salute. Ma per cercare di dissuadere gli studenti dai comportamenti scorretti AIOM ha anche proposto misure concrete: “La decisione di innalzare l’età legale per la vendita di sigarette non è risolutiva. Dal sondaggio emerge che il 63% dei teenager è contrario anche perché è un divieto facilmente aggirabile – spiega il prof. Iacono -. Noi abbiamo invece chiesto che venga aumentato di un euro il prezzo di ogni pacchetto, un gesto che avrebbe come conseguenza immediata ridurre il consumo (soprattutto per chi non ha molti soldi a disposizione, come gli studenti) e rendere disponibile una somma da destinare al potenziamento degli organici delle oncologie italiane e alla riduzione delle liste d’attesa. Si potrebbero ricavare 4,5 miliardi l’anno”. Una “tassa” promossa dall’80% dei giovani, che ha ottenuto grandi consensi anche su youtube. Presto verrà pubblicato nel sito www.nonfareautogol.it il nuovo calendario degli eventi. Le scuole possono inviare la loro candidatura, e eventuali suggerimenti all’attenzione di AIOM, per partecipare alla seconda edizione del progetto.
Fabio Alberto Landi
by Infosalute.info, le informazioni riguardanti il cancro e i giovani
08.11.2011. Il cancro si previene da giovani ma nessuno spiega ai ragazzi come fare: il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17% ne ha parlato in famiglia, appena il 12% a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui fattori di rischio, da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarietà (il 43% la sottovaluta). Per sopperire a questa ignoranza i medici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) hanno lanciato nel 2011 il progetto “Non fare autogol”: un tour per l’Italia, in compagnia dei calciatori della serie A, per insegnare agli studenti come proteggersi. In 7 tappe hanno incontrato circa 2.000 alunni e decine di migliaia di giovani hanno seguito la campagna su internet (www.nonfareautogol.it). I risultati, presentati oggi al Congresso nazionale dell’Associazione in corso a Bologna, danno ragione agli oncologi: “Il 94% dei ragazzi ha apprezzato il nostro intervento, di questi la metà si augura possa diventare un appuntamento fisso in classe – commenta il presidente AIOM, prof. Carmelo Iacono -. Siamo convinti che queste iniziative non possano rimanere isolate e che l’educazione alla salute debba entrare a far parte dei programmi di studi. Per questo la nostra campagna proseguirà, sul web e in altre città e scuole, dove è stata accolta con grande entusiasmo da insegnanti e presidi. L’obiettivo è creare la “squadra” dell’AIOM rendendo gli stessi adolescenti protagonisti ed ambasciatori dei valori della prevenzione”. Il segreto del successo del progetto è il coinvolgimento degli idoli sportivi come testimonial: Pato, Gilardino, Miccoli, De Sanctis, Legrottaglie, Palombo, Chiellini e Perrotta. Campioni che si sono messi in gioco per spiegare come difendersi dai 7 “autogol” che più incidono sul cancro: fumo, alcol, dieta scorretta, sedentarietà, sesso non protetto, droga e doping. “Esistono dati che dimostrano come lo stile di vita nei primi 20 anni sia più importante dei fattori genetici rispetto al rischio di ammalarsi di cancro in futuro – spiega il prof. Marco Venturini, presidente entrante AIOM -. Il comportamento in assoluto più dannoso è il fumo”. Per sensibilizzare i giovani AIOM ha inoltre realizzato un opuscolo a vignette con le caricature dei calciatori (“Non fare autogol – gioca d’attacco contro il cancro”) e le “regole d’oro” dell’allenatore: il CT della nazionale Cesare Prandelli ha infatti aderito al progetto. Reso possibile da Boehringer-Ingelheim, ha inoltre ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI, della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Oltre 2.500 amici seguono “Non fare autogol” su Facebook, dove è stato attivato un concorso che ha messo in palio, settimana dopo settimana, le t-shirt autografate dei campioni.
Il cancro provoca ogni anno oltre 250.000 nuovi malati nel nostro Paese e sta scendendo l’età media di neoplasie molto diffuse come il cancro alla mammella o il melanoma. Per questo l’AIOM, che riunisce oltre 2.000 specialisti ha identificato nell’adolescenza un target prioritario per la formazione e la sensibilizzazione con una campagna ad hoc che mira a contrastare i principali fattori di rischio parlando la stessa lingua dei ragazzi. “Quella universale dello sport, con cui diffondere alcuni importanti valori di salute – ha dichiarato Enrique Manzoni, Presidente di Boehringer-Ingelheim –. La nostra azienda è lieta di essere stata al fianco degli oncologi con questo messaggio veicolato da testimonial prestigiosi come i calciatori di serie A”. Particolare successo ha riscosso l’opuscolo con i calciatori, protagonisti loro malgrado di situazioni a rischio, sottovalutate per leggerezza o ignoranza: esporsi troppo al sole, praticare sesso non protetto, fumare sigarette light, ecc. Distribuita in oltre 50.000 copie in decine di Istituti secondari, la guida rappresenta uno strumento concreto di approfondimento che i ragazzi hanno utilizzato anche per continuare la discussione in classe. Per gli insegnanti, AIOM ha invece predisposto un’area dedicata del sito, con studi, ricerche e suggerimenti concreti su come promuovere l’educazione alla salute. Ma per cercare di dissuadere gli studenti dai comportamenti scorretti AIOM ha anche proposto misure concrete: “La decisione di innalzare l’età legale per la vendita di sigarette non è risolutiva. Dal sondaggio emerge che il 63% dei teenager è contrario anche perché è un divieto facilmente aggirabile – spiega il prof. Iacono -. Noi abbiamo invece chiesto che venga aumentato di un euro il prezzo di ogni pacchetto, un gesto che avrebbe come conseguenza immediata ridurre il consumo (soprattutto per chi non ha molti soldi a disposizione, come gli studenti) e rendere disponibile una somma da destinare al potenziamento degli organici delle oncologie italiane e alla riduzione delle liste d’attesa. Si potrebbero ricavare 4,5 miliardi l’anno”. Una “tassa” promossa dall’80% dei giovani, che ha ottenuto grandi consensi anche su youtube. Presto verrà pubblicato nel sito www.nonfareautogol.it il nuovo calendario degli eventi. Le scuole possono inviare la loro candidatura, e eventuali suggerimenti all’attenzione di AIOM, per partecipare alla seconda edizione del progetto.
Fabio Alberto Landi
by Infosalute.info, le informazioni riguardanti il cancro e i giovani
giovedì 21 luglio 2011
sicurezza stradale
"Cominciamo Bene": una buona trasmissione del 20/07/2011, che si può rivedere cliccando sull'indirizzo del sito, con esperti che guardano alle problematiche alcol e droga correlate a tutto campo in modo veramente sobrio!!!
Buona visione.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c0e30180-3765-4173-b73f-ced889366e99.html
sabato 2 luglio 2011
ADERIAMO alla sottoscrizione della legge popolare sull'OMICIDIO SRADALE
Cari amici, a tutti noi sta a cuore la prevenzione degli incidenti stradali, ma quando sono causati da persone in stato di ebbrezza non si possono chiamare più incidenti ma scontri e la irresponsabilità di tante persone che mettono a rischio la propria e l'altrui vita deve essere punita in modo esemplare e che sia da deterrente.
Aderiamo con la nostra firma alla proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre nel codice l'omicidio stradale.
Non è proporzionato al danno arrecato il carcere per un furto, mentre per un omicidio stradale causato dallo stato di alterazione psicofisica si possa patteggiare la pena e non fare neanche un giono di carcere.
Vi allego l'articolo che potete consultare sul sito .
(Asaps) Prosegue bene la raccolta di firme a favore della proposta di legge popolare sull'omicidio stradale fortemente voluta dall'associazione Lorenzo Guarnieri di Firenze e dal sindaco della città gigliata Matteo Renzi ed energicamente sostenuta dall'Asaps, che per prima ha coniato questa nuova terminologia per fotografare una nuova fattispecie di omicidio.
In 25 giorni sono state raccolte più di 20.000 firme certificate con tanto di indicazione del documento d'identità dei firmatari.
La proposta che è appoggiata anche dall'associazione Gabriele Borgogni e da altre associazioni a cui sta a cuore la sicurezza sulle strade, ha avuto molta visibilità grazie a Matteo Renzi, infatti molti portali di quotidiani e agenzie hanno rilanciato l'iniziativa sposata dal sindaco di Firenze a tamburo battente.
Chi vuole aiutarci in questa ambiziosa scommessa di giustizia a favore della sicurezza stradale può farlo firmando la proposta di legge sul portale www.omicidiostradale.it raggiungibile anche attraverso il portale www.asaps.it
Ci servono almeno 60.000 firme per certificare la sensibilità di tanta gente su questo argomento.
Siamo sicuri che la tenacia di Stefano Guarnieri e di Stafania, papà e mamma di Lorenzo, col sostegno del sindaco Renzi, con l'impegno dell'Asaps e delle altre associazioni impegnate sul versante della sicurezza sulle strade, potrà farci raggiungere questo auspicato e importante traguardo.
Facciamoci sentire, facciamoci ascoltare!
Giordano Biserni
Presidente Asaps
Aderiamo con la nostra firma alla proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre nel codice l'omicidio stradale.
Non è proporzionato al danno arrecato il carcere per un furto, mentre per un omicidio stradale causato dallo stato di alterazione psicofisica si possa patteggiare la pena e non fare neanche un giono di carcere.
Vi allego l'articolo che potete consultare sul sito .
(Asaps) Prosegue bene la raccolta di firme a favore della proposta di legge popolare sull'omicidio stradale fortemente voluta dall'associazione Lorenzo Guarnieri di Firenze e dal sindaco della città gigliata Matteo Renzi ed energicamente sostenuta dall'Asaps, che per prima ha coniato questa nuova terminologia per fotografare una nuova fattispecie di omicidio.
In 25 giorni sono state raccolte più di 20.000 firme certificate con tanto di indicazione del documento d'identità dei firmatari.
La proposta che è appoggiata anche dall'associazione Gabriele Borgogni e da altre associazioni a cui sta a cuore la sicurezza sulle strade, ha avuto molta visibilità grazie a Matteo Renzi, infatti molti portali di quotidiani e agenzie hanno rilanciato l'iniziativa sposata dal sindaco di Firenze a tamburo battente.
Chi vuole aiutarci in questa ambiziosa scommessa di giustizia a favore della sicurezza stradale può farlo firmando la proposta di legge sul portale www.omicidiostradale.it raggiungibile anche attraverso il portale www.asaps.it
Ci servono almeno 60.000 firme per certificare la sensibilità di tanta gente su questo argomento.
Siamo sicuri che la tenacia di Stefano Guarnieri e di Stafania, papà e mamma di Lorenzo, col sostegno del sindaco Renzi, con l'impegno dell'Asaps e delle altre associazioni impegnate sul versante della sicurezza sulle strade, potrà farci raggiungere questo auspicato e importante traguardo.
Facciamoci sentire, facciamoci ascoltare!
Giordano Biserni
Presidente Asaps
martedì 28 giugno 2011
Consultate le foto dell'interclub 11 giugno 2011
Cari amici, ho caricato sul blog le foto e la presentazione power point dell'interclub dell'11 Giugno a San Giuseppe Artigiano ed ho escluso le foto dei singoli e famiglie che hanno ricevuto l'attestato.
Mi preme sottolineare che discuteremo insieme sul modo di pubblicizzare l'evento in modo più efficace a tutta la cittadinanza e per l'autorizzazione a pubblicare le foto, in modo da metterci la "faccia" ed essere coerenti e testimoni del nostro cambiamento di stile di vita. Nino
giovedì 16 giugno 2011
Umberto Veronesi ad Andria 15 Giugno 2011

Devo esprimere la mia grande delusione per l'incontro si "Recenti progressi nella lotta contro il cancro". Il Prof. Veronesi ha solo sponsorizzato la "RICERCA" medica nel campo dei tumori e gli interventi medici, dalla terapia mirata biomolecolare, alla microchirurgia, alla robotica, alla diagnostica precoce, ecc...
Tutto bene? Non direi, perchè abbiamo dimenticato l'UOMO che vive nel suo ambiente naturale e sociale, in cui ognuno è responsabile dell'altro e tutti si impegnano per il bene comune. Abbiamo bisogno di una nuova ecologia sociale, perchè non basta contrastare le malattie attraverso cure sempre più sofisticate e l'assistenza sanitaria. Servono altri requisiti fondamentali, come vivere in un ecosistema stabile, lottando contro ogni tipo di inquinamento che poi è causa di TUMORI, usare tutte le risorse che abbiamo a disposizione in modo sostenibile e senza sprechi, volere la giustizia e l'equità sociale, puntare tutto sulla pace e sull'istruzione, creare opportunità di lavoro perchè tutte le persone abbiano un reddito di lavoro con cui poter vivere dignitosamente mettendo a disposizione i propri talenti e senza sfruttamento,...
Hudolin ci ha insegnato che bisogna demedicalizzare i problemi alcol correlati, ma il discorso vale per ogni tipo di problematica che riguarda la salute delle persone, in cui ognuno diventa promotore della sua salute ed il medico colui che facilita questo approccio come esperto.
Se il 50% delle morti premature è dovuto a stili di vita non salutari (le cosiddette malattie della civiltà) soprattutto malattie cardiovascolari e tumori, è sulla eliminazione delle cause che bisogna puntare.
E' una UTOPIA? Forse si! Ma vale la pena sognare!!!!
Avrei voluto consegnare al Prof. Umberto Veronesi il comunicato stampa di Alessandro Sbarbada ed Enrico Baraldi contro il suo atteggiamento di non curanza rispetto all'ALCOL ETILICO contenuto nel vino, birra, ecc... e che è causa di almeno una dozzina di tumori, perchè pronunciasse una parola chiara e determinata sull'argomento in modo da dare una informazione seria e scientifica .... ma non c'è stato nessun dibattito e nessuna possibilità di avvicinarlo.
Per coloro che non l'hanno letto vi riporto di seguito il comunicato e vi invito a comprare il libro direttamente dalla casa editrice oppure posso ordinarle personalmente secondo le prenotazioni.
COMUNICATO STAMPA – 6 giugno 2011
Gli autori de “La casta del vino” contro Umberto Veronesi: vino, birra e alcolici sono cancerogeni
Nel nostro nuovo libro-denuncia “La casta del vino” documentiamo come l’alcol etilico contenuto nelle bevande alcoliche sia un potente cancerogeno, da tempo riconosciuto come tale dalla comunità scientifica internazionale.
Il professor Umberto Veronesi, tra le altre sue cariche presidente onorario dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol, che ha tra i suoi soci Assobirra, la Confederazione Italiana della Vite e del Vino e l’Unione Italiana Vini, continua a sottostimare questo pericolo.
In altri paesi del mondo, nella giornata dedicata alla prevenzione dei tumori, viene affermato con convinzione di non fumare e di non bere alcolici per ridurre il rischio. In Italia si comunica di non fumare e di bere “moderatamente” - in tal senso si è più volte pubblicamente espresso Umberto Veronesi - , concetto del tutto fumoso e assolutamente non scientifico.
L’alcol ha un ruolo diretto e dimostrato in almeno una dozzina di tumori.
l'Istituto Nazionale sul Cancro francese denuncia come un solo bicchiere di vino al giorno aumenta il rischio di cancro della bocca e della gola del 168 %.
Il National Cancer Institute di Bethesda ha analizzato le abitudini alimentari di circa 200.000 donne per un periodo di otto anni, rilevando che anche consumare 1-2 bicchieri al giorno di una qualunque bevanda alcolica aumenta del 32% la probabilità di sviluppare un cancro al seno, percentuale che sale al 51% se i bicchieri sono più di tre. Il tipo di tumore indagato è il più diffuso fra i tumori al seno e colpisce soprattutto le donne in menopausa.
Ma già nelle ragazzine le bevande alcoliche espongono a una maggiore vulnerabilità riguardo alle lesioni benigne della ghiandola mammaria, le quali spesso hanno significato di lesione precancerosa. Questa la tesi di una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis e della HarvardUniversity, diretta dal dottor Graham Colditz e pubblicata su“Pediatrics”.
D’altra parte bere anche solo tre bicchieri di vino a settimana aumenta del 30 per cento il rischio di recidiva del cancro al seno, mentre le donne astemie hanno meno probabilità di ricaduta. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Kaiser Permanent Division of Research di Oakland (in California) presentato negli Usa in occasione del Simposio Santo Antonio sul cancro al seno.
Il professor Umberto Veronesi nel suo forum “L’oggi e il domani della ricerca” sulle pagine di Corriere.it, in data 20 Maggio 2011, risponde a una donna operata di carcinoma duttale infiltrante, prossima a un trattamento radioterapico, che chiede il suo autorevole parere rispetto al suo stile di vita alimentare (che comprende “un bicchiere di vino buono a pasto e a cena”, cioè 14 bicchieri alla settimana) incoraggiandola a seguire le sue abitudini “che le permettono di proteggere la sua salute in generale” (http://forum.corriere.it/loggi_e_il_domani_della_ricerca/20-05-2011/tumore-al-seno-1793195.html ).
Stiamo valutando insieme al nostro editore Marcello Baraghini di esporre questa grave questione di cattiva informazione davanti agli organi competenti.
Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada - autori de “La casta del vino” – Stampa Alternativa, 2011
giovedì 9 giugno 2011
INTERCLUB 11 GIUGNO 2011

INVITO ALLA CITTADINANZA
SABATO 11 GIUGNO ALLE ORE 17,00
PRESSO LA PARROCCHIA SAN GIUSEPPE ARTIGIANO
INTERCLUB ALCOLOGICI TERRITORIALI – METODO HUDOLIN
Sabato 11 Giugno 2011 alle ore 17,00 presso la Parrocchia San Giuseppe Artigiano di Andria, l’ACAT Federiciana Nord Barese (Associazione dei Club Alcologici Territoriali – Metodo Hudolin) invita la cittadinanza a partecipare all’INTERCLUB che riunisce in una festa le famiglie dei trenta club di Andria, Ruvo, Corato, Bitonto, Bisceglie e Bari, per la consegna degli ATTESTATI di SOBRIETA’ alle persone con problemi alcol-correlati e alle loro famiglie che con coerenza ed assiduità hanno lavorato per mantenerla durante l’anno.
Le problematiche alcol-correlate, dovute all’alcol bevuto con vino, birra e alcolici in genere, permeano la nostra società nell’ambiente della famiglia, nei luoghi di lavoro, nei luoghi di aggregazione e minano la sicurezza e la salute delle persone con comportamenti alterati dall’alcol.
Purtroppo ai nostri club approdano famiglie con grossi problemi alcol correlati o distrutte dalla presenza anche di un solo componente che monopolizza tutto l’andamento famigliare … ma con l’aiuto di tutte le famiglie e la scelta della SOBRIETÀ, che significa non solo “ASTINENZA” dall’alcol, ma scelta di comportamenti responsabili nella costruzione di nuovi rapporti familiari e sociali, ispirati da valori come l’AMORE, l’AMICIZIA, la CONDIVISIONE, nei nostri club avvengono veri e propri MIRACOLI.
Il nostro obiettivo è mettere in crisi la “cultura del bere” che distingue le persone tra i “bevitori moderati” virtuosi, all’insegna del buon gusto e del controllo, gentili affabili, coinvolgenti nel creare “atmosfere” socializzanti e gli “alcolisti” volgari e trasandati, personalità deboli che non si sanno controllare e che hanno sfidato l’alcol rimanendone irretiti: ma anche loro hanno cominciato come moderati.
Ogni volta che ripetiamo il gesto del bere abbiamo la radicata convinzione di essere protagonisti e controllori della nostra azione, ma i danni causati dall’alcol non possono essere riferiti esclusivamente alle poche migliaia di “alcolisti” ma alla moltitudine dei bevitori “moderati”. Prova ne sia che il 40% degli incidenti stradali sono direttamente causati da persone che hanno assunto alcolici prima di mettersi alla guida, anche se il nostro codice della strada indica il limite legale di alcolemia per la guida a 0,5 g L e nelle tabelle esposte nei bar e ristoranti viene precisato il rischio anche a livelli inferiori, mentre per i neo patentati nei primi tre anni e per gli autisti professionali l’alcolemia deve esser ZERO.
Abbiamo bisogno di diffondere le informazioni scientifiche indipendenti, come quelle dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e del nostro Istituto Superiore della Sanità, sui rischi correlati al consumo degli alcolici bevuti con il vino, la birra, ecc.. in modo da poter scegliere consapevolmente ed adottare uno stile di vita che non mini la propria e l’altrui salute.
Vogliamo richiamare il motto dell’OMS a proposito del consumo degli alcolici: “MENO E’ MEGLIO” che non ha niente a che fare con il “bevi responsabilmente” sponsorizzato dai produttori degli alcolici che sanno bene che in una persona alterata dall’alcol non si può fare assolutamente fare affidamento sulla sua responsabilità.
L’INTERCLUB è aperto a tutti i cittadini per festeggiare con le tante famiglie che apertamente vogliono testimoniare la pace e la serenità ritrovata.
Nino Milazzo
Vice Presidente ACAT Federiciana Nord Barese
giovedì 19 maggio 2011
“Io, gli Altri, la Città” Un progetto per promuovere il volontariato e la solidarietà


Cari amici, è in pieno svolgimento il progetto “Io, gli Altri, la Città” che le associazioni di volontariato andriesi (A.C.A.T. Federiciana Nord Barese - A.I.D.O. – Donatori di Organi - Camminare Insieme - Caritas Diocesana - Familia - Gruppo C.O.N. - Gruppo Famiglie Autismo - La Rete - Neverland - Una Famiglia in Più - Unitalsi) stanno portando presso scuole e quartieri, per promuovere il volontariato e la solidarietà, diffondere la cultura della partecipazione, dell'accoglienza e dell'integrazione, sostenere la cittadinanza attiva, come impegno per gli altri e per il proprio territorio.
L'iniziativa è organizzata dal Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Andria "La Città Solidale" e dal Movimento Volontariato Italiano. Tale proposta è in rete con una serie di attività che si stanno svolgendo in tutta Italia sotto il progetto “XXL: Spazi larghi di protagonismo giovanile” un piano finanziato dal Ministero delle Politiche Giovanili e finalizzato a promuovere il dialogo dei giovani con i mondi dell’impegno e della partecipazione civile.
Dal 14 maggio una postazione mobile con i volontari dei gruppi aderenti a "La Città Solidale" sta girando presso le scuole medie superiori di Andria e alcuni luoghi aggregazione giovanile per diffondere materiale informativo sulle attività svolte dalle associazioni di volontariato (verso i disabili, gli anziani, gli alcolisti, i bambini e le famiglie, etc.) ma anche per far compilare un questionario sul rapporto tra giovani e città e per lanciare un concorso di fotografia sul tema “Io gli altri, la città”.
Ma non solo: si stanno realizzando delle video-interviste al fine di produrre un cortometraggio che racconti questo viaggio tra i giovani con le loro proposte e denunce, con i loro stati d’animo e le speranze! Tale lavoro sarà anche presentato al Meeting Internazionale dei Giovani che si svolgerà in autunno a Cosenza, dove parteciperà un gruppo di giovani andriesi.
Sabato 21 p.v.al mattino, la postazione mobile e i volontari stazioneranno nei pressi dell’Istituto Professionale per i Servizi Sociali, la sera presso Viale Crispi. Martedì 24 presso l’Istituto Professionale per il Commercio, Mercoledì 25 accanto all’Istituto tecnico Commerciale; Sabato 28, presso l’Istituto per i Servizi Grafici e Pubblicitari mentre la sera in prossimità di Piazza Imbriani.
Sul sito www.lacittasolidale.org potrete ottenere informazioni più dettagliate, aderire al concorso fotografico, votare le foto on line, compilare il questionario ed esprimere il proprio parere sul progetto.
IL PROGETTO NEL DETTAGLIO
La Città Solidale, Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Andria, è nata nel luglio del 1993, in risposta ad un'esigenza che alcuni gruppi di volontariato incominciavano ad avvertire in maniera sempre più forte: coordinarsi, confrontarsi, rafforzarsi, per essere più credibili e più rappresentativi nei confronti delle istituzioni, più presenti e più visibili nei confronti della società e della cittadinanza.
Il Mo.V.I. – Federazione nazionale di associazioni di volontariato promuove, aggrega, sostiene e collega gruppi ed organismi di volontariato, operanti a livello locale e nazionale che sono concreta espressione della libera iniziativa dei cittadini. In Puglia e nel nostro territorio è presente da più di vent’anni con attività di formazione, sensibilizzazione, rappresentanza e promozione del volontariato.
PROGETTO:
Io, gli Altri, la Città
XXL - Spazi larghi di protagonismo giovanile
Bando progetti di azioni in favore dei giovani ai sensi dell’art. 4 del D.M. 21 giugno 2007
ORIGINE E MOTIVAZIONE DEL PROGETTO
I problemi e i bisogni che motivano il presente progetto, si sovrappongono a quelle che possiamo definire le problematiche attuali e generali del volontariato italiano e in particolare di quello locale:
• scarso rinnovamento anche a causa del mancato ricambio generazionale: sono pochissimi i giovani che si avvicinano ai gruppi se non quelli spinti da interessi professionali e/o lavorativi
• il rischio della riproposizione di un volontariato individualistico. Un volontariato che ti fa star bene ma che ti porta inevitabilmente a fare assistenzialismo perdendo la tensione al cambiamento
• difficoltà ad incidere e a condizionare con i valori e i principi tipici del volontariato, la società (e i giovani in particolare) dominata al contrario dal mercato, dall’effimero e da tutt’altri valori;
Nasce quindi la necessità di un progetto dedicato ai giovani, ai luoghi in cui sono prevalentemente presenti, ai contesti da loro frequentati per ascoltare la loro voce e raccogliere le loro idee e proposte.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Le finalità perseguite dal progetto Io, gli Altri, la Città comprendono i seguenti elementi:
• Promuovere il dialogo dei giovani con i mondi dell’impegno e della partecipazione civile valorizzando la loro sensibilità all’impegno solidale verso il bene comune per rafforzare la cultura della cittadinanza attiva e favorire la crescita di una cultura giovanile aperta e solidale, in grado di esprimere e proporre le idee e le visioni culturali proprie dei giovani nel dibattito nazionale ed internazionale
• Proporre le iniziative e i progetti che le organizzazioni di volontariato hanno in programma;
• Ascoltare le esigenze, le difficoltà e le attese dei giovani nei confronti del volontariato organizzato e della società.
• Promuovere la cultura della solidarietà, della legalità, dell’educazione al tempo libero come tempo solidale
• Favorire l’integrazione ed il collegamento degli organismi di volontariato e del terzo settore.
• Dar vita ad una strategia di alleanze con:
o la scuola, perché la solidarietà non diventi materia, ma stile globale di educazione e di rapporti;
o i movimenti giovanili, per fare sinergia con i loro programmi;
o le famiglie, per una loro testimonianza di costume solidale nel vissuto quotidiano;
o le chiese, perché alla fede sia connessa la coerenza dell’apertura all’altro.,
• Superare la frammentarietà del mondo del volontariato, la debolezza delle azioni isolate, la inutilità di iniziative scollegate con i contesti.
MODALITA’ ATTUATIVE E TEMPI DI REALIZZAZIONE
I giovani saranno coinvolti, nei loro contesti di aggregazione e di socializzazione al di fuori degli ambienti educativi e istituzionali, quindi fuori dalle scuole o dalle parrocchie, nei posti di socializzazione, utilizzando un automezzo circolante (ford transit). Tale mezzo sarà addobbato e sistemato per attirare l’attenzione da parte dei giovani in particolare; all’interno sarà allestito:
• un “video-box”, con una poltrona e una telecamera fissa, al fine di realizzare le “interviste fotografiche” a tutti i giovani interessati (e superiori ai 18 anni) a lasciarsi coinvolgere dall’iniziativa.
Il tema intorno al quale sarà realizzata l’intervista sarà l’isolamento giovanile e come i giovani vivono questa condizione all’interno della propria città.
I giovani saranno stimolati attraverso foto, frasi e slogan in grado di far emergere non solo sensazioni ma anche proposte operative su come migliorare la realtà in cui loro stessi sono inseriti. Il materiale raccolto servirà a realizzare:
• un documentario sul tema: Io, gli altri, la città
• una pubblicazione
Per agevolare la riuscita dell’iniziativa si prevede un momento di presentazione all’interno delle scuole, durante il quale i volontari illustreranno l’azione, invitando i giovani all’uscita di scuola a fermarsi e a lasciarsi coinvolgere.
Inoltre si proporrà in tutte le scuole
un concorso di fotografia sul tema “Io , Gli Altri, La Città”
al fine di offrire uno spazio di espressione e di rappresentazione dell’universo giovanile, delle dinamiche comunicative e partecipative tra giovani e tra i giovani e la nostra città.
Infine si selezioneranno alcuni giovani che parteciperanno, in rappresentanza del nostro territorio, al Meeting dei Giovani del Mediterraneo che si terrà a Cosenza.
Si prevede di contattare:
13 plessi di Scuole Medie Superiori di Andria con una popolazione studentesca di circa 6.500 studenti dai 14 ai 19 anni
piazze e centri di aggregazione spontanei giovanili
manifestazioni pubbliche come concerti e spettacoli
Tale iniziativa sarà realizzata nel mese di Maggio 2011, prevedendo quattro uscite settimanali (martedi, mercoledì, sabato mattina) con stazionamenti fuori dalle scuole e un’uscita pomeridiana (sabato sera) con stazionamento nelle piazze e nelle strade solitamente frequentate dai giovani della nostra città. Si prevede la presenza del mezzo allestito anche in occasione di manifestazioni pubbliche.
Cosa si chiede all’associazione?
DISPONIBILITA’ DI ALCUNI VOLONTARI DURANTE GLI ORARI E LE GIORNATE DI USCITA; contatti con insegnanti referenti nelle diverse scuole;
DISTRIBUZIONE MATERIALE INFORMATIVO riguardante le finalità e le attività della propria associazione
Pubblicizzazione dell’intero progetto e in particolare delle date e orari degli stazionamenti del mezzo circolante e delle iniziative ad esso collegate soprattutto al concorso di fotografia
AREA INTERATTIVA E VIRTUALE con attivazione area web dedicata al progetto sul portale del coordinamento www.lacittasolidale.org
Andria, 30 aprile 2011
Per informazioni e chiarificazioni:
Mario Ardito (329.61.02.827) trimarci@hotmail.com
I gruppi partecipanti al progetto sono:
A.C.A.T. – AIDO –- CAMMINARE INSIEME - CARITAS diocesana - C.O.N. (CONDIVIDERE OGNI NECESSITA’) – FAMILIA - Gruppo FAMIGLIE AUTISMO - LA RETE – NEVERLAND - UNA FAMIGLIA IN PIÙ – UNITALSI –
Etichette:
“Io,
aggregazione giovanile,
cittadinanza attiva,
cultura della partecipazione,
gli Altri,
la Città”,
progetto “XXL: Spazi larghi di protagonismo giovanile”,
solidarietà,
volontariato
martedì 10 maggio 2011

Roberto · Argenta
LA CASTA DEL VINO
In Italia le vendite del vino sono calate del 70 per cento negli ultimi 40 anni. Gli Italiani ci hanno guadagnato in qualità e durata della vita, in salute e in sicurezza, anche se molto resta da fare. Alcuni ci hanno perso in soldi: viticoltori, aziende vinicole piccole e grandi, distributori, venditori, gestori di locali e discoteche. Per questo è in atto una sistematica controffensiva di promozione al bere da parte di una casta potentissima, protetta da politici e alleata a divulgatori (pseudo)scientifici. Queste 111 notizie svelano le strategie di inganno utilizzate dalla casta del vino e delle altre bevande alcoliche in azioni tanto disperate quanto prive di scrupoli. Pur di tornare a vendere come un tempo coinvolgono mamme in gestazione, neonati, bambini dell’asilo e anziani, utilizzando personaggi dello spettacolo, anchormen, esperti, governatori, ministri o ex-ministri sponsorizzati, ultraottantenni Presidenti della Repubblica e persino il Buon Gesù.
Dopo il successo editoriale di "Vino e bufale", Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada rincarano la dose e affondano il colpo, con il loro nuovo libro "La casta del vino - 111 informazioni utili per non farsi imbottigliare", edito da Stampa Alternativa, Nuovi Equilibri.
"La casta del vino" uscirà nelle librerie dopo l'estate, ma per chi proprio non ce la fa ad aspettare fino a settembre, è già possibile richiederlo direttamente agli autori.
Il gruppo facebook è https://www.facebook.com/home.php?ref=logo#!/home.php?sk=group_223117037702262&ap=1
sabato 16 aprile 2011
Registrazione della commedia "IN VINO VERITAS?"
Per coloro che non hanno potuto assistere allo spettacolo "In vino veritas?" e vogliono vedere la versione registrata, possono collegarsi al sito "videoandria.com" il cantiere della solidarietà.
http://www.videoandria.com/le-rubriche-di-videoandria-com/il-cantiere-della-solidarieta-tutte-le-puntate-integrali/
http://www.videoandria.com/le-rubriche-di-videoandria-com/il-cantiere-della-solidarieta-tutte-le-puntate-integrali/
giovedì 17 marzo 2011
IN VINO VERITAS?

IN VINO VERITAS?
Il Cantiere della Solidarietà e l’ACAT Federiciana Nord Barese
SABATO 2 APRILE 2011 alle ore 20,00
presso la parrocchia San Giuseppe Artigiano - Via dell’Indipendenza - Andria,
presentano la commedia esilarante in vernacolo andriese dal titolo: “IN VINO VERITAS?”.
Il Cantiere della Solidarietà, nell’ennesima rappresentazione teatrale, è riuscita a coinvolgere l’ACAT Federiciana, alla sua prima esperienza e con “attori” di primo pelo, sulle tematiche alcol correlate. Nella commedia verranno presentate diversi spaccati della vita quotidiana, in grado di fotografare e insieme di esaminare le tante facce di un’unica condizione: dalle violenze in famiglia, alla guida spericolata in auto, dai “luoghi comuni” della “cultura alcolica”, retaggio di un passato ancora presente, dal culto del vino fatto in casa con la presunzione di garanzia salutare “fa buon sangue”…. e l’attività che l’ACAT svolge nei suoi clubs.
Entro questo scenario, uno dei personaggi, allegoria della coscienza dei protagonisti, avrà l’arduo compito di mettere in discussione le abitudini dei teatranti e di suggerire una vita più sobria e responsabile.
Il tutto sempre con il sorriso sulle labbra e, perché no …, con le risate a crepapelle, che sempre le commedie in vernacolo andriese sanno regalarci.
Un modo alternativo e leggero per riflettere sul consumo ordinario degli alcolici bevuti con vino, birra, cocktail, amari, superalcolici, …. che presenta sempre un rischio per la nostra salute e per la sicurezza anche della comunità in cui viviamo, a seconda dei contesti in cui viene usato, e la realtà drammatica delle “stragi del sabato sera”, degli “omicidi stradali”, delle violenze in famiglia, delle risse, … che ci indignano e ci lasciano stupefatti nel leggerli sui fatti di cronaca o nel vissuto quotidiano.
Quali sono le cause che ci portano al consumo degli alcolici? Abbiamo bisogno della “euforia” alcolica per stare insieme in allegria? Quanto ci condiziona la pubblicità degli alcolici sui nostri stili di vita? Esistono gli alcolisti? Sono dei “malati inguaribili” coloro che hanno problemi con il consumo di alcolici? Cosa possiamo fare noi, società civile, per diminuire le problematiche alcol correlate?
Su queste e tante altre domande ci possiamo confrontare nel dibattito che seguirà la commedia.
Vito Di Canio, Gianfranco Dalla Fiore, Nino Milazzo
martedì 22 febbraio 2011
Relazione Ministero della Salute in materia di alcol e problemi alcolcorrelati
http://www.salute.gov.it/dettaglio/dettaglioNews.jsp?id=1355&tipo=new
Nel dicembre 2010 il Ministro della Salute ha trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato la settima Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero e Regioni in materia di alcol in attuazione della Legge 30.3.2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati”.
I dati sui consumi alcolici e i modelli di consumo confermano il progressivo allontanamento del nostro Paese dal tradizionale modello di consumo mediterraneo.
E’ cresciuta nell’ultimo decennio la quota di coloro che consumano bevande alcoliche al di fuori dei pasti, con un incremento particolarmente significativo tra le donne.
Il binge drinking, modalità di bere di origine nordeuropea che implica il consumo di numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo, ha riguardato nel 2009 il 12,4% degli uomini e il 3,1% delle donne ed è ormai abitudine stabilmente diffusa, soprattutto nella popolazione maschile di 18-24 anni (21,6,1%) e di 25-44 anni (17,4%).
Pratica il binge drinking anche una buona percentuale di donne fra i 18 e i 24 anni (7,9%) e fra le giovanissime di 11-15 anni esso appare più diffuso che fra i coetanei maschi.
In generale il consumo a rischio riguarda il 15,8% degli italiani al di sopra degli 11 anni , per un totale di quasi 8 milioni e mezzo di persone. Tra esse in particolare circa 475.000 minori (il 18,5% dei ragazzi e il 15,5% delle ragazze al di sotto dei 16 anni), in cui il consumo dovrebbe essere pari a 0; e circa 3 milioni di anziani (il 44,7% dei maschi e l’ 11,3% delle femmine di oltre 65 anni) in cui il consumo a rischio coincide prevalentemente con il consumo giornaliero non moderato, soprattutto durante i pasti.
La tipologia di consumo a rischio prevalente tra i giovani è il consumo fuori pasto, che ha riguardato nel 2009 il 34,4% dei maschi e il 22,8% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 25 anni.
Già a 18-19 anni la quota dei consumatori è vicina a quella media della popolazione e la percezione della disponibilità di bevande alcoliche è tra i giovani italiani fra le più alte in Europa.
Quasi la metà (45,4 %) delle diagnosi ospedaliere per patologia totalmente alcolcorrelata riguarda persone di oltre 55 anni, ma da alcuni anni la percentuale di diagnosi alcolcorrelate appare in aumento nella classe di età 36-55 anni, mentre continua a diminuire nella fascia di età 15-35 anni.
La percentuale di diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica alcolica si presenta in crescita da qualche anno in rapporto alle altre diagnosi di ricovero alcolcorrelato, passando tra il 2000 e il 2008 dal 26,30 % al 35,00 % del totale di tali diagnosi.
Gli alcoldipendenti in trattamento nei servizi pubblici sono in costante aumento dal 1996 e nel 2008 ne sono stati rilevati 66.548. Fra essi in particolare la percentuale dei giovani al di sotto dei 30 anni rappresenta il 10,2% del totale, con un valore in crescita rispetto a quello della precedente rilevazione(10%), soprattutto tra i nuovi utenti.
Risulta ancora bassa rispetto agli altri Paesi europei la diffusione di conoscenze sul tasso legale di alcolemia per la guida e sui limiti di consumo con esso compatibili.
Il 2,12% di tutte le cause di incidente stradale rilevate nel 2008, per un totale di 5.920 casi, riguarda l’ebbrezza da alcol, con una percentuale in aumento rispetto all’anno precedente.
Nonostante la quota importante di popolazione esposta a una vasta gamma di rischi alcolcorrelati i dati della Relazione segnalano anche qualche positiva tendenza nella evoluzione di alcuni indicatori di rischio, in relazione sia alla popolazione più giovane (diminuzione dei consumi fuori pasto tra i maschi di 14-17 anni, diminuzione degli atteggiamenti di tolleranza nei confronti dell’ubriachezza tra da i giovani studenti di 15-19 anni, diminuzione della quota di giovani studenti che si ubriacano) che a quella anziana di oltre 65 anni (lieve diminuzione del consumo a rischio in entrambi i sessi).
Inoltre si presentano in costante calo il tasso nazionale di mortalità per cirrosi epatica e quello di ricovero ospedaliero per patologie totalmente alcolcorrelate; appare in lieve calo da qualche anno la percentuale dei nuovi utenti al di sotto dei 20 anni in trattamento nei servizi alcologici; resta ferma infine la minore diffusione tra i nostri giovani, rispetto ai coetanei europei, di consumi a rischio quali i consumi frequenti, il binge drinking e le ubriacature.
Nel dicembre 2010 il Ministro della Salute ha trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato la settima Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati da Ministero e Regioni in materia di alcol in attuazione della Legge 30.3.2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati”.
I dati sui consumi alcolici e i modelli di consumo confermano il progressivo allontanamento del nostro Paese dal tradizionale modello di consumo mediterraneo.
E’ cresciuta nell’ultimo decennio la quota di coloro che consumano bevande alcoliche al di fuori dei pasti, con un incremento particolarmente significativo tra le donne.
Il binge drinking, modalità di bere di origine nordeuropea che implica il consumo di numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo, ha riguardato nel 2009 il 12,4% degli uomini e il 3,1% delle donne ed è ormai abitudine stabilmente diffusa, soprattutto nella popolazione maschile di 18-24 anni (21,6,1%) e di 25-44 anni (17,4%).
Pratica il binge drinking anche una buona percentuale di donne fra i 18 e i 24 anni (7,9%) e fra le giovanissime di 11-15 anni esso appare più diffuso che fra i coetanei maschi.
In generale il consumo a rischio riguarda il 15,8% degli italiani al di sopra degli 11 anni , per un totale di quasi 8 milioni e mezzo di persone. Tra esse in particolare circa 475.000 minori (il 18,5% dei ragazzi e il 15,5% delle ragazze al di sotto dei 16 anni), in cui il consumo dovrebbe essere pari a 0; e circa 3 milioni di anziani (il 44,7% dei maschi e l’ 11,3% delle femmine di oltre 65 anni) in cui il consumo a rischio coincide prevalentemente con il consumo giornaliero non moderato, soprattutto durante i pasti.
La tipologia di consumo a rischio prevalente tra i giovani è il consumo fuori pasto, che ha riguardato nel 2009 il 34,4% dei maschi e il 22,8% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 25 anni.
Già a 18-19 anni la quota dei consumatori è vicina a quella media della popolazione e la percezione della disponibilità di bevande alcoliche è tra i giovani italiani fra le più alte in Europa.
Quasi la metà (45,4 %) delle diagnosi ospedaliere per patologia totalmente alcolcorrelata riguarda persone di oltre 55 anni, ma da alcuni anni la percentuale di diagnosi alcolcorrelate appare in aumento nella classe di età 36-55 anni, mentre continua a diminuire nella fascia di età 15-35 anni.
La percentuale di diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica alcolica si presenta in crescita da qualche anno in rapporto alle altre diagnosi di ricovero alcolcorrelato, passando tra il 2000 e il 2008 dal 26,30 % al 35,00 % del totale di tali diagnosi.
Gli alcoldipendenti in trattamento nei servizi pubblici sono in costante aumento dal 1996 e nel 2008 ne sono stati rilevati 66.548. Fra essi in particolare la percentuale dei giovani al di sotto dei 30 anni rappresenta il 10,2% del totale, con un valore in crescita rispetto a quello della precedente rilevazione(10%), soprattutto tra i nuovi utenti.
Risulta ancora bassa rispetto agli altri Paesi europei la diffusione di conoscenze sul tasso legale di alcolemia per la guida e sui limiti di consumo con esso compatibili.
Il 2,12% di tutte le cause di incidente stradale rilevate nel 2008, per un totale di 5.920 casi, riguarda l’ebbrezza da alcol, con una percentuale in aumento rispetto all’anno precedente.
Nonostante la quota importante di popolazione esposta a una vasta gamma di rischi alcolcorrelati i dati della Relazione segnalano anche qualche positiva tendenza nella evoluzione di alcuni indicatori di rischio, in relazione sia alla popolazione più giovane (diminuzione dei consumi fuori pasto tra i maschi di 14-17 anni, diminuzione degli atteggiamenti di tolleranza nei confronti dell’ubriachezza tra da i giovani studenti di 15-19 anni, diminuzione della quota di giovani studenti che si ubriacano) che a quella anziana di oltre 65 anni (lieve diminuzione del consumo a rischio in entrambi i sessi).
Inoltre si presentano in costante calo il tasso nazionale di mortalità per cirrosi epatica e quello di ricovero ospedaliero per patologie totalmente alcolcorrelate; appare in lieve calo da qualche anno la percentuale dei nuovi utenti al di sotto dei 20 anni in trattamento nei servizi alcologici; resta ferma infine la minore diffusione tra i nostri giovani, rispetto ai coetanei europei, di consumi a rischio quali i consumi frequenti, il binge drinking e le ubriacature.
lunedì 14 febbraio 2011
Saprà camminare con le sue gambe il commercio del vino?
Buone notizie:
1 - si riducono i consumi del vino, ma noi sappiamo che la fascia dei giovani adulti li incrementa, e si chiede di abbassare i prezzi: ma non sono così bassi da non essere remunerativi?
2 - dal prossimo anno l'Unione Europea farà sparire il sostegno ai mosti e alla distillazione: speriamo che si investano soldi in settori creativi.
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Focus sul vino: riduzione del consumo interno di Redazione di TigullioVino.it
Riduzione del consumo interno, riforma Ocm, eccessiva frammentazione delle aziende italiane e troppe denominazioni, che difficilmente saranno difendibili in Europa. Sono i punti affrontati da Confagricoltura nel focus dedicato al mondo del vino. “Urge una politica dei prezzi per contrastare il calo dei consumi interni, passati da 55 nel 1995 a 40 litri pro capite l’anno, sotto i 20 milioni di ettolitri con un mercato sempre meno remunerativo, anche se il vino resta la prima voce dell’export alimentare italiano, con 3,5 miliardi di euro. Inoltre, il 24% degli Italiani ha diminuito il consumo fuori casa e il 7% ha sostituito il vino con bevande a più bassa gradazione alcolica”.
A parlare di crisi dei consumi ci pensa il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni: “il calo dei consumi interni preoccupa i produttori anche se controbilanciato da una ripresa sul mercato estero che fa ben sperare. Per i prossimi anni occorre tenere conto dell’aggressione subita dai prodotti nazionali da parte dei mercati emergenti, che si sono orientati su fasce di prezzo molto più basse, con una media di 1,70 euro al litro. Occorre, quindi, ridisegnare la filiera - sottolinea Vecchioni - che conta imprese polverizzate (770.000 aziende) e 504 denominazioni che forse sono troppe per poter essere difese. I nostri prodotti hanno subito una vera e propria aggressione da parte dei paesi emergenti con prodotti da fasce di prezzo molto più basse.
Noi dobbiamo puntare su vini legati al territorio. Da qui la necessità - continua il presidente - di rimotivare i consumatori verso produzioni a significativo legame con il territorio, legando produzioni di qualità a una politica dei prezzi che va rivisitata. Occorre promuovere dunque un consumo consapevole del vino, ma anche sì a un consumo di prodotto caratterizzato dalla qualità”. Vecchioni fa il punto anche sul fronte dell’export guardando con sempre più interesse a Paesi emergenti, a cominciare dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e poi da Indonesia, Messico, Sudafrica, dove i consumi stanno crescendo: “bisogna conquistare i nuovi consumatori sui quali lo stile Italia esercita un indubbio fascino, dal vino alla moda. La difficoltà di accesso ai finanziamenti pubblici, o la struttura stessa del finanziamento, impediscono di raggiungere efficacemente l’obiettivo di far arrivare alle imprese vitivinicole risorse fondamentali. Avere una gestione delle politiche più soddisfacente è basilare in un contesto dove l’intervento pubblico conta molto, soprattutto in momenti di crisi del settore”.
Nell’analisi Confagricoltura è stata evidenziata la necessità di avere imprese agricole che abbiano dimensioni adeguate (la superficie media aziendale è inferiore ad un ettaro anche per i vini Doc). Ha concluso il presidente di Confagricoltura: “bisogna fare sinergia, favorire l’associazionismo anche quello societario. è strategico incentivare gli sforzi diretti a crescere e rafforzarsi”.
La conferenza ha poi affrontato il tema della riforma Ocm: si è discusso dello stop a partire dal 2012 dei fondi per chi utilizza mosti concentrati, dei vini varietali e dei diritti di impianto.
Al dibattito è intervenuto anche il Capo dipartimento del ministero delle Politiche Agricole, Mario Catania: “il prossimo anno sparirà il sostegno ai mosti e non ci sono spazi per riaprire la trattativa a Bruxelles. C’è invece spazio per riaprire il negoziato sul regime dei diritti di impianto”. Un aspetto quello della riforma del mercato comune affrontato anche da Vecchioni: “Non è riuscita in pieno ad attivare investimenti, a fare da volano all’innovazione, a valorizzare le produzioni e incentivare i consumi. Si va verso l’eliminazione dei sostegni alla distillazione ed ai mosti. Una riflessione su come canalizzare le risorse è necessaria. Senz’altro è importante la valorizzazione del prodotto sul mercato estero, ma anche su quello interno con una promozione intelligente che tenda ad esaltare la cultura del vino e non l’abuso di alcol. Chiediamo - conclude il presidente di Confagricoltura - massima attenzione per un settore così importante che, in Italia, impiega 1,2 milioni di persone, di cui 200.000 stagionali”.
Fonte news: Winenews
Pubblicato il 08 febbraio 2011 in Marketing
1 - si riducono i consumi del vino, ma noi sappiamo che la fascia dei giovani adulti li incrementa, e si chiede di abbassare i prezzi: ma non sono così bassi da non essere remunerativi?
2 - dal prossimo anno l'Unione Europea farà sparire il sostegno ai mosti e alla distillazione: speriamo che si investano soldi in settori creativi.
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Focus sul vino: riduzione del consumo interno di Redazione di TigullioVino.it
Riduzione del consumo interno, riforma Ocm, eccessiva frammentazione delle aziende italiane e troppe denominazioni, che difficilmente saranno difendibili in Europa. Sono i punti affrontati da Confagricoltura nel focus dedicato al mondo del vino. “Urge una politica dei prezzi per contrastare il calo dei consumi interni, passati da 55 nel 1995 a 40 litri pro capite l’anno, sotto i 20 milioni di ettolitri con un mercato sempre meno remunerativo, anche se il vino resta la prima voce dell’export alimentare italiano, con 3,5 miliardi di euro. Inoltre, il 24% degli Italiani ha diminuito il consumo fuori casa e il 7% ha sostituito il vino con bevande a più bassa gradazione alcolica”.
A parlare di crisi dei consumi ci pensa il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni: “il calo dei consumi interni preoccupa i produttori anche se controbilanciato da una ripresa sul mercato estero che fa ben sperare. Per i prossimi anni occorre tenere conto dell’aggressione subita dai prodotti nazionali da parte dei mercati emergenti, che si sono orientati su fasce di prezzo molto più basse, con una media di 1,70 euro al litro. Occorre, quindi, ridisegnare la filiera - sottolinea Vecchioni - che conta imprese polverizzate (770.000 aziende) e 504 denominazioni che forse sono troppe per poter essere difese. I nostri prodotti hanno subito una vera e propria aggressione da parte dei paesi emergenti con prodotti da fasce di prezzo molto più basse.
Noi dobbiamo puntare su vini legati al territorio. Da qui la necessità - continua il presidente - di rimotivare i consumatori verso produzioni a significativo legame con il territorio, legando produzioni di qualità a una politica dei prezzi che va rivisitata. Occorre promuovere dunque un consumo consapevole del vino, ma anche sì a un consumo di prodotto caratterizzato dalla qualità”. Vecchioni fa il punto anche sul fronte dell’export guardando con sempre più interesse a Paesi emergenti, a cominciare dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e poi da Indonesia, Messico, Sudafrica, dove i consumi stanno crescendo: “bisogna conquistare i nuovi consumatori sui quali lo stile Italia esercita un indubbio fascino, dal vino alla moda. La difficoltà di accesso ai finanziamenti pubblici, o la struttura stessa del finanziamento, impediscono di raggiungere efficacemente l’obiettivo di far arrivare alle imprese vitivinicole risorse fondamentali. Avere una gestione delle politiche più soddisfacente è basilare in un contesto dove l’intervento pubblico conta molto, soprattutto in momenti di crisi del settore”.
Nell’analisi Confagricoltura è stata evidenziata la necessità di avere imprese agricole che abbiano dimensioni adeguate (la superficie media aziendale è inferiore ad un ettaro anche per i vini Doc). Ha concluso il presidente di Confagricoltura: “bisogna fare sinergia, favorire l’associazionismo anche quello societario. è strategico incentivare gli sforzi diretti a crescere e rafforzarsi”.
La conferenza ha poi affrontato il tema della riforma Ocm: si è discusso dello stop a partire dal 2012 dei fondi per chi utilizza mosti concentrati, dei vini varietali e dei diritti di impianto.
Al dibattito è intervenuto anche il Capo dipartimento del ministero delle Politiche Agricole, Mario Catania: “il prossimo anno sparirà il sostegno ai mosti e non ci sono spazi per riaprire la trattativa a Bruxelles. C’è invece spazio per riaprire il negoziato sul regime dei diritti di impianto”. Un aspetto quello della riforma del mercato comune affrontato anche da Vecchioni: “Non è riuscita in pieno ad attivare investimenti, a fare da volano all’innovazione, a valorizzare le produzioni e incentivare i consumi. Si va verso l’eliminazione dei sostegni alla distillazione ed ai mosti. Una riflessione su come canalizzare le risorse è necessaria. Senz’altro è importante la valorizzazione del prodotto sul mercato estero, ma anche su quello interno con una promozione intelligente che tenda ad esaltare la cultura del vino e non l’abuso di alcol. Chiediamo - conclude il presidente di Confagricoltura - massima attenzione per un settore così importante che, in Italia, impiega 1,2 milioni di persone, di cui 200.000 stagionali”.
Fonte news: Winenews
Pubblicato il 08 febbraio 2011 in Marketing
domenica 6 febbraio 2011
MANIFESTO SULL’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI
AiCat: Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali
(metodo Hudolin)
MANIFESTO SULL’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI
Perchè un Manifesto sull’Approccio Ecologico Sociale
Nel parlare e discutere dell’Approccio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e
complessi si dà spesso per scontato cosa quest’ultimo sia veramente nella sua identità e nei suoi fini.
Anche la letteratura ormai ricchissima sul metodo Hudolin non si è mai preoccupata di
dare una definizione esplicativa dell’AES, che permetta di specificare in modo essenziale e pregnante cosa esso poi sia.
Questa costatazione ha generato negli ultimi tempi l’esigenza di tentare di formulare una definizione dell’AES, anche alla luce del dibattito continuo sull’essere e sul divenire del Metodo Hudolin. Le molteplici sollecitazioni in tal senso sono state esplicitate e recepite nel Consiglio Direttivo dell’AICAT tenutosi a Roma il 16 ottobre 2010, in cui alcuni amici, che avevano posto la questione, sono stati invitati a lavorare alla redazione di una bozza di un documento da sottoporre poi ad una rilettura critica nel corso del Forum Permanente della Formazione di San Benedetto del Tronto e ad una successiva approvazione del Direttivo medesimo.
Il testo che oggi viene diffuso è frutto di tale percorso, non ha alcuna velleità di essere esaustivo (si rimanda ad altri doverosi approfondimenti); può essere proposto alla stregua di una traccia di presentazione in ogni contesto di informazione, sensibilizzazione e confronto nella comunità, nell’assoluta consapevolezza della necessità di un suo perenne aggiornamento da effettuare con cadenza periodica, aperto al contributo di tutti e capace di essere in reale sintonia con l’evoluzione dell’AES medesimo.
Salerno, gennaio 2011 Nello Baselice
L’Approccio Ecologico Sociale ai Problemi Alcolcorrelati e Complessi
Premessa
L’Approccio Ecologico Sociale è stato ideato ed applicato daI Prof. Vladimir Hudolin,
sperimentandolo efficacemente nell’affrontare i problemi alcol correlati, in una prospettiva di promozione della salute sulla base di un percorso originale che muove dai principi teorico-pratici della psichiatria sociale e dalla medicina di comunità del secondo Novecento e che può essere applicato con le specifiche modifiche a tutti i problemi comportamentali. L’Approccio è in sintonia con l’insieme complesso di documenti, risoluzioni, piani di azione che l’OMS ha prodotto fin dal 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata che sancisce la centralità:
a. deII’assistenza primaria,
b. del lavoro territoriale,
c. dei programmi di comunità locale,
d. del protagonismo dei cittadini nei programmi di tutela e promozione della salute, in un rapporto di collaborazione con il sistema professionale (partnership in action) nello specifico ambito delle prassi e dei principi stabiliti dall’Approccio Ecologico Sociale.
L’Approccio, riferendosi alle indicazioni contenute nella ricerca scientifica indipendente che supporta le decisioni ed i piani di azione deIl’OMS, intende sviluppare programmi che siano in grado di:
• dare risposte ai bisogni, della persona, inseriti nel contesto delle relazioni significative sia di tipo familiare che comunitario, delle famiglie e delle comunità locali;
• porre al centro il protagonismo della persona ed il suo senso di responsabilità
(empowerment).
• sensibilizzare chi opera in campo professionale ad attuare scelte personali coerenti, adeguando gli stessi processi formativi professionali e le pratiche professionali a quanto definito dall’Approccio Ecologico Sociale.
Esso trova la sua collocazione teorica nella teoria generale dei sistemi e nel lavoro sociale di rete con i relativi modelli concettuali.
Si avvale dell’esperienza pratica dei programmi alcologici territoriali centrati sulla lunga e consolidata esperienza dei Club degli Alcolisti in Trattamento, oggi Club Alcologici Territoriali, che hanno superato il concetto di "alcolismo malattia", definendo l’alcolismo uno stile di vita, cioè un comportamento socialmente accettato, con il progressivo ridimensionamento del significato del termine "alcolismo" del tutto inadeguato e parziale a descrivere la complessità dei "problemi alcolcorrelati", ed ora, nel sistema dei Club, eliminato nella terminologia e nelle pratiche Lo stesso termine "trattamento" dovrebbe essere abbandonato perchè fortemente connotato da aspetti riabilitativi e di cura che
possono confondere lo stesso superamento del concetto di alcolismo.
E’ per questo che l’Approccio Ecologico Sociale si inserisce a pieno titolo nella
complessa realtà che ha cercato di costruire politiche pubbliche per la salute in grado di:
a. garantire l’accessibilità ai servizi primari,
b. superare qualsiasi forma di stigmatizzazione dei comportamenti socialmente devianti,
c. favorire la partecipazione dei cittadini ai processi di autotutela ed autopromozione della salute,
d. fare in modo che il rapporto tra cittadini e mondo professionale sia contrassegnato dal principio della collaborazione e della democrazia nell’assumere decisioni,
e. costruire e consolidare i processi di partecipazione comunitaria e di sviluppo delle comunità in base alle loro risorse interne.
Tali obiettivi sono contenuti nella documentazione generale dell’OMS:
1. Dichiarazione di Alma Ata
2. Carta di Ottawa
3. dichiarazione di Adelaide
4. dichiarazione di Jakarta
5. Salute per tutti nel 2000
6. Salute nel 21° secolo Health 21
7. Progetto Urban Health che le diverse risoluzioni
8. I due Piani di Azione Europei sull’Alcol
9. La Carta Europea sull’Alcol con la sua etica e le dieci strategie - Conferenza di Parigi - Dicembre 1995
10. La Strategia Globale sull’Alcol
Le basi scientifiche ed umanistiche
Il pensiero e l’opera del prof. Vladimir Hudolin esprimono una sintesi, di particolare intensità ed efficacia, delle grandi scoperte del '900 e delle anticipazioni che andavano emergendo fin dall'800 e che oggi trovano una evoluzione ed una continuità che per molti versi Hudolin stesso aveva ampiamente anticipato.
La sua azione scientifica ed umanistica parte dal campo della psichiatria che affronta il tema della sofferenza umana cercando di coglierne i meccanismi interiori e relazionali che sono sottesi, abbandonando il compito custodialista che ha segnato l’epoca del manicomio.
I pilastri di questo pensiero che costituiscono l’asse portante dell’Approccio ecologico sociale sono:
1. Le scoperte della psicoanalisi e in particolare la sua applicazione ai gruppi umani piccoli e grandi fino alla messa a punto del modello della comunità terapeutica
2. La psichiatria sociale: l’Approccio Ecologico Sociale si fonda sui principi della
psichiatria sociale che cerca di superare lo stigma dei comportamenti devianti e i limiti "etichettanti" della diagnostica classica, dando vita all’esperienza della comunità terapeutica, strumento efficace per superare la logica del manicomio. Hudolin elabora ulteriormente il concetto di comunità terapeutica e lo trasferisce nel meccanismo di funzionamento delle comunità locali di fronte ai problemi alcol correlati.
3. La teoria generale dei sistemi.
Hudolin introduce i principi della teoria generale dei sistemi evidenziandone la potenzialità nel rendere conto e nel superare il disagio psichico e spirituale (o della cultura sociale) che viene ricondotto alle dinamiche familiari e comunitarie. La genialità dell’azione di Hudolin consiste nel superare ogni "meccanicismo" strategico-relazionale per sottolineare invece la dimensione emozionale e spirituale (o della cultura sociale). I sistemi indicati da Hudolin sono vitali, si nutrono della componente emozionale che si genera proprio nel processo relazionale, non trascurano mai la persona, ma ne colgono la mutevole espressività nella variazione dei contesti relazionali.
4. La cibernetica e l’ecologia della mente: è un’evoluzione del punto precedente che
Hudolin ha saputo concretizzare. Egli ha sottolineato l’importanza della costruzione
dell’empatia che stabilisce in modo inequivocabile che ogni essere umano è in sé
autonomo ed allo stesso tempo appartiene ad un contesto relazionale. Il contesto
relazionale lo condiziona attraverso reciproci processi di interferenza che richiedono una costante mediazione la quale dura tutta la vita in una prospettiva di crescita e maturazione. Tale interferenza reciproca ha un suo livello di apprendimento attraverso la trascendenza, per sentire l’altro autenticamente, in sè stessi, nella sua irriducibile diversità ed originalità.
5. Il lavoro sociale di rete e i suoi modelli. L’Approccio Ecologico Sociale riconosce nel concetto di rete e nel suo studio la modalità più "ecologica" per la conoscenza delle comunità umane e dei loro equilibri; alla base dei problemi delle comunità, a partire da quelli alcolcorrelati vi è sempre uno squilibrio delle loro reti.
6. L’approccio familiare. L’Approccio Ecologico Sociale ritiene fondamentale il
coinvolgimento del nucleo familiare e delle reti familiari allargate. Il coinvolgimento della famiglia non implica alcuna de-responsabilizzazione di ogni singolo membro della famiglia stessa, né intende aderire a visioni ideologiche che trasformano la famiglia in una sorta di icona salvifica, La famiglia è luogo di contraddizione e di risorse.
7. La scienza della complessità. L’Approccio Ecologico Sociale è uno strumento
efficace di lettura dei fenomeni che evita qualsiasi forma di parcellizzazione, ma
soprattutto indica programmi che si muovono nel campo della partecipazione, della
cultura, della transdisciplinarietà e della transculturalità. Nell’ambito della complessità si deve focalizzare la presenza di molteplici culture nelle comunità locali, sia come conseguenza del processo di globalizzazione, sia come forme di sottoculture generazionali.
8. I processi di partecipazione. Hudolin radica la sua azione nelle comunità locali alle quali i Club stessi appartengono, anche quando si costituiscono in forme associative.
9. L’antropospiritualità (o la cultura sociale).
La ricerca scientifica, soprattutto quella che si riferisce alle neuroscienze o alle scienze della cognizione, ha cercato di approfondire l’aspetto più enigmatico ed essenziale della dimensione umana, quella della spiritualità, intesa come l’insieme delle variabili culturali che incidono significativamente nel nostro modo di essere e di vivere.
10. L’etica.
Il riferimento è al comportamento individuale e collettivo, sia che si tratti di scelte generate dalla necessità della quotidianità, sia che si tratti di scelte professionali.
In entrambi i casi la dimensione etica impone di definire quali siano le regole che
vengono ritenute accettabili e quali no, senza alcun giudizio, ma con l’indicazione che si definisca quali siano i propri punti di riferimento. Inoltre l’idea di un codice etico, che contiene e supera il codice genetico, ripone l’impegno a fondare la convivenza umana sul pianeta sulla base di nuovi valori socialmente condivisi, in particolare quelli della pace e del rifiuto della guerra.
11. La trascendenza.
E’ la capacità di andare oltre noi stessi, oltre il nostro egocentrismo, di cogliere la nostra necessaria appartenenza ad un ordine superiore, sia esso naturale, interumano o divino. Il riconoscimento della trascendenza ci impone il concetto di appartenenza piuttosto che quello di proprietà.
12. La meditazione.
E’ la disponibilità all’ascolto e a fare risuonare dentro di noi il discorso dell’altro, senza giudizio, riconoscendo le sue ragioni e facendo in modo che
anche le nostre siano accolte. E’ un atteggiamento di pacificazione e di mediazione
che non modifica l’essenza e le condizioni di ciascuno, ma le rende disponibili al
dialogo. Promuove la crescita individuale e le relazioni umane tramite la disponibilità al dialogo
13. Gli strumenti.
Posta la centralità del Club Alcologico Territoriale, la metodologia si
avvale di strumenti idonei alla realizzazione di un programma di alcologia territoriale - approccio ecologico sociale – Metodo Hudolin, predisponendo i necessari momenti formativi e di sensibilizzazione e un modello organizzativo costituito dal Centro Alcologico Territoriale Funzionale.
L’Approccio Ecologico Sociale (AES)
Il significato
Approccio significa modo di porsi, di leggere, interpretare un fenomeno e,
conseguentemente, di promuovere il cambiamento. Per quanto riguarda lo specifico
campo alcologico l’approccio indicato da Hudolin deve essere collocato nelle strategie di popolazione che sono caratterizzate dall’evidenza scientifica che per ridurre l’incidenza e la prevalenza delle problematiche alcol correlate è necessario modificare, riducendolo, il consumo medio della popolazione. Questo ha come suo presupposto una disponibilità di avviare programmi che modifichino la cultura generale, sanitaria e sociale nei confronti delle bevande alcoliche, caratterizzata oggi:
a. da una tendenza a promuovere i consumi definiti "responsabili" o moderati,
b. dal distinguere in modo netto i bevitori dagli alcolisti o alcol dipendenti, applicando un modello fortemente medicalizzato che si concentra su aspetti particolari delle problematiche alcol correlate;
c. dal perseguire il modello dell’apprendimento sociale come via maestra per abituare la popolazione a familiarizzare, fin dalla giovane età, con le bevande alcoliche evitando quelli che vengono definiti eccessi e che si sostanziano in problemi di sicurezza e di ordine pubblico;
d. dall’enfatizzare il modello mediterraneo del bere ritenuto protettivo rispetto alla possibile insorgenza dei più gravi problemi alcolcorrelati.
L’Approccio Ecologico Sociale riconosce in accordo con l’OMS:
1. la pericolosità dell’alcol in sé,
2. il suo essere una droga particolarmente dannosa, per l’individuo, la famiglia e la
società,
3. che non esistono livelli di consumo che possano essere considerati privi di rischio,
4. che si deve garantire alle persone la possibilità reale e concreta di poter scegliere tra il bere bevande alcoliche o astenersi, quale diritto che ogni cittadino ha di comportarsi, in maniera autonoma, secondo le sue convinzioni dopo una corretta informazione.
L’Approccio Ecologico Sociale stabilisce che ognuno deve riflettere sul proprio bere,
indipendentemente dalla quantità consumata, dagli stili di consumo e dal grado di
problematicità espressa, evitando in tal modo che l’invito alla riflessione sul bere sia rivolto solo a chi è ritenuto più problematico, forma evidente di categorizzazione discriminante e di stigma. Il consumo di bevande alcoliche deve essere considerato un fattore di rischio che, sul piano individuale, ciascuno ha la possibilità e la libertà di assumere. Si reputa comunque necessario che la comunità si doti di misure e regole finalizzate al bene comune nei confronti dei danni prodotti dal consumo di bevande alcoliche (bere passivo). Per quest'ultima ragione promuove e sostiene tutte le iniziative di politiche pubbliche per la salute finalizzate a:
a. a ridurre la disponibilità degli alcolici, con ragionevoli e motivate argomentazioni, in particolare per i giovani e per le categorie più a rischio
b. a promuovere stili di vita più protettivi del benessere collettivo.
Con il termine Ecologico si riconoscono i legami che esistono tra le persone e tra le
diverse componenti che costituiscono una comunita familiare o locale. Si riconosce
altresì che esiste una relazione tra il consumo di bevande alcoliche e la problematicità espressa come tra consumi impropriamente definiti normali e patologici, accettando in tal modo che non vi può essere discontinuità categoriale, ma un processo continuo che caratterizza il comportamento del bere.
L’ecologia indicata da Hudolin non ha nulla a che vedere con l’ambientalismo, ma si
occupa del funzionamento degli esseri umani sia nel loro modo di porsi sul piano delle relazioni sia sul loro modo di vedere e pensare il mondo.
La rigorosità dell’Approccio Ecologico Sociale ha in sé la necessità del costante
superamento delle posizioni acquisite, ben rappresentato sul piano della concretezza
dalla moltiplicazione costante del Club e delle sue forme associative, cosi come dal
costante adeguamento alle trasformazioni culturali e sociali che avvengono.
Con il termine Sociale viene sottolineata l’evidenza che tutti i problemi comportamentali, compresi quelli alcolcorrelati, ma anche quelli culturali, economici e politici, hanno la loro origine e la loro soluzione nei rapporti sociali esistenti. Esso sottolinea anche il valore del contratto sociale che fonda la convivenza umana e che si costituisce a partire dalla costruzione di un codice etico condiviso.
Spesso è percepita e citata la Bellezza (Estetica) del club, che rappresenta il prodotto della continua attenzione nei confronti dell’etica, senza la quale non è possibile alcun processo di socializzazione con le caratteristiche dell’Amore, dell’Amicizia, della Solidarietà, del rispetto della Diversità e della Transculturalità.
Questi ultimi sono i principi fondativi dell'Approccio Ecologico Sociale e della scelta di una crescita e maturazione continua in una dimensione armoniosa capace anche di cambiare la cultura della comunità di appartenenza.
L’etica rappresenta il processo evolutivo ontogenetico, filogenetico e storico-culturale che si è strutturato nella nostra coscienza e ci fa scegliere tra ciò che riteniamo pensabile e giusto agire e ciò che riteniamo né pensabile, né giusto.
L’abito di ciascuno, il suo ethos, il suo stile di vita, l’insieme delle sue tensioni ideali, rappresenta la libertà e la responsabilità di ciascuno. L’etica, ciò che agli altri dobbiamo, deve essere condizione e vincolo per la libera scelta dell’ethos e deve rappresentare la consapevolezza del proprio dovere nei confronti degli altri.
La sottolineatura del sociale contenuta nell’Approccio Ecologico Sociale, non è una
contrapposizione disciplinare nei confronti del sanitario, ma il recupero della dimensione comunitaria delle persone che costituiscono la "societas", la forma evoluta di convivenza nella quale la conflittualità non viene coartata o negata, ma viene accolta all’interno delle dinamiche relazionali. In tal senso il sanitario e i suoi sistemi sono parte integrante dello sviluppo di una determinata società.
Il sociale è anche la radice dell’appartenenza del Club alla comunità, dell’obiettivo di costruire, a partire dai Club Alcologici Territoriali, i programmi alcologici territoriali, finalizzati a cambiare la cultura esistente e dominante ed a offrire uno spazio di riflessione, di pensiero e quindi di crescita e maturazione a quanti, nel corso della loro vita, si trovano, direttamente o indirettamente a riflettere sul rapporto con le bevande alcoliche.
In sintesi l’Approccio Ecologico Sociale è dunque la cornice entro la quale si applica il metodo Hudolin che stabilisce la centralità del suo agire nella dimensione antropospirituale (o socio-culturale), intesa come lettura multidimensionale dell’essere umano, nella sua complessità e nella sua rete inesauribile di relazioni. E' una cornice mobile, dinamica, ricca di sfumature, non assimilabile alle forme classiche della professionalizzazione,della medicalizzazione o della psichiatrizzazione, ma capace di comunicare ed interagire con queste per un miglior fronteggiamento dei problemi alcolcorrelati.
Testi a cura di: N. Baselice, G. Corlito, R. Cuni, F. Marcomini, M.T. Salerno
(metodo Hudolin)
MANIFESTO SULL’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI
Perchè un Manifesto sull’Approccio Ecologico Sociale
Nel parlare e discutere dell’Approccio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e
complessi si dà spesso per scontato cosa quest’ultimo sia veramente nella sua identità e nei suoi fini.
Anche la letteratura ormai ricchissima sul metodo Hudolin non si è mai preoccupata di
dare una definizione esplicativa dell’AES, che permetta di specificare in modo essenziale e pregnante cosa esso poi sia.
Questa costatazione ha generato negli ultimi tempi l’esigenza di tentare di formulare una definizione dell’AES, anche alla luce del dibattito continuo sull’essere e sul divenire del Metodo Hudolin. Le molteplici sollecitazioni in tal senso sono state esplicitate e recepite nel Consiglio Direttivo dell’AICAT tenutosi a Roma il 16 ottobre 2010, in cui alcuni amici, che avevano posto la questione, sono stati invitati a lavorare alla redazione di una bozza di un documento da sottoporre poi ad una rilettura critica nel corso del Forum Permanente della Formazione di San Benedetto del Tronto e ad una successiva approvazione del Direttivo medesimo.
Il testo che oggi viene diffuso è frutto di tale percorso, non ha alcuna velleità di essere esaustivo (si rimanda ad altri doverosi approfondimenti); può essere proposto alla stregua di una traccia di presentazione in ogni contesto di informazione, sensibilizzazione e confronto nella comunità, nell’assoluta consapevolezza della necessità di un suo perenne aggiornamento da effettuare con cadenza periodica, aperto al contributo di tutti e capace di essere in reale sintonia con l’evoluzione dell’AES medesimo.
Salerno, gennaio 2011 Nello Baselice
L’Approccio Ecologico Sociale ai Problemi Alcolcorrelati e Complessi
Premessa
L’Approccio Ecologico Sociale è stato ideato ed applicato daI Prof. Vladimir Hudolin,
sperimentandolo efficacemente nell’affrontare i problemi alcol correlati, in una prospettiva di promozione della salute sulla base di un percorso originale che muove dai principi teorico-pratici della psichiatria sociale e dalla medicina di comunità del secondo Novecento e che può essere applicato con le specifiche modifiche a tutti i problemi comportamentali. L’Approccio è in sintonia con l’insieme complesso di documenti, risoluzioni, piani di azione che l’OMS ha prodotto fin dal 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata che sancisce la centralità:
a. deII’assistenza primaria,
b. del lavoro territoriale,
c. dei programmi di comunità locale,
d. del protagonismo dei cittadini nei programmi di tutela e promozione della salute, in un rapporto di collaborazione con il sistema professionale (partnership in action) nello specifico ambito delle prassi e dei principi stabiliti dall’Approccio Ecologico Sociale.
L’Approccio, riferendosi alle indicazioni contenute nella ricerca scientifica indipendente che supporta le decisioni ed i piani di azione deIl’OMS, intende sviluppare programmi che siano in grado di:
• dare risposte ai bisogni, della persona, inseriti nel contesto delle relazioni significative sia di tipo familiare che comunitario, delle famiglie e delle comunità locali;
• porre al centro il protagonismo della persona ed il suo senso di responsabilità
(empowerment).
• sensibilizzare chi opera in campo professionale ad attuare scelte personali coerenti, adeguando gli stessi processi formativi professionali e le pratiche professionali a quanto definito dall’Approccio Ecologico Sociale.
Esso trova la sua collocazione teorica nella teoria generale dei sistemi e nel lavoro sociale di rete con i relativi modelli concettuali.
Si avvale dell’esperienza pratica dei programmi alcologici territoriali centrati sulla lunga e consolidata esperienza dei Club degli Alcolisti in Trattamento, oggi Club Alcologici Territoriali, che hanno superato il concetto di "alcolismo malattia", definendo l’alcolismo uno stile di vita, cioè un comportamento socialmente accettato, con il progressivo ridimensionamento del significato del termine "alcolismo" del tutto inadeguato e parziale a descrivere la complessità dei "problemi alcolcorrelati", ed ora, nel sistema dei Club, eliminato nella terminologia e nelle pratiche Lo stesso termine "trattamento" dovrebbe essere abbandonato perchè fortemente connotato da aspetti riabilitativi e di cura che
possono confondere lo stesso superamento del concetto di alcolismo.
E’ per questo che l’Approccio Ecologico Sociale si inserisce a pieno titolo nella
complessa realtà che ha cercato di costruire politiche pubbliche per la salute in grado di:
a. garantire l’accessibilità ai servizi primari,
b. superare qualsiasi forma di stigmatizzazione dei comportamenti socialmente devianti,
c. favorire la partecipazione dei cittadini ai processi di autotutela ed autopromozione della salute,
d. fare in modo che il rapporto tra cittadini e mondo professionale sia contrassegnato dal principio della collaborazione e della democrazia nell’assumere decisioni,
e. costruire e consolidare i processi di partecipazione comunitaria e di sviluppo delle comunità in base alle loro risorse interne.
Tali obiettivi sono contenuti nella documentazione generale dell’OMS:
1. Dichiarazione di Alma Ata
2. Carta di Ottawa
3. dichiarazione di Adelaide
4. dichiarazione di Jakarta
5. Salute per tutti nel 2000
6. Salute nel 21° secolo Health 21
7. Progetto Urban Health che le diverse risoluzioni
8. I due Piani di Azione Europei sull’Alcol
9. La Carta Europea sull’Alcol con la sua etica e le dieci strategie - Conferenza di Parigi - Dicembre 1995
10. La Strategia Globale sull’Alcol
Le basi scientifiche ed umanistiche
Il pensiero e l’opera del prof. Vladimir Hudolin esprimono una sintesi, di particolare intensità ed efficacia, delle grandi scoperte del '900 e delle anticipazioni che andavano emergendo fin dall'800 e che oggi trovano una evoluzione ed una continuità che per molti versi Hudolin stesso aveva ampiamente anticipato.
La sua azione scientifica ed umanistica parte dal campo della psichiatria che affronta il tema della sofferenza umana cercando di coglierne i meccanismi interiori e relazionali che sono sottesi, abbandonando il compito custodialista che ha segnato l’epoca del manicomio.
I pilastri di questo pensiero che costituiscono l’asse portante dell’Approccio ecologico sociale sono:
1. Le scoperte della psicoanalisi e in particolare la sua applicazione ai gruppi umani piccoli e grandi fino alla messa a punto del modello della comunità terapeutica
2. La psichiatria sociale: l’Approccio Ecologico Sociale si fonda sui principi della
psichiatria sociale che cerca di superare lo stigma dei comportamenti devianti e i limiti "etichettanti" della diagnostica classica, dando vita all’esperienza della comunità terapeutica, strumento efficace per superare la logica del manicomio. Hudolin elabora ulteriormente il concetto di comunità terapeutica e lo trasferisce nel meccanismo di funzionamento delle comunità locali di fronte ai problemi alcol correlati.
3. La teoria generale dei sistemi.
Hudolin introduce i principi della teoria generale dei sistemi evidenziandone la potenzialità nel rendere conto e nel superare il disagio psichico e spirituale (o della cultura sociale) che viene ricondotto alle dinamiche familiari e comunitarie. La genialità dell’azione di Hudolin consiste nel superare ogni "meccanicismo" strategico-relazionale per sottolineare invece la dimensione emozionale e spirituale (o della cultura sociale). I sistemi indicati da Hudolin sono vitali, si nutrono della componente emozionale che si genera proprio nel processo relazionale, non trascurano mai la persona, ma ne colgono la mutevole espressività nella variazione dei contesti relazionali.
4. La cibernetica e l’ecologia della mente: è un’evoluzione del punto precedente che
Hudolin ha saputo concretizzare. Egli ha sottolineato l’importanza della costruzione
dell’empatia che stabilisce in modo inequivocabile che ogni essere umano è in sé
autonomo ed allo stesso tempo appartiene ad un contesto relazionale. Il contesto
relazionale lo condiziona attraverso reciproci processi di interferenza che richiedono una costante mediazione la quale dura tutta la vita in una prospettiva di crescita e maturazione. Tale interferenza reciproca ha un suo livello di apprendimento attraverso la trascendenza, per sentire l’altro autenticamente, in sè stessi, nella sua irriducibile diversità ed originalità.
5. Il lavoro sociale di rete e i suoi modelli. L’Approccio Ecologico Sociale riconosce nel concetto di rete e nel suo studio la modalità più "ecologica" per la conoscenza delle comunità umane e dei loro equilibri; alla base dei problemi delle comunità, a partire da quelli alcolcorrelati vi è sempre uno squilibrio delle loro reti.
6. L’approccio familiare. L’Approccio Ecologico Sociale ritiene fondamentale il
coinvolgimento del nucleo familiare e delle reti familiari allargate. Il coinvolgimento della famiglia non implica alcuna de-responsabilizzazione di ogni singolo membro della famiglia stessa, né intende aderire a visioni ideologiche che trasformano la famiglia in una sorta di icona salvifica, La famiglia è luogo di contraddizione e di risorse.
7. La scienza della complessità. L’Approccio Ecologico Sociale è uno strumento
efficace di lettura dei fenomeni che evita qualsiasi forma di parcellizzazione, ma
soprattutto indica programmi che si muovono nel campo della partecipazione, della
cultura, della transdisciplinarietà e della transculturalità. Nell’ambito della complessità si deve focalizzare la presenza di molteplici culture nelle comunità locali, sia come conseguenza del processo di globalizzazione, sia come forme di sottoculture generazionali.
8. I processi di partecipazione. Hudolin radica la sua azione nelle comunità locali alle quali i Club stessi appartengono, anche quando si costituiscono in forme associative.
9. L’antropospiritualità (o la cultura sociale).
La ricerca scientifica, soprattutto quella che si riferisce alle neuroscienze o alle scienze della cognizione, ha cercato di approfondire l’aspetto più enigmatico ed essenziale della dimensione umana, quella della spiritualità, intesa come l’insieme delle variabili culturali che incidono significativamente nel nostro modo di essere e di vivere.
10. L’etica.
Il riferimento è al comportamento individuale e collettivo, sia che si tratti di scelte generate dalla necessità della quotidianità, sia che si tratti di scelte professionali.
In entrambi i casi la dimensione etica impone di definire quali siano le regole che
vengono ritenute accettabili e quali no, senza alcun giudizio, ma con l’indicazione che si definisca quali siano i propri punti di riferimento. Inoltre l’idea di un codice etico, che contiene e supera il codice genetico, ripone l’impegno a fondare la convivenza umana sul pianeta sulla base di nuovi valori socialmente condivisi, in particolare quelli della pace e del rifiuto della guerra.
11. La trascendenza.
E’ la capacità di andare oltre noi stessi, oltre il nostro egocentrismo, di cogliere la nostra necessaria appartenenza ad un ordine superiore, sia esso naturale, interumano o divino. Il riconoscimento della trascendenza ci impone il concetto di appartenenza piuttosto che quello di proprietà.
12. La meditazione.
E’ la disponibilità all’ascolto e a fare risuonare dentro di noi il discorso dell’altro, senza giudizio, riconoscendo le sue ragioni e facendo in modo che
anche le nostre siano accolte. E’ un atteggiamento di pacificazione e di mediazione
che non modifica l’essenza e le condizioni di ciascuno, ma le rende disponibili al
dialogo. Promuove la crescita individuale e le relazioni umane tramite la disponibilità al dialogo
13. Gli strumenti.
Posta la centralità del Club Alcologico Territoriale, la metodologia si
avvale di strumenti idonei alla realizzazione di un programma di alcologia territoriale - approccio ecologico sociale – Metodo Hudolin, predisponendo i necessari momenti formativi e di sensibilizzazione e un modello organizzativo costituito dal Centro Alcologico Territoriale Funzionale.
L’Approccio Ecologico Sociale (AES)
Il significato
Approccio significa modo di porsi, di leggere, interpretare un fenomeno e,
conseguentemente, di promuovere il cambiamento. Per quanto riguarda lo specifico
campo alcologico l’approccio indicato da Hudolin deve essere collocato nelle strategie di popolazione che sono caratterizzate dall’evidenza scientifica che per ridurre l’incidenza e la prevalenza delle problematiche alcol correlate è necessario modificare, riducendolo, il consumo medio della popolazione. Questo ha come suo presupposto una disponibilità di avviare programmi che modifichino la cultura generale, sanitaria e sociale nei confronti delle bevande alcoliche, caratterizzata oggi:
a. da una tendenza a promuovere i consumi definiti "responsabili" o moderati,
b. dal distinguere in modo netto i bevitori dagli alcolisti o alcol dipendenti, applicando un modello fortemente medicalizzato che si concentra su aspetti particolari delle problematiche alcol correlate;
c. dal perseguire il modello dell’apprendimento sociale come via maestra per abituare la popolazione a familiarizzare, fin dalla giovane età, con le bevande alcoliche evitando quelli che vengono definiti eccessi e che si sostanziano in problemi di sicurezza e di ordine pubblico;
d. dall’enfatizzare il modello mediterraneo del bere ritenuto protettivo rispetto alla possibile insorgenza dei più gravi problemi alcolcorrelati.
L’Approccio Ecologico Sociale riconosce in accordo con l’OMS:
1. la pericolosità dell’alcol in sé,
2. il suo essere una droga particolarmente dannosa, per l’individuo, la famiglia e la
società,
3. che non esistono livelli di consumo che possano essere considerati privi di rischio,
4. che si deve garantire alle persone la possibilità reale e concreta di poter scegliere tra il bere bevande alcoliche o astenersi, quale diritto che ogni cittadino ha di comportarsi, in maniera autonoma, secondo le sue convinzioni dopo una corretta informazione.
L’Approccio Ecologico Sociale stabilisce che ognuno deve riflettere sul proprio bere,
indipendentemente dalla quantità consumata, dagli stili di consumo e dal grado di
problematicità espressa, evitando in tal modo che l’invito alla riflessione sul bere sia rivolto solo a chi è ritenuto più problematico, forma evidente di categorizzazione discriminante e di stigma. Il consumo di bevande alcoliche deve essere considerato un fattore di rischio che, sul piano individuale, ciascuno ha la possibilità e la libertà di assumere. Si reputa comunque necessario che la comunità si doti di misure e regole finalizzate al bene comune nei confronti dei danni prodotti dal consumo di bevande alcoliche (bere passivo). Per quest'ultima ragione promuove e sostiene tutte le iniziative di politiche pubbliche per la salute finalizzate a:
a. a ridurre la disponibilità degli alcolici, con ragionevoli e motivate argomentazioni, in particolare per i giovani e per le categorie più a rischio
b. a promuovere stili di vita più protettivi del benessere collettivo.
Con il termine Ecologico si riconoscono i legami che esistono tra le persone e tra le
diverse componenti che costituiscono una comunita familiare o locale. Si riconosce
altresì che esiste una relazione tra il consumo di bevande alcoliche e la problematicità espressa come tra consumi impropriamente definiti normali e patologici, accettando in tal modo che non vi può essere discontinuità categoriale, ma un processo continuo che caratterizza il comportamento del bere.
L’ecologia indicata da Hudolin non ha nulla a che vedere con l’ambientalismo, ma si
occupa del funzionamento degli esseri umani sia nel loro modo di porsi sul piano delle relazioni sia sul loro modo di vedere e pensare il mondo.
La rigorosità dell’Approccio Ecologico Sociale ha in sé la necessità del costante
superamento delle posizioni acquisite, ben rappresentato sul piano della concretezza
dalla moltiplicazione costante del Club e delle sue forme associative, cosi come dal
costante adeguamento alle trasformazioni culturali e sociali che avvengono.
Con il termine Sociale viene sottolineata l’evidenza che tutti i problemi comportamentali, compresi quelli alcolcorrelati, ma anche quelli culturali, economici e politici, hanno la loro origine e la loro soluzione nei rapporti sociali esistenti. Esso sottolinea anche il valore del contratto sociale che fonda la convivenza umana e che si costituisce a partire dalla costruzione di un codice etico condiviso.
Spesso è percepita e citata la Bellezza (Estetica) del club, che rappresenta il prodotto della continua attenzione nei confronti dell’etica, senza la quale non è possibile alcun processo di socializzazione con le caratteristiche dell’Amore, dell’Amicizia, della Solidarietà, del rispetto della Diversità e della Transculturalità.
Questi ultimi sono i principi fondativi dell'Approccio Ecologico Sociale e della scelta di una crescita e maturazione continua in una dimensione armoniosa capace anche di cambiare la cultura della comunità di appartenenza.
L’etica rappresenta il processo evolutivo ontogenetico, filogenetico e storico-culturale che si è strutturato nella nostra coscienza e ci fa scegliere tra ciò che riteniamo pensabile e giusto agire e ciò che riteniamo né pensabile, né giusto.
L’abito di ciascuno, il suo ethos, il suo stile di vita, l’insieme delle sue tensioni ideali, rappresenta la libertà e la responsabilità di ciascuno. L’etica, ciò che agli altri dobbiamo, deve essere condizione e vincolo per la libera scelta dell’ethos e deve rappresentare la consapevolezza del proprio dovere nei confronti degli altri.
La sottolineatura del sociale contenuta nell’Approccio Ecologico Sociale, non è una
contrapposizione disciplinare nei confronti del sanitario, ma il recupero della dimensione comunitaria delle persone che costituiscono la "societas", la forma evoluta di convivenza nella quale la conflittualità non viene coartata o negata, ma viene accolta all’interno delle dinamiche relazionali. In tal senso il sanitario e i suoi sistemi sono parte integrante dello sviluppo di una determinata società.
Il sociale è anche la radice dell’appartenenza del Club alla comunità, dell’obiettivo di costruire, a partire dai Club Alcologici Territoriali, i programmi alcologici territoriali, finalizzati a cambiare la cultura esistente e dominante ed a offrire uno spazio di riflessione, di pensiero e quindi di crescita e maturazione a quanti, nel corso della loro vita, si trovano, direttamente o indirettamente a riflettere sul rapporto con le bevande alcoliche.
In sintesi l’Approccio Ecologico Sociale è dunque la cornice entro la quale si applica il metodo Hudolin che stabilisce la centralità del suo agire nella dimensione antropospirituale (o socio-culturale), intesa come lettura multidimensionale dell’essere umano, nella sua complessità e nella sua rete inesauribile di relazioni. E' una cornice mobile, dinamica, ricca di sfumature, non assimilabile alle forme classiche della professionalizzazione,della medicalizzazione o della psichiatrizzazione, ma capace di comunicare ed interagire con queste per un miglior fronteggiamento dei problemi alcolcorrelati.
Testi a cura di: N. Baselice, G. Corlito, R. Cuni, F. Marcomini, M.T. Salerno
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