mercoledì 23 ottobre 2013

Alcol e violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia mai più così!



Riporto da FB l'intervento di Emanuele Scafato.
La chiarezza con cui Emanuele Scafato sa leggere la situazione attuale e mettere in evidenza le responsabilità di coloro che manovrano specialmente i giovani attraverso gli investimenti milionari della pubblicità e la totale assenza dello stato nel contrastare questo marketing commerciale con azioni efficaci di prevenzione, ci impone di condividere nel nostro piccolo le sue riflessioni, poiché la stampa, qualsiasi sia la testata "libera", è vincolata da quella pubblicità o solamente impegnata a distrarre la popolazione dall'approfondimento dei problemi reali.
Grazie! Nino

Alcol e violenza : Il "gioco" è tale perché non si fa nulla perché non sia mai più così!

Emanuele Scafato, Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia,
Vice Presidente EUFAS, Federazione Europea Società Scientifiche sulle Dipendenze

Ho letto con attenzione e rabbia la riflessione di Concita De Gregorio su Repubblica sull'ennesima tragica vicenda di stupro di gruppo sull'adolescente di Modena. Ci si riferiva, giustamente, ad una violenza agita sotto l'uso della sostanza più diffusa e normalizzata dalla nostra società , l'alcol, un termine troppo astratto per definire comunemente qualunque bevanda alcolica di cui sappiamo molti giovani abusare per ... ? É qui il punto. Che valore ha per i giovani l'alcol e perché ? Come adulti abbiamo lasciato costruire intorno ai nostri figli un mondo liquido, accattivante, affascinante, seducente che ti avvolge e ti tradisce, ambiguamente, come le pubblicità, le tante opinioni degli "esperti" che fanno passare per salutare e performante ciò che non potrà mai esserlo per via della sua tossicità e dannosità. Un bene di consumo non ordinario per il quale in Italia si spendono 160 milioni di euro di investimenti in pubblicità di poliedriche bevande alcoliche che ti dicono, aggirando spesso le Direttive comunitarie, che sei trendy, sei cool, hai successo sportivo, sessuale e sociale solo se bevi ma ricordandoti ipocritamente, come solo gli adulti sanno fare, " bevi" ( imperativo categorico) "responsabilmente" ( che non vuol dire proprio nulla) tralasciando un più educativo "bere é una responsabilità " . Come sottrarre i giovani, i minori a ciò che viene loro grottescamente indottrinato da quella parte di marketing commerciale ingannevole, in assenza del necessario marketing sociale che viene spesso ostacolato da approcci prevalenti di tutela del "prodotto" non bilanciati da quelli di tutela e di promozione della salute, di sostegno alla ricerca per la prevenzione per le quali si spende nulla in confronto? Come e cosa fare rispetto alle esigenze urgenti di contrasto a quei modelli di consumo non "mediterranei" contrabbandati e legittimati dal mercato delle "ore felici", le happy hours che ti ubriacano per definizione e che vengono supportate dalle concessioni e licenze delle stesse istituzioni che hanno in carico allo stesso tempo l'onere di tutela della salute e della sicurezza dei cittadini ? Sicurezza che non c'è e a farne le spese dell'interpretazione degenerata del "bere" sono i più deboli e soprattutto le più deboli, vittime dei tanti odiosi e spesso ignoti atti di maltrattamento e violenze personali, spesso anche intra-familiari, subiti sotto l'influenza dell'alcol, una delle tante dimensioni misconosciute e ignorate della sofferenza femminile in Italia. É etico tutto ciò ? É sostenibile ? É immodificabile il malcostume che vede le norme di tutela dei minori (art 689 del codice penale) disapplicate attraverso le "consuetudini" ? Chi e cosa ci si propone di fare per attuare iniziative di ripristino dell'equilibrio insito nel controllo formale e informale da parte della collettività che solo negli ultimi vent’anni ha visto distruggere le modalità tradizionali e savie di una socialità e socievolezza che oggi molti giovani, generazione "chimica", sono invece posti in grado di sperimentare e garantirsi solo attraverso l'uso di sostanze "up" per euforizzarsi e "down" per sedarsi, per alleviare anche la più piccola sofferenza o disagio per i quali non é stato insegnato loro da nessuno come affrontare, sopportare, elaborare e risolvere ? Abilità e tutele che non solo la famiglia e la scuola, ma anche e soprattutto le istituzioni dovrebbero garantire e rendere visibili come segno civile di solidarietà e attenzione alla persona, di supporto intergenerazionale ai minori e ai giovani in particolare, con azioni concrete, investendo risorse, tempo, energie in un recupero di valori che devono derivare dalla vita, dai sentimenti, dalle emozioni, dalle relazioni e non dall'uso dell' alcol o di sostanze. Come adulti lo dobbiamo ai nostri figli.

Nota: Ho inviato ieri questa riflessione alla Redazione di Repubblica e al suo Direttore ma evidentemente non conosco i termini, le affiliazioni e i criteri attraverso cui si possano riporre legittime attese di considerazione... Ognuno si faccia in piena indipendenza la sua opinione.
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2 commenti:

  1. Caro Nino, grazie a te per l'attenzione che denota l'insostituibile sensibilita' di chi opera nei Club e dedica con passione e impegno la sua attivita' a quanti possono giovarsi nel momento della necessita' e della sofferenza di quel sollievo che solo la solidarieta' e la condivisione sanno garantire al prezzo di un sorriso, una parola, una carezza ... Tesori, da preservare dalla corruzione del senso di tutela del benessere e del bene comune che sta sottraendo futuro ad intere generazioni ... Grazie. Emanuele Scafato.

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    1. Grazie a lei Dott. Scafato, che continuamente ci da la possibilità di aggiornarci sulle problematiche alcolcorrelate e sulle evidenze scientifiche. Grazie Nino Milazzo

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