sabato 13 marzo 2010

Il concetto di "continuum"



Dal Manuale di alcologia sociale" di Adelmo di Salvatore, vi propongo una nuova prospettiva che considera il consumo di bevande alcoliche e i problemi ad esso legati in un "continuum" con una rielaborazione grafica dello schema proposto.
Buona lettura, Nino.

Il concetto di continuum è stato espresso con chiarezza:
“Non sottoscriviamo l’idea che l’alcolismo sia una malattia. Invece il quadro che proponiamo vede ogni bevitore collocato su un continuum che va dal bere senza danni al bere con danni. Il comportamento legato al bere si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi e svantaggi, fra piacere e danno. Ciascuno, qualunque sia il suo livello di assunzione, ha la possibilità di scegliere e di muoversi avanti e indietro lungo questo continuum. (Roial college general pratictioners)
È consolidata l’idea che le conseguenze negative legate al bere riguardano una stretta minoranza della popolazione (quella che consuma alcol “smoderatamente”). Si tende inoltre a focalizzare l’attenzione sulle malattie croniche causate dall’alcol e si trascurano le sue conseguenze negative acute (i danni e i decessi che derivano da incidenti legati all’assunzione di bevande alcoliche, anche occasionale) (Edwards, 1994)
Se non si consumano affatto bevande alcoliche (α) si possono comunque avere danni, anche molto gravi e mortali, provocati da altri che ne consumano (con modalità X oppure Y oppure Z oppure P).
Il consumo con modalità P è il più indefinibile (in persone con gravi problemi organici può essere molto basso, per inversione della tolleranza, con ritorno nella zona di consumo X; in altre può essere ancora alto, con grave sfacelo che precede di poco la morte, Ω+).
Non è possibile definire una quantità minima di consumo che non provochi danni (OMS).
Non è possibile nella pratica, definire nettamente le aree X – Z – Y – P; solo l’area α (consumo zero) è ovviamente ben definibile.
Anche una sola bevuta, indipendentemente dalla quantità, può provocare danni (ad esempio, incidente stradale).
La nomenclatura classica di bevitori “moderati – problematici – alcolisti” è mantenuta per opportunità e chiarezza, ma non è condivisibile.

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