mercoledì 18 aprile 2012

L’oblio del niente


Una piccola riflessione, da una pagina di un romanzo, per tutti quelli che vivono nel loro mondo solitario ed impenetrabile, coperto anche da una patina di relazioni formali esteriori, ma assolutamente testardi, chiusi e talvolta violenti in famiglia.

Penso ai tanti che smettendo stili di vita deleteri, come il consumo di alcol, pensano di aver raggiunto il massimo e credono che coloro che vivono accanto si debbano accontentare di questo cambiamento. Sono persone che tirano la corda da sole e sempre dalla loro parte … e anche le mogli, i mariti, i figli, le persone più care … possono anche mollarle lasciandole sole, per riprendersi la loro vita, quella vita che avevano sacrificato e coartato tra le mura domestiche piene di tensioni, umiliazioni, violenza, solitudine …  

 La vita è bella se si apre alle relazioni con gli altri per la costruzione di una società migliore e nella libertà!

L’oblio del niente

C’era una volta un certo signore che non sapeva mai cosa fare, così si lasciava scivolare nel tempo senza fare assolutamente nulla. Il suo tempo era assolutamente più lungo di quello che possedevano gli altri.

Lui aveva il dono di dedicarsi alle sue cose senza preoccuparsi d’altro.

Così impiegava tutto il suo tempo nel tempo e la vita scorreva.

Lasciava scadere tutte le cose della vita e non le pagava.

Gli bastava poca energia per vivere e questa stessa se la procurava da chi gli stava attorno, di suo non sciupava proprio niente e così ingrassava sempre di più. Era stato educato a guardare la vita. La sua infanzia era stata sicuramente molto triste. Studiava, mangiava e guardava giocare i bimbi nel cortile, lui non giocava.

Dormiva e forse sognava, ma non raccontava mai i suoi sogni, così restavano soltanto sogni.

Poi nel tempo smise anche di sognare e si riversò con tutto il suo peso nella vita, e la vita era pesante, bisognava trascinarla ed era una fatica enorme; così decise di farla trascinare agli altri, quelli che gli stavano attorno, e lui si alleggerì di tutto quel peso.

Il tempo passava, ogni giorno si alzava, andava in ufficio, tornava, mangiava, dormiva, si alzava … e sempre così, un giorno dietro l’altro; era tranquillo, non gli mancava niente, non faceva niente di male, ma neanche di bene, e la vita scorreva.

Così la sua vita sarebbe andata avanti fino alla fine e lui avrebbe trascinato nel suo tunnel anche chi gli stava accanto.

Ma la storia degli uomini non la scrivono gli uomini. È una storia con la “esse” maiuscola ed è scritta da un autore speciale che lascia scorrere le cose fin che può, ma non lascia morire ciò che è vita.

Così un bel giorno, con voce potente l’autore disse: “Basta, adesso cammini da solo” e gli tolse coloro che gli stavano attorno.

Ad uno ad uno li allontanò da lui e il poverino si ritrovò ben presto anche senza quel poco di energia che gli sarebbe bastata per  andare avanti nel tempo.

Attonito, si lasciò defraudare del primo, ma non gli mancò poi molto, perché un altro aveva preso il suo posto. Poi andò via anche il secondo, ma lui non se ne accorse nemmeno perché c’era sempre quello che gli dava sempre di più. Improvvisamente, quasi come in lampo a ciel sereno, anche l’ultimo si stancò si allontanò e volontariamente lo lasciò solo.

Aveva perso l’unica persona che non aveva mai chiesto niente, l’unica sempre disponibile a dare quell’energia necessaria alla sua vita.

Era forse l’unica occasione per tirare fuori quella voglia di vivere che aveva avuto da bambino. Era l’unica occasione per ridare vita ai sogni perduti nell’oblio del suo niente.



Dal romanzo di Zina Romeo “A piedi nudi” – La Zisa

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