martedì 22 ottobre 2013

“E’ giusto promuovere la vendemmia a scuola?” articolo del 15 Ottobre su Andrialive: alcune osservazioni a coloro che hanno scritto dei commenti


 
Per alcune circostanze, devo utilizzare il blog per chiedere scusa ai lettori di Andrialive per non aver risposto ad ognuno in particolare di coloro che hanno fatto delle osservazioni sull’articolo “E’ giusto promuovere la vendemmia a scuola?” del 15 Ottobre, ma ho voluto aspettare per rispondere in modo più articolato e non con battute.
Alcune osservazioni mi dimostrano come nella nostra “cultura alcolica” non si possono formulare quesiti sulla bevanda “vino” senza suscitare risentimenti  che vengono giustificati sotto il nome della “TRADIZIONE” e per il significato che viene attribuito al vino come simbolo di “gioia, festa, amicizia” che aggrega la comunità e anche per il valore “sacramentale” che ha il vino nella celebrazione eucaristica.
Le domande erano queste:
1.     La scuola può promuovere una bevanda alcolica, come il vino, a dei minorenni?
2.  Hanno spiegato ai ragazzini che la legge fa espressamente divieto ai minori di 18 anni di consumare bevande alcoliche per tutelare la loro salute?
3.     Ci possiamo chiedere come mai in Italia abbiamo il triste primato del primo bicchiere a undici anni? Non sono forse i genitori a mescere in famiglia il primo bicchiere di iniziazione?
4.     Dopo questa “bella esperienza”,  partecipata da maestre e genitori, come faranno questi piccoli, che diventeranno adolescenti, a comprendere il rischio insito in questo “vino” così celebrato e osannato da coloro che più di ogni altro vogliono bene loro?  
 
Rilevo che la maggior parte degli intervenuti non ha risposto alle mie domande e perplessità formulando concetti ben argomentati, eccetto Alessandro e Ana. Anche la Prof.ssa referente del progetto, a cui ho telefonato lasciando il mio numero di telefono alla segreteria della scuola per scusarmi di non poter ottemperare all’invito rivoltomi non mi ha ricontattato.
Tutto bene!
Una volta preso atto di quanto abbiamo rilevato, vogliamo dare uno sguardo a quello che succede oggi nel nostro vivere quotidiano, in famiglia, nella società, rispetto alle problematiche alcol-correlate che investono noi adulti, i giovani, gli adolescenti?
Vogliamo ascoltare le sirene di alcuni medici sui pochissimi benefici che da il vino o vogliamo prendere in considerazione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che già da anni ha collocato, come ha fatto rilevare il mio amico Alessandro,  il vino nel Gruppo 1 dei cancerogeni?
Vogliamo prendere in considerazione l’incidenza delle patologie direttamente correlate al consumo degli alcolici sulla salute della popolazione e il costo che deve sopportare il nostro Servizio Sanitario Nazionale?
Vogliamo renderci conto che quel milione e passa di “alcolisti” schedati dai servizi sociali o dal SerT non possono incidere significativamente nel quarantacinque per cento di incidenti stradali, negli incidenti sul lavoro, nelle risse, omicidi, abusi fra le mura domestiche … ma sono attribuibili alle persone comuni, che vivono in mezzo a noi, che anche solo in qualche occasione particolare, anche dopo una festa con gli amici hanno bevuto senza ubbriacarsi e si sono messe alla guida della loro macchina causando un incidente o si sono travate a litigare per futili motivi perché in uno stato psicofisico alterato dall’alcol?
Perché si vuole l’informazione sulla bella festa della vendemmia e sul vino che verrà prodotto e non si vuole l’informazione sui rischi e sui danni dell’alcol?
Mi sarei aspettato da parte degli educatori della scuola e dai genitori una risposta in cui si evidenzia che la scuola realizza non solo la vendemmia e il “buon vino”, ma anche un progetto di sensibilizzazione alle problematiche alcol correlate, ma nessuno lo ha fatto rilevare.
 Nonostante le conoscenze maturate dalla scienza, dalla statistica, dalla osservazione personale, alcuni luoghi comuni sul vino e su altri alcolici ricorrono con frequenza e sono accettati passivamente, senza che siano criticati, diventando in questo modo veritieri e il comportamento che ne deriva acquista il sapore della normalità. La pubblicità più efficace così la realizzano le tradizioni, la storia, la medicina e anche la scuola.
La perpetuazione del comportamento del bere è naturalmente rafforzata anche dal fatto che rappresenta un piacere e ciascuno non pensa che avrà dei problemi a causa del proprio bere. Il gusto piacevole e seducente allenta le tensioni, promuove la convivialità, genera una temporanea sensazione di benessere e così si abitua a bere. Più o meno siamo tutti consapevoli dei problemi, ma siamo convinti che a noi non ci capiterà niente di quello che è capitato agli altri.
L’ACAT Federiciana accoglie le famiglie che hanno problemi alcol correlati per reinserirle nella comunità con uno stile di vita sobrio e vuole essere parte attiva nella sensibilizzazione a tali problematiche per rendere le persone consapevoli dei  rischi insiti nelle abitudini alcoliche normali.
Ognuno di noi deve rendersi consapevole delle proprie scelte e decidere su come, quando e dove bere bevande alcoliche per non minare la propria salute e quella degli altri. La strada indicata dall’OMS è “MENO E’ MEGLIO!”: una diminuzione dei consumi alcolici certamente produce più salute e buoni rapporti con le persone.
A chiusura del mio intervento voglio anche segnalare un’associazione di baristi (di cui non faccio nome per non metterla in rilievo ulteriormente) che ha inondato di manifesti pubblicitari la città di Andria, il cui scopo è messo in rilievo con lo slogan “EDUCHIAMO AL BERE” e che fa dei corsi a pagamento … la trovata pubblicitaria è sicuramente truffaldina, perché conoscendo molti “alunni”, assidui frequentatori di “scuole-bar”, che hanno imparato bene a “bere”, ho rilevato anche che si sono rovinati e hanno distrutto le loro famiglie.
Ma forse è meglio che lo spieghino gli organizzatori come educano i loro alunni al bere  e se educano anche gli alunni sulle problematiche alcol correlate.
Vorrei che ci fosse la libertà di scegliere di non bere bevande alcoliche senza essere guardati con sospetto o irrisi, vorrei che anche in un night venga proposto il bere analcolico per divertirsi senza problemi, vorrei l’abolizione della pubblicità sulle bevande alcoliche perché è ingannevole … forse è troppo? Quale altra strada possiamo indicare per evitare le lacrime e la disperazione di tante mamme, fidanzate, fratelli, sorelle e amici di coloro che hanno imparato a “bere” così “bene” da non poterne fare a meno?
Nino Milazzo




Nessun commento:

Posta un commento