venerdì 25 novembre 2011

La violenza sulle donne.


Se si approvasse una legge che determina come reato il rapporto sessuale con una donna in stato confusionale perchè sotto l'azione dell'alcol o droga quanti maschi andrebbero in galera?
La vicenda delle due ragazze di Vicenza ci indica come le tentazioni dello sballo siano sempre in agguato quando una pubblicità martellante invita alla festa attraverso la disinibizione data dall'alcol ... ma cosa può succedere dopo?

Le studentesse vittime della violenza a Padova: «Volevamo morire di vergogna»

L'INCHIESTA. Parlano le studentesse dopo l'arresto a Padova del tunisino Tahar Tabarit che ha violentato una delle due. «Bevuto alcol e sniffata cocaina, la situazione ci è sfuggita di mano. Abbiamo inviato un sms a un amico e siamo state salvate»

25/11/2011

Vicenza. «Volevamo morire per la vergogna, non sopportavamo di avere fatto una cosa così assurda, conclusa in maniera tanto drammatica». Sono angosciate mentre parlano le due studentesse liceali di terza e quarta, dal buon profitto scolastico, con solide famiglie alle spalle e nessun precedente per droga o comportamenti devianti, che decidono di complicarsi maledettamente l'esistenza. Il loro profilo è quello di adolescenti di 16 e 17 anni che una mattina di novembre decidono di dare una svolta negativa alla loro crescita. In sequenza stabiliscono di marinare la scuola che frequentano in città; di fermarsi in due bar del centro a bere alcolici per allentare le proprie inibizioni; di recarsi a Padova ai "giardini dell'Arena" per acquistare due dosi di cocaina per provare lo sballo. Lo fanno senza mettere in conto che lo spacciatore di turno, nordafricano, avrebbe capito subito che di fronte aveva due ragazzine sprovvedute. E perciò non ha esitato - tesi della procura patavina in base alla testimonianza delle presunte vittime - dapprima ad insidiarle, poi a violentarne una, dopo che la cocaina aveva fatto effetto.

L'arrestato Tahar Tabari, tunisino di 29 anni, dal carcere si difende dicendo che le studentesse erano consenzienti. Una tesi che le presunte vittime smentiscono. «Non appena lo abbiamo incontrato ai giardini e ci ha offerto la droga - raccontano - ha cercato di baciarci e ci ha palpeggiate, toccandoci sopra i vestiti in maniera morbosa». In questo frangente, con protervia, avrebbe costretto una delle due a un rapporto dopo averle accompagnate in una zona appartata del parco. «Lo straniero aveva capito che poteva spingersi oltre - spiega quella che non è stata stuprata - ed ha abusato in maniera tragica. Il tunisino anche con me ha tentato di avere un rapporto, ma ho alzato la voce e l'ho scacciato».

Quando le due ragazze si sono rese conto che la ricerca di emozioni aveva avuto un prezzo drammatico, in lacrime ed esauste, provando vergogna, come naufraghe hanno deciso di trascorrere la serata a Padova e di volersi suicidare, tagliandosi le vene. Intanto, i genitori le cercavano sui telefonini e non avendo risposta si preoccupavano, col trascorrere delle ore. «Volevamo farla finita», aggiungono. Una delle due, però, colta da resipiscenza ha inviato un "sms" a un amico, il quale leggendo la disperazione ha subito informato la famiglia, che ha allertato i carabinieri.

I militari non hanno perso tempo e tramite le cellule attivate dai telefonini delle studentesse le hanno rintracciate, quando si erano già tagliate le vene ed erano in condizioni psicologiche pietose, ma non era ancora per fortuna successo l'irreparabile. I tagli per fortuna non erano profondi, anche se qualora non fossero intervenuti i carabinieri le due adolescenti avrebbero corso seri rischi.

Adesso il sostituto procuratore Renza Cescon, titolare dell'inchiesta, ha ordinato una serie di esami tecnici prima di chiedere il rinvio a giudizio dell'immigrato, che è assistito dall'avvocato Laura Salmaso. Ha incaricato la prof. Luciana Caenazzo di eseguire gli esami sui reperti biologici per accertare che corrispondano all'indagato. Intanto, le due ragazze assistite dagli avvocati Andrea Biasia, Enrico Pucci e Daniele Accebbi si costituiranno parte civile perché vogliono la punizione di colui che indicano come il responsabile della violenza sessuale. «Quando siamo entrate nel parco - spiegano le studentesse, una residente nel Thienese e l'altra nella Riviera Berica - lo straniero si è avvicinato e ci ha chiesto che cosa volessimo. Ci faceva segno di sederci su una panchina. Gli abbiamo risposto che volevamo della droga pesante. Ormai avevamo deciso di andare fino in fondo con la trasgressione».Le due vicentine, però, non avevano messo in conto che la situazione avrebbe potuto degenerare. Com'è successo. «Il nostro molestatore rendendosi conto del terrore che si era impadronito di noi - concludono -, ha portato alle estreme conseguenze la violenza, perché non eravamo più capaci di reagire. Era pieno di immigrati in quel parco e temevamo di fare una brutta fine».

Ivano Tolettini

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