Per alcune circostanze, devo utilizzare il blog per chiedere
scusa ai lettori di Andrialive per
non aver risposto ad ognuno in particolare di coloro che hanno fatto delle
osservazioni sull’articolo “E’ giusto
promuovere la vendemmia a scuola?” del 15 Ottobre, ma ho voluto aspettare
per rispondere in modo più articolato e non con battute.
Alcune osservazioni mi dimostrano come nella nostra “cultura
alcolica” non si possono formulare quesiti sulla bevanda “vino” senza suscitare
risentimenti che vengono giustificati
sotto il nome della “TRADIZIONE” e per il significato che viene attribuito al
vino come simbolo di “gioia, festa, amicizia” che aggrega la comunità e anche
per il valore “sacramentale” che ha il vino nella celebrazione eucaristica.
Le domande erano queste:
1. La scuola può
promuovere una bevanda alcolica, come il vino, a dei minorenni?
2.
Hanno spiegato ai
ragazzini che la legge fa espressamente divieto ai minori di 18 anni di
consumare bevande alcoliche per tutelare la loro salute?
3. Ci possiamo chiedere come mai
in Italia abbiamo il triste primato del primo bicchiere a undici anni? Non sono
forse i genitori a mescere in famiglia il primo bicchiere di iniziazione?
4. Dopo questa “bella
esperienza”, partecipata da maestre e
genitori, come faranno questi piccoli, che diventeranno adolescenti, a
comprendere il rischio insito in questo “vino” così celebrato e osannato da
coloro che più di ogni altro vogliono bene loro?
Rilevo che la maggior parte degli intervenuti non ha
risposto alle mie domande e perplessità formulando concetti ben argomentati,
eccetto Alessandro e Ana. Anche la Prof.ssa referente del progetto, a cui ho
telefonato lasciando il mio numero di telefono alla segreteria della scuola per
scusarmi di non poter ottemperare all’invito rivoltomi non mi ha ricontattato.
Tutto bene!
Una volta preso atto di quanto abbiamo rilevato, vogliamo
dare uno sguardo a quello che succede oggi nel nostro vivere quotidiano, in
famiglia, nella società, rispetto alle problematiche alcol-correlate che investono
noi adulti, i giovani, gli adolescenti?
Vogliamo ascoltare le sirene di alcuni medici sui pochissimi
benefici che da il vino o vogliamo prendere in considerazione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) che già da anni ha collocato, come ha fatto rilevare il
mio amico Alessandro, il vino nel Gruppo
1 dei cancerogeni?
Vogliamo prendere in considerazione l’incidenza delle
patologie direttamente correlate al consumo degli alcolici sulla salute della
popolazione e il costo che deve sopportare il nostro Servizio Sanitario
Nazionale?
Vogliamo renderci conto che quel milione e passa di
“alcolisti” schedati dai servizi sociali o dal SerT non possono incidere
significativamente nel quarantacinque per cento di incidenti stradali, negli incidenti
sul lavoro, nelle risse, omicidi, abusi fra le mura domestiche … ma sono
attribuibili alle persone comuni, che vivono in mezzo a noi, che anche solo in
qualche occasione particolare, anche dopo una festa con gli amici hanno bevuto
senza ubbriacarsi e si sono messe alla guida della loro macchina causando un
incidente o si sono travate a litigare per futili motivi perché in uno stato
psicofisico alterato dall’alcol?
Perché si vuole l’informazione sulla bella festa della
vendemmia e sul vino che verrà prodotto e non si vuole l’informazione sui
rischi e sui danni dell’alcol?
Mi sarei aspettato da parte degli educatori della scuola e
dai genitori una risposta in cui si evidenzia che la scuola realizza non solo
la vendemmia e il “buon vino”, ma anche un progetto di sensibilizzazione alle
problematiche alcol correlate, ma nessuno lo ha fatto rilevare.
Nonostante le
conoscenze maturate dalla scienza, dalla statistica, dalla osservazione
personale, alcuni luoghi comuni sul vino e su altri alcolici ricorrono con
frequenza e sono accettati passivamente, senza che siano criticati, diventando
in questo modo veritieri e il comportamento che ne deriva acquista il sapore
della normalità. La pubblicità più efficace così la realizzano le tradizioni,
la storia, la medicina e anche la scuola.
La perpetuazione del comportamento del bere è naturalmente
rafforzata anche dal fatto che rappresenta un piacere e ciascuno non pensa che
avrà dei problemi a causa del proprio bere. Il gusto piacevole e seducente
allenta le tensioni, promuove la convivialità, genera una temporanea sensazione
di benessere e così si abitua a bere. Più o meno siamo tutti consapevoli dei
problemi, ma siamo convinti che a noi non ci capiterà niente di quello che è
capitato agli altri.
L’ACAT Federiciana accoglie le famiglie che hanno problemi
alcol correlati per reinserirle nella comunità con uno stile di vita sobrio e
vuole essere parte attiva nella sensibilizzazione a tali problematiche per
rendere le persone consapevoli dei
rischi insiti nelle abitudini alcoliche normali.
Ognuno di noi deve rendersi consapevole delle proprie scelte
e decidere su come, quando e dove bere bevande alcoliche per non minare la
propria salute e quella degli altri. La strada indicata dall’OMS è “MENO E’
MEGLIO!”: una diminuzione dei consumi alcolici certamente produce più salute e
buoni rapporti con le persone.
A chiusura del mio intervento voglio anche segnalare un’associazione
di baristi (di cui non faccio nome per non metterla in rilievo ulteriormente)
che ha inondato di manifesti pubblicitari la città di Andria, il cui scopo è
messo in rilievo con lo slogan “EDUCHIAMO AL BERE” e che fa dei corsi a
pagamento … la trovata pubblicitaria è sicuramente truffaldina, perché
conoscendo molti “alunni”, assidui frequentatori di “scuole-bar”, che hanno
imparato bene a “bere”, ho rilevato anche che si sono rovinati e hanno
distrutto le loro famiglie.
Ma forse è meglio che lo spieghino gli organizzatori come educano
i loro alunni al bere e se educano anche
gli alunni sulle problematiche alcol correlate.
Vorrei che ci fosse la libertà di scegliere di non bere
bevande alcoliche senza essere guardati con sospetto o irrisi, vorrei che anche
in un night venga proposto il bere analcolico per divertirsi senza problemi,
vorrei l’abolizione della pubblicità sulle bevande alcoliche perché è
ingannevole … forse è troppo? Quale altra strada possiamo indicare per evitare
le lacrime e la disperazione di tante mamme, fidanzate, fratelli, sorelle e
amici di coloro che hanno imparato a “bere” così “bene” da non poterne fare a
meno?
Nino Milazzo

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