Ho colto al volo… si fa per dire… l’idea di solleticare il dibattito dando degli spunti sul blog.
Ho ricevuto apprezzamenti sul blog, sulla favola illustrata, ma alcuni mi hanno chiesto cosa volevo dire con la cartolina sul “quadrifarmaco” di Epicuro. La cartolina – invito riportata era per un dibattito “filosofico” sul bisogno insopprimibile di ogni uomo di ricercare la “felicità” e poiché i giovani lo dimostrano molto spesso affogandolo nell’alcol e nelle droghe, mi sono chiesto se non era possibile stimolare un dibattito sull’argomento.
Sono in attesa dei contributi che volete proporre per pubblicarli.
Ciao, Nino.
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questa cartolina è un ricordo del festival di filosofia 2001 (Modena - Carpi - Sassuolo), che aveva come tema la felicità.
RispondiEliminaEpicuro, nell'ambito della filosofia greca, è un importante rappresentante della teoria secondo cui lo scopo della filosofia è il raggiungimento della felicità, intesa come piacere (sensibile).
Tramite la filosofia l'uomo può liberarsi dei più grandi timori che lo tormentano. Di qui la visione della filosofia come "medicina", come "quadrifarmaco", poichè essa aiuta a superare:
1) il timore della morte, in quanto essa corrisponde alla cessazione di sensibilità (che è l'unico criterio di conoscenza per l'uomo) e quindi è nulla;
2) il timore dell'irraggiungibilità del piacere, in quanto esso è considerato facilmente accessibile all'uomo ("il piacere è il principio e il fine della vita beata");
3) il timore del dolore, considerato una condizione provvisoria dell'uomo;
4) il timore degli dei e del loro giudizio, in quando, dall'alto della loro condizione beata, essi non si curano affatto delle cose umane.
roberta
Dopo aver rispolverato vecchie reminiscenze filosofiche riguardanti l’Epicureismo,direi che il sottile collegamento tra il “quadrifarmaco di Epicuro” e le problematiche relative al mondo dei giovani è alquanto curioso.
RispondiEliminaPorrei l’attenzione in particolare sul terzo “farmaco” per raggiungere la felicità:
--3—“Dimostrare la facile raggiungibilità del piacere stesso”.
Ma di che piacere stiamo parlando?
Oggigiorno i ragazzi pensano di sopprimere il dolore ed essere felici assumendo stupefacenti o alcol o quanto concerne il mondo delle dipendenze…in realtà si sbagliano…
Quel fugace attimo di “piacere” provoca un dolore acuto che conduce alla “morte” della propria anima e all’annientamento del proprio Io.
Il piacere di cui parla Epicuro ,secondo il mio parere, è ben altro….
È puro e libero da ogni desiderio irrequieto.
È il piacere di vivere,
di dare un senso alla propria esistenza,
di emozionarsi , di innamorarsi,
di fare qualcosa per gli altri.
...È la gioia di rialzarsi dopo una caduta dolorosa.
SABRINA