Buona lettura.
Nino
GREENSTYLE.IT
Vino rosso: un aiuto naturale contro Alzheimer e Parkinson
Claudio Schirru
Vino rosso: un aiuto naturale contro Alzheimer e Parkinson
Il vino rosso per combattere alcune gravi malattie degenerative. Secondo un gruppo di ricercatori cinesi della Zhengzhou University questa bevanda aiuterebbe a prevenire patologie gravi come l’Alzheimer, il Parkinson, l’Huntington e l’ischemia cerebrale. Un effetto neuroprotettivo garantito da alcune sostanze presenti nella buccia dell’uva e nello stesso prodotto vinicolo.
L’aiuto naturale garantito dal vino rosso arriverebbe grazie al resveratrolo, un composto polifenolico già al centro dell’attenzione per la sua possibile attività di prevenzione di alcune patologie tumorali. Efficace sembrerebbe anche contro la demenza vascolare, come riportato sulla rivista Neural Regeneration Research, un deficit cognitivo generato da una cattiva circolazione nell’area cerebrale.
Gli effetti garantiti da questo composto sono molteplici e vanno dal calo dei livelli di malondialdeide (MDA) oltre all’incremento dell’attività della superossido-dismutasi e dei livelli di glutatione nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo. Stando a quanto riferisce il capo ricercatore Dr. Boai Zhang a questo si aggiungono migliori capacità cognitive di apprendimento e memorizzazione mostrati in topi colpiti da demenza vascolare.
Uno studio che secondo i ricercatori pone le basi per un più approfondito studio delle proprietà del resveratrolo, in grado sembra di rappresenta un aiuto importante nella protezione da malattie degenerative del cervello. Un primo passo in particolar modo per quanto riguarda il possibile trattamento della demenza vascolare.
06/09/2013
Vino
rosso anticancro: servono 100 calici al giorno
Vino rosso: un aiuto naturale contro Alzheimer e Parkinson
Claudio Schirru
Vino rosso: un aiuto naturale contro Alzheimer e Parkinson
Il vino rosso per combattere alcune gravi malattie degenerative. Secondo un gruppo di ricercatori cinesi della Zhengzhou University questa bevanda aiuterebbe a prevenire patologie gravi come l’Alzheimer, il Parkinson, l’Huntington e l’ischemia cerebrale. Un effetto neuroprotettivo garantito da alcune sostanze presenti nella buccia dell’uva e nello stesso prodotto vinicolo.
L’aiuto naturale garantito dal vino rosso arriverebbe grazie al resveratrolo, un composto polifenolico già al centro dell’attenzione per la sua possibile attività di prevenzione di alcune patologie tumorali. Efficace sembrerebbe anche contro la demenza vascolare, come riportato sulla rivista Neural Regeneration Research, un deficit cognitivo generato da una cattiva circolazione nell’area cerebrale.
Gli effetti garantiti da questo composto sono molteplici e vanno dal calo dei livelli di malondialdeide (MDA) oltre all’incremento dell’attività della superossido-dismutasi e dei livelli di glutatione nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo. Stando a quanto riferisce il capo ricercatore Dr. Boai Zhang a questo si aggiungono migliori capacità cognitive di apprendimento e memorizzazione mostrati in topi colpiti da demenza vascolare.
Uno studio che secondo i ricercatori pone le basi per un più approfondito studio delle proprietà del resveratrolo, in grado sembra di rappresenta un aiuto importante nella protezione da malattie degenerative del cervello. Un primo passo in particolar modo per quanto riguarda il possibile trattamento della demenza vascolare.
06/09/2013
Da tempo si sostiene che il fenolo del vino rosso sia
in grado di prevenire molte forme di tumore e, non ultimo, il diabete di tipo 2
e l’Alzheimer. Oggi arriva la conferma scientifica di quanto sempre ipotizzato:
il vino rosso è davvero un nemico del cancro. Peccato, però, che per
avvalersi di simili proprietà bisognerebbe berne almeno 100 calici al giorno.
Lo studio che ha voluto saggiare le proprietà della “bevanda
degli dei” proviene dall’Università del Nuovo Galles del Sud, pubblicato poi
sull’autorevole rivista Science. L’analisi microbiologica dimostra che
il fenolo, contenuto principalmente nella buccia dell’uva, è davvero un potente
alleato per la lotta ai tumori, al diabete e alle malattie
degenerative del cervello. Ma la sua concentrazione per un uso sano,
tuttavia, ne impedisce di rilevarne gli effetti anche a lungo termine.
Il biologo australiano David Sinclair ha comunque
spiegato l’importanza di un simile risultato, anche in vista di applicazioni
mediche future, definendo il vino rosso “L’antiossidante più potente”:
«Come pensavamo, il
resveratrolo può veramente attivare gli enzimi anti-invecchiamento detti
sirtuine. Attiva le difese genetiche dell’organismo contro l’invecchiamento e
le malattie, rafforza la resistenza allo stress e l’efficienza energetica, ha
azione antiinfiammatoria e di fluidificazione del sangue. È probabilmente più
efficace di qualsiasi antiossidante».
9/03/2013
Il resveratrolo non
funziona: uno studio americano boccia la famosa sostanza presente nel vino
rosso
Non regge. Messo alla prova su donne sane, il resveratrolo si dimostra indistinguibile dal placebo, e quindi del tutto inefficace.
Agnese Codignola
Finora la maggior parte delle ricerche su questo antiossidante è stata condotta in vitro, su animali o su persone che avevano patologie di vario tipo, e gli effetti sono stati a volte visibili, a volte meno chiari a volte del tutto assenti.
Altri dati però sugli effetti cardiovascolari derivanti dal consumo moderato di vino rosso, hanno indotto a puntare ugualmente sul resveratrolo come potenziale agente benefico per tutta una serie di condizioni, dal diabete alle malattie cardiache, dall'invecchiamento ai tumori. Tutto ciò è avvenuto anche se sono quasi del tutto mancate ricerche specifiche condotte su persone sane che hanno assunto resveratrolo in modo preventivo.
Per questo motivo i ricercatori della University School of Medicine di Saint Louis hanno selezionato 29 donne in menopausa ,senza particolari problemi di salute, e hanno chiesto a un gruppo di prendere ogni giorno per tre mesi, 75 milligrammi di resveratrolo (quantità che si può raggiungere solo con 8 litri di vino rosso) mentre un secondo gruppo ha assunto un placebo.
Alla fine è stata misurata la sensibilità all'insulina, che definisce il rischio di sindrome metabolica e diabete, insieme alla capacità di metabolizzare lo zucchero dei muscoli.
Oltre a ciò i ricercatori, hanno prelevato piccoli campioni di tessuto muscolare e adiposo delle partecipanti per verificare l'esistenza di un possibile effetto sul metabolismo. L'esito è stato molto deludente perchè non si è trovato nulla: in tutti i test eseguiti, l'effetto del resveratrolo sì è rivelato inesistente e indistinguibile da quello del placebo.
Ma la domanda che si pongono gli stessi autori su Cell Metabolism è: se il resveratrolo da solo non agisce in alcun modo, da cosa dipendono gli effetti collegati al consumo (moderato) di vino rosso? Ci sono, secondo loro, almeno due possibilità: la prima è che il resveratrolo, per agire, abbia bisogno di qualche altra sostanza presente nel vino, che lo rende attivo.
In alternativa, l'agente efficace potrebbe non essere il resveratrolo ma qualche altra molecola, finora rimasta nascosta nel vino, che ne contiene a centinaia (e neppure tutte note).
«Il resveratrolo - spiega Samuel Klein, direttore del Washington University's Center for Human Nutrition e coordinatore dello studio - è diventato popolare a causa di effetti visti su animali o in vitro, ma in realtà non c'è alcuna prova definitiva del fatto che faccia qualcosa nell'uomo. Nonostante ciò, l'anno corso negli Stati Uniti le vendite di supplementi con questa sostanza hanno raggiunto i 30 milioni di dollari».
Dopo la storia della frode scientifica perpetrata per anni dal ricercatore Dipak Das, ex direttore del Cardiovascular Research Center dell'Università del Connecticut, che per anni ha truccato i dati per far emergere azioni che non esistevano, lo studio dei ricercatori di Saint Louis sembra porre ulteriori, concreti interrogativi sulla sostanza.
Nel frattempo, alcune aziende (anche italiane) continuano a puntare tutto sulle supposte virtù, nonostante le frequenti multe per pubblicità ingannevole comminate.
Magra consolazione, la sostanza sembra innocua, se non per il portafoglio di chi vuole credere che esso abbia virtù che - almeno per ora - non ha dimostrato di avere.
Il settimanale del Corriere della sera Io Donna, ha pubblicato a pagamento la sentenza decisa dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che condanna la pubblicità ingannevole dell’integratore alimentare Revidox (vedi foto) .
Ilfattoalimentare.it si è occupato del prodotto a più riprese: il messaggio era stato censurato dal Garante nel novembre 2011 (con una multa di 150 mila euro, poi ridotta del 25% dal Tar del Lazio), e anche dal Giurì dell’autodisciplina publicitaria.Nonostante ciò ma l’azienda produttrice aveva continuato a pubblicizzare l’integratore e ora è in corso un nuovo procedimento.
La sentenza dell’Autorità del 3 novembre 2011, dice che la società Paladin Pharma Spa ha diffuso messaggi pubblicitari su Revidox ingannando il consumatore con affermazioni prive di risocntri. Il testo sosteneva senza alcuna prova valida che il prodotto (contenente Resveratrolo) era:
- efficace “contro l’invecchiamento cellulare”;
- capace di determinare “maggiore resistenza del sistema immunitario”,
- in grado di ottenere “un miglioramento della circolazione cardiovascolare”,
– di avere una pelle “più luminosa, tonica e compatta; rughe appianate, capelli più forti, lucenti e corposi”-
Il testo dice che ogni capsula ha un effetto paragonabile a quello che si otterrebbe da “45 kg di uva rossa o 45 litri ovvero 250 bicchieri di vino rosso” e sostiene che il prodotto è stato approvato del Ministero della salute spagnolo.
E’ difficile sommare tante bugie in poco spazio eppure Revisdox è riuscita nell’impresa.
La verità sul prodotto è meno entusiasmante perché nessuno ha dimostrato le proprietà salutistiche del resveratrolo. Per questo motivo spendere 45 euro per una manciata di capsule che non fanno miracoli è assurdo.L’aspetto paradossale è che pochi mesi fa si è scoperto che l’efficacia del resveratrolo è una bufala inventata.


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