venerdì 22 gennaio 2010

I ragazzi del sabato sera - Rassegna web - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva

Il nostro compito è capire, informarci, usare gli strumenti che ci vengono messi a disposizione: questo video e l'articolo di Aldo Grasso credo che facciano al caso nostro.

(da www.corriere.it)
NOVE PUNTATE SU CORRIERE.IT

Il sabato e lo sballo,
docu-film sui giovani di notte

Il pendolo della vita giovanile, una rincorsa continua a a un vivere apparentemente senza scopo

di ALDO GRASSO

Un bar di Roma, in una periferia senza identità; una discoteca sul lago di Garda, una delle tante; un centro commerciale, il non-luogo per eccellenza, o la piadineria del bowling; una via alla moda di Brescia. Luoghi, location, spazi dove ci si muove da soli o in branco per segnare il territorio, per darsi quell'individualità che ci rende paradossalmente così simili al resto del gruppo, insomma per esistere. I protagonisti sono molto distanti e molto diversi fra di loro: «Siamo andati a trovare il mondo della notte - dicono gli autori - e abbiamo cercato di raccontarlo al contrario. Siamo entrati nella bolla d'aria in cui spazio e tempo sono dilatati. Di solito si raccontano le discoteche per parlare di alcol, droghe, risse, sballo e stragi del sabato sera. Noi abbiamo scelto di ribaltare il punto di vista e guardare quel mondo da un'altra prospettiva. L'angolo da cui abbiamo sbirciato si chiama vuoto, solitudine, sfogo, divertimento».

I protagonisti, invece, si chiamano Tata, di professione barista: « Castana, capelli lisci e lunghi, corporatura massiccia, mani grosse e rovinate, occhi piccoli e stanchi, fessura tra i denti»; Giuppy, di professione possidente, rentier: «Alto, tonico, biondo scuro, occhi verdi, corpo tatuato. Giuppy ha 36 anni. Giuppy sulla carta è un avvocato. Ma non esercita»; Ciacio, Zillo e gli altri, di professione “tipi giusti”: «Un tipo giusto è uno ok, uno che va bene. Uno più o meno così: 20 anni circa, jeans a bassa vita, mutande a fantasia con l’elastico ben in vista, cinta con la fibbia Lord, scarpe da ginnastica di qualche marca costosa, piercing vicino alle labbra, capelli dritti leggermente a cresta»; Beatrice, di professione studentessa, futura proprietaria di alcune gioiellerie: «Beatrice ha la erre moscia che finisce di darle quell’immaginabile tocco di malizia e di apparente superficialità. Beatrice a suo modo è intelligente. Non è che una che nasce bella, ricca e viziata deve essere necessariamente stupida».

Per seguire la vita di questi giovani il genere migliore è parso la docu-fiction. Il genere è nato in Italia, nella Raitre di Angelo Guglielmi. Allora, era l’inizio degli anni Ottanta, non si chiamava così ma più semplicemente «filmato» e non era costume esibire titoli di testa e di coda. Le caratteristiche erano le stesse (racconto fittizio basato rigorosamente sui fatti, serrati i tempi di realizzazione, produzione a basso costo, recitazione quasi nulla), gli esiti identici. Dietro questi programmi abitava una novità, una piccola astuzia ermeneutica. Era quella una tv che compiva tre gesti fondamentali: mostrare «la verità» delle vicende, far vedere se stessa nel suo farsi e offrire, infine, un proprio apparato teorico.

Oggi il genere è stato perfezionato, spesso, come in questo caso, ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di giornalismo, a un’inchiesta che tratta il materiale di attualità con metodi letterari, mescolando i linguaggi del reportage con quelli della finzione: fatti veri esposti attraverso una cornice finzionale.

Negli anni Settanta, andava in onda un telefilm che si chiamava “I ragazzi della notte” (titolo originale “Welcome Back, Kotter”) e raccontava le avventure di un gruppo di giovani di Brooklyn (gioventù bruciata in salsa televisiva) capeggiati da Vinnie Barbarino, interpretato da John Travolta. Ecco, se si misura la distanza tra quella fiction e questa docu-fiction riusciamo non solo a capire l’evolversi della rappresentazione dei giovani in televisione ma riusciamo anche a raffigurarci un bagaglio interessante di dettagli che registrano, da sempre, il movimento tra normalità ed eccesso, tra perbenismo e trasgressione, tra la normalità del lavoro e la singolarità dello “sballo”. È il pendolo della vita giovanile, una rincorsa continua a non si sa bene cosa, a un vivere apparentemente senza scopo, se non la vertigine dell’immediato.

guarda la prima puntata

I ragazzi del sabato sera - Rassegna web - Steadycam - Centro di documentazione & ricerca audiovisiva

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