NEL CLUB: perché
cercarci?
Nel club parliamo, ci raccontiamo, ci ascoltiamo ma anche taciamo, inventiamo, mentiamo. Nulla di più normale che comportarci come nella vita di tutti i giorni ma …….se ci siamo inseriti e abbiamo capito il senso profondo del club, allora:
- Abbiamo fiducia negli altri e in noi stessi; evitiamo inutili bugie, cerchiamo di improntare il nostro comportamento alla sincerità, pura mantenendo, a seconda del percorso fatto, dei silenzi e delle cose non dette perché non siamo ancora pronti.
Così tessiamo le relazioni quando siamo gli uni di fronte agli altri, ma la settimana è lunga da trascorrere e allora ci telefoniamo. Perché? Non siamo fatti solo di cervello ma anche di emotività e allora, senza sapere il perché, obbedendo a un nostro moto interno, avendo più empatia per alcuni per alcuni piuttosto che per altri e volendo essere a loro vicini per una nostra esigenza, li cerchiamo.
Qui occorre citare una frase del romanziere israeliano Amos Oz: “ Nella vita l’arte più grande è quella di avvicinarsi agli altri” che si può facilmente leggere “ Nella vita la cosa più difficile è avvicinarsi agli altri”. Perché?
Al di là del rapporto che sembra disinvolto, percepiamo che non conosciamo l’altro e quindi temiamo di essere indiscreti, invasivi. “ Cosa penserà?”. Nell’incertezza ci tiriamo indietro, non ci avviciniamo, non telefoniamo e comprimiamo dentro di noi il desiderio di condividere. Cosa suggerire? Ognuno si muova secondo il proprio modo di essere ma pensi che se non si fa un tentativo non si può sapere come stanno le cose e finisce per prevalere il comportamento delle “buone maniere”:mo faccio i fatti miei.
Può darsi, invece che abbiamo paura di esporci, temiamo che poi gli altri entrino nella nostra vita. Questa è insicurezza che, per la paura di perdere qualcosa di noi stessi, ci toglie la possibilità di avere qualcosa dagli altri, di arricchirci.
Altre volte ci avviciniamo agli altri con troppa disinvoltura, senza attenzione alle loro esigenze e,in questo caso, otteniamo freddezza o rifiuto che ci inducono ad essere pessimisti e a non fare altri tentativi.
Spesso capita che durante la settimana non telefoniamo perché siamo prigionieri dei nostri comportamenti precedenti all’entrata nel club “ Ci vediamo una sera la settimana. Perché telefonare? Ho detto che se qualcuno è in difficoltà, se ha desiderio di bere mi telefoni, sono disponibile”. Si possono fare due considerazioni. La prima è che la frequenza al Club non è entrata veramente nella nostra vita; che durante la settimana pensiamo poco agli amici del Club; che lo frequentiamo con lo stesso impegno con cui incontriamo l’operatore del Centro Alcologico: una scadenza sanitaria. Quindi il gruppo va bene ma separato dalla mia quotidianità. La seconda considerazione è che pensiamo che le difficoltà siano improvvise, non vi sia un prima e un dopo e il nostro aiuto sia risolutivo e vada cercato solo in quel momento. Le difficoltà non nascono all’improvviso, hanno una fase di latenza in cui ci sono ma non si vedono; quindi si scivola verso di esse senza accorgersene, quando ci si è dentro si vuole stare soli e, se si pensa agli altri si sentono distanti. Quasi mai una persona in difficoltà chiede aiuto. Quindi si allontanano le difficoltà frequentandoci, telefonandoci senza preciso motivo solo per comunicare la nostra vicinanza, la nostra attenzione. Non c’è chi telefona e chi risponde ma un cercarsi senza regole, senza obblighi, senza senso del dovere.
Se siamo in difficoltà non cerchiami gli altri perché vogliamo bastare a noi stessi, come siamo caduti così vogliamo rialzarci. Quante volte si sente dire “ Ho smesso perché ho toccato il fondo”, “ Dopo l’incidente ho deciso di smettere”, “ Ci vuole la volontà di smettere”. Sono tutte frasi al singolare dove l’individuo decide e allora a cosa serve il club? Forse non ci siamo accorti che nel Club esistono fili invisibili che ci legano gli uni agli altri; Che il raccontarci, l’ascoltarci rafforzano la nostra fiducia, arricchiscono i nostri pensieri, il nostro sentire. Forse pensiamo che siamo noi a valutare il nostro cambiamento di stile di vita, noi che valutiamo noi stessi e ci assolviamo. Non sono io che mi valuto, sono gli altri che mi danno segnali che sono cambiato attraverso il loro cambiamento nei miei confronti ( a Carlo ero antipatico, si manteneva distante, ora invece vedo che mi cerca che mi parla) Se non maturiamo l’idea che solo tenendoci per mano, interagendo, si migliora la vita, si superano i disagi, continuiamo a vivere come prima e, magari non beviamo più, ma siamo scontenti, ci lamentiamo degli altri, parliamo di sfortuna. Nel Club siamo tutti indispensabili, gli uni agli altri, chi per un verso e chi per l’altro, camminiamo insieme, siamo specchio gli uni agli altri. Queste sono le nostre relazioni, per questo ci cerchiamo.
Grazie Liliana!!!!

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